Ius Soli – quanta fretta, ma dove corri…?

Ebbene sì,

ci sono cascato anch’io… ho ritwittato un twit contrario allo Ius Soli.

Per di più scritto da uno straniero, per giunta extracomunitario, che, essendo in Italia da oltre 20 anni, faceva notare come il fatto di non essere cittadino italiano non gli abbia fin qui creato nessun tipo di problema pratico, né lo ha mai creato ai suoi figli, nati e cresciuti qui, che ora frequentano i nostri licei.

E dopo il ritwit mi è arrivata una domanda: “cosa ti ha spinto a mandare questo twit?”. Accorata, di persona che ci tiene a me, forse preoccupata per la brutta piega che sto prendendo, ma forse anche desiderosa di capire… in fondo, se uno di cui hai stima dice certe cose, magari, più che pensare che sta ammattendo, ti poni sul serio la domanda.

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Qualunque sia il motivo, la domanda (e chi me l’ha posta) merita una risposta argomentata. Ed eccola qui.

La prima motivazione è che quando tirano in mezzo i bambini a me girano gli zebedei per definizione, il perchè è ben spiegato in questo post del Pedante, che consiglio di leggere integralmente, ma di cui riporto un passaggio sul tema specifico

“I temi dell’immigrazione sono un’altra miniera di reductiones ad pueros. Nel 2016 si è stimato che, tra gli stranieri entrati clandestinamente, i minori di 15 anni rappresentavano all’incirca l’1,4% del totale, mentre i minori di 8 anni erano solo lo 0,04%. Ciò nondimeno l’iconografia e la retorica degli sbarchi è tutta sbilanciata sull’infanzia. Chi ad esempio sollevasse dubbi sulle operazioni delle ONG che navigano tra la Sicilia e l’Africa, finirebbe schiacciato dalle descrizioni di bambini seminudi e assiderati, quando non affogati” (…) Mentre infuriava il dibattito sullo ius soli, il diritto di acquisire la cittadinanza italiana per chi nasce in Italia, un noto quotidiano confezionò un filmato di diversi minuti in cui un’intervistatrice fuori campo si intratteneva con alcuni bambini stranieri di età compresa tra 5 e i 10 anni. Dopo averne spremuta la tenerezza con primissimi piani e domande su gusti, sogni e quotidianità di ciascuno, passava all’attacco con la domanda: «Ma lo sapete che lo Stato italiano non vi riconosce ancora come cittadini italiani, fino a diciott’anni?». Seguivano lunghe riprese sui volti ammutoliti dei pargoli che, riavutisi dal magone (o più verosimilmente dall’avere udito una parola di cui nessuno può conoscere il significato, a quell’età), rispondevano poi di sentirsi italiani, pur non essendolo. Il senso dell’operazione si chiariva definitivamente con l’ultimo titolo di coda: «Il diritto di essere italiani». Un diritto che non esiste, mentre si taceva che tutti i diritti veri e fondamentali dei bimbi italiani [progressivamente negati dalle politiche di austerità] sono gli stessi di quelli stranieri. Quindi? Qual era lo scopo di quella pantomima? Quale che sia sia la risposta, l’esibizione iperglicemica dei piccoli volti serviva a rendere inopportuna la domanda.

Un’altra importante motivazione che mi sta facendo arrabbiare su tutta questa faccenda dello Ius Soli è la clamorosa, pervasiva, onnipresente campagna mediatica per “fare presto”, per approvare subito questa indispensabile misura di civiltà, perché “nonvorraimicalasciaresenzadirittiqueipoveribambinichenonhannocolpe” etc etc. (come appena esposto: vedi poco sopra)

Purtroppo, studiando (seriamente) i fatti economici e sociali degli ultimi decenni mi sono sempre più convinto che quando i media dicono all’unisono di fare presto e di approvare velocemente una qualunque cosa, bisogna stare MOLTO ma MOLTO attenti. Il più fulgido esempio recente fu il famoso titolo di quel giornale, oggi in fallimento, che diceva esattamente quelle parole, pochi giorni prima dell’insediamento del governo Monti.

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Il risultato del governo Monti è stato il più profondo crollo economico del nostro paese dopo la II guerra mondiale, più persistente (e quindi devastante) della guerra stessa, come dimostrano le cifre, quindi diciamo che – dati gli effetti esiziali di quel “fate presto” per qualche milione di persone – oggi sono leggermente diffidente.

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Fonte http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/potrebbe-andar-peggio-potrebbero.html

Lo sono ancora di più su questo tema perché basta scavare un momento oltre la patina dei media mainstream e delle storie strappalacrime per scoprire testimonianze come quella del twit o come QUESTA riportata sul blog di Marcello Foa, che fanno molto dubitare dell’urgenza di questa misura.

L’ultima frase della docente citata da Foa è il fulcro della questione: “con tutti i problemi che abbiamo in Italia, perché questa deve essere una priorità?”.

Già… perché?

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Me lo chiedo da parecchio tempo, da molto prima della nefanda proposta di legge piddina. Ho cercato, scavato, letto libri come questo, che mi hanno fornito dati su cui riflettere, ed alla fine credo che fosse giusta l’intuizione di un paio di anni fa, quando pubblicai QUESTO disegno dove spiegavo i vari motivi pratici per i quali non ritenevo probabile uno stop all’immigrazione in tempi brevi. Ma anche dopo, quando pubblicai QUESTO post sul concetto di confine e soprattutto su come ci viene imposto il FRAME di quanto sia bello non averne, di confini…

Poi ho ascoltato ricercatrici serie che, dopo anni di studi, spiegavano come le migrazioni siano sempre state (e lo siano oggi più che mai) strumento di pressione e di influenza verso certi paesi, considerati più “attaccabili” proprio in virtù dei frames culturali condivisi dalle rispettive opinioni pubbliche (il libro è QUI). Poi ho letto (nel libro di Gaiani, ma anche altrove) le statistiche di Europol che dicono che il 90% di quelli che arrivano in Italia non sono rifugiati politici o perseguitati e non provengono da zone di guerra, ed allora pian piano mi si è accesa la lampadina.

 

Insomma, al momento credo molto fondata l’ipotesi che i flussi migratori NON SIANO un fenomeno metereologico inevitabile che va affrontato così com’è, occupandosi solo dell’accoglienza SSSM (Senza Se e Senza Ma), ma siano il risultato di una politica deliberata che, nel breve termine, punta far entrare più gente possibile in paesi già pieni di disoccupati per forzare la mano in termini di diritti, stipendi, garanzie fino ad ora riservate ai cittadini di quei paesi e che, nel lungo termine, forse farà molto di peggio. Ma fermiamoci al breve, su cui ho più certezze: da Marx a Steinbeck non è difficile imbattersi nel concetto che, se in un paese ci sono molti disoccupati, il costo del lavoro scende ed è sempre più difficile chiedere (o mantenere) delle tutele in quanto lavoratori. Ora, io capisco che la persona che mi ha fatto la domanda (ed anche quella che ha messo mi piace) appartengono ad una di quelle categorie (insegnanti di lingua e letteratura italiana), che sarà una delle ultime – per ovvie ragioni – dove degli immigrati prenderanno il posto dei connazionali, ma già sono moltissimi gli italiani di altre categorie (camionisti, muratori, artigiani, custodi, anche badanti… perché con l’aria che tira, anche gli italiani farebbero i badanti, se solo fossero pagati dignitosamente) che hanno toccato con mano il processo di “sostituzione” dovuto all’arrivo di immigrati. Bisognerebbe guardare un po’ al di là di quanto ci vogliono far guardare e vedere che, come diceva quel tale “la campana prima o poi suona anche per te”. Il fatto che oggi uno non sia stato ancora toccato dal problema, non significa che il problema non ci sia, anche perché anche nelle classi  dove operano le suddette insegnanti ci sono già diversi ragazzi con i genitori disoccupati, e sarebbe opportuno farsi una domanda su dove originino i fenomeni che li hanno resi tali, e quali siano le forze che gli impediscono di trovare un lavoro, perché la risposta sarebbe la stessa delle forze che vogliono più immigrati, e lì dovrebbe accendersi anche a loro la lampadina…

La fretta di far approvare una misura come lo Ius Soli, che interessa gli immigrati solo in piccola parte e solo per i vantaggi pratici che possono ricavarne, nasconde l’ennesimo tentativo di creare le condizioni di indietreggiare – in futuro – su qualcosa per tutti gli altri, di rinunciare a dei diritti, in nome del fatto che “loro stanno peggio” (naturalmente, se non avessimo i vincoli di bilancio imposti dalla UE potremmo fregarcene del trade-off tra spese per loro e spese per noi, ma ad oggi funziona così: ogni euro speso per gli immigrati 95 centesimi vengono tolti alle spese sociali; per un maggiore dettaglio, si veda QUI). Il 90% di coloro che arrivano da noi NON fuggono da persecuzioni politiche o religiose, ma sono emigrati economici, che NON HANNO diritto ad emigrare (diritto che non esiste nemmeno nella convenzione di Ginevra), non hanno quindi il diritto a stabilirsi dove gli pare e, forse, anche per questo pagano cifre enormi a dei criminali per farlo clandestinamente. Con somme dieci volte inferiori a quello che costa una traversata del deserto e uno scafista, ci si può comprare un passaporto (ammesso che nel paese di origine non lo si possa ottenere a gratis, come dovrebbe accadere sempre, ma tant’è, meglio prevedere il caso peggiore… dove siano necessarie tangenti per ottenerlo) e un biglietto su una comoda nave per fare Tunisi-Genova senza rischiare un’unghia… quindi perché pagare? I nostri avi erano analfabeti, non c’era internet, né la televisione, eppure sapevano come comprare un biglietto per le navi che andavano a New York, e allora perché questi signori che arrivano qui in carne, palestrati e dotati di telefonino, non dovrebbero, nell’era di internet, potersi comprare un biglietto su una nave per l’Italia?

