Catalogna – per la UE è win-win

Oggi leggevo gli ultimi twit di due dei miei punti di riferimento sul web, ovvero Federico Dezzani e Claudio Borghi. Litigavano sulla vicenda del referendum per l’autonomia catalana. Il geopolitico Dezzani vedeva la vittoria della UE che affermava in uno stato chiave la nascita della prima “macro-regione”, auspicato luogo degli ultimi brandelli di autonomia locale, a fronte delle maxi-prerogative del maxi-stato in formazione. Per lui, la sconfitta prospettica dello stato nazionale spagnolo era l’ennesima brutta notizia, e sostenere le iniziative indipendentiste è fare un favore a Bruxelles, anche perchè individuava dietro alle manifestazioni a Barcellona gli stessi nomi dei cortei no-border di qualche mese fa (anche su sollecitazione dei suoi follower, poi ci ha scritto un post sul suo blog). Il blogger piemontese individuava nella Lega l'”utile idiota” che in Italia lavora per fare alla UE lo stesso tipo di favore e ne chiedeva conto maliziosamente a Borghi. Il quale rispondeva per le rime, ricordando le sue cristalline posizioni contrarie a qualunque divisione del potenziale fronte sovranista ed argomentando, correttamente che lui non è responsabile di quello che dice qualunque esponente della Lega, oggi, ieri o dieci anni fa e che fare polemicucce sul “tipo” e sulla “purezza” di qualunque esponente del (proto) schieramento sovranista è sbagliato, perchè di fronte alle lotte che ci aspettano non si può fare gli schizzinosi, come non lo fecero nella Grande Guerra o ai tempi delle lotte partigiane.

E’ irrilevante sapere chi ha ragione. La notizia era che due persone intelligenti (molto intelligenti) e sinceramente dalla stessa parte della barricata stavano insultandosi e stavano forse compromettendo ogni possibilità di collaborare in futuro. Il che era sicuramente una vittoria per il loro (nostro) comune nemico. Perchè?

Perchè si erano presi male e non sono arrivati a cogliere che avevano entrambi ragione ed entrambi torto: il problema è che il referendum catalano è una situazione WIN-WIN per la UE, quindi era sbagliato scannarcisi sopra. E me lo avevano fatto capire proprio loro. E’ facile vederlo, se si ragiona sulle due alternative:

IPOTESI UNO – VINCE LA CATALOGNA: se si fa il referendum diventa come dice Dezzani (e anche Fantuzzi in questa analisi): si afferma la prima macro-regione nata dalla divisione di uno stato nazionale membro della UE. Sostenere la Catalogna è, come dice Fantuzzi, oggettivamente fare un favore a questa idea – amata a Bruxelles come negli ambienti da cui Bruxelles dipende) degli stati nazionali che devono sparire, per lasciare il posto a più malleabili regioni (tutt’altro che) autonome. Lo stesso frame che propone il paleo-leghista Maroni nel prossimo ottobre in Lombardia, un’operazione che mi sembra più un rantolo del vecchio arnese morente che una reale iniziativa politica verso l’autonomia di una regione (il percorso e la storia autonomista della Catalogna sono di tutt’altro spessore rispetto alle più recenti, grottesche, ampolle padane) e , francamente, qui a Milano non vedo in giro nessuno che stia neanche lontanamente sognandosi di scendere in piazza per realizzarlo, ammesso che qualcuno avesse la pessima idea di impedirne il probabilissimo schianto nell’indifferenza.

IPOTESI DUE – VINCE LA SPAGNA: se invece la posizione dura dello stato spagnolo avrà la meglio e il referendum non si terrà, la UE vince lo stesso, perchè avrà stabilito il primo caso in cui si sarà potuto impedire lo svolgimento di una votazione popolare, senza se e senza ma. Questo risultato segnerebbe un deciso salto di qualità rispetto a quanto ottenuto finora, e servirebbe a scoraggiare eventuali future iniziative referendarie “sgradite”. Le elezioni politiche fanno oggi meno paura, perchè le forze del potere hanno recentemente sperimentato alcune parziali vittorie, dovute all’ulteriore affinamento delle tecniche di spin e manipolazione, prima in Austria (con una faticosa sequenza che ha visto annullare una sconfitta con dei brogli palesi al fine di ripetere il voto e – grazie a una martellante propaganda – arrivare infine alla vittoria) , poi in Olanda (è bastata un’occasione di far mostrare i muscoli verso la Turchia al premier in carica per bloccare l’onda “populista”) e infine in Francia, intortata come un ragazzino scemo dal candidato di plastica contrapposto alla “fasciste malgrè lui” messa lì solo per fare paura. Ma sui referendum la musica cambia: i referendum sono scelte secche, dove è più difficile confondere le acque e la pancia della gente capisce più facilmente dove sta l’inghippo; se il potere dice bianco, si vota nero. Logica binaria, semplice, e infatti qui le élites hanno quattro sconfitte in fila: Grecia, Olanda, Italia e Brexit, quindi – si saranno detti – meglio non farli, ed ecco che la Catalogna gli serve su un piatto d’argento un bel referendum incostituzionale da annullare con la forza. E’ vero che si rinvierebbe l’affermazione delle macro-regioni, ma anche stabilire il precedente che i referendum si possono anche non fare non sarebbe male. O no?

Scannarsi su questo è esattamente quello che vuole il nemico, e la polemica di Dezzani, per quanto in parte fondata – è probabilmente figlia di qualche altro problema ed idiosincrasia personale verso la Lega. Sono più propenso a seguire la posizione di Borghi, cioè pensare che siamo in guerra, in guerra bisogna prima di tutto individuare il nemico e tutti quelli che hanno il mio stesso nemico sono miei amici, almeno finchè il nemico non sia battuto.

Che poi era quello che facevano i partigiani: Dezzani avrà letto Fenoglio?

johnny

 

 

 

 

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SUSPENSE…. il signor Brando al GR1

Che i media main stream siano la principale fonte di fake news è cosa arcinota tra i pochi che si danno la briga di cercare tra le pieghe della rete, ma l’altra mattina, nell’unico notiziario che – per pigrizia da risveglio – ancora ascolto, ho sentito una cosa che è riuscita a sollevare il mio stupore. Ve la propongo sulla falsariga della classica rubrica SUSPENSE della “Settimana Enigmistica”, dove il mitico signor Brando vive situazioni al limite dell’assurdo, che lo vedono protagonista di episodi apparentemente inspiegabili.

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E’ lunedì mattina, il signor Brando si è appena svegliato e, ancora mezzo addormentato, sta ascoltando il giornale radio Rai del primo canale nazionale. Sono da poco passate le sette e, verso metà del notiziario, lo speaker legge questa notizia:.  

Parcheggi per disabili: ancora una storia di inciviltà, questa volta in Via Montenapoleone, nel cuore della Milano della moda: il proprietario di un’auto di lusso ha occupato un posto riservato e poi ha insultato e spintonato il legittimo titolare: “me ne frego di te” ha detto fuggendo. Le forze dell’ordine, chiamate dai passanti, stanno ora cercando di rintracciarlo.

 

Il signor Brando è un ex giornalista in pensione e, pur se mezzo addormentato, non può fare a meno di chiedersi il perchè, in un notiziario nazionale del primo canale della Radio, possa avere trovato posto una notizia come questa. Sapreste spiegarlo voi?

SAPPIATE CHE: 1: Il notiziario dura solo 15 minuti, comprese le sigle e le notizie sportive che quel giorno, essendo lunedì, erano particolarmente numerose. Anche il 18 settembre, come in molte altre occasioni, parecchie notizie di sicuro interesse non avevano trovato posto per mancanza di tempo. 2: le altre notizie del GR erano abbastanza in linea con il taglio generale che può avere quel tipo di trasmissione: la notizia prima era di un bambino di un anno, morto azzannato dal suo cane e quella dopo parlava dell’assemblea generale dell’ONU che si sarebbe aperta il giorno successivo. 3: il personaggio protagonista dell’episodio, al momento della messa in onda, era ancora ignoto, quindi non si trattava di una persona famosa il cui comportamento potesse destare l’interesse del pubblico (calciatore, attore, politico, cantante etc.). 4: le considerazioni del punto precedente valgono anche per la vittima, anch’essa non identificata dal giornalista. 5: nell’episodio non ci sono stati feriti né tantomeno vittime, né sono stati segnalati problemi di ordine pubblico di una qualche rilevanza.

 

Se volete sentire con le vostre orecchie, questo è il link al podcast. La notizia in questione sta al minuto 8 e 47 secondi.

 

Questa volta, a differenza del quesito enigmistico, la soluzione non è a pagina 46…

io, un’idea ce l’avrei….

 

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….

 

….

 

….

 

ci avete pensato?

 

….

 

….

 

…non ci sarà mica un legame tra questa controversa proposta di legge e la necessità di giustificarla a tutti i costi anche attraverso episodi riprovevoli certo, ma di scarso rilievo come quello sopra riportato dove, al centro della narrazione sta la frase detta dal ricco cafone, ovvero il fascistissimo “me ne frego”, applicato qui ad uno dei classici della cafoneria, ovvero il parcheggio sul posto handicappati? Marcello Foa nel suo blog mostra continuamente esempi di come i media mainstream costruiscano frames, ovvero cornici dentro le quali inquadrare le notizie (vere o false che siano) e, forse, per costruire un frame positivo intorno ad un abominio come la legge Fiano, tutto fa brodo, anche elevare al rango di notizia da GR nazionale un episodio minimo come questo. La legge Fiano nasce per tutt’altro scopo, ma i piddini all’ascolto devono credere che il fascismo stia risorgendo agli angoli delle strade, e che quindi sia necessario imbavagliare un altro po’ i media non mainstream (le pene sono aumentate se il “reato” è commesso via internet…) per fermare questa pericolosa tendenza.

