Cosa ho capito del Covid

Non voglio dare lezioni a nessuno, né affermare un qualche tipo di verità. Ma, dopo quattro mesi di articoli, post, twit, inchieste, report, statistiche, conferenze stampa, DPCM e chi più ne ha più ne metta voglio provare a riassumere quello che ho capito del Covid. Non tanto perché sia sicuro di avere ragione, quanto per testare quanto può capire un cittadino medio, che cerchi di selezionare le fonti della propria informazione, nel mezzo di una tempesta mediatica come quella generata negli ultimi mesi.

Io, di selezione, ne ho fatta tanta negli ultimi dieci anni, se possibile intensificandola ed affinandola, in questi mesi. Ho parlato pochissimo del virus e ascoltato molto: rapporto 1 a 100. Ho poco tempo, e di link ne metterò pochi, altrimenti ci metterei un mese a ricostruire tutto quello che ho letto… mi fido della mia memoria e fidatevi anche voi: se farò supposizioni sarò il primo a dirvelo, tutto il resto è roba che ho letto e che, se serve posso sempre ritrovare e precisare la fonte.

Innanzitutto, un po’ d’ordine. Il tema, secondo me, va diviso in tre parti:

  1. Come è potuto accadere?
  2. Come se ne esce?
  3. Quali sono (e saranno) le conseguenze?

COME E’ POTUTO ACCADERE?

Lo dico subito: il dibattito sull’origine del virus non mi appassiona più di tanto. Sapere se il Covid è un virus emerso spontaneamente da una delle innumerevoli combinazioni possibili in natura oppure, all’estremo opposto, se è il risultato di una manipolazione in laboratorio deliberatamente realizzata (e diffusa) al fine di creare casino in qualche parte del mondo, non cambia granchè i termini del problema, cioè l’andamento dei due punti successivi. Ritengo comunque poco probabile l’ipotesi di una creazione VOLONTARIA della pandemia, poiché dovremmo aspettarci che il responsabile ne fosse rimasto immune. Ma nessuno dei possibili colpevoli (che possono essere solo grandi e potenti attori geopolitici, cioè uno tra Stati Uniti, Russia e Cina o loro stretti alleati) ne è rimasto fuori: tutti costoro ed i loro alleati hanno pagato, e stanno pagando un prezzo elevatissimo in termini di vite, di immagine ed economici. Il che fa pensare che nessuno di loro può avere pianificato e realizzato una cosa del genere o che, se lo hanno fatto, sono dei completi imbecilli, dati i risultati (il che, trattandosi in ogni caso, dei servizi segreti di una delle tre grandi potenze mondiali, non credo possa essere).

D’altro canto, le notizie emerse sull’ormai famoso laboratorio di Wuhan non fanno pensare a qualcosa di totalmente naturale: lì si conducevano esperimenti piuttosto pericolosi (e dalle finalità poco onorevoli) su manipolazioni di virus, su iniziativa cinese, ovviamente, ma non solo: il laboratorio era finanziato e sostenuto anche da paesi occidentali (Stati Uniti e Francia, ad esempio, alcuni parlano addirittura di esperimenti diretti da Fauci, il capo della Task force anti-Covid americana) e non è impossibile che, alla fin fine, se giochi col fuoco, prima o poi ti scotti e, per quanto si possano immaginare tutti i casi possibili e prendere tutte le precauzioni possibili, alla fine il caso e l’infinità variabilità della vita può sempre trovare il modo di fregarti. Per questo, tendo a pensare che per avvicinarci alla verità, si debba immaginare una qualche circostanza in cui un virus in fase di manipolazione (il perché, lo lascio ipotizzare a voi…) sia in qualche maniera uscito dal laboratorio ed abbia cominciato a fare il mestiere per cui tutti i virus nascono, cioè riprodursi. Senza peraltro escludere del tutto l’ipotesi dei famosi Giochi militari di Wuhan del novembre 2019 ed i relativi racconti degli atleti presenti che parlano di malesseri e malattie molto simili al Covid che giravano tra gli atleti. In ogni caso, mi sembra chiaro che sapere come è nato il virus non ci aiuterebbe a capire come uscirne, quindi per ora lascerei il compito di scoprirlo agli storici, consapevoli dei lunghi tempi di attesa…

COME SE NE ESCE?