Magari perché qualcuno gli suggerisce che, se sbarchi a Genova dalla Grandi Navi Veloci, ti devi arrangiare, mentre se ti “salva” una nave di ONG senza passaporto, ottieni vitto e alloggio a tempo indeterminato, puoi tentare di falsificare le tue generalità per fingerti minore, o siriano e tentare la richiesta di asilo che, anche se la gran parte sono respinte, intanto guadagni tempo; che poi non è tutto così facile e liscio (infatti spesso si viene a sapere, qua e là di rivolte nei centri di accoglienza, al grido di “non è quello che ci avevano promesso”), ma intanto quando stai in mano ai trafficanti, il gioco – cioè, per loro, l’affare – è fatto. E non è un caso che l’inizio dei salvataggi delle ONG abbia fatto aumentare vertiginosamente il numero dei morti (e delle partenze) e che il numero di coloro che vengono “fregati” dai trafficanti cali improvvisamente quando le partenze vengono stoppate con decisione e le navi ONG fermate nei porti (en passant: su ruolo, origini e scopi delle ONG, si veda ad esempio QUESTO post del Pedante). Di fronte ai numeri (ormai abbastanza consolidati, il fenomeno prosegue da qualche anno) bisognerebbe chiedersi se, appoggiando l’accoglienza SSSM, non si sia complici (involontari, per carità) di un progetto criminale, che ha come prima vittima, nel breve, proprio quelli che vengono indotti ad emigrare e nel medio-lungo termine, anche tutti noi.

Credo che l’accoglienza SSSM stia alle posizioni più critiche come, nella massima di Confucio, il regalare un pesce sta all’insegnare a pescare. Regalare un pesce salva dalla fame oggi, insegnare a pescare salva dalla fame per sempre… forse bisognerebbe tornare a fare quelle “politiche per lo sviluppo” che un tempo cercavano di far progredire le condizioni di vita nei vari paesi, più che incentivare i loro abitanti a venire qui. Forse, come diceva l’ex Papa, Ratzinger, bisognerebbe affermare con più forza il diritto a “NON EMIGRARE” più che quello ad emigrare, e questo vale anche per gli italiani, per i greci, per i portoghesi etc (poi uno si chiede se è un caso che il nuovo Papa sia invece così prodigo di consigli di accoglienza…e così blando verso i motivi che causano le partenze). Italiani che, quando studiano, finiscono per emigrare all’estero perchè in Italia stiamo perdendo tutte le produzioni avanzate, tutte le aziende migliori, comprate dagli stranieri.

E mentre qui i poveri raddoppiano e le cifre dei disoccupati, pur truccate, restano impressionanti, importiamo manodopera a basso costo, come fossimo l’America dei primi del ‘900, cioè un paese tutto da costruire. Anche la prof che mi ha scritto ha dei figli, e quando i suoi figli (che hanno la stessa età dei miei) saranno in età da lavoro, probabilmente molti dei posti che oggi ancora non sono occupabili da stranieri, a quel tempo lo saranno, perché saremo diventati un paese dove i laureati troveranno un impiego per quattro soldi o emigreranno altrove, come già accade in Grecia… (leggere QUI per credere, inchiesta di Der Spiegel).

E allora capirà perché oggi io, uomo di sinistra come lei, sono contro l’accoglienza SSSM propagandata dalle sinistre, cioè da coloro che nascondono la distruzione dello stato sociale per milioni di italiani dietro ai diritti “cosmetici” per poche persone, come lo Ius Soli (cosmetici perché di grande impatto ideale per i loro elettori, ma di scarsissima rilevanza pratica, perché riguardanti numeri, in confronto, piccoli e meno rilevanti). Questo doppio binario (politiche reali pro-capitale, ultraliberiste e campagne “per i diritti” per tenere buone le anime belle) ha ridotto oltre la soglia della povertà milioni di italiani, tiene al freddo i terremotati di mezzo paese e lascia disoccupati il 30-40% dei giovani nati qui, ma concede il matrimonio ai gay (niente in contrario, ma quanti gay non aspettavano altro per sposarsi?) e – appunto – vuole regalare la cittadinanza a chiunque nasca qui, senza nemmeno che l’interessato lo desideri. Quando nel 2028 i figli venticinquenni di chi mi ha posto la domanda (ma forse anche i loro genitori) lavoreranno per 300 euro al mese (o per 600 dopo essere emigrati in Germania) perché, per ogni posto di lavoro qualificato, ci saranno venti disoccupati in fila, forse sarà chiaro a tutti cosa stava succedendo in quel dicembre 2017, quando un certo partito faceva approvare, negli ultimi giorni di una legislatura di non eletti, quella certa legge…ennesimo piccolo mattone sulla strada verso il regresso, che, come oggi è chiaro a chi esce dal mainstream, era lastricata di “diritti” (e buone intenzioni) per pochi, messi lì per nascondere montagne di povertà crescente per i più.

Perchè, alla fine di tutto, il senso lo dice questo ultimo, definitivo, articolo sul tema di Alberto Bagnai,

parto da un presupposto molto semplice: quello che mi sento ripetere ogni volta che, da nazifascioleghistxenopopulistrassista, prendo l’aereo per girare il mondo. La mascherina dell’ossigeno devi metterla prima a te, e poi a chi ti sta accanto (se non ce l’ha fatta), per il semplice motivo che da svenuto non puoi aiutare nessuno. [grassetto mio] Il nostro paese è stato distrutto da quelli che ci propongono come panacea i lavoratori altrui (dopo averci proposto come panacea la moneta altrui, e chi è qui [sul suo blog] sa fare il collegamento), e un paese distrutto semplicemente non ha risorse per aiutare nessuno: non è questione di alloctoni o di autoctoni. Ci sarebbe poi l’altra questione su cui ci siamo soffermati: non esiste un diritto all’immigrazione, nessuna dichiarazione dei diritti dell’uomo lo sancisce (et pour cause), mentre esiste un dovere di accogliere i rifugiati, e questo dovere non riusciamo ad esercitarlo con sufficiente solerzia proprio perché, per motivi scellerati, abbiamo mandato al potere gli immigrazionisti”

Ma naturalmente le risorse ci sarebbero sia per traghettare, che per emancipare [grassetto mio]. La scelta di fare solo una di queste cose è una scelta politica, ed è, attenzione!, una scelta nella quale la sovranità popolare non è stata coinvolta, venendo completamente sovrastata da quella di organizzazioni ormai chiaramente individuabili come braccio operativo di un progetto esogeno al nostro paese. Del resto, non fanno molto per nasconderlo…”

L’immigrazionismo, con buona pace dei tanti razzisti che pure circolano e che non hanno la mia simpatia, altro non è, da parte delle ex potenze coloniali, che una fase ulteriore di appropriazione delle risorse delle ex colonie. Dopo averle depredate delle loro risorse naturali, le deprediamo delle loro risorse umane. (…) se pure quelle che vediamo per strada fossero solo braccia rubate all’agricoltura (…) sarebbero, appunto, braccia rubate all’agricoltura di paesi nei quali l’autosufficienza alimentare non è un dato banale. La forza lavoro è una risorsa, è un fattore produttivo, e la libera mobilità dei fattori produttivi è benefica e equilibrante solo nei modelli neoclassici, cioè nell’ossatura ideologica del liberismo oltranzista. Noi qui abbiamo visto che la mobilità del lavoro è particolarmente destabilizzante perché tende ad amplificare il divario fra paese di provenienza e di destinazione.

 

Ecco perché ritwitto. Non è condividendo ulteriormente una crescente povertà che risolveremo nemmeno una piccola parte del problema che crea le condizioni che li fanno partire, anzi, aggiungeremmo un mattoncino ad ampliarlo.

E quanto alla cittadinanza… l’autore del tweet sta per chiedere per sua scelta la cittadinanza italiana, a giusto titolo, dato che da vent’anni lavora qui ed è, sempre per scelta, più italiano di molti italiani; quanto ai suoi figli, a 18 anni hanno scelto, liberamente e consapevolmente, cosa fare… e l’Italia sarà felice di tenerli come concittadini ed eredi di Garibaldi e di Pertini.

Questo aggiunge poco ai diritti di cui godono oggi, ma aggiungerà qualcosa alla nostra identità di italiani. Senza lo Ius Soli.

 

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Goofy6 – frasario essenziale. Da Scamarcio agli elefanti

Ed eccomi puntuale ad offrirvi il mio umile contributo di fine Goofy: il frasario essenziale, in stretto ordine cronologico, seguito questa volta da una chiosa personale. Buona lettura!

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I soliti quattro gatti

E CHI, SE NO – io sono anni che non voglio essere io (Scamarcio)

BASTIAN CONTRARIO – sono un anarchico in cerca di Stato, per poterlo contestare, ma se non c’è più uno Stato, io chi vado a contestare? (Scamarcio)

RABDOMANTE – sono andato in Cassa Depositi e Prestiti, in giacca e cravatta, e l’usciere all’ingresso, mi fa “a Scamà, bravo, hai capito dove stanno i soldi” (Scamarcio)

NON CONFONDIAMO IL CACAO CON LA M… – ci sono economisti che azzeccano le previsioni ed altri…. [pausa] … altri meno. (Stirati)

DUE PIU’ DUE UGUALE QUATTRO – che succederebbe se espandessimo il deficit su PIL al 6% annuo? La Spagna l’ha fatto, e infatti cresce più di noi (Stirati)

AUTORITRATTO – se un economista venisse da Marte … (Perotti)

COSI’ SON BUONI TUTTI – in giro c’è grande sete di “safe asset”? E allora diamoglieli! I titoli di stato sono molto sicuri, basta mettergli dietro una banca centrale che garantisce… (Stirati)

WE ARE FAMILY (OR NOT?) – dialogo tra Perotti e Stirati: (Perotti): se ho una famiglia che spende più di quanto guadagna, la banca non gli fa il mutuo …[brusìo in sala] … sì lo so, lo stato non è una famiglia … ma siete davvero convinti che l’esistenza di una banca centrale possa eliminare il vincolo di bilancio intertemporale, siete sicuri che prima o poi il debito non dovrai pagarlo? (Stirati): che significa? Che il debito pubblico, prima o poi deve sempre azzerarsi? (Perotti): beh, insomma, prima o poi in una famiglia….