Alla Camera, blindata grazie ad una legge elettorale incostituzionale, è già passata. Ancora un passettino e dovranno condannare parecchia gente, ad esempio tutti quelli che su Tripadvisor metteranno la foto di Lincoln a Washington…

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Lincoln seduto su una sedia chiaramente fascista

E anche gli architetti del Congresso non se la passeranno molto bene… meglio non venire in Italia, prossimamente.

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Mala tempora currunt…

Forza Romani (Giulio)

La notizia non è nuovissima, un mese fa l’ufficio studi del sindacato Cisl dei bancari (First) ha calcolato che il settore ha perso 17.500 posti di lavoro nei primi sei mesi dell’anno e che, se lo stesso tasso di contrazione dei posti di lavoro, si fosse applicato all’intero paese, avremmo visto svanire oltre 2 milioni di posti. Il segretario, Giulio Romani, ha parlato di “ecatombe” e, a un mese di distanza, gli altri sindacati di settore hanno reagito dandogli dell’esagerato.

Qui il testo intero di una sua intervista, che spiega cosa voleva dire.

Una volta tanto vedo parole sensate da un segretario nazionale di un sindacato…

Dice, in sostanza, che il sindacato gestisce da decenni l’evacuazione dei naufraghi, ma continua ad ignorare che le navi non smettono di naufragare. Fuor di metafora: gestiscono gli esodi, ma i posti di lavoro sono sempre di meno e sempre peggiori. E se tutti facessero così, l’Italia perderebbe milioni di posti di lavoro in pochi mesi.

Ma il fenomeno è più grande, la realtà è perfino peggio di come la dipinge lui (che già lo hanno preso a sassate così). La realtà è questa

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citata in questo articolo (un articolo più completo è uscito il 17 agosto sul Fatto Quotidiano, link è qui). Il dato sulla disoccupazione è scientemente sottostimato per precise ragioni politiche. E “loro” hanno perfino confessato. Dallo stesso post si legge

“In questa linea si iscrive uno studio (…) del quale poi ci eravamo dimenticati un po’ tutti: il Bollettino economico della Bce di maggio 2017. La notizia dirompente secondo cui la disoccupazione nell’Eurozona sarebbe il doppio di quella ufficiale in effetti veniva da lì (p. 33):”

In Italia siamo al triplo, ma sono dettagli.

Bravo Giulio. Non basta salvare i naufraghi, bisogna capire perché le navi continuano ad affondare sempre più. Però mancano ancora un paio di passettini, caro Giulio…

In primis la mala gestio non basta a spiegare i crescenti naufragi. I manager incapaci c’erano anche venti o trent’anni fa, così come c’erano gli amici degli amici a cui prestare soldi sapendo che non sarebbero tornati indietro, eppure le banche non fallivano o, se fallivano, c’erano sempre altre banche sane che le rilevavano. Senza aiuti statali. Non era né un Bail-out, né un Bail-in…. era un Bail-around. Banca d’Italia si guardava in giro e trovava sempre un “volontario” abbastanza redditizio da assorbire la rogna senza lamentarsi troppo. Oggi volontari non ce ne sono più, nessuno sta bene, qualunque sia la sua gestionon sarà che il problema è un altro, Giulio? Non sarà che parlare di mala gestio serve a nascondere l’elefante allo sportello?

E poi caro Giulio, mi spiace dirtelo, nelle tue misure per combattere il fenomeno continui a citare solo misure dal lato dell’offerta … nuovi prodotti, canali distributivi, settori da esplorare, consulenza… sei allora vittima pure tu della famosa LEGGE DELL’OFFERTA E DELL’OFFERTA che ispira tutti i commenti mainstream alle notizie economiche nel mondo occidentale? Se non l’hai mai sentita nominare, leggi QUI… in sostanza è la versione neoliberista della nota “legge della domanda e dell’offerta” che sta in tutti i libri di macroeconomia: solo che oggi si dice che se l’offerta non trova nessuno che la compra è perché non c’è abbastanza offerta (giusto, no?); la domanda, per gli economisti UTAC (Un Tanto Al Chilo) non esiste, è l’offerta che crea la propria domanda e quindi se c’è crisi è sempre colpa degli eccessivi costi di chi produce, non degli stipendi troppo scarsi di chi non compra.

PIL-arsenaleK

Dopo tutti questi anni di regresso e recessione, con il PIL del paese ancora a livelli inferiori a quelli dieci anni fa (geniale il twit di ArsenaleK dopo le ultime notizie sul recente minimo aumento del PIL) non viene anche a te il leggerissimo sospetto che le misure dal lato dell’offerta non servano perché siamo IN UNA CRISI STRUTTURALE PROLUNGATA DI DOMANDA? Proprio le banche sono l’esempio più lampante: tre anni di liquidità a costo zero immessa in dosi da cavallo nel sistema per aumentare l’offerta di denaro e… niente. Non succede niente. Come dicono gli economisti keynesiani “non puoi spingere un bue con una corda”. Il concetto è sempre quello: se porti avanti sempre, ovunque, pervicacemente, misure di tagli salariali, licenziamenti, precarizzazione, etc a un certo punto succede che non hai più clienti in grado di comprare i tuoi prodotti. Puoi esportarli da qualche altra parte, ma questo funziona solo se sei il primo a farlo e solo se le misure taglia salari non le fanno anche gli altri… poi anche il più furbo (o stronzo) che iniziato la giostra (se ti viene in mente un certo paese che una volta erano due, hai capito giusto…) va in crisi, a meno che le sue banche non comincino a prestare soldi a manetta per non fermare il meccanismo…. Ed eccoci al crac del 2008-2010. Non penserai anche tu che i soldi erogati dalla Troika alla Grecia siano andati in tasca ai greci, e non alle banche tedesche, francesi, olandesi … che erano sostanzialmente fallite?

Su, Giulio, un altro passettino, manca poco, quasi ci siamo… veniamo a noi: la parola sofferenze ti dice qualcosa? Saranno mica pure quelli dei prestiti che non si riescono a restituire? Erano tutti prestiti azzardati? Era tutta mala gestio o c’era tanta roba che era sempre stata buona, tante aziende che “fino a ieri andavano bene…”? Chiedi in giro… vedrai che sorprese. Allora vedi che il problema vero è che il paese sta morendo? Mentre tu pensi a nuovi canali (come se le banche non vendessero già televisori e frigoriferi…) o altre diavolerie, il paese intorno a te sta morendo … e se tu (banca) ti metti a fare il venditore di elettrodomestici, o l’agente immobiliare, o il consulente aziendale stai solo rubando il lavoro a quelli che facevano quel mestiere prima di te… e che sono, magari, perfino tuoi clienti!! Se vendi tu al posto loro, loro falliscono e non restituiscono i prestiti ed ecco che …. Ah, le sofferenze.

Il fenomeno è noto in natura ed è già successo in altri ambiti (ad esempio il microcredito, che sembrava la panacea della povertà mondiale e invece leggi QUI cosa è successo… ). E’ la domanda che bisogna far ripartire, e lo si fa ridando un lavoro a chi l’ha perso, riportando i salari da fame a livelli dignitosi, ma non per gentile concessione, ma grazie ad un generalizzato, generoso, lungimirante, programma di investimenti pubblici che riporti l’Italia nella modernità in quanto a infrastrutture, servizi e quant’altro ha reso civile questo paese nel secondo dopoguerra. Ma questo non si può fare restando dentro i vincoli europei, senza una propria politica economica, senza una propria moneta, sottoposti a regole economicamente insensate che hanno nel loro mirino la distruzione del lavoro, secondo la nota e mai smentita legge ricardiana secondo la quale se crescono i salari, calano i profitti.

E allora, Giulio mio bello, pensa come sarebbe bello se il sindacato cominciasse a fare davvero il sindacato, cioè a difendere il lavoro, invece che sostenere col garrulo “più Europa” coloro che lo svalutano, lo distruggono, lo riducono a gentile concessione, trasformando quella che era la base del nostro amato paese nella prima delle sue torture.

Invece che gestire naufraghi, non sarebbe meglio che cominciassimo a riparare e rimettere in acqua le navi?

Se questo è un sindacato

Lunedì mattina di un giorno qualsiasi del 2017.

La casella mail del delegato sindacale di base riceve un messaggio direttamente dal “segretario” nazionale unitario. La sigla non ha importanza: quello che c’è scritto potrebbe provenire da uno qualunque dei segretari confederali: su questi temi dicono tutti le stesse cose. Il testo parla di evasione fiscale, classico tema-civetta… già mi prude il coppino. Inizio a leggere.

 

“Sono dati che si commentano da soli, che confermano la gravità dell’ammontare dell’evasione fiscale nel nostro paese, la cui portata è grande come una casa”

Grande quanto? Quali sono i dati? Due righe dopo

“a proposito dei dati sulle dichiarazioni dei redditi”

Bene. Ne hanno parlato i notiziari, (ad esempio QUI oppure QUI) ma cosa dicono esattamente quei dati? Nel comunicato i dati non ci sono, né ci sono “iperlink” che rimandino a una fonte. Messaggio implicito: vatteli a cercare, se ti interessa, altrimenti, come dicono a Roma, “stacce”.

Proseguo, c’è un paragrafo tutto in grassetto.

“La lotta all’evasione è una delle questioni centrali per cui possiamo misurare il Paese del futuro. Il primo argomento è introdurre il contrasto di interesse, come abbiamo fatto per le ristrutturazioni in edilizia dove ha funzionato bene. Va dunque allargato il campo in altri settori come i servizi alla persona”.