Bene. Posto che, probabilmente, siamo in presenza di un evento non voluto e quindi non abbiamo un colpevole a cui chiedere (con le buone o con le cattive) l’antidoto, la domanda da porsi è “come uscirne?”.

Di fronte ad una qualunque malattia contagiosa di una certa gravità, le alternative fondamentali sono due:

  1. Non ammalarsi (prevenire);
  2. Curarla, quando ci si ammala.

L’opzione del NON AMMALARSI, a sua volta, vede due strade possibili: evitare il contagio oppure, se disponibile un vaccino, vaccinarsi. Il Covid si è presentato fin dall’inizio come una sindrome fondamentalmente “nuova”, per la quale non c’era vaccino né cure specifiche già sperimentate. I malati a valanga nelle terapie intensive che morivano in modi sconosciuti senza avere cure (o a causa di cure sbagliate) e senza nemmeno il conforto dei parenti, hanno fatto pendere fin da subito la bilancia a favore del massimo isolamento. RESTA A CASA, è stato il mantra. E ci sta, all’inizio. Tuttavia, la mia impressione è stata che sia mancata, in molti casi, razionalità e che questo abbia reso peggiore un problema che era serio, ma non così mortale. Parliamo dell’Italia, che è il caso che conosco meglio. Se il virus era nuovo e il piano A era non ammalarsi, perché il governo dichiara lo stato di emergenza sanitaria il 31 gennaio e stabilisce la prima zona rossa solo venti giorni dopo, senza bloccare in alcun modo chi proveniva dalla Cina e riempiendo i media, nel frattempo, di dichiarazioni tipo “abbraccia un cinese”? Ci sono studi, di tipo statistico, che affermano che le misure prese nei primi 17 (…) giorni dall’inizio della diffusione di un virus siano decisivi, tanto è vero che le curve previsionali espresse dai modelli statistici sono molto vicine a quelle effettive (e si può fare la prova sul sito ) . Se il modello ci azzecca (e ci azzecca) allora quei 17 giorni, in Italia, sono passati invano e quando poi, presi dal panico, i vari Governo, regioni, etc hanno chiuso qualunque cosa che si muovesse, era ormai troppo tardi per evitare un contagio abbastanza diffuso da superare le capacità ricettive degli ospedali italiani (falcidiate da un paio di decenni di tagli tipo “ce lo chiede l’Europa”). E comunque non è che i modelli statistici ci abbiano granchè azzeccato, a parte quello (l’Imperial College a inizio epidemia prevedeva 280 mila morti in Italia…).

Ragioniamo. Se il problema è non diffondere il contagio, perché in Lombardia non si è proceduto da subito a tracciare i contatti degli infetti, quando erano pochi e, quindi, tracciabili? La persona che aveva accompagnato il famoso “paziente 1” all’ospedale di Codogno, intervistata dal tg3 Lombardia diversi giorni dopo l’accaduto, raccontava di non essere stato contattato da nessuno, di non aver fatto nessun tampone, e di essersi messo in isolamento domestico per pura precauzione personale… se la persona più vicina al primo teorico contagiato non era stata “tracciata”, figuriamoci le altre; nelle prime fasi dell’epidemia, quando ancora i casi sono relativamente pochi, la chiave è bloccare il contagio, tracciando tutto e tutti. A Vò Euganeo, focolaio più o meno contemporaneo a Codogno, lo hanno fatto, ed i risultati sono stati evidenti (il comune è uscito dalla quarantena molto prima di Codogno). A quel punto, ma solo a quel punto, l’unica strategia possibile poteva effettivamente essere la chiusura totale.

Una volta chiuso tutto, però, è cominciato un altro balletto, anch’esso intriso di irrazionalità, basato sull’alternativa “vaccino o cura?”. In realtà l’opzione della cura non appariva (e non appare tuttora) all’orizzonte visivo del mainstream, se non sporadicamente. La linea editoriale è stata fin da subito “voi state in casa, il vaccino è l’unica speme”; peccato che, come ricordava un post di Zerohedge che non riesco a ritrovare, il Covid è numerato “19”, ma per nessuno dei 18 virus precedenti dello stesso ceppo sia mai stato trovato un vaccino. E peccato che, anche ammettendo che questa volta sarà diverso e che un vaccino verrà trovato, il suo sviluppo richieda, normalmente, molti mesi di sperimentazione, su varie fasi, prima di poter essere utilizzato. E tutto ciò senza tenere conto che, a quanto pare, finora il virus ha già avuto quasi 7mila mutazioni, tutte meno contagiose dell’originale, quindi, anche se si trovasse un vaccino, contro quale delle 7mila varianti ci si vaccinerebbe?