MANICOMIO ISTITUZIONALE – Oggi nessuna persona sana di mente si candiderebbe a fare il sindaco perché sa che gli arriverà prima o poi qualche avviso di garanzia. (Ilari)

STIAMO MESSI BENE – Oggi non c’è un nemico condiviso, oggi i nemici sono i nostri alleati (Gaiani)

OGNI BULLONE E’ BELLO A MAMMA SOJA – Siamo ancora tra i primi 15 paesi al mondo per spesa militare… potremmo spendere meglio, per esempio scegliere di costruire aerei invece che fornire i bulloni per gli F35 (Gaiani)

DELEGATI DA CHI? – Putin è un fenomeno? Putin è uno statista, noi abbiamo amministratori delegati (Gaiani)

GRANDI INCROCIATORI VELOCI – Cent’anni fa i nostri militari si facevano massacrare per stabilire i nostri confini ed oggi i militari traghettano chiunque all’interno. Facciamo le navi più moderne e poi le usiamo come traghetti. (Gaiani)

PIU’ SHENKER PER TUTTI – Se nomini al ministero degli esteri uno come Alfano che non parla nemmeno l’inglese, un incompetente, allora le conseguenze sono chiare e quindi il messaggio al mondo è chiaro: siamo un territorio di conquista. (Foa)

NON POSSIAMO NON DIRCI DEMOCRISTIANI – Lenin all’inizio era più a destra di un medio democristiano meridionale degli anni 60 (Bagnai)

PAUSA DI RIFLESSIONE – Lenin dice “farò tre cose”, va al governo e in 15 giorni le fa…. i mercati? Tra febbraio e marzo 1917 Lenin ripudia il debito estero dello Zar e tanti saluti. Il debito pubblico russo è tornato sui mercati nel 1991 (Giacchè)

CHI TROVA UN AMICO… – Il libro di Giacchè ha un problema: quando uno lo legge pensa che le rivoluzioni si possono fare, anche un pezzo alla volta ed anche non sapendo esattamente all’inizio tutto quello che farai. E sapendo che qualcuno ti romperà i coglioni, ma sarà uno che la pensa come te. (Bagnai)

NEL LUNGO TERMINE ETC ETC – L’asse franco-tedesco esisterà quando il sole diventerà una gigante rossa (Bagnai)

LA GRECIA: IL PIU’ GRANDE SUCCESSO DELL’EURO (Cit.)-

  • 10 mln abitanti
  • 500k bambini sotto la soglia della povertà
  • 500k persone vivono con 350 euro al mese
  • 500k greci hanno lasciato il paese dal 2010
  • 4,4 mln di persone hanno debiti con l’Erario
  • 1 mln di persone lavorano senza percepire lo stipendio
  • 1 mln di pensionati vivono con meno di 500 euro l’anno
  • Il PIL è crollato del 27%
  • La produzione industriale è scesa del 40% (dati portati da Grigoriou)

CONSENSO INFORMATO – cos’è il memorandum? E’ un testo che accompagna gli accordi politici, è scritto da un team di avvocati, basati a Londra, in lingua inglese, lungo 7500 pagine che i deputati devono votare entro due giorni (Grigoriou)

TUNNEL SPAZIO-TEMPORALI – [con il racconto di Panagiotis Grigoriou] stiamo rivivendo con un triplo carpiato il passato che, quando non era passato, noi avevamo previsto e per noi era il futuro, ed oggi questo passato per noi è il presente del nostro futuro (Bagnai)

IN CAUDA VENENUM – C’è l’articolo 120, l’ultimo, non ancora abolito della costituzione che autorizza i greci a difendere la democrazia con tutti i mezzi, indipendentemente da tutto il resto. Verrà certo abolito dalla Troika. (Grigoriou)

CONTRO I VANTAGGI COMPARATI – la democrazia può esistere se c’è equilibrio tra produzione e consumo all’interno dello stesso territorio… se avremo produzione di qua e consumo di là non avremo pace e democrazia (Gulli – produttore di tonno)

BASTA CHE RESPIRI – a me non importa nulla del formaggio, potrei fare anche scarpe o altro, io sono un imprenditore e combino i fattori produttivi per competere con gli altri (Brazzale, produttore di formaggio)

OUT OF THIN AIR – Globalizzazione, diceva Gabraith, è un termine per menti vuote… è uno standard che viene imposto. Le comunità che avevano progetti sociali e culturali differenti vengono pian piano tolte di mezzo (Pozzi)

SCARPE GROSSE CERVELLO FINO – Ci saranno ancora delle nicchie, ma non basteranno per tutti. Qui ci vuole uno studio grosso (Ciccola – produttore di calzature delle Marche)

PIÙ STARTAPPE PER TUTTI- avremo un futuro? I settori manifatturieri ci saranno se sapremo tutelare il valore del nostro lavoro. Con le startappe non daremo lavoro a tutta l’Italia (Ciccola)elefante

ELEFANTI A SINISTRA – parto dalla disfatta dei partiti di sinistra in tutta europa e sottolineo l’ovvio… c’è un elefante nella stanza dei leader che discutono dei problemi della sinistra: è l’euro (Gawronski)

USATO SICURO – io quando ero leader di un partito, avevo un copione prestabilito, e così era per ognuno dei partiti della I repubblica, con 100 anni di storia alle spalle (La Malfa)

AGORAFOBIA – Il campo è vuoto (La Malfa)

LEBBBASI – Il principio di autodeterminazione dei popoli non può valere solo per persone dalla pelle con colore diverso dal nostro, ma anche per noi (Bagnai)

MEGLIO CHE NIENTE – Datevi da fare così potrò votare qualcuno, non avendo più un partito mio (La Malfa)

SQUARCI DI OTTIMISMO – la struttura del sistema, così come è congegnata, è autoconsistente… giocando con le loro regole, non vinceremo mai (Borghi)

ME NE FREGO 2.0 – Quindi l’unico modo per uscire dal blocco è dare una botta al sistema. Tagliare il nodo gordiano. (…) Il mondo del “non sai cosa potrebbe succedere” è un mondo costruito ad arte… è un mondo fatto per togliere qualsiasi residua possibilità decisionale democratica. Tu puoi far finta di giocare a questo gioco, proponendo misure, provvedimenti, etc etc, ma alla fine puoi fare solo due cose: giocare secondo le regole o non farlo… (Borghi)

LAPIDARIO – Borghi Leninista! (Bagnai)

GOOD IDEA, DAN – ci dicono che i trattati [CETA, TTIP etc.] servono per “armonizzare” i paesi. In america 48 milioni di persone ogni anno si ammalano per cattiva alimentazione, in Europa poche migliaia… ebbene, ci stiamo per armonizzare a questo sistema. (Rossi)

GUARDO, MA NON VEDO – Se faccio passare un clichè di un certo tipo, posso anche non avere bisogno di dire troppe balle. Se passa il frame, le notizie contrarie verranno escluse, o direttamente dal media in questione o, se anche verranno riportate, il cervello del lettore sarà allenato a non considerarle.  (Giacchè)ped

SIGNORA MIA QUANTO E’ VERO – L’approccio è di considerare la parola “ufficiale” come un romanzo, perchè come un romanzo ha una sua trama, fantasiosa assai a dire il vero, con molte figure retoriche, accorgimenti narrativi usati nelle favole (il buono, il cattivo, l’eroe, la punizione, il lieto fine cui si tende, ma non arriva mai). (…) Viviamo uno script che è sempre lo stesso, nei suoi tratti essenziali. Non si può descrivere la realtà senza raccontarla, ma se devo farlo, meglio scegliere un racconto che ci serva. Questo racconto è funzionale agli obiettivi di alcuni e disfunzionale per noi. C’è un romanziere? No. Siamo tutti narratori, io sono l’elite della mia domestica. (Il Pedante)

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Dopo la rassegna degli Ipse dixit, mi sia permesso di fare alcune considerazioni mie. Se dovessi riassumere in una parola l’impressione generale di quest’anno, direi “impotenza”: la situazione è ferma, bloccata, il sistema è autoconsistente e, dopo il mancato concretizzarsi di quel doppio evento di rottura che un anno fa si pensava potessero essere le elezioni americane e quelle francesi, gli spazi di azione reale sembrano minimi. E questo accade anche (soprattutto?) perché c’è un problema, che è stato il secondo elefante nella stanza del convegno (oltre a quello mostrato da Gawronski): I MEDIA. L’elefante mediatico è entrato insieme a Scamarcio, che ne ha parlato per la prima mezz’ora, e poi è scomparso via via dal dibattito, ma senza peraltro scomparire dai discorsi ai tavoli durante la cena, o nei capannelli presenti qua e là fino a notte fonda. Alla fine si arrivava sempre lì: fuori c’è un muro invisibile, ma solidissimo, di “narrazioni” mistificanti, veicolate massicciamente dai media e preponderanti nelle menti delle persone (italiane e non) che chiudono la strada a qualunque discorso su possibili strade alternative da far prendere al nostro amato paese rispetto alla gabbia Euro-ordo-liberista in cui oggi ci troviamo.