Calma, un momento, ragioniamo (cit.)

La lotta all’evasione è una di quelle questioni che di solito si mettono davanti al naso del pubblico per non parlare di altre cause della crisi, come la corruzzzzzzione brutta brutta, o gli statali che timbrano in mutande. Sono fenomeni odiosi, irritanti, che fanno andare subito il sangue alla testa degli “onesti” (tutti siamo onesti, data la regola aurea dello Scanavacca), ma sono fenomeni che è molto difficile quantificare (checchè circolino delle cifre) e che, comunque, esistevano in misura simile anche quando eravamo la quinta potenza industriale del mondo, il che significa che, forse, non è quello il punto nodale.

Passiamo oltre e veniamo al rimedio.

Il “contrasto di interesse” è quella cosa per la quale tu, quando arriva l’imbianchino a dipingerti la stanza, gli dici che vuoi la ricevuta perché la deduci dalle tasse e lui ti fa lo sconto se lo paghi in nero. Naturalmente, lo sconto che ti propone è inferiore a quanto tu presumibilmente riuscirai a dedurre dal 730 (ammesso che riesca a capire dove mettere la deduzione ed a calcolarla nel totale), perché la deduzione la prendi tra un anno se va bene, mentre lo sconto lo incassi subito. A quel punto parte una trattativa e, di solito, alla fine fai a metà per uno. Ha funzionato contro l’evasione? Può darsi, anzi diamo credito al sindacalista, diciamo di sì, ha funzionato, ma per contrastare l’evasione degli imbianchini. Siamo tornati la quinta potenza industriale del mondo? Abbiamo aumentato il gettito fiscale in modo decisivo? Non mi pare.

Ah, beh, ma qui si dice che gli imbianchini non bastano, “va allargato il campo”, bene, a chi? Alle multinazionali tipo Google, Amazon, Ikea che fatturano in paradisi fiscali gli utili esorbitanti fatti in Italia? Alla Fiat con sede in Olanda? All’ENI con sedi di comodo in mezzo mondo? No. Il campo va allargato ai “servizi per la persona” (sic). La prima cosa a cui penso è alle badanti in nero, che sono in nero perché stanno senza permesso di soggiorno e/o perché la famiglia che le assume non può permettersi di pagare lo stipendio di legge più i contributi, magari perché, a sua volta, in quella famiglia ci sono solo lavori precari o sottopagati e la pensione del paziente da assistere è scarsa. Sicuramente mi sfugge qualcosa, ci saranno altri servizi alla persona che evadono il fisco, ma non possono essere che attività piccole, magari organizzate in finte cooperative, disdicevole, certo, da colpire, senza dubbio, ma non riesco a immaginare che risolviamo i problemi dell’Italia recuperando l’evasione di questi soggetti. E poi il gettito fiscale italiano è in linea ai valori più alti dei paesi sviluppati: c’è semmai un problema di redistribuzione del carico fiscale, ma nel comunicato non se ne parla: prima colpire, poi, casomai, redistribuire.

Sarebbe abbastanza per rovinarsi la giornata, ma il meglio deve ancora venire. Dopo aver espresso un paio di banalità sull’inflazione, arriva il carico da undici. Il comunicato è in terza persona, è il segretario che parla.

“Sul problema del lavoro XXXXX ha aggiunto che quello dell’occupazione è un tema centrale, il discorso vale per l’Italia come per tutta l’Europa. C’è bisogno di più Europa per far ripartire la crescita, dunque offrire più posti di lavoro ai cittadini europei.”

Fine del comunicato. Game, Set and Match. A marzo 2017 uno dei segretari generali di uno dei maggiori sindacati italiani può ancora chiudere un comunicato con un “CI VUOLE PIU’ EUROPA”

E io dovrei diffondere questa roba?

Un sindacato che fa la lotta all’evasione solo se colpisce gli sfigati, che, mentre la sanità pubblica viene smontata pezzo a pezzo, attacca i servizi alla persona quando sono forniti ai meno ricchi e che, last but not least, giura eterna fedeltà all’istituzione che lo sta distruggendo, insieme ai lavoratori suoi iscritti, ovviamente, che pagavano la quota di iscrizione convinti servisse a difenderli.

Eppure non è difficile da capire, nemmeno per un leader sindacale, volendo: un produttore di beni o servizi in un mercato aperto ha due fattori (più uno) che determinano il prezzo di ciò che vende:

  1. il costo di produzione;
  2. il margine di profitto che vuole ottenere;
  3. il tasso di cambio (solo se vende all’estero).

Lasciamo stare, per ora, il profitto che consideriamo una variabile indipendente (non è giusto, ma è così). L’Italia esporta il 30% del proprio PIL, il che significa che, largo circa, tolto il PIL da servizi che non possono essere importati né esportati, buona parte del manufatturiero rimasto commercia con l’estero, quindi il prezzo finale dei suoi beni dipende sia dal costo di produzione (punto 1) che dal tasso di cambio tra le valute dei due paesi (punto 3). Ebbene, quando un paese – come fa l’Italia – scambia molti beni con l’estero per parti rilevanti del suo PIL, un fattore di riequilibrio dei conti con l’estero è dato dal CAMBIO DELLA VALUTA che oscilla in modo sincrono alle oscillazioni della domanda: se un paese vende molto all’estero, la domanda della sua valuta sale e quindi il cambio “si apprezza” verso le altre valute, il che fa aumentare il prezzo finale dei suoi beni per gli altri paesi. Questo causa, nei mesi seguenti, un calo della domanda, perché i beni di quel paese diventano più cari. Il calo della domanda rende a sua volta meno richiesta la valuta del paese produttore, che quindi si svaluta e fa scendere, nel medio termine, i prezzi dei suoi beni …il calo dei prezzi farà poi risalire la domanda e così via. Lo stesso effetto si ottiene, ovviamente, agendo sull’altro fattore rimasto che compone il prezzo, cioè il costo di produzione, con due decisive differenze: l’aggiustamento tramite abbattimento dei costi è molto più lento e, soprattutto, detto “aggiustamento” riguarda delle persone, perché ridurre il costo di produzione significa, in ultima analisi, ridurre il costo del lavoro, quindi ridurre stipendi, garanzie, provvidenze extra etc  

Dice: e questo cosa c’entra con il “più Europa” del sindacato? C’entra eccome, perché se accetti, come ha accettato l’Italia, di entrare in un meccanismo che blocca il fattore cambio su un valore fisso e predeterminato, vuol dire che contemporaneamente stai scegliendo di FARE TUTTI I TUOI FUTURI AGGIUSTAMENTI COMPETITIVI AGENDO SUL LAVORO. Un antico detto dei nativi americani dice “se raccogli un capo del bastone, stai raccogliendo anche l’altro”. Un sindacato non può non sapere queste cose, quando dice “ci vuole più Europa” nè tantomeno lo può dire 15 anni dopo l’introduzione definitiva di quel meccanismo, quando tutti i suoi più deleteri effetti sul lavoro si sono ampiamente e diffusamente manifestati in diversi paesi, Italia compresa.

In questo mondo così “europeo”, la svalutazione non può più interessare l’entità inanimata, cioè la moneta, e quindi, non potendo toccare i profitti, si scarica esclusivamente sull’ultimo fattore rimasto, il costo di produzione, e quindi il lavoro. SVALUTARE LA MONETA E’ IMMORALE, SVALUTARE IL LAVORATORE, INVECE NO. Il sindacato avrebbe dovuto fare il diavolo a quattro per non farci entrare e dovrebbe oggi agire esclusivamente contro quel nemico, se vuole sopravvivere facendo l’interesse di chi lo sostiene, cioè del lavoro. Ma il sindacato, il difensore del lavoro, vuole “più Europa” che significa “più svalutazione del lavoro”. Come se un alcolista, intossicato dal vino volesse guarire passando alla vodka. Da non crederci (ma si sapeva, eh… ).

In questo sconforto di panorama, due sole cose sembrano certe:

  1. L’Europa finirà male comunque, nonostante i patetici sforzi dei sindacalisti di vertice e di molti dei loro sodali. Certo potrebbe finire prima e con meno dolore e morte se il sindacato decidesse di fare il sindacato; avete idea di una forza sociale con milioni di iscritti che dichiara guerra all’Euro? Fantastico, sarebbe un catalizzatore formidabile, ma non lo farà.
  2. Chi sta facendo queste dichiarazioni non resterà disoccupato. Che poi forse è il vero motivo per cui le fa.

Ma una piccola speranza resta: dato che finirà male (anche) per colpa loro, forse il crollo se li trascinerà via.

 

Cipro baciata dalle onde – parte III

La storia ci sorpasserà? “Rovine, quindi. Rovine dovute all’abbandono, nonché alle devastazioni di uomini e carri armati. rovine orfane, in realtà. Queste strade vuote, le facciate impacchettate, queste mura ammaccate: un orfanotrofio per fantasmi. Le rovine, le ho frequentate, una volta, quando ero un adolescente e la città di Orleans, dove vivevo, fu bombardata ogni giorno nel periodo della Liberazione. Abbiamo vissuto nel bel mezzo di una città crollata, a rimuovere rottami e tombe, al punto che, quando vedevo edifici intatti, cominciavo meccanicamente a calcolare il tempo che sarebbe stato necessario per demolirli!”, Ha scritto il grande viaggiatore e scrittore Jacques Lacarrière sulla ‘zona morta’ di Nicosia.