Molto più ragionevole è stata la strada imboccata (nel silenzio e, a volte, perfino con l’aperta ostilità dei media e delle “autorità”) dai singoli ospedali che, di fronte all’emergenza dei morti senza cura, hanno cercato farmaci già in commercio che potessero funzionare. Esaminando i malati veri che ogni giorno gli si presentavano, molti ospedali hanno dapprima capito la vera natura della malattia e codificato le sue fasi di sviluppo e poi provato (in alcuni casi con successo, in altri meno) vari farmaci, molti dei quali anche poco costosi. Non è un caso che il primo reparto che si è svuotato, nella seconda fase dell’epidemia, è stata la Terapia Intensiva, cioè quello dove stavano i pazienti ospedalizzati da più tempo e che, quindi, da più tempo erano sotto l’osservazione dei medici. In più, anche nelle fasi precedenti della malattia sono stati trovati efficaci rimedi in combinazioni farmaci, per lo più rivolti a combattere l’infiammazione che il virus porta con sé. In questo campo non è il caso di entrare in dettagli che non posso padroneggiare, ma la fonte del blog del Chimico Scettico (https://ilchimicoscettico.blogspot.com ) potrà fornirvi tutte le informazioni che cercate sui diversi aspetti della cura, non solo medici, ma anche economici e politici. La sua posizione è sempre stata quella di cercare innanzitutto una cura, consapevoli che le ricerche costano e che per ora, molti di questi costi sono sostenuti da aziende private.

In generale, una (enorme) difficoltà aggiuntiva nel farsi un’idea è venuta dalle diverse e spesso contrastanti statistiche su contagi, malati, e perfino morti, pesantemente influenzate da una serie di problemi, soprattutto inerenti le politiche di rilevazione, diverse da paese a paese e, spesso, anche da regione e regione, in particolare sul numero dei contagi (determinato in gran parte dal numero dei tamponi effettivamente eseguiti). Questi problemi impediscono, secondo me, di avere idee un minimo sensate su quanto il virus fosse (e sia) davvero diffuso e sul suo effettivo tasso di mortalità, una volta preso. E mi stupisce tuttora lo scarso o nullo livello di dibattito che c’è stato sull’efficacia dei tamponi stessi: se anche il test di gravidanza (forse il tipo di test più usato del mondo) c’è sempre un 1% di errori, quale può essere il margine di errore su un test per un virus sconosciuto, sperimentato in pochi giorni? Il presidente della Tanzania ha fatto il tampone ad animali e fritti ed ha trovato positivo … il mango. Eppure tutti a fare il tampone e nessuno fiata (ma intanto, zitti zitti, da un certo punto han cominciato a farne sempre due).

Tuttavia, pur con tutte le cautele del caso, mi sembra che si possa concludere che, tutto considerato, siamo di fronte ad un virus di una certa gravità, ma non letale, almeno nella gran maggioranza dei casi: è dato comune il fatto che, tra i positivi al tampone, ci sia un’alta percentuale di casi del tutto asintomatici o che, pur presentando sintomi, non necessitano di cure ospedaliere: mi pare che la percentuale di “ospedalizzazioni” si aggirasse, all’inizio, sul 20-30% dei positivi, di cui solo un 10% finiva poi in terapia intensiva; oggi gli ospedalizzati sono solo il 7% dei positivi e vanno in terapia intensiva solo il 7% degli ospedalizzati! In pratica, è più probabile morire attraversando la strada sulle strisce che non per Coronavirus e, per la stragrande maggioranza dei casi, si guarisce a casa con l’aspirina.

il che – tra l’altro – confermerebbe la tesi (contestatissima dai media) di chi sostiene che il virus si stia indebolendo. Le statistiche dei morti parlano in modo univoco di segmenti ben definiti di soggetti a rischio (persone anziane o molto anziane, età media 80 anni, con oltre l’80% dei casi di soggetti con due o più patologie croniche gravi pregresse), quindi perché ancora parlano tutti di quarantena generalizzata come misura di contenimento e di vaccino come unica strada di cura? Non basterebbe curare quelli che si ammalano, sottoponendo a misure restrittive, in caso di nuovi focolai di infezione, le (poche) persone coinvolte e/o i soggetti più a rischio, cioè gli ultraottantenni o coloro con patologie gravi preesistenti?