Paradossalmente, il muro lo si intuiva dalla gioia che si respirava nelle sale di Montesilvano, gioia umana, semplice piacere di stare insieme che animava i partecipanti i quali, a dispetto della tristezza del quadro che emergeva dagli interventi, ridevano, parlavano a voce alta, si accaloravano, felici, quasi increduli di avere di fronte qualcuno che, alla terza frase sull’Europa, non cambiava discorso, o non se ne usciva con qualche sentenza premasticata sentita in qualche TG. Perché la verità è che quelli che stanno al Goofy sono – per la società che li circonda – dei disadattati, gente stramba, sciroccati (come dice Bagnai) che agli occhi dei più non si discostano molto dai complottisti, seguaci delle scie chimiche o dai terrapiattisti. La gioia palese di stare insieme parlando di questi temi mostrava la difficoltà del suo contrario, cioè della quotidianità in cui siamo immersi per il 99% del tempo, dove il “romanzo” (come lo chiama il Pedante) in cui ci tocca di muoverci è, per la gran maggioranza della gente, l’unica realtà.

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Ore 1.30 – Il consueto “capannello Borghi”

E allora ecco che con gli amici del “Gruppo Alfano”, siamo arrivati alla considerazione che, se dovessimo portare fuori i temi del Goofy e parlarne a qualcuno che non c’era, non partiremmo da Bagnai, o da Giacchè o dalla bravissima d.ssa Stirati, ma proprio dal Pedante, che ha riportato in vista, nell’ultima mezz’ora del weekend, quell’elefante che Scamarcio aveva fatto entrare nella prima. Il “romanzo” costruito intorno a noi è il muro contro cui sbattiamo tutti i giorni parlando con chi ci circonda, la calce che tiene insieme i mattoni sono i Media, che continuamente aggiungono strati di bugie, mezze bugie, mezze verità, ma soprattutto frames, cornici in cui inquadrare ogni cosa, tanto forti da rendere – come ha detto Giacchè – perfino inutile dire delle balle.

Per questo i congressisti guardavano Scamarcio (che, come metà della mia famiglia, viene da Andria, diciamolo, paese un tempo agricolo, terra di olive e burrate) come fosse un panda sopravvissuto ai bracconieri, un vaso di porcellana, magari ancora un po’ grezzo, da decorare, ma preziosissimo, da preservare e custodire. Non tutto quello che diceva era centrato, condivisibile, preciso, ma vedere, per la prima volta, uno famoso disposto a dire la verità in prima serata di un media manistream è un patrimonio inestimabile per questa community. Il muro è tutto lì, in quello che passa (o non passa) dai luoghi dove Scamarcio si muove abitualmente, con diritto di parola (per ora).

Bagnai va in TV, Borghi pure, ma sempre in programmi di nicchia, circondati da fuoco nemico, in orari astrusi. Scamarcio ha detto tre frasi dalla Gruber ed è scoppiato il finimondo… Bisogna rompere il muro, passare al di là, raggiungere il grosso della platea degli ipnotizzati, con ogni mezzo, anzi, con ogni media.

C’è un mirabile post del Pedante, risalente all’agosto 2015 che si intitola “Terapie Tapioco: le apologie del fallimento”: quel post, forse, è il punto di partenza, il vero “motore immobile” del discorso del Pedante, quello da cui si dipartono poi i discorsi specifici sul merito, sui moderati, sul gregge, sul reddito di sudditanza etc etc. E’ il post che, forse, più di tutti può “svegliare” un cervello dormiente e fargli vedere la bacchetta con cui viene guidato. Io penso – e l’ho detto all’autore già tempo fa – che potrebbe diventare un monologo teatrale, da far portare in scena da qualche attore bravo e, possibilmente, famoso, per far capire a più gente possibile in che misura li hanno indotti a pensare cose contrarie alla verità (ed ai loro stessi interessi). Ora un attore cui proporlo c’è, famoso è famoso… che dite, ci si prova?

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Anche questo è Più Italia: la Mole-cola, fatta a Torino, bottiglia con le forme della Loren e la trama del vetro che richiama la sartorialità italiana.

Catalogna – per la UE è win-win

Oggi leggevo gli ultimi twit di due dei miei punti di riferimento sul web, ovvero Federico Dezzani e Claudio Borghi. Litigavano sulla vicenda del referendum per l’autonomia catalana. Il geopolitico Dezzani vedeva la vittoria della UE che affermava in uno stato chiave la nascita della prima “macro-regione”, auspicato luogo degli ultimi brandelli di autonomia locale, a fronte delle maxi-prerogative del maxi-stato in formazione. Per lui, la sconfitta prospettica dello stato nazionale spagnolo era l’ennesima brutta notizia, e sostenere le iniziative indipendentiste è fare un favore a Bruxelles, anche perchè individuava dietro alle manifestazioni a Barcellona gli stessi nomi dei cortei no-border di qualche mese fa (anche su sollecitazione dei suoi follower, poi ci ha scritto un post sul suo blog). Il blogger piemontese individuava nella Lega l'”utile idiota” che in Italia lavora per fare alla UE lo stesso tipo di favore e ne chiedeva conto maliziosamente a Borghi. Il quale rispondeva per le rime, ricordando le sue cristalline posizioni contrarie a qualunque divisione del potenziale fronte sovranista ed argomentando, correttamente che lui non è responsabile di quello che dice qualunque esponente della Lega, oggi, ieri o dieci anni fa e che fare polemicucce sul “tipo” e sulla “purezza” di qualunque esponente del (proto) schieramento sovranista è sbagliato, perchè di fronte alle lotte che ci aspettano non si può fare gli schizzinosi, come non lo fecero nella Grande Guerra o ai tempi delle lotte partigiane.

E’ irrilevante sapere chi ha ragione. La notizia era che due persone intelligenti (molto intelligenti) e sinceramente dalla stessa parte della barricata stavano insultandosi e stavano forse compromettendo ogni possibilità di collaborare in futuro. Il che era sicuramente una vittoria per il loro (nostro) comune nemico. Perchè?

Perchè si erano presi male e non sono arrivati a cogliere che avevano entrambi ragione ed entrambi torto: il problema è che il referendum catalano è una situazione WIN-WIN per la UE, quindi era sbagliato scannarcisi sopra. E me lo avevano fatto capire proprio loro. E’ facile vederlo, se si ragiona sulle due alternative:

IPOTESI UNO – VINCE LA CATALOGNA: se si fa il referendum diventa come dice Dezzani (e anche Fantuzzi in questa analisi): si afferma la prima macro-regione nata dalla divisione di uno stato nazionale membro della UE. Sostenere la Catalogna è, come dice Fantuzzi, oggettivamente fare un favore a questa idea – amata a Bruxelles come negli ambienti da cui Bruxelles dipende) degli stati nazionali che devono sparire, per lasciare il posto a più malleabili regioni (tutt’altro che) autonome. Lo stesso frame che propone il paleo-leghista Maroni nel prossimo ottobre in Lombardia, un’operazione che mi sembra più un rantolo del vecchio arnese morente che una reale iniziativa politica verso l’autonomia di una regione (il percorso e la storia autonomista della Catalogna sono di tutt’altro spessore rispetto alle più recenti, grottesche, ampolle padane) e , francamente, qui a Milano non vedo in giro nessuno che stia neanche lontanamente sognandosi di scendere in piazza per realizzarlo, ammesso che qualcuno avesse la pessima idea di impedirne il probabilissimo schianto nell’indifferenza.

IPOTESI DUE – VINCE LA SPAGNA: se invece la posizione dura dello stato spagnolo avrà la meglio e il referendum non si terrà, la UE vince lo stesso, perchè avrà stabilito il primo caso in cui si sarà potuto impedire lo svolgimento di una votazione popolare, senza se e senza ma. Questo risultato segnerebbe un deciso salto di qualità rispetto a quanto ottenuto finora, e servirebbe a scoraggiare eventuali future iniziative referendarie “sgradite”. Le elezioni politiche fanno oggi meno paura, perchè le forze del potere hanno recentemente sperimentato alcune parziali vittorie, dovute all’ulteriore affinamento delle tecniche di spin e manipolazione, prima in Austria (con una faticosa sequenza che ha visto annullare una sconfitta con dei brogli palesi al fine di ripetere il voto e – grazie a una martellante propaganda – arrivare infine alla vittoria) , poi in Olanda (è bastata un’occasione di far mostrare i muscoli verso la Turchia al premier in carica per bloccare l’onda “populista”) e infine in Francia, intortata come un ragazzino scemo dal candidato di plastica contrapposto alla “fasciste malgrè lui” messa lì solo per fare paura. Ma sui referendum la musica cambia: i referendum sono scelte secche, dove è più difficile confondere le acque e la pancia della gente capisce più facilmente dove sta l’inghippo; se il potere dice bianco, si vota nero. Logica binaria, semplice, e infatti qui le élites hanno quattro sconfitte in fila: Grecia, Olanda, Italia e Brexit, quindi – si saranno detti – meglio non farli, ed ecco che la Catalogna gli serve su un piatto d’argento un bel referendum incostituzionale da annullare con la forza. E’ vero che si rinvierebbe l’affermazione delle macro-regioni, ma anche stabilire il precedente che i referendum si possono anche non fare non sarebbe male. O no?

Scannarsi su questo è esattamente quello che vuole il nemico, e la polemica di Dezzani, per quanto in parte fondata – è probabilmente figlia di qualche altro problema ed idiosincrasia personale verso la Lega. Sono più propenso a seguire la posizione di Borghi, cioè pensare che siamo in guerra, in guerra bisogna prima di tutto individuare il nemico e tutti quelli che hanno il mio stesso nemico sono miei amici, almeno finchè il nemico non sia battuto.

Che poi era quello che facevano i partigiani: Dezzani avrà letto Fenoglio?

johnny

 

 

 

 

SUSPENSE…. il signor Brando al GR1

Che i media main stream siano la principale fonte di fake news è cosa arcinota tra i pochi che si danno la briga di cercare tra le pieghe della rete, ma l’altra mattina, nell’unico notiziario che – per pigrizia da risveglio – ancora ascolto, ho sentito una cosa che è riuscita a sollevare il mio stupore. Ve la propongo sulla falsariga della classica rubrica SUSPENSE della “Settimana Enigmistica”, dove il mitico signor Brando vive situazioni al limite dell’assurdo, che lo vedono protagonista di episodi apparentemente inspiegabili.