Nicosia Dead Zone
Nicosia Dead Zone

Jacques Lacarrière è morto il 17 settembre 2005 a Parigi, per i postumi di un intervento di chirurgia ortopedica, le sue ceneri sono state sparse fuori Spetses in golfo Argosaronico di fronte a Atene, ma il suo lavoro è rimasto.

“A Nicosia, la zona cuscinetto, abbiamo visto, è anche chiamata Dead Zone o Linea Verde. Ma questa zona cuscinetto si estende ben oltre la città e attraversare l’intera isola, dalla baia di Famagosta, a est, a ovest di Morphou. E lì, ha un solo nome: Linea Attila. Un nome ben meritato, se si pensa alle migliaia di profughi greco-ciprioti furono costretti a lasciare il nord, abbandonando le loro terre e case: quasi 200.000 secondo le stime delle Nazioni Unite. Attila:
re degli Unni che ha devastato l’Oriente e gran parte dell’Occidente nel V secolo D.C. Linea Attila: tracciato che segna la zona di sicurezza tra la parte occupata dai turchi di Cipro e quella più propriamente cipriota, secondo quanto stabilito in base alla posizione delle forze nemiche 30 luglio 1974”.

“I combattimenti cessarono quel giorno, ma non la guerra che continua semplicemente in un’altra forma. Si deve comprendere che se i ciprioti, sia greci che turchi, o più correttamente, ellenòfoni e turcòfoni, sono di casa a Cipro da lungo tempo, non è lo stesso per le migliaia di coloni turchi trapiantati dalla Turchia nelle vicinanze. Si tratta di un vero e proprio insediamento coloniale concepito per creare un fatto compiuto e fornire il pretesto per una possibile o potenziale annessione del nord alla Turchia. Fortunatamente, negli ultimi mesi, il vento sembra girare nella direzione giusta e favorire la ripresa dei negoziati tra le due parti. ”

“La frattura che continua a segnare l’isola da un lato all’altro, che esiste per esclusiva responsabilità dei turchi, va sottolineato bene, è qualcosa di assurdo e arcaico. Come era, prima della sua distruzione, il disastroso muro di Berlino. Nella Pompei di Nicosia, lo spettacolo di questo ambiente fatto di vuoto e di mancanze, dove tuttavia si possono percepire le voci ovattate dei combattimenti, è uno spettacolo veramente schizofrenico. Ecco dove portano il nazionalismo dilagante, i patriottismi infantili: a trasformare le case in bunker, i tetti in osservatori, le mura in cimiteri di sabbia e le finestre in orizzonti spinati”(Jacques Lacarrière,”).

Nicosia - zona morta
Nicosia – zona morta
Jacques Lacarrière, 'Nicosia - zona morta'
Jacques Lacarrière, ‘Nicosia – zona morta’
Nicosia, Dead Zone
Nicosia, Dead Zone
Nicosia, Zona Morta e la parte occupata dall'esercito turco
Nicosia, Zona Morta e la parte occupata dall’esercito turco
Nicosia zona morta
Nicosia zona morta

L’ultimo vento che soffia da Ginevra è cattivo, quindi, e ciò che viene presentato come “ripresa dei negoziati tra le due parti,” in realtà cristallizza i risultati … del nazionalismo sfrenato, la nuova geopolitica mondiale e meta-democratica.

Durante le discussioni tenute ad Atene sul tema (22 e 23 gennaio 2017), il politologo e analista Dimitris Konstantakopoulos ha sottolineato questo carattere “innovativo” profondamente meta-democratico che poi governa tutte le “soluzioni” imposte dalle èlites globalizzatrici, a Cipro, come altrove: “a Cipro, la Conferenza di Ginevra ‘ha compiuto il suo miracolo’, vale a dire, in primo luogo la produzione di un nuovo protettorato, dopo l’auto-soppressione della Repubblica di Cipro, l’unica entità statale riconosciuta a livello internazionale. Un colpo di stato completato con la responsabilità di tre paesi: la Grecia, paese diventato un protettorato economico, la Gran Bretagna, paese con interessi vitali a Cipro, tra cui basi militari, e, infine, la Turchia, i cui interessi vitali (quelle dell’invasione, occupazione e colonizzazione della parte settentrionale dell’isola dal 1974) saranno pertanto mantenuti e consolidati. ”

Quello che succede poi per Cipro, supera il contesto geopolitico regionale. Si osserva più precisamente una componente della strategia dello shock, vale a dire, la generalizzazione negli atteggiamenti formattati dai media di una grande, programmata, ambiguità, sia ideologica sia psicologica. I soggetti, le persone si perdono. In sintesi, è il sapore della “soluzione” … preparata da altre persone (e soprattutto dai grandi paesi), che porta al “superamento” delle morenti democrazie di tipo occidentale. Di fronte a questo grande attacco; abbiamo solo tre armi da usare in questa guerra totale: la Verità, la Democrazia e il Logos [ndt: il Pensiero]. Possiamo ancora servircene?

 

Cipro nel 2017
Cipro nel 2017
La zona economica esclusiva (ZEE) di Cipro e ... giacimenti di gas naturale
La zona economica esclusiva (ZEE) di Cipro e … giacimenti di gas naturale
Zona di Cipro occupata
Zona di Cipro occupata

Cipro e la Grecia, sono a tutti gli effetti in prima linea … davanti a questo nuovo meccanismo di annientamento di popoli dovremmo meditare, e con urgenza, informare ed educare anche gli altri popoli. E non bisogna attendere un solo minuto storico in più, il tempo di raggiungere le conclusioni della nostra osservazione … e saremmo annientati.

Perché attraverso la nuova realtà storica a partire dal 1991 e la fine dell’URSS, i metodi utilizzati per distruggere i popoli, gli Stati e le loro sovranità non sono (solo) gli stessi del passato e dobbiamo analizzarli più rapidamente . Per esempio, si utilizza il cambio di segno, come in matematica per invertire le realtà (e i termini dei problemi). Soprattutto prima delle elezioni. In molti casi, ciò che viene annunciato (dai politici, dai giornalisti attraverso la loro neolingua) è spesso il contrario di quello che poi sarà fatto (Dimitris Konstantakopoulos). Si evoca la “soluzione” a Cipro … come si evoca, tra le altre, la “soluzione o la costruzione europea”.

E’ comprensibile. Cipro è un’isola strategicamente importante nel Mediterraneo, Cipro è sulla linea tra Gibilterra e Malta, Cipro è attraversato (come la Grecia) dall’attrito delle placche tettoniche della geopolitica, tra il blocco euro-atlantista e blocco dell’Eurasia. Del resto, per giustificare la sua politica favorevole all’invasione di Cipro da parte dell’esercito turco nel 1974, Henry Kissinger finì per ammettere pubblicamente: “Che cosa volete, eravamo nella guerra fredda. Avevamo perso Malta, non potevamo perdere anche Cipro”(Dimitris Konstantakopoulos).

Nello stesso ordine di idee, poco prima del 1960, Harold Macmillan, in preparazione della “soluzione” precedente per Cipro, disse al Parlamento britannico: “Il nostro obiettivo in questi negoziati è quello di vanificare il desiderio di indipendenza dei greci di Cipro, in collaborazione con la Grecia, utilizzando il rifiuto turco, in realtà si tratta semplicemente di perpetuare il nostro controllo dell’isola “(Dimitris Konstantakopoulos, citato a memoria).

Nicosia attualmente viva
Nicosia attualmente viva
Cipro, nuovo porto turistico a Limassol.
Cipro, nuovo porto turistico a Limassol.

Divide et impera, come di nuovo si tentò di fare nella “soluzione” precedente del piano Annan nel 2004. Esso è stato riproposto (e rinnovato), attualmente a Ginevra. I due popoli psicologicamente più indeboliti nelle società europee (greci e ciprioti) soffrono ora l’attacco finale, che mira a far scomparire (anche) loro stati. Ovviamente, i globalizzatori non potrebbero avviare un tale processo così apertamente, ad esempio con il popolo tedesco e francese. Ma tale processo, in caso di successo, potrebbe portare ad una forma di regime generalizzata di tecno-totalitarismo.

Nel gennaio 2017, il ministro degli Esteri greco Nikos Kotzias, a seguito dei negoziati di Ginevra, ha detto che la minoranza avrà lo stesso potere decisionale rispetto alla maggioranza e che “noi” ci accingiamo a preparare una nuova costituzione per Cipro. “Noi” chi? … I tre paesi (Grecia, Turchia, Gran Bretagna), che si riunirà per… “offrire” il testo fondamentale ad un quarto paese.

Senza nessuna assemblea Costituente senza alcun referendum, al di là di ogni sovranità popolare, è ancora e sempre un inasprimento del metodo di Jean Monnet … reso famoso attraverso la cosiddetta “integrazione europea” … I paesi poveri riempiti di elettori futuri. Lontano, molto lontano dal concetto di democrazia di Tucidide, giunto a noi attraverso l’Epitaffio di Pericle che Castoriadis ha così meravigliosamente analizzato nel suo lavoro: la democrazia è prima potenza (Kratos) della maggioranza, e ciò anche se quest’ultima può anche sbagliarsi, su alcune decisioni.

“Possiamo quindi considerare, purtroppo senza esagerazione alcuna, che stiamo assistendo al colpo di stato più radicale in Europa dopo le aggressioni del 3° Reich”, ha detto Dimitris Konstatakopuolos, e mi permetto di aggiungere a questo, la cosiddetta “costruzione europea”. Ciò che distingue l’attuale Putsch di Ginevra da quello (per esempio) della Giunta dei Colonnelli in Grecia nel 1967, è che sotto i colonnelli, la Costituzione fu sostanzialmente sospesa, non abolita. Tutti sapevano che il periodo della dittatura sarebbe passato e che la Costituzione non sarebbe tornata in vigore. Mentre il progetto … (pseudo) federalista Cipro, ha introdotto da subito la morte dello stato esistente, come quella della sua Costituzione. Ci sarebbe da fare un parallelo con il progetto europeista, il mio amico Olivier Delorme può vi troverà un altro motivo per lasciare l’UE.