La grafica dei morti per 100.000 abitanti non sembra fornire alcuna certezza: tra i paesi più colpiti vi è chi, come l’Italia, ha adottato strategie severe di quarantena e chi, come la Svezia, non ne ha adottata nessuna o quasi; paesi con bassa densità di popolazione e sistemi sanitari efficienti, come la Finlandia, hanno avuto più morti della Grecia, dove gli ospedali non curano più nemmeno le malattie “ordinarie” o gli stessi della Polonia, dove certo il sistema sanitario non è così avanzato come in UK (il che avvalorerebbe la tesi degli statistici, dato che Grecia e Polonia hanno chiuso tutto da subito, con pochissimi casi e morti).

FONTE: https://it.wikipedia.org/wiki/Pandemia_di_COVID-19_del_2020_in_Europa#/media/File:Persons_died_due_to_coronavirus_COVID-19_per_capita_in_Europe.svg

Riassumendo: il virus era sconosciuto e si diffondeva facilmente, ma la sua pericolosità non era così elevata come le prime fasi facevano sembrare. Più che cercare il vaccino (che resta una delle possibilità, ma non l’unica e non subito), sarebbe utile sperimentare le cure, che oggi, alla luce dell’esperienza, sembrano essere molto più a portata di mano, ed adottare misure di confinamento ed isolamento solo in casi limitati e/o per le fasce di popolazione più a rischio, che sono abbastanza chiare, ormai. Anche perché le conseguenze del RESTATE A CASA generalizzato sono state (e sono tuttora) devastanti, e veniamo all’ultimo punto.

LE CONSEGUENZE

Innanzitutto credo vi siano state due enormi conseguenze di tipo sanitario, di cui pochi parlano: da un lato l’isolamento e la clausura forzata cui è stata costretta la popolazione dei paesi interessati porterà con sé uno strascico di fenomeni psicologici di cui ora non possiamo ancora valutare la portata. Gli anziani, in particolare, potrebbero non riprendersi mai più del tutto dalla forzata inattività e dai ridotti contatti sociali dei questi mesi, ma anche dalla paura dei contatti sociali (e questo, non solo gli anziani). In secondo luogo, l’emergenza Covid ha di fatto congelato (e non sempre in modo giustificato) moltissime (tutte?) misure di diagnosi e cura delle altre patologie. Un numero spropositato di esami, controlli, visite sono state annullate o rinviate sine die, anche per patologie oncologiche (ne ho cognizione diretta) o potenzialmente molto gravi. Qualche statistica registrerà questi casi, e le loro conseguenze? Non credo. Ma nessuno sembra tenerne conto quando si parla di tornare a chiudere tutto per evitare la “seconda ondata”.

E la scuola? La didattica a distanza cosa ha comportato, a livello sociale e cognitivo nei ragazzi (in particolare nei più piccoli)? A differenza di altri paesi, l’Italia sta ritardando molto il ritorno alla normalità, nonostante il distanziamento non sia sempre necessario, e anche questo avrà delle conseguenze. Parlo, ad esempio, degli esami di maturità, che si sono svolti in maniera “ridotta”, con la sola prova orale, mentre anche le prove scritte si sarebbero potute fare normalmente, dato che il distanziamento, in quel caso, c’è sempre stato (ricordate le file dei banchi messi lontano gli uni dagli altri e nei corridoi?). Quindi, perché abolire gli scritti? E perché non ritornare comunque in classe a settembre, visto che i giovani sono la categoria in assoluto meno a rischio di tutti (i bambini in particolare)? Oltre alla questione sanitaria, qualcuno ha messo sull’altro piatto della bilancia anche le conseguenze educative, sociali e pedagogiche del non far andare a scuola i bambini? Io credo di no. E i motivi li vediamo nel prossimo punto.

Qualunque sia il punto di vista, la domanda – unica e totalizzante – su tutto ciò che è stato fatto e non fatto finora è sempre la stessa: perché?

Se i vari studi convergono nell’affermare che all’aperto e per contatti brevi/occasionali le probabilità di contagio reciproco sono nulle, e sono molto basse anche in molte delle altre situazioni, in particolare con certi tipi di mascherina, perché continuiamo a doverle portare anche all’aperto (Lombardia)?