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E’ lunedì mattina, il signor Brando si è appena svegliato e, ancora mezzo addormentato, sta ascoltando il giornale radio Rai del primo canale nazionale. Sono da poco passate le sette e, verso metà del notiziario, lo speaker legge questa notizia:.  

Parcheggi per disabili: ancora una storia di inciviltà, questa volta in Via Montenapoleone, nel cuore della Milano della moda: il proprietario di un’auto di lusso ha occupato un posto riservato e poi ha insultato e spintonato il legittimo titolare: “me ne frego di te” ha detto fuggendo. Le forze dell’ordine, chiamate dai passanti, stanno ora cercando di rintracciarlo.

 

Il signor Brando è un ex giornalista in pensione e, pur se mezzo addormentato, non può fare a meno di chiedersi il perchè, in un notiziario nazionale del primo canale della Radio, possa avere trovato posto una notizia come questa. Sapreste spiegarlo voi?

SAPPIATE CHE: 1: Il notiziario dura solo 15 minuti, comprese le sigle e le notizie sportive che quel giorno, essendo lunedì, erano particolarmente numerose. Anche il 18 settembre, come in molte altre occasioni, parecchie notizie di sicuro interesse non avevano trovato posto per mancanza di tempo. 2: le altre notizie del GR erano abbastanza in linea con il taglio generale che può avere quel tipo di trasmissione: la notizia prima era di un bambino di un anno, morto azzannato dal suo cane e quella dopo parlava dell’assemblea generale dell’ONU che si sarebbe aperta il giorno successivo. 3: il personaggio protagonista dell’episodio, al momento della messa in onda, era ancora ignoto, quindi non si trattava di una persona famosa il cui comportamento potesse destare l’interesse del pubblico (calciatore, attore, politico, cantante etc.). 4: le considerazioni del punto precedente valgono anche per la vittima, anch’essa non identificata dal giornalista. 5: nell’episodio non ci sono stati feriti né tantomeno vittime, né sono stati segnalati problemi di ordine pubblico di una qualche rilevanza.

 

Se volete sentire con le vostre orecchie, questo è il link al podcast. La notizia in questione sta al minuto 8 e 47 secondi.

 

Questa volta, a differenza del quesito enigmistico, la soluzione non è a pagina 46…

io, un’idea ce l’avrei….

 

….

 

….

….

 

….

 

….

 

ci avete pensato?

 

….

 

….

 

…non ci sarà mica un legame tra questa controversa proposta di legge e la necessità di giustificarla a tutti i costi anche attraverso episodi riprovevoli certo, ma di scarso rilievo come quello sopra riportato dove, al centro della narrazione sta la frase detta dal ricco cafone, ovvero il fascistissimo “me ne frego”, applicato qui ad uno dei classici della cafoneria, ovvero il parcheggio sul posto handicappati? Marcello Foa nel suo blog mostra continuamente esempi di come i media mainstream costruiscano frames, ovvero cornici dentro le quali inquadrare le notizie (vere o false che siano) e, forse, per costruire un frame positivo intorno ad un abominio come la legge Fiano, tutto fa brodo, anche elevare al rango di notizia da GR nazionale un episodio minimo come questo. La legge Fiano nasce per tutt’altro scopo, ma i piddini all’ascolto devono credere che il fascismo stia risorgendo agli angoli delle strade, e che quindi sia necessario imbavagliare un altro po’ i media non mainstream (le pene sono aumentate se il “reato” è commesso via internet…) per fermare questa pericolosa tendenza.

Alla Camera, blindata grazie ad una legge elettorale incostituzionale, è già passata. Ancora un passettino e dovranno condannare parecchia gente, ad esempio tutti quelli che su Tripadvisor metteranno la foto di Lincoln a Washington…

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Lincoln seduto su una sedia chiaramente fascista

E anche gli architetti del Congresso non se la passeranno molto bene… meglio non venire in Italia, prossimamente.

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Mala tempora currunt…

Forza Romani (Giulio)

La notizia non è nuovissima, un mese fa l’ufficio studi del sindacato Cisl dei bancari (First) ha calcolato che il settore ha perso 17.500 posti di lavoro nei primi sei mesi dell’anno e che, se lo stesso tasso di contrazione dei posti di lavoro, si fosse applicato all’intero paese, avremmo visto svanire oltre 2 milioni di posti. Il segretario, Giulio Romani, ha parlato di “ecatombe” e, a un mese di distanza, gli altri sindacati di settore hanno reagito dandogli dell’esagerato.

Qui il testo intero di una sua intervista, che spiega cosa voleva dire.

Una volta tanto vedo parole sensate da un segretario nazionale di un sindacato…

Dice, in sostanza, che il sindacato gestisce da decenni l’evacuazione dei naufraghi, ma continua ad ignorare che le navi non smettono di naufragare. Fuor di metafora: gestiscono gli esodi, ma i posti di lavoro sono sempre di meno e sempre peggiori. E se tutti facessero così, l’Italia perderebbe milioni di posti di lavoro in pochi mesi.

Ma il fenomeno è più grande, la realtà è perfino peggio di come la dipinge lui (che già lo hanno preso a sassate così). La realtà è questa

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citata in questo articolo (un articolo più completo è uscito il 17 agosto sul Fatto Quotidiano, link è qui). Il dato sulla disoccupazione è scientemente sottostimato per precise ragioni politiche. E “loro” hanno perfino confessato. Dallo stesso post si legge

“In questa linea si iscrive uno studio (…) del quale poi ci eravamo dimenticati un po’ tutti: il Bollettino economico della Bce di maggio 2017. La notizia dirompente secondo cui la disoccupazione nell’Eurozona sarebbe il doppio di quella ufficiale in effetti veniva da lì (p. 33):”

In Italia siamo al triplo, ma sono dettagli.

Bravo Giulio. Non basta salvare i naufraghi, bisogna capire perché le navi continuano ad affondare sempre più. Però mancano ancora un paio di passettini, caro Giulio…

In primis la mala gestio non basta a spiegare i crescenti naufragi. I manager incapaci c’erano anche venti o trent’anni fa, così come c’erano gli amici degli amici a cui prestare soldi sapendo che non sarebbero tornati indietro, eppure le banche non fallivano o, se fallivano, c’erano sempre altre banche sane che le rilevavano. Senza aiuti statali. Non era né un Bail-out, né un Bail-in…. era un Bail-around. Banca d’Italia si guardava in giro e trovava sempre un “volontario” abbastanza redditizio da assorbire la rogna senza lamentarsi troppo. Oggi volontari non ce ne sono più, nessuno sta bene, qualunque sia la sua gestionon sarà che il problema è un altro, Giulio? Non sarà che parlare di mala gestio serve a nascondere l’elefante allo sportello?

E poi caro Giulio, mi spiace dirtelo, nelle tue misure per combattere il fenomeno continui a citare solo misure dal lato dell’offerta … nuovi prodotti, canali distributivi, settori da esplorare, consulenza… sei allora vittima pure tu della famosa LEGGE DELL’OFFERTA E DELL’OFFERTA che ispira tutti i commenti mainstream alle notizie economiche nel mondo occidentale? Se non l’hai mai sentita nominare, leggi QUI… in sostanza è la versione neoliberista della nota “legge della domanda e dell’offerta” che sta in tutti i libri di macroeconomia: solo che oggi si dice che se l’offerta non trova nessuno che la compra è perché non c’è abbastanza offerta (giusto, no?); la domanda, per gli economisti UTAC (Un Tanto Al Chilo) non esiste, è l’offerta che crea la propria domanda e quindi se c’è crisi è sempre colpa degli eccessivi costi di chi produce, non degli stipendi troppo scarsi di chi non compra.

PIL-arsenaleK

Dopo tutti questi anni di regresso e recessione, con il PIL del paese ancora a livelli inferiori a quelli dieci anni fa (geniale il twit di ArsenaleK dopo le ultime notizie sul recente minimo aumento del PIL) non viene anche a te il leggerissimo sospetto che le misure dal lato dell’offerta non servano perché siamo IN UNA CRISI STRUTTURALE PROLUNGATA DI DOMANDA? Proprio le banche sono l’esempio più lampante: tre anni di liquidità a costo zero immessa in dosi da cavallo nel sistema per aumentare l’offerta di denaro e… niente. Non succede niente. Come dicono gli economisti keynesiani “non puoi spingere un bue con una corda”. Il concetto è sempre quello: se porti avanti sempre, ovunque, pervicacemente, misure di tagli salariali, licenziamenti, precarizzazione, etc a un certo punto succede che non hai più clienti in grado di comprare i tuoi prodotti. Puoi esportarli da qualche altra parte, ma questo funziona solo se sei il primo a farlo e solo se le misure taglia salari non le fanno anche gli altri… poi anche il più furbo (o stronzo) che iniziato la giostra (se ti viene in mente un certo paese che una volta erano due, hai capito giusto…) va in crisi, a meno che le sue banche non comincino a prestare soldi a manetta per non fermare il meccanismo…. Ed eccoci al crac del 2008-2010. Non penserai anche tu che i soldi erogati dalla Troika alla Grecia siano andati in tasca ai greci, e non alle banche tedesche, francesi, olandesi … che erano sostanzialmente fallite?