Già a suo tempo, il Piano Annan per Cipro nel 2004 aveva molti punti in comune con il Trattato di Maastricht, sia nella filosofia che nel metodo utilizzato. L’attuale piano discusso a Ginevra, come tutti i testi, a partire dai memoranda imposti alla Grecia, è portatore di questa filosofia giuridica che stabilisce un nuovo regime a partire dal colpo di stato e dalla violenza (di qualsiasi tipo) specifico di Carl Schmitt (1888-1985), noto giurista ufficiale della Germania nazista, il filosofo e intellettuale della dottrina del decisionismo sotto il regime nazista.

Dibattito ad Atene il Cipro. Dimitris Konstantakopoulos (a destra). 23 gennaio 2017
Dibattito ad Atene il Cipro. Dimitris Konstantakopoulos (a destra). 23 gennaio 2017

Dimitris Konstantakopoulos ricorda che, secondo alcune fonti ancora da verificare, sia il piano Annan, sia il Trattato di Maastricht ed anche i memoranda imposti dalla troika in Grecia e Portogallo sarebbero usciti dallo stesso studio legale con sede a Londra. Un dritta per … giornalisti!

Studio legale o no, ciò che è particolarmente importante per l’attuale “soluzione cipriota”, discussa a Ginevra è che abolìsce tutti i principi, tutti nello stesso momento, tutti i fondamenti che regolano il funzionamento delle democrazie occidentali, vale a dire, la regola della maggioranza, la distinzione dei poteri e il diritto di ogni Stato di difendersi. Qui dobbiamo chiarire che il Protettorato immaginato dai partecipanti a Ginevra sarebbe uno “stato” privo di forze armate (anche se con il parcheggio dell’esercito turco nel suo territorio per un periodo indefinito), e con forze di polizia composte per il 25 % da greco-ciprioti, il 25% da turco-ciprioti e il restante 50% da stranieri … importati a Cipro da poteri ed istituzioni internazionali.

Questo progetto prevede in modo ancora più accurato che questi agenti di polizia stranieri saranno forniti per metà da uno o più paesi musulmani, e per l’altra metà, da uno o più paesi cristiani. Ecco allora uno stato futuro senza esercito, ma con un esercito di occupazione sul suo territorio, senza esercito, ma, in realtà, con quattro milizie, il tutto sotto criteri (pseudo) legittimati dall’appartenenza religiosa. Il risultato sul terreno sarebbe, molto probabilmente, la libanizzazione e così (di nuovo) la guerra tra paesi, compresi, forse, Grecia e Turchia.

Fiasco o no, Ginevra è prima di tutto, un’idea volontariamente malata, un’operazione compiuta sul cadavere della Repubblica di Cipro, ucciso al di fuori di ogni volontà popolare sovrana. Ciò che il presidente Anastasiadis si affretta ad eseguire, assomiglia molto alla creazione dello Stato di Vichy dal potere del maresciallo Pétain. Almeno, quest’ultimo fu originariamente investito dei più ampi poteri dall’Assemblea nazionale costituente, il 10 luglio 1940, prima di ottenere il titolo di “capo dello Stato francese”, regime poi dichiarato “illegittimo, nullo” dal generale de Gaulle, come sappiamo. Per abolire la Repubblica di Cipro, il Presidente Anastasiadis non ha consultato nessuno, né l’Assemblea né tantomeno il “suo” popolo. Inutile forse ricordare che, a Cipro come in Grecia, il “parlamento” è muto, inattivo e inesistente. Segno dei tempi.

C’è di che essere preoccupati. Non riponiamo alcuna fiducia nel personale meta-politico di Atene come di Nicosia. Nicos Anastasiades sta sempre più spesso annegando i suoi sentimenti nell’alcool, perché in realtà l’uomo soffre (anche) di alcolismo.

Ecco la condizione finale e letale in cui sono le nostre democrazie e quindi i paesi, i popoli e le nazioni, a seguito di un buon mezzo secolo di “conquiste europee”, nel corso degli anni della Troika, con il pretesto di debito, infiniti anni di “riforme strutturali” e austerità. Avendo … compiuto un ulteriore passo verso il baratro, i greci sanno per esperienza che le future elezioni ormai saranno inutili in ogni caso, e non lo saranno più senza un rimodellamento radicale della vita politica del paese, il che non è facile. Altri popoli … a quanto pare, ancora votano e questo è importante. Sulla base della nostra avanzata, e avariata, esperienza, dovrebbero essere più accorti prima di compiere certe scelte politiche.

Un passato umana scolpita. Tempio di Poseidone. Capo Sounion, gennaio 2017
Un passato umano scolpita. Tempio di Poseidone. Capo Sounion, gennaio 2017

Il grande poeta Yorgos Seferis “di ritorno dai tre viaggi a Cipro, realizzati nel 1953, 1954 e 1955 (…) pubblicò il suo penultimo libro, diario III, nel 1955, otto anni prima di vincere il premio Nobel per la letteratura. Va detto che Cipro interessa Seferis soprattutto nel dopoguerra, all’interno delle sue funzioni diplomatiche di consigliere dell’Ambasciata a Londra (1951-1952), ambasciatore della Grecia a Beirut (1952-1956) e ambasciatore della Grecia a Londra (1957- 1962). Ma per il poeta, la questione di Cipro è un momento di riflessione e la ricerca poetica di alto livello che trova espressione nel Giornale di Bordo III. (…) L’isola di Cipro, agli occhi del poeta si presenta come un luogo intermedio, sia nello spazio e nel tempo, favorevole alla scoperta e anche la rivelazione.”

“Il poeta scopre lì un mondo in cui la gente parla greco, che è greco, ma che non dipende dallo Stato greco, come la Smirne della sua infanzia. Ma allo stesso tempo, la Cipro del dopoguerra, occupata da disordini politici che il poeta tratta ogni giorno come parte delle sue funzioni diplomatiche, potrebbe subire la stessa sorte dell’Asia Minore tra le due guerre. Le riunioni di cui poesie sono l’eco acquisiscono una tragica colorazione, in cui la storia personale del poeta aderisce alla grande storia “Stéphane Sawas,” Smirne Cipro: viaggi della memoria in Seferis “.
Dopo Yorgos Seferis e seguendo Jacques Lacarrière, Cipro, ai nostri occhi nel 2017, appare sempre come un luogo intermedio, sia nello spazio che nel tempo, favorevole alla scoperta ed anche alla rivelazione … di quell’altro mondo che ci è riservato. A meno che, naturalmente non ci sia una reazione da parte nostra.

Cipro, un’isola baciata dalle onde. Cipro, l’isola in cui si alimentano ancora i gatti, e forse, la democrazia e la speranza.

Cipro, dove si nutre ancora i gatti.
Cipro, dove si nutre ancora i gatti.

Cipro baciata dalle onde – parte II

Il lettore attento e, si spera, consapevole del momento storico in cui viviamo, comprende che l’attualità su Cipro necessariamente lo riguarda, perché la posta in gioco è la vera manifestazione di ciò che è in programma, sia a breve che a medio termine, per quanto riguarda l’uccisione di stati e nazioni (così come dei popoli) attraverso una guerra non convenzionale. Cipro è baciato dalle onde, e non solo quelle marine, ma anche da quelle della geopolitica e delle mutazioni meta-democratiche (già) in corso in Europa.


Eleni Theocharous, Membro cipriota del Parlamento Europeo. Atene, 23 Gennaio 2017
Eleni Theocharous, Membro cipriota del Parlamento Europeo. Atene, 23 Gennaio 2017


Per questa seconda puntata della serie di tre articoli che dedico al simulacro di negoziazione (come alla ridicola “soluzione” come la chiamano i presunta media influenti), mi baso tra gli altri, sugli interventi pubblici tenutosi ad Atene (22 e 23 gennaio 2017) di Eleni Theocharous, Eurodeputata di Cipro. Nel 2015, ha lasciato il partito di coalizione democratica (DISY, partito cipriota conservatore politico e membro del Partito popolare europeo) cipriota e ha fondato il Movimento di Solidarietà.

L’ultimo in ordine di data, rigurgito di ontologia su questi negoziati su Cipro (che si svolgono in Svizzera), che stanno cercando di imporre una “soluzione” neo-coloniale, facendo esattamente seguito al neocolonialismo interno all’Unione europea dei memoranda e della Troika in Grecia, a Cipro e, in misura minore, ma non meno “promettente” … altrove.

Il contesto storico, già abbastanza legato a una qualche forma incompiuta di decolonizzazione dal Regno Unito (e, per estensione, dagli Stati Uniti, che la diplomazia britannica è necessariamente “emanazione”), purtroppo, si presta in modo evidente. Già, in questa “soluzione”, presumibilmente in discussione (in realtà è praticamente operativo), manca qualsiasi menzione della sovranità popolare. Una … novità apparsa ufficialmente in una “costituzione” di un paese di cultura politica occidentale, che inoltre fa parte delle … democrazie della così detta Unione europea.


Fantasma dell'aeroporto di Nicosia dal 1974

Fantasma dell’aeroporto di Nicosia dal 1974


Aeroporto fantasma Nicosia dal 1974.
Aeroporto fantasma Nicosia dal 1974.


Dopo il 1974, la Grecia, come la Repubblica di Cipro, mettono a precondizione per qualsiasi negoziato con la Turchia (che occupa, dopo l’invasione militare, il 37% del territorio di Cipro) la partenza dell’esercito di occupazione e l’abolizione del sistema delle potenze garanti a Cipro (Gran Bretagna, Grecia, Turchia), posizione che sembra abbandonata nei negoziati in corso.


Da parte sua, la Turchia neo-ottomana del presidente Recep Tayyip Erdogan richiede – prima di cominciare i negoziati – il controllo del 45% della zona economica esclusiva (ZEE) di Cipro. Ricordiamo che in base al diritto del mare, si tratta dello spazio marittimo che uno Stato costiero esercita in materia di diritti sovrani di esplorazione ed uso delle risorse. E, a Cipro, di risorse, per quanto riguarda i giacimenti di gas naturale e altri idrocarburi, ce n’é; su di loro in particolare la Turchia impone che le parti 6, 8 e 9 di questa zona siano incluse … nel quadro della “soluzione”, ed esclusivamente sotto il suo controllo.


Questo è il motivo per cui poi la minoranza turco-cipriota (18% della popolazione nel 1974 e per i quali, naturalmente, tutti i diritti civili e politici devono essere esattamente gli stessi dei loro compagni greco-ciprioti) è storicamente considerata da parte turca una provincia, che a suo avviso dovrebbe (e la Turchia con essa) assumere il controllo della metà, ma in realtà di tutta l’isola e della sua vita politica, la sua stessa vita, al di fuori di qualunque processo rappresentativo.


Ad oggi mentre si svolgono le … negoziazioni in Svizzera, la Turchia continua la costruzione accelerata di nuove basi militari e di infrastrutture (porti, aeroporti e altre zone militari esclusivi) nella parte occupata della cosiddetta “Repubblica turca di Cipro Nord “, il che la dice abbastanza lunga sui malcelati piani reali della Turchia. Vale a dire, il controllo assoluto dell’isola con un sistema politico neo-coloniale … con l’amabile partecipazione della Gran Bretagna, gli Stati Uniti (almeno fino all’arrivo di Donald Trump? ) come quella della cosiddetta EU (Eleni Theocharous, Atene il 22 e 23 gennaio 2017). Bella … prospettiva!


Aeroporto fantasma di Nicosia dal 1974 
Aeroporto fantasma di Nicosia dal 1974

 

Aeroporto fantasma di Nicosia dal 1974. Aereo 'Cyprus Airways atterrato 20 luglio 1974 e mai più decollato.
Aeroporto fantasma di Nicosia dal 1974. Aereo ‘Cyprus Airways atterrato 20 luglio 1974 e mai più decollato.
Limassol a Cipro oggi (Cipro)
Limassol a Cipro oggi (Cipro)


Più precisamente, la presunta “soluzione” attualmente in discussione a Ginevra al Mont Pelerin, prevede una presidenza a turno (tra greco-ciprioti e turco-ciprioti) e la “effettiva partecipazione dei turco-ciprioti nel governo dell’isola” (sic) come dicono i testi ufficiali del progetto, e dunque il diritto di veto. Inoltre, la urchia questa volta richiede che l’applicazione delle quattro libertà fondamentali dell’Unione europea, sia valida anche a Cipro per i propri cittadini (della Turchia) e che essi (sempre i cittadini della Turchia) possano anche essere nominati in cariche pubbliche del … nuovo Stato federato cipriota.

Ricordiamo che le quattro libertà sono, nel quadro dell’Unione europea, le libertà del (fatale) mercato unico, vale a dire la libera circolazione delle merci, dei capitali, dei servizi e delle persone. In breve, la Turchia avrebbe ottenuto in questo modo il controllo totale di Cipro, e attraverso questo, cioè tramite il veto interno, e per estensione tramite il veto esterno (Cipro, paese … membro dell’Unione Europea) questo paese potrà bloccare e/o influenzare le decisioni e le direttive CEE che non saranno compatibili con i propri interessi. La stampa tedesca, parla già del caso … come un modo di far entrare la Turchia nell’UE dalla porta di servizio (Eleni Theocharous, Atene il 22 e 23 gennaio 2017).

Il più grave è che il Presidente di Cipro è andato a Ginevra – ufficialmente come … l’unico rappresentante della comunità greco-cipriota – per partecipare ad una conferenza in cui un paese sovrano (membro delle Nazioni Unite e dell’UE) si è auto-abolito. Una prima assoluta. In primo luogo il Presidente Anastasiadis non aveva avuto alcun mandato per farlo (tramite il Parlamento, o un referendum …), e poi, in un breve tragicomico momento, nel bel mezzo di una storicità schiacciante, lasciando la stanza in cui si svolgeva la conferenza, Anastasiadis aveva sostenuto poco convinto che sedeva là come capo di stato, mentre appena un minuto dopo Kotzias, il ministro degli esteri greco, ha detto il contrario.


Cipro, Paphos.
Cipro, Paphos.
Cipro, zona vietata.
Cipro, zona vietata.


Dettaglio altrettanto suggestivo, il suo omologo cipriota Kassoulidis è stato … licenziato da Ginevra e non ha potuto partecipare ai colloqui, su richiesta della Turchia sotto la minaccia di lasciare la conferenza (con l’avallo dell’ONU e di Jean-Claude Junker … l’osservatore e, come noto, osservatore dei trattati di cosiddetta UE, che nessun processo democratico + mai riuscito a turbare). Questa logica è fondamentalmente la stessa e per la cronaca, si è fatto finta che il ministro … senza paese Kassoulidis doveva andare a Bruxelles in quanto vi sarebbero state “cose da fare”. Il ridicolo non uccide, tranne apparentemente popoli e sovranità che dovrebbero essere i loro.

Devo chiarire qui che, riguardo all’affermazione di Eleni Theocharous sulle quattro libertà che sarebbero applicabili ai cittadini della Turchia che otterrebbero un diritto di veto e quindi  un controllo esterno sulla direzione di l’UE, io sono scettico. La mia aporia (in greco l’aporia è parola che designa questa forma di profonda messa in discussione) posta pubblicamente durante il dibattito … è rimasta senza risposta, questo apparente paradosso si riferisce alla relativa indifferenza e laissez-faire messa in mostra dalla UE a Ginevra e a Mont Pelerin, in apparente spregio dei suoi stessi interessi.


Nei pressi dell'aeroporto fantasma di Nicosia dal 1974
Nei pressi dell’aeroporto fantasma di Nicosia dal 1974
Dibattito su Cipro. Atene, 23 gennaio
Dibattito su Cipro. Atene, 23 gennaio


La risposta che non mi è stata concessa, resta ipotetica e ancora … sorprendentemente attuale. In primo luogo, l’attuale Unione europea (come passato) non è una unione tra i paesi uguali, sovrani e liberi, anzi non è una unione e basta. Questa geometria variabile a vantaggio della Germania, va detto, è (e sarà sempre) come appare oggi nella applicazione delle quattro libertà come in molti altri campi.

I Paesi (soprattutto alcuni paesi) decideranno a loro piacimento, la libera circolazione avrà un significato diverso … caso per caso, l’Unione europea, come la sua zona euro non sarà la stessa per tutti, o non ci sarà nemmeno più essa stessa. Tutto ciò che sta accadendo, l’èlito-crazia tedesco-europeista, Junker testa, è ben consapevole dei problemi, se non che la gente andrà ancora a votare quest’anno … ma la realtà resta ancora dietro lo schermo.

Ci potrebbe essere, suppongo, in ogni caso, una sorta di ‘accordo’ e/o di ricatto tra i leader della Turchia (e non solo) e quelli dei paesi centrali dell’UE, e in particolare della Germania (dopo la Gran Bretagna) riguardo Cipro, in particolare poiché le elezioni tedesche (e francesi) sono vicine, e che, per esempio, la crisi (provocata) dei migranti è ancora ante portas. Più profondamente, nell’affare-cipriota nel 1950, come già notò con amarezza il poeta e diplomatico greco Yorgos Seferis (in uno scritto del 1951-1956), c’era un parallelo molto preciso tra il destino dell’isola di Formosa e quello di Cipro, tra il ‘Foreign and commonwealth Office’ e il ‘Dipartimento di Stato’: Cipro doveva rimanere sotto il controllo delle potenze occidentali.


Nicosia aeroporto dal 1974 fantasma
Nicosia aeroporto fantasma dal 1974
12-aeroporto di Nicosia, fantasma dal 1974.
12-aeroporto di Nicosia, fantasma dal 1974.

Poi … riguardo altri accordi più vecchi sono noti (anche) alcuni documenti declassificati della CIA, secondo i quali la dittatura dei colonnelli in Grecia era stato messa in atto (o almeno favorita) dagli Stati Uniti nel tentativo di strumentalizzarli e rimuovere la Repubblica di Cipro, offrendola alla Turchia. Tale era stato anche l’intero significato del tentativo di colpo di stato contro il presidente Makarios di Cipro al 15 luglio 1974 da parte della Guardia Nazionale guidata da ufficiali greci vicini ai colonnelli, in modo da dare alla Turchia l’opportunità di intervenire e, allo stesso tempo, provocando il crollo della dittatura militare greca (che aveva così compiuta la sua missione …). Un’operazione in realtà marchiata Henry Kissinger, secondo le fonti ora disponibili. I Colonnelli greci hanno semplicemente svolto il ruolo di utili idioti, e il leggendario Segretario di Stato dovrebbe essere perseguito – per l’invasione di Cipro da parte della Turchia – per crimini contro l’umanità” .