Su, Giulio, un altro passettino, manca poco, quasi ci siamo… veniamo a noi: la parola sofferenze ti dice qualcosa? Saranno mica pure quelli dei prestiti che non si riescono a restituire? Erano tutti prestiti azzardati? Era tutta mala gestio o c’era tanta roba che era sempre stata buona, tante aziende che “fino a ieri andavano bene…”? Chiedi in giro… vedrai che sorprese. Allora vedi che il problema vero è che il paese sta morendo? Mentre tu pensi a nuovi canali (come se le banche non vendessero già televisori e frigoriferi…) o altre diavolerie, il paese intorno a te sta morendo … e se tu (banca) ti metti a fare il venditore di elettrodomestici, o l’agente immobiliare, o il consulente aziendale stai solo rubando il lavoro a quelli che facevano quel mestiere prima di te… e che sono, magari, perfino tuoi clienti!! Se vendi tu al posto loro, loro falliscono e non restituiscono i prestiti ed ecco che …. Ah, le sofferenze.

Il fenomeno è noto in natura ed è già successo in altri ambiti (ad esempio il microcredito, che sembrava la panacea della povertà mondiale e invece leggi QUI cosa è successo… ). E’ la domanda che bisogna far ripartire, e lo si fa ridando un lavoro a chi l’ha perso, riportando i salari da fame a livelli dignitosi, ma non per gentile concessione, ma grazie ad un generalizzato, generoso, lungimirante, programma di investimenti pubblici che riporti l’Italia nella modernità in quanto a infrastrutture, servizi e quant’altro ha reso civile questo paese nel secondo dopoguerra. Ma questo non si può fare restando dentro i vincoli europei, senza una propria politica economica, senza una propria moneta, sottoposti a regole economicamente insensate che hanno nel loro mirino la distruzione del lavoro, secondo la nota e mai smentita legge ricardiana secondo la quale se crescono i salari, calano i profitti.

E allora, Giulio mio bello, pensa come sarebbe bello se il sindacato cominciasse a fare davvero il sindacato, cioè a difendere il lavoro, invece che sostenere col garrulo “più Europa” coloro che lo svalutano, lo distruggono, lo riducono a gentile concessione, trasformando quella che era la base del nostro amato paese nella prima delle sue torture.

Invece che gestire naufraghi, non sarebbe meglio che cominciassimo a riparare e rimettere in acqua le navi?

Se questo è un sindacato

Lunedì mattina di un giorno qualsiasi del 2017.

La casella mail del delegato sindacale di base riceve un messaggio direttamente dal “segretario” nazionale unitario. La sigla non ha importanza: quello che c’è scritto potrebbe provenire da uno qualunque dei segretari confederali: su questi temi dicono tutti le stesse cose. Il testo parla di evasione fiscale, classico tema-civetta… già mi prude il coppino. Inizio a leggere.

 

“Sono dati che si commentano da soli, che confermano la gravità dell’ammontare dell’evasione fiscale nel nostro paese, la cui portata è grande come una casa”

Grande quanto? Quali sono i dati? Due righe dopo

“a proposito dei dati sulle dichiarazioni dei redditi”

Bene. Ne hanno parlato i notiziari, (ad esempio QUI oppure QUI) ma cosa dicono esattamente quei dati? Nel comunicato i dati non ci sono, né ci sono “iperlink” che rimandino a una fonte. Messaggio implicito: vatteli a cercare, se ti interessa, altrimenti, come dicono a Roma, “stacce”.

Proseguo, c’è un paragrafo tutto in grassetto.

“La lotta all’evasione è una delle questioni centrali per cui possiamo misurare il Paese del futuro. Il primo argomento è introdurre il contrasto di interesse, come abbiamo fatto per le ristrutturazioni in edilizia dove ha funzionato bene. Va dunque allargato il campo in altri settori come i servizi alla persona”.

Calma, un momento, ragioniamo (cit.)

La lotta all’evasione è una di quelle questioni che di solito si mettono davanti al naso del pubblico per non parlare di altre cause della crisi, come la corruzzzzzzione brutta brutta, o gli statali che timbrano in mutande. Sono fenomeni odiosi, irritanti, che fanno andare subito il sangue alla testa degli “onesti” (tutti siamo onesti, data la regola aurea dello Scanavacca), ma sono fenomeni che è molto difficile quantificare (checchè circolino delle cifre) e che, comunque, esistevano in misura simile anche quando eravamo la quinta potenza industriale del mondo, il che significa che, forse, non è quello il punto nodale.

Passiamo oltre e veniamo al rimedio.

Il “contrasto di interesse” è quella cosa per la quale tu, quando arriva l’imbianchino a dipingerti la stanza, gli dici che vuoi la ricevuta perché la deduci dalle tasse e lui ti fa lo sconto se lo paghi in nero. Naturalmente, lo sconto che ti propone è inferiore a quanto tu presumibilmente riuscirai a dedurre dal 730 (ammesso che riesca a capire dove mettere la deduzione ed a calcolarla nel totale), perché la deduzione la prendi tra un anno se va bene, mentre lo sconto lo incassi subito. A quel punto parte una trattativa e, di solito, alla fine fai a metà per uno. Ha funzionato contro l’evasione? Può darsi, anzi diamo credito al sindacalista, diciamo di sì, ha funzionato, ma per contrastare l’evasione degli imbianchini. Siamo tornati la quinta potenza industriale del mondo? Abbiamo aumentato il gettito fiscale in modo decisivo? Non mi pare.

Ah, beh, ma qui si dice che gli imbianchini non bastano, “va allargato il campo”, bene, a chi? Alle multinazionali tipo Google, Amazon, Ikea che fatturano in paradisi fiscali gli utili esorbitanti fatti in Italia? Alla Fiat con sede in Olanda? All’ENI con sedi di comodo in mezzo mondo? No. Il campo va allargato ai “servizi per la persona” (sic). La prima cosa a cui penso è alle badanti in nero, che sono in nero perché stanno senza permesso di soggiorno e/o perché la famiglia che le assume non può permettersi di pagare lo stipendio di legge più i contributi, magari perché, a sua volta, in quella famiglia ci sono solo lavori precari o sottopagati e la pensione del paziente da assistere è scarsa. Sicuramente mi sfugge qualcosa, ci saranno altri servizi alla persona che evadono il fisco, ma non possono essere che attività piccole, magari organizzate in finte cooperative, disdicevole, certo, da colpire, senza dubbio, ma non riesco a immaginare che risolviamo i problemi dell’Italia recuperando l’evasione di questi soggetti. E poi il gettito fiscale italiano è in linea ai valori più alti dei paesi sviluppati: c’è semmai un problema di redistribuzione del carico fiscale, ma nel comunicato non se ne parla: prima colpire, poi, casomai, redistribuire.

Sarebbe abbastanza per rovinarsi la giornata, ma il meglio deve ancora venire. Dopo aver espresso un paio di banalità sull’inflazione, arriva il carico da undici. Il comunicato è in terza persona, è il segretario che parla.

“Sul problema del lavoro XXXXX ha aggiunto che quello dell’occupazione è un tema centrale, il discorso vale per l’Italia come per tutta l’Europa. C’è bisogno di più Europa per far ripartire la crescita, dunque offrire più posti di lavoro ai cittadini europei.”

Fine del comunicato. Game, Set and Match. A marzo 2017 uno dei segretari generali di uno dei maggiori sindacati italiani può ancora chiudere un comunicato con un “CI VUOLE PIU’ EUROPA”

E io dovrei diffondere questa roba?

Un sindacato che fa la lotta all’evasione solo se colpisce gli sfigati, che, mentre la sanità pubblica viene smontata pezzo a pezzo, attacca i servizi alla persona quando sono forniti ai meno ricchi e che, last but not least, giura eterna fedeltà all’istituzione che lo sta distruggendo, insieme ai lavoratori suoi iscritti, ovviamente, che pagavano la quota di iscrizione convinti servisse a difenderli.

Eppure non è difficile da capire, nemmeno per un leader sindacale, volendo: un produttore di beni o servizi in un mercato aperto ha due fattori (più uno) che determinano il prezzo di ciò che vende:

  1. il costo di produzione;
  2. il margine di profitto che vuole ottenere;
  3. il tasso di cambio (solo se vende all’estero).

Lasciamo stare, per ora, il profitto che consideriamo una variabile indipendente (non è giusto, ma è così). L’Italia esporta il 30% del proprio PIL, il che significa che, largo circa, tolto il PIL da servizi che non possono essere importati né esportati, buona parte del manufatturiero rimasto commercia con l’estero, quindi il prezzo finale dei suoi beni dipende sia dal costo di produzione (punto 1) che dal tasso di cambio tra le valute dei due paesi (punto 3). Ebbene, quando un paese – come fa l’Italia – scambia molti beni con l’estero per parti rilevanti del suo PIL, un fattore di riequilibrio dei conti con l’estero è dato dal CAMBIO DELLA VALUTA che oscilla in modo sincrono alle oscillazioni della domanda: se un paese vende molto all’estero, la domanda della sua valuta sale e quindi il cambio “si apprezza” verso le altre valute, il che fa aumentare il prezzo finale dei suoi beni per gli altri paesi. Questo causa, nei mesi seguenti, un calo della domanda, perché i beni di quel paese diventano più cari. Il calo della domanda rende a sua volta meno richiesta la valuta del paese produttore, che quindi si svaluta e fa scendere, nel medio termine, i prezzi dei suoi beni …il calo dei prezzi farà poi risalire la domanda e così via. Lo stesso effetto si ottiene, ovviamente, agendo sull’altro fattore rimasto che compone il prezzo, cioè il costo di produzione, con due decisive differenze: l’aggiustamento tramite abbattimento dei costi è molto più lento e, soprattutto, detto “aggiustamento” riguarda delle persone, perché ridurre il costo di produzione significa, in ultima analisi, ridurre il costo del lavoro, quindi ridurre stipendi, garanzie, provvidenze extra etc  

Dice: e questo cosa c’entra con il “più Europa” del sindacato? C’entra eccome, perché se accetti, come ha accettato l’Italia, di entrare in un meccanismo che blocca il fattore cambio su un valore fisso e predeterminato, vuol dire che contemporaneamente stai scegliendo di FARE TUTTI I TUOI FUTURI AGGIUSTAMENTI COMPETITIVI AGENDO SUL LAVORO. Un antico detto dei nativi americani dice “se raccogli un capo del bastone, stai raccogliendo anche l’altro”. Un sindacato non può non sapere queste cose, quando dice “ci vuole più Europa” nè tantomeno lo può dire 15 anni dopo l’introduzione definitiva di quel meccanismo, quando tutti i suoi più deleteri effetti sul lavoro si sono ampiamente e diffusamente manifestati in diversi paesi, Italia compresa.

In questo mondo così “europeo”, la svalutazione non può più interessare l’entità inanimata, cioè la moneta, e quindi, non potendo toccare i profitti, si scarica esclusivamente sull’ultimo fattore rimasto, il costo di produzione, e quindi il lavoro. SVALUTARE LA MONETA E’ IMMORALE, SVALUTARE IL LAVORATORE, INVECE NO. Il sindacato avrebbe dovuto fare il diavolo a quattro per non farci entrare e dovrebbe oggi agire esclusivamente contro quel nemico, se vuole sopravvivere facendo l’interesse di chi lo sostiene, cioè del lavoro. Ma il sindacato, il difensore del lavoro, vuole “più Europa” che significa “più svalutazione del lavoro”. Come se un alcolista, intossicato dal vino volesse guarire passando alla vodka. Da non crederci (ma si sapeva, eh… ).

In questo sconforto di panorama, due sole cose sembrano certe:

  1. L’Europa finirà male comunque, nonostante i patetici sforzi dei sindacalisti di vertice e di molti dei loro sodali. Certo potrebbe finire prima e con meno dolore e morte se il sindacato decidesse di fare il sindacato; avete idea di una forza sociale con milioni di iscritti che dichiara guerra all’Euro? Fantastico, sarebbe un catalizzatore formidabile, ma non lo farà.
  2. Chi sta facendo queste dichiarazioni non resterà disoccupato. Che poi forse è il vero motivo per cui le fa.

Ma una piccola speranza resta: dato che finirà male (anche) per colpa loro, forse il crollo se li trascinerà via.

 

Cipro baciata dalle onde – parte III

La storia ci sorpasserà? “Rovine, quindi. Rovine dovute all’abbandono, nonché alle devastazioni di uomini e carri armati. rovine orfane, in realtà. Queste strade vuote, le facciate impacchettate, queste mura ammaccate: un orfanotrofio per fantasmi. Le rovine, le ho frequentate, una volta, quando ero un adolescente e la città di Orleans, dove vivevo, fu bombardata ogni giorno nel periodo della Liberazione. Abbiamo vissuto nel bel mezzo di una città crollata, a rimuovere rottami e tombe, al punto che, quando vedevo edifici intatti, cominciavo meccanicamente a calcolare il tempo che sarebbe stato necessario per demolirli!”, Ha scritto il grande viaggiatore e scrittore Jacques Lacarrière sulla ‘zona morta’ di Nicosia.

Nicosia Dead Zone
Nicosia Dead Zone

Jacques Lacarrière è morto il 17 settembre 2005 a Parigi, per i postumi di un intervento di chirurgia ortopedica, le sue ceneri sono state sparse fuori Spetses in golfo Argosaronico di fronte a Atene, ma il suo lavoro è rimasto.

“A Nicosia, la zona cuscinetto, abbiamo visto, è anche chiamata Dead Zone o Linea Verde. Ma questa zona cuscinetto si estende ben oltre la città e attraversare l’intera isola, dalla baia di Famagosta, a est, a ovest di Morphou. E lì, ha un solo nome: Linea Attila. Un nome ben meritato, se si pensa alle migliaia di profughi greco-ciprioti furono costretti a lasciare il nord, abbandonando le loro terre e case: quasi 200.000 secondo le stime delle Nazioni Unite. Attila:
re degli Unni che ha devastato l’Oriente e gran parte dell’Occidente nel V secolo D.C. Linea Attila: tracciato che segna la zona di sicurezza tra la parte occupata dai turchi di Cipro e quella più propriamente cipriota, secondo quanto stabilito in base alla posizione delle forze nemiche 30 luglio 1974”.

“I combattimenti cessarono quel giorno, ma non la guerra che continua semplicemente in un’altra forma. Si deve comprendere che se i ciprioti, sia greci che turchi, o più correttamente, ellenòfoni e turcòfoni, sono di casa a Cipro da lungo tempo, non è lo stesso per le migliaia di coloni turchi trapiantati dalla Turchia nelle vicinanze. Si tratta di un vero e proprio insediamento coloniale concepito per creare un fatto compiuto e fornire il pretesto per una possibile o potenziale annessione del nord alla Turchia. Fortunatamente, negli ultimi mesi, il vento sembra girare nella direzione giusta e favorire la ripresa dei negoziati tra le due parti. ”

“La frattura che continua a segnare l’isola da un lato all’altro, che esiste per esclusiva responsabilità dei turchi, va sottolineato bene, è qualcosa di assurdo e arcaico. Come era, prima della sua distruzione, il disastroso muro di Berlino. Nella Pompei di Nicosia, lo spettacolo di questo ambiente fatto di vuoto e di mancanze, dove tuttavia si possono percepire le voci ovattate dei combattimenti, è uno spettacolo veramente schizofrenico. Ecco dove portano il nazionalismo dilagante, i patriottismi infantili: a trasformare le case in bunker, i tetti in osservatori, le mura in cimiteri di sabbia e le finestre in orizzonti spinati”(Jacques Lacarrière,”).

Nicosia - zona morta
Nicosia – zona morta
Jacques Lacarrière, 'Nicosia - zona morta'
Jacques Lacarrière, ‘Nicosia – zona morta’
Nicosia, Dead Zone
Nicosia, Dead Zone
Nicosia, Zona Morta e la parte occupata dall'esercito turco
Nicosia, Zona Morta e la parte occupata dall’esercito turco
Nicosia zona morta
Nicosia zona morta

L’ultimo vento che soffia da Ginevra è cattivo, quindi, e ciò che viene presentato come “ripresa dei negoziati tra le due parti,” in realtà cristallizza i risultati … del nazionalismo sfrenato, la nuova geopolitica mondiale e meta-democratica.

Durante le discussioni tenute ad Atene sul tema (22 e 23 gennaio 2017), il politologo e analista Dimitris Konstantakopoulos ha sottolineato questo carattere “innovativo” profondamente meta-democratico che poi governa tutte le “soluzioni” imposte dalle èlites globalizzatrici, a Cipro, come altrove: “a Cipro, la Conferenza di Ginevra ‘ha compiuto il suo miracolo’, vale a dire, in primo luogo la produzione di un nuovo protettorato, dopo l’auto-soppressione della Repubblica di Cipro, l’unica entità statale riconosciuta a livello internazionale. Un colpo di stato completato con la responsabilità di tre paesi: la Grecia, paese diventato un protettorato economico, la Gran Bretagna, paese con interessi vitali a Cipro, tra cui basi militari, e, infine, la Turchia, i cui interessi vitali (quelle dell’invasione, occupazione e colonizzazione della parte settentrionale dell’isola dal 1974) saranno pertanto mantenuti e consolidati. ”

Quello che succede poi per Cipro, supera il contesto geopolitico regionale. Si osserva più precisamente una componente della strategia dello shock, vale a dire, la generalizzazione negli atteggiamenti formattati dai media di una grande, programmata, ambiguità, sia ideologica sia psicologica. I soggetti, le persone si perdono. In sintesi, è il sapore della “soluzione” … preparata da altre persone (e soprattutto dai grandi paesi), che porta al “superamento” delle morenti democrazie di tipo occidentale. Di fronte a questo grande attacco; abbiamo solo tre armi da usare in questa guerra totale: la Verità, la Democrazia e il Logos [ndt: il Pensiero]. Possiamo ancora servircene?

 

Cipro nel 2017
Cipro nel 2017
La zona economica esclusiva (ZEE) di Cipro e ... giacimenti di gas naturale
La zona economica esclusiva (ZEE) di Cipro e … giacimenti di gas naturale
Zona di Cipro occupata
Zona di Cipro occupata

Cipro e la Grecia, sono a tutti gli effetti in prima linea … davanti a questo nuovo meccanismo di annientamento di popoli dovremmo meditare, e con urgenza, informare ed educare anche gli altri popoli. E non bisogna attendere un solo minuto storico in più, il tempo di raggiungere le conclusioni della nostra osservazione … e saremmo annientati.

Perché attraverso la nuova realtà storica a partire dal 1991 e la fine dell’URSS, i metodi utilizzati per distruggere i popoli, gli Stati e le loro sovranità non sono (solo) gli stessi del passato e dobbiamo analizzarli più rapidamente . Per esempio, si utilizza il cambio di segno, come in matematica per invertire le realtà (e i termini dei problemi). Soprattutto prima delle elezioni. In molti casi, ciò che viene annunciato (dai politici, dai giornalisti attraverso la loro neolingua) è spesso il contrario di quello che poi sarà fatto (Dimitris Konstantakopoulos). Si evoca la “soluzione” a Cipro … come si evoca, tra le altre, la “soluzione o la costruzione europea”.

E’ comprensibile. Cipro è un’isola strategicamente importante nel Mediterraneo, Cipro è sulla linea tra Gibilterra e Malta, Cipro è attraversato (come la Grecia) dall’attrito delle placche tettoniche della geopolitica, tra il blocco euro-atlantista e blocco dell’Eurasia. Del resto, per giustificare la sua politica favorevole all’invasione di Cipro da parte dell’esercito turco nel 1974, Henry Kissinger finì per ammettere pubblicamente: “Che cosa volete, eravamo nella guerra fredda. Avevamo perso Malta, non potevamo perdere anche Cipro”(Dimitris Konstantakopoulos).