Più di recente, e per quanto riguarda il precedente tentativo di “soluzione” al problema di Cipro si prese la stessa direzione … e si ricominciò da capo. Era il 2004, durante il periodo del … piano Annan (respinto con un referendum a Cipro). A questo proposito, Daniel Fried nel 2003 ha ammesso pubblicamente che il piano Annan per Cipro aveva l’obiettivo (tra gli altri) di fare di Cipro un ostaggio strategico di Ankara (oltre ai miliardi di dollari in gioco). In cambio, Ankara avrebbe permesso agli Stati Uniti di aprire un secondo fronte attraverso la Turchia per l’invasione americana dell’Iraq nel 2003. Ci fu anche questo ordine piuttosto cinico di Washington che inviò alla delegazione degli Stati Uniti in Svizzera nel 2004, letteralmente “sparare al sud” (Mihalis Ignatiou e Marios Evryviadis, 2014). Come niente …


Nicosia aeroporto fantasma dal 1974
Nicosia aeroporto fantasma dal 1974


Il piano attuale per 2016-2017 “per risolvere” il problema di Cipro (in realtà problema tra le potenze occidentali e talvolta oltre), è una riedizione riscaldata del piano Annan nel 2004, e … una reincarnazione meno eclatante delle aspirazioni in parte realizzate nel 1974 da Henry Kissinger. Detta soluzione è quella di creare un nuovo protettorato della Turchia (e delle potenze occidentali). Poi, e in tale prospettiva, la porta sarà aperta alla islamizzazione dell ‘isola, dopo la partenza degli abitanti (anche se in maggioranza) greco-ciprioti e turco-ciprioti, il tutto attraverso una teratogenesi [ndt:nascita malata] di un nuovo pseudo-stato.

Così è noto che la Turchia ha inviato un documento ufficiale al Consiglio europeo (UE) nel 2014, sostenendo che la Repubblica di Cipro è uno stato morente (sic), ed i governi degli altri paesi non hanno aria davvero di prendere posizione su questo documento (Eleni Theocharous, Atene il 22 e 23 gennaio 2017).

Questo nuovo … protettorato che sarebbe basato sul comunitarismo e governato da questo solo, in una forma di regime che ignora la maggioranza dei residenti (legali), senza esercito … tranne l’esercito di occupazione della Turchia (il cui esercito ha anche entrato in Siria e Iraq) e che non andrà via, questo ci dice l’esperienza. Tutto questo, e cioè l’insieme delle novità rispetto al 2004; è un colpo di stato da parte del Presidente Anastasiadis perché … anche Henry Kissinger può imparare dagli errori … migliorando.


Il Presidente Anastasiadis (stampa greca)
Il Presidente Anastasiadis (stampa greca)


Alcune fonti internazionali ritengono che la… nipote spirituale di Henry Kissinger, Victoria Nuland, molto attiva nel nuovo processo di Cipro, abbia minacciato direttamente il presidente Anastasiadis, potenzialmente “ricattabile” per certi affari del suo studio legale negli Stati Uniti.

Il golpe in corso è (in caso di successo) anche questo: il Presidente Anastasiadis chiederà alle Nazioni Unite di adottare una nuova risoluzione che approvi il piano attuale e annulli le sue precedenti decisioni (comprese quelle di condanna dell’occupazione militare turca di Cipro del Nord). Così, davanti al fatto compiuto, al momento del referendum … sarebbe tutto deciso, prima ancora che ci fosse. (Eleni Theocharous, Atene il 22 e 23 gennaio 2017). E il tutto con l’approvazione della cosiddetta Unione europea. Come già detto Jean-Claude Junker, “Non ci può essere scelta democratica contro i trattati europei.” A quanto pare nemmeno contro la geopolitica deii potenti.

Solo che il tempo stringe e la gente dovrebbe capire che questo processo consiste nell’uso strategico di una comunità minoritaria per dividere un popolo e distruggere anche uno stato (come la sovranità popolare), ciò è una minaccia velata verso altre persone, nazioni e membri della troppo vecchia UE.

Colpo di Stato permanente, ci torneremo (nella terza e ultima parte di questo lavoro) per il lettore attento e, si spera, consapevole del momento storico in cui viviamo.

Ora, molto poco di nuovo sulla Terra. “Sotto la noia dell’isola, delle piccole piogge sottili”, come scrisse a suo modo il poeta (Jules Laforgue), la geopolitica e altro ancora. I vecchi litigi!

I vecchi litigi! Atene 2017
I vecchi litigi! Atene 2017

 


 

 

Cipro baciata dalle onde – parte I

A Ginevra si sta svolgendo dall’inizio di gennaio il nuovo round di negoziati per la “sistemazione” delle controversie relative all’assetto dell’isola di Cipro. Panagiotis Grigoriou ha dedicato all’argomento tre successivi articoli, pubblicati in francese, come di consueto, sul suo blog www.greekcrisis.fr . Perché questi negoziati sono così importanti?

Ciò che è in gioco oggi a Cipro, non è che la vera anticipazione di ciò che accadrà a breve ed a medio termine, cioè l’uccisione (voluta dai globalizzatori) degli Stati e delle nazioni (sic), attraverso mezzi diversi dalla guerra convenzionale.”

Proponiamo di seguito i tre post, frutto di alcuni interventi pubblici avvenuti sul tema ad Atene; un riassunto ragionato dei principali temi è pubblicato su http://www.comedonchisciotte.org insieme alle altre traduzioni degli articoli di Panagiotis.

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Nuovi tempi sulla Terra. “Sotto la noia dell’isola, piccole piogge sottili”, come scrisse il poeta (Jules Laforgue) a suo modo, la geopolitica e altro ancora. Siamo entrati relativamente di recente in una nuova regione (e regionalizzazione) della storia del nostro mondo. Siamo impantanati nel fango della transizione, ma ormai è fatta! Abbastanza da vederci finalmente chiaro. Come dal Tempio di Poseidone a Capo Sounion, con chiarezza, una rara chiarezza forse.

Tempio di Poseidone ... pellegrini ciprioti. Capo Sounion, nel gennaio 2017
Antica mappa di Cipro

Jules Laforgue non c’è più, ma la sua poesia continua, come spiegato dall’analista e politologo Dimitris Konstantakopuoulos nei due dibattiti tenuti di recente ad Atene riguardanti Cipro (ma in realtà ciò che accade colpisce tutti i democratici in Europa e oltre), “ogni volta che si cambia fase storica, la saggezza (ci) seguirà dopo, come con la famosa civetta”.

“La riunificazione di Cipro è compromessa. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si rifiuta di ritirare i suoi 30.000 soldati, sull’isola dal 1974″, ha scritto nel titolo, il giornalista del quotidiano” Le Monde” e corrispondente a Istanbul (14 gennaio 2017). Il titolo è in realtà infedele rispetto alla realtà, poiché non si tratta (purtroppo) di riunificazione, ma di un processo completamente diverso (ci tornerò in seguito) e in aggiunta, il numero di soldati turchi è molto impreciso, perché secondo le fonti citate nelle discussioni recentemente tenute ad Atene, restano solo 12.000 soldati, mentre gli altri sono stati trasferiti altrove, probabilmente in Siria (Eleni Theocharous deputata cipriota al parlamento europeo, 22 gen 2017).

Il lettore attento e consapevole del momento storico in cui viviamo, per esempio francese, potrebbe pensare che le notizie su Cipro lo dovrebbero riguardare meno che, per esempio, il caso di Penelope Fillon e il suo ruolo .. politico, al seguito del marito, apparentemente così remunerativo. Si sbaglia. Ciò che è in gioco oggi a Cipro, non è che la vera anticipazione di ciò che accadrà a breve ed a medio termine, cioè l’uccisione (voluta dai globalizzatori) degli Stati e delle nazioni (sic), attraverso mezzi diversi dalla guerra convenzionale.

Il Tempio di Poseidone. Capo Sounion, gennaio 2017
Il Tempio di Poseidone. Capo Sounion, gennaio 2017
Visitatori. Tempio di Poseidone. Capo Sounion, gennaio 2017
Visitatori. Tempio di Poseidone. Capo Sounion, gennaio 2017
Famagusta nel 1953. Cipro fotografia scattata da Yorgos Seferis
Famagusta nel 1953. Cipro fotografia scattata da Yorgos Seferis

Sotto il bel sole d’inverno, in visita al Tempio di Poseidone a Capo Sounion ho brevemente incontrato altre persone venute da Cipro in … pellegrinaggio. In questo stesso tempo, e nonostante il silenzio opprimente e, soprattutto, l’inazione, dei partiti politici ateniesi (di TUTTE le parti rappresentate al pseudo-parlamento di Atene), comportamenti a mio parere voluti, ho assistito a dei dibattiti, di informazione e di azione riguardanti Cipro (e in effetti l’Europa).

In questo articolo (in tre parti successive) del blog se ne riporta la sintesi.Tale è anche la richiesta fatta a me via e-mail e da molti amici di questo blog … difficile per il suo autore.

Come (mi) scrive per esempio il mio amico (e amico del blog) Jean-François “senza andare troppo lontano, in modo radicale, c’è sempre spazio per prendere in considerazione una possibile soluzione ai nostri mali. La pace negoziata a Ginevra è impossibile, non perché i ciprioti siano cattivi, stupidi o egoisti, ma perché il negoziato è fatto con la Turchia, la Grecia, l’Inghilterra, le Nazioni Unite. Se ciprioti potessero riacquistare il potere, troverebbero per loro conto soluzioni concrete (globali e locali, individuali e collettive) per sbloccare la situazione” Jean-François dice l’essenziale, e ha scritto sul suo blog, lettura molto utile.