Nello stesso ordine di idee, poco prima del 1960, Harold Macmillan, in preparazione della “soluzione” precedente per Cipro, disse al Parlamento britannico: “Il nostro obiettivo in questi negoziati è quello di vanificare il desiderio di indipendenza dei greci di Cipro, in collaborazione con la Grecia, utilizzando il rifiuto turco, in realtà si tratta semplicemente di perpetuare il nostro controllo dell’isola “(Dimitris Konstantakopoulos, citato a memoria).

Nicosia attualmente viva
Nicosia attualmente viva
Cipro, nuovo porto turistico a Limassol.
Cipro, nuovo porto turistico a Limassol.

Divide et impera, come di nuovo si tentò di fare nella “soluzione” precedente del piano Annan nel 2004. Esso è stato riproposto (e rinnovato), attualmente a Ginevra. I due popoli psicologicamente più indeboliti nelle società europee (greci e ciprioti) soffrono ora l’attacco finale, che mira a far scomparire (anche) loro stati. Ovviamente, i globalizzatori non potrebbero avviare un tale processo così apertamente, ad esempio con il popolo tedesco e francese. Ma tale processo, in caso di successo, potrebbe portare ad una forma di regime generalizzata di tecno-totalitarismo.

Nel gennaio 2017, il ministro degli Esteri greco Nikos Kotzias, a seguito dei negoziati di Ginevra, ha detto che la minoranza avrà lo stesso potere decisionale rispetto alla maggioranza e che “noi” ci accingiamo a preparare una nuova costituzione per Cipro. “Noi” chi? … I tre paesi (Grecia, Turchia, Gran Bretagna), che si riunirà per… “offrire” il testo fondamentale ad un quarto paese.

Senza nessuna assemblea Costituente senza alcun referendum, al di là di ogni sovranità popolare, è ancora e sempre un inasprimento del metodo di Jean Monnet … reso famoso attraverso la cosiddetta “integrazione europea” … I paesi poveri riempiti di elettori futuri. Lontano, molto lontano dal concetto di democrazia di Tucidide, giunto a noi attraverso l’Epitaffio di Pericle che Castoriadis ha così meravigliosamente analizzato nel suo lavoro: la democrazia è prima potenza (Kratos) della maggioranza, e ciò anche se quest’ultima può anche sbagliarsi, su alcune decisioni.

“Possiamo quindi considerare, purtroppo senza esagerazione alcuna, che stiamo assistendo al colpo di stato più radicale in Europa dopo le aggressioni del 3° Reich”, ha detto Dimitris Konstatakopuolos, e mi permetto di aggiungere a questo, la cosiddetta “costruzione europea”. Ciò che distingue l’attuale Putsch di Ginevra da quello (per esempio) della Giunta dei Colonnelli in Grecia nel 1967, è che sotto i colonnelli, la Costituzione fu sostanzialmente sospesa, non abolita. Tutti sapevano che il periodo della dittatura sarebbe passato e che la Costituzione non sarebbe tornata in vigore. Mentre il progetto … (pseudo) federalista Cipro, ha introdotto da subito la morte dello stato esistente, come quella della sua Costituzione. Ci sarebbe da fare un parallelo con il progetto europeista, il mio amico Olivier Delorme può vi troverà un altro motivo per lasciare l’UE.

Già a suo tempo, il Piano Annan per Cipro nel 2004 aveva molti punti in comune con il Trattato di Maastricht, sia nella filosofia che nel metodo utilizzato. L’attuale piano discusso a Ginevra, come tutti i testi, a partire dai memoranda imposti alla Grecia, è portatore di questa filosofia giuridica che stabilisce un nuovo regime a partire dal colpo di stato e dalla violenza (di qualsiasi tipo) specifico di Carl Schmitt (1888-1985), noto giurista ufficiale della Germania nazista, il filosofo e intellettuale della dottrina del decisionismo sotto il regime nazista.

Dibattito ad Atene il Cipro. Dimitris Konstantakopoulos (a destra). 23 gennaio 2017
Dibattito ad Atene il Cipro. Dimitris Konstantakopoulos (a destra). 23 gennaio 2017

Dimitris Konstantakopoulos ricorda che, secondo alcune fonti ancora da verificare, sia il piano Annan, sia il Trattato di Maastricht ed anche i memoranda imposti dalla troika in Grecia e Portogallo sarebbero usciti dallo stesso studio legale con sede a Londra. Un dritta per … giornalisti!

Studio legale o no, ciò che è particolarmente importante per l’attuale “soluzione cipriota”, discussa a Ginevra è che abolìsce tutti i principi, tutti nello stesso momento, tutti i fondamenti che regolano il funzionamento delle democrazie occidentali, vale a dire, la regola della maggioranza, la distinzione dei poteri e il diritto di ogni Stato di difendersi. Qui dobbiamo chiarire che il Protettorato immaginato dai partecipanti a Ginevra sarebbe uno “stato” privo di forze armate (anche se con il parcheggio dell’esercito turco nel suo territorio per un periodo indefinito), e con forze di polizia composte per il 25 % da greco-ciprioti, il 25% da turco-ciprioti e il restante 50% da stranieri … importati a Cipro da poteri ed istituzioni internazionali.

Questo progetto prevede in modo ancora più accurato che questi agenti di polizia stranieri saranno forniti per metà da uno o più paesi musulmani, e per l’altra metà, da uno o più paesi cristiani. Ecco allora uno stato futuro senza esercito, ma con un esercito di occupazione sul suo territorio, senza esercito, ma, in realtà, con quattro milizie, il tutto sotto criteri (pseudo) legittimati dall’appartenenza religiosa. Il risultato sul terreno sarebbe, molto probabilmente, la libanizzazione e così (di nuovo) la guerra tra paesi, compresi, forse, Grecia e Turchia.

Fiasco o no, Ginevra è prima di tutto, un’idea volontariamente malata, un’operazione compiuta sul cadavere della Repubblica di Cipro, ucciso al di fuori di ogni volontà popolare sovrana. Ciò che il presidente Anastasiadis si affretta ad eseguire, assomiglia molto alla creazione dello Stato di Vichy dal potere del maresciallo Pétain. Almeno, quest’ultimo fu originariamente investito dei più ampi poteri dall’Assemblea nazionale costituente, il 10 luglio 1940, prima di ottenere il titolo di “capo dello Stato francese”, regime poi dichiarato “illegittimo, nullo” dal generale de Gaulle, come sappiamo. Per abolire la Repubblica di Cipro, il Presidente Anastasiadis non ha consultato nessuno, né l’Assemblea né tantomeno il “suo” popolo. Inutile forse ricordare che, a Cipro come in Grecia, il “parlamento” è muto, inattivo e inesistente. Segno dei tempi.

C’è di che essere preoccupati. Non riponiamo alcuna fiducia nel personale meta-politico di Atene come di Nicosia. Nicos Anastasiades sta sempre più spesso annegando i suoi sentimenti nell’alcool, perché in realtà l’uomo soffre (anche) di alcolismo.

Ecco la condizione finale e letale in cui sono le nostre democrazie e quindi i paesi, i popoli e le nazioni, a seguito di un buon mezzo secolo di “conquiste europee”, nel corso degli anni della Troika, con il pretesto di debito, infiniti anni di “riforme strutturali” e austerità. Avendo … compiuto un ulteriore passo verso il baratro, i greci sanno per esperienza che le future elezioni ormai saranno inutili in ogni caso, e non lo saranno più senza un rimodellamento radicale della vita politica del paese, il che non è facile. Altri popoli … a quanto pare, ancora votano e questo è importante. Sulla base della nostra avanzata, e avariata, esperienza, dovrebbero essere più accorti prima di compiere certe scelte politiche.

Un passato umana scolpita. Tempio di Poseidone. Capo Sounion, gennaio 2017
Un passato umano scolpita. Tempio di Poseidone. Capo Sounion, gennaio 2017

Il grande poeta Yorgos Seferis “di ritorno dai tre viaggi a Cipro, realizzati nel 1953, 1954 e 1955 (…) pubblicò il suo penultimo libro, diario III, nel 1955, otto anni prima di vincere il premio Nobel per la letteratura. Va detto che Cipro interessa Seferis soprattutto nel dopoguerra, all’interno delle sue funzioni diplomatiche di consigliere dell’Ambasciata a Londra (1951-1952), ambasciatore della Grecia a Beirut (1952-1956) e ambasciatore della Grecia a Londra (1957- 1962). Ma per il poeta, la questione di Cipro è un momento di riflessione e la ricerca poetica di alto livello che trova espressione nel Giornale di Bordo III. (…) L’isola di Cipro, agli occhi del poeta si presenta come un luogo intermedio, sia nello spazio e nel tempo, favorevole alla scoperta e anche la rivelazione.”

“Il poeta scopre lì un mondo in cui la gente parla greco, che è greco, ma che non dipende dallo Stato greco, come la Smirne della sua infanzia. Ma allo stesso tempo, la Cipro del dopoguerra, occupata da disordini politici che il poeta tratta ogni giorno come parte delle sue funzioni diplomatiche, potrebbe subire la stessa sorte dell’Asia Minore tra le due guerre. Le riunioni di cui poesie sono l’eco acquisiscono una tragica colorazione, in cui la storia personale del poeta aderisce alla grande storia “Stéphane Sawas,” Smirne Cipro: viaggi della memoria in Seferis “.
Dopo Yorgos Seferis e seguendo Jacques Lacarrière, Cipro, ai nostri occhi nel 2017, appare sempre come un luogo intermedio, sia nello spazio che nel tempo, favorevole alla scoperta ed anche alla rivelazione … di quell’altro mondo che ci è riservato. A meno che, naturalmente non ci sia una reazione da parte nostra.

Cipro, un’isola baciata dalle onde. Cipro, l’isola in cui si alimentano ancora i gatti, e forse, la democrazia e la speranza.

Cipro, dove si nutre ancora i gatti.
Cipro, dove si nutre ancora i gatti.