Parliamo di Cipro, allora.
La popolazione dell’isola è (in gran maggioranza) di cultura e lingua greca, a seguito dell’insediamento degli Achei nel 1400 … prima di Cristo, isola della dea dell’amore, Afrodite, Venere per i romani. Essa nacque dalla schiuma del mare, secondo la tradizione, sulla costa denominata “Petra tou Romiou” (“la roccia del greco”), una serie di scogliere e rocce vicino alla città di Paphos. Si deve anzitutto sottolineare che la popolazione dell’isola, nel 1974, anno dell’invasione dell’esercito turco, era costituita per l’80% da greco-ciprioti (ortodossi), e per il 18% da turco-ciprioti (musulmani ), più altre comunità di armeni e maroniti (cristiani).

Famagosta città fantasma a partire dal 1974
Famagosta città fantasma a partire dal 1974
L'aeroporto fantasma di Nicosia. Foto di luglio 1974
L’aeroporto di Nicosia. Foto di luglio 1974
Nicosia aeroporto fantasma dopo il 1974
Nicosia aeroporto fantasma dopo il 1974

Cipro, l’isola preferita dal poeta Giorgos Seferis. “L’isola di Cipro, agli occhi del poeta si presenta come un luogo intermedio, sia nello spazio e nel tempo, favorevole alla scoperta e anche la rivelazione. Il poeta scopre un ‘mondo dove si parla greco, che è greco, ma che non dipende dallo Stato greco’ (novembre 1953 a Nicosia), come la Smirne la sua infanzia”

“Il poeta si meraviglia infatti della ricchezza del greco parlato a Cipro, dove ci sono ancora molte antiche parole che non sono più utilizzate nella Grecia Elladica (…) In questa isola, dalle identità secolari, l’ellenismo è, come l’Asia Minore nel 1920, oggetto di un gioco diplomatico molto insalubre in un contesto post-coloniale che si preannuncia fatale”(Stéphane Sawas, 2012).

E nel nostro tempo, sempre fatale e non solo per Cipro, durante il suo intervento nel dibattito organizzato ad Atene il 22 gennaio (2017), Solon Antartis uomo politicamente attivo a sinistra dopo aver rotto con il partito di pseudo-sinistra Akel, ha detto cose molto interessanti sulla comunità dei turco-ciprioti e sui rapporti con i connazionali ciprioti greci.

Dobbiamo in primo luogo ricordare che i turco-ciprioti sono stati islamizzati durante il lungo periodo del dominio Ottomano su Cipro (1571-1878), una situazione in qualche modo simile a quella dei musulmani bosniaci (slavi che avevano adottato l’Islam). Fino al 19° secolo, ci furono anche alcuni momenti storici in cui le due comunità si ribellarono insieme contro i ricchi signori locali che governavano l’isola per conto della Sublime Porta.

Dibattito su Cipro e la situazione attuale. Atene, 22 gennaio
Dibattito su Cipro e la situazione attuale. Atene, 22 gennaio
All'aeroporto fantasma di Nicosia.
All’aeroporto fantasma di Nicosia.

Nel 1804, la loro rivolta venne stata sedata dal corpo di spedizione ottomano dell’Anatolia, e così la Chiesa di Cipro fu costretta a firmare … un memorandum, che fece pagare a loro, sotto forma di debito, le spese stesse dell’occupazione. E l’ultima rivolta co-organizzata dai due comunità ha avuto luogo nel 1834, sotto il comando di un imam.

A partire … dall’annessione di Cipro da parte dell’Impero Britannico nel 1878, più di diecimila turco-ciprioti (musulmani a … media intesità) sono tornati di nuovo cristiani, conversione, però, bloccata a causa della politica sterile e francamente stupida di una parte del clero greco-ortodosso, al punto che la doppia pratica religiosa è rimasta frequente per gran parte di questa popolazione fino agli anni 1960

E’ a partire dal 1878, che la comunità turco-cipriota è stata usata come “minoranza strategica” da parte dei colonizzatori britannici, ai fini della divisione degli abitanti. Il risultato è noto, e un po’ la politica stupida e criminale da parte di alcuni leader tra greco-ciprioti già tra il 1900 e il 1920, non ha aiutato.

Solone Antartis, Atene, 22 gen 2017
Solone Antartis, Atene, 22 gen 2017
Dibattito su Cipro. Atene, 22 gennaio 2017
Dibattito su Cipro. Atene, 22 gennaio 2017

Dopo l’indipendenza del 1960, e in seguito agli accordi di Zurigo e di Londra del 1959, che chiudono la lotta anti-coloniale, il trattato di garanzia che la accompagna formalizza l’abbandono di tutte le rivendicazioni territoriali britanniche sull’isola (tranne … la grande base militare di Akrotiri). Il Regno Unito, la Turchia e la Grecia diventano garanti dell’equilibrio costituzionale della Repubblica di Cipro.

Nel 1974, l’invasione turca seguita al fallito colpo di stato dei colonnelli greci contro il governo dell’arcivescovo Makarios (golpe in realtà preparato da Henry Kissinger, allora potente Segretario di Stato a Washington, ne riparleremo) e la conseguente occupazione del 36,3% del territorio dell’isola, cambia radicalmente la demografia a Cipro.

Le due comunità (mischiate su tutto il territorio dell’isola) sono separate, e i turco-ciprioti sono “spinti” a raggiungere l’area occupata dall’esercito turco, la parte settentrionale (36,3% del territorio, in seguito auto-proclamata “Repubblica turca di Cipro del Nord” il 13 novembre 1983, riconosciuta solo dalla Turchia).

A partire dal 1974, possiamo distinguere due fenomeni nella nuova situazione demografica. Fino ai primi anni ‘80, la Turchia ha spostato nel territorio di Cipro del Nord, migliaia di coloni dall’Anatolia, a volte curdi. Poi, dopo l’avvento al potere di Recep Tayyip Erdogan, si nota a Cipro del Nord una rapida islamizzazione, al punto che oggi si può notare una forte influenza religiosa, anche salafita (Solone Antartis, Atene 22 gen 2017).

Nei pressi dell'aeroporto fantasma Nicosia. Zona delle Nazioni Unite
Nei pressi dell’aeroporto fantasma Nicosia. Zona delle Nazioni Unite
Davanti un caffè ad Alona, Cipro, 1954 (foto del poeta Yorgos Seferis)
Davanti un caffè ad Alona, Cipro, 1954 (foto del poeta Yorgos Seferis)

Secondo le statistiche del governo della Repubblica di Cipro (la sola riconosciuta dalle Nazioni Unite, la zona dei greco-ciprioti), sull’isola vivevano nel 2015, 700.000 greco-ciprioti e solo 92.000 turco-ciprioti. Il che significa l’8% della popolazione, e non il 18% come nel 1974. Quasi la metà degli sfortunati turco-ciprioti hanno scelto di emigrare, soprattutto dopo l’ingresso di Cipro nell’UE (poiché anche loro hanno ottenuto un passaporto della Repubblica di Cipro), e spesso sono considerati “cattivi turchi” o “bastardi dei greci”, ad esempio sui social media.

Quello che viene poi presentato come “piano di riconciliazione”, soprattutto da parte del funesto Presidente Anastasiadis (della … Repubblica di Cipro), prevede l’insediamento di 210.000 turco-ciprioti (la proporzione di 1 ogni 4 secondo i testi, ma la popolazione dei greco-ciprioti non è di 840.000 persone, ma di 700.000), ignorando che il numero di veri turco-ciprioti non supera le 100.000 persone, e legalizzando di fatto la colonizzazione e, detto fuori dai denti, l’invasione del 1974.

Inutile dire che i turco-ciprioti sono diventati una minoranza prima controllata e poi sottomessa, nella parte settentrionale dell’isola, dove la popolazione complessiva è stimata in oltre 500.000 persone (è previsto che vi rimanga l’intera popolazione, anche dopo la “soluzione”), e, come noto, nessun censimento ha mai avuto luogo nella parte settentrionale dell’isola!

1950 Cipro e Yorgos Seferis
1950 Cipro e Yorgos Seferis

E’ questo che i partiti politici (di maggioranza) della Repubblica di Cipro … hanno offerto i connazionali turco-ciprioti al regime di Recep Tayyip Erdogan … in caso di “soluzione”. D’altra parte, la pseudo-sinistra di Cipro (AKEL) … calunnia gli altri a sinistra, rifiutando possibili accordi, trattando gli altri da fascisti … fobici, metodi ormai vecchi. Per quanto riguarda questi ultimi, come Solone Antartis, l’unica vera soluzione è quella di una maggiore democrazia.

O, più precisamente, di una vera democrazia, garantendo i diritti di tutti i ciprioti (greci e turchi indigeni), lontano da alchimie comunitariste, superando, infine, la Costituzione ereditata dal 1960, per realizzare una costituente con una base popolare. Ovviamente senza la presenza dell’esercito di occupazione turca, e senza potenze straniere che si presentano come garanti (Grecia, Turchia, Gran Bretagna).

Cipro colonia. Altri tempi?
Cipro colonia. Altri tempi?

Solon Antartis ha anche evocato il ritorno dei turco-ciprioti che lasciarono l’isola, difficile, ha aggiunto, ma la giustizia a volte appare come utopica e più difficile da portare tra gli uomini rispetto alla divisione e all’odio.

Come la vista dal Tempio di Poseidone a Capo Sounion, la chiarezza, insolita forse per il Mediterraneo, che ha visto … soprattutto ingiustizie. “Cipro baciato dalle onde”, secondo la poesia di Yorgos Seferis, o comunque parafrasando un po ‘, “Guardate, i gatti di Cipro brillano sotto il sole!”
(Fine prima parte).

 

Gatto di Cipro (Nicosia). Fonte: internet greca
Gatto di Cipro (Nicosia). Fonte: internet greca