Se i casi in Italia sono al minimo da gennaio, ed è passato oltre un mese dall’ultima “riapertura” senza che ci fossero “seconde ondate”, perché tutti i media parlano sempre e solo di allarmi, pericoli, paesi in cui il virus sta aumentando (te credo, il contagio è arrivato mesi dopo di noi) ed enfatizzano numeri minimi di nuovi casi, ricorrendo, se proprio non ci sono notizie negative in Italia, ai numeri mondiali o, ancora meglio, cumulativi (quelli sono una certezza…. non possono diminuire)?

Venendo ai temi economici, se il problema principale è stata la SPARIZIONE letterale di redditi per milioni di persone, che hanno dovuto dall’oggi al domani smettere di fare il proprio lavoro, così come hanno dovuto smettere di fare una serie di cose che generavano flussi di denaro per altre persone (uscire, fare sport, viaggiare, andare al cinema/teatro, fare shopping, etc), perché, invece che ripristinare i redditi delle persone, i paesi europei, ed in particolare l’Italia, stanno ricorrendo per lo più a PRESTITI?

FONTE: FMI

Il prestito è uno strumento adatto a situazioni in cui il richiedente ha bisogno di maggior disponibilità finanziaria OGGI in vista di un maggior reddito DOMANI (al quale l’acquisto/investimento contribuirà) con il qual reddito potrà restituire quanto oggi gli è stato prestato. Il prestito NON può (ripeto: NON può) sostituire un BUCO di reddito, al quale non è affatto sicuro né probabile che seguirà un aumento futuro con il quale ripagarlo. Anzi: dato che il buco viene da una circostanza di questo tipo, è molto probabile che in futuro il reddito continuerà a non esserci o, se ci sarà, sarà inferiore a quello precedente… QUINDI? Le garanzie statali sono spesso parziali e le procedure per ottenerle a dir poco farraginose, il che significa che tra qualche mese (Bankitalia dice tre mesi, per almeno un terzo della popolazione) ci sarà la fame, altro che restituzione dei prestiti e la ripresa dell’economia.

E infine, collegato al punto precedente, se la BCE ha dichiarato apertamente che, se gli stati avessero emesso nuova moneta attraverso titoli di stato, avrebbe comprato il debito pubblico di qualunque paese senza limiti, perché l’Italia ha fin qui emesso quantità ridicole di titoli di stato, molte volte inferiori alla domanda?

PERCHE’?

Io un’idea ce l’avrei, e risale a quattro anni fa. La figura sottostante riassume il nocciolo di quello che prevedevo (cfr. in particolare ultimo paragrafo).

L’economia italiana è stagnante da molto tempo (diciamo a grandi linee dall’ingresso nell’euro) e il progressivo venir meno dei redditi è stato fin qui colmato (in parte) da PRESTITI delle banche (un dèja vu, quindi). I prestiti non erano restituibili, e la BCE, sotto la cui vigilanza è oggi la gran parte del sistema bancario italiano, da anni chiede alle banche italiane di ridurre le sofferenze. Pena: il fallimento. Il processo di progressivo fallimento (e ricapitalizzazione a spese dello stato) delle banche doveva concludersi con l’arrivo della Troika in Italia, in modo da mettere le mani sull’Italtacchino, preda ben più prelibata delle pur succose DDR e Grecia. Il processo prevedeva di passare dalle banche, perché le banche erano l’anello attaccabile, l’ente che “non può fallire”, ma che era stato incaricato di tenere in piedi tutti gli altri. I prestiti coprono da vent’anni almeno i “buchi” di reddito e, alla fine, siccome i soldi ce li avrebbe messi lo stato, le regole di bilancio imposte dalla UE (leggi: Germania) agli stati aderenti avrebbero fatto il resto.

Ci stavano mettendo un po’, effettivamente: il processo di fallimento di un paese un tempo tra le cinque maggiori potenze industriali del mondo non è facile, né rapido. Il Covid ha presentato l’innegabile vantaggio di accelerare il tutto: fai in sei mesi quello che avresti fatto in sei anni, vuoi forse sprecare l’occasione? Se la gran maggioranza della nostra classe dirigente ha sposato da decenni la filosofia del vincolo esterno, ergendosi a novelli Quisling pronti (fin dalla famigerata combriccola del Britannia, anno 1992) a consegnare le ricchezze del paese agli stranieri in cambio del permesso di amministrare le  (consistenti) briciole, come era possibile pensare che si sarebbero fatti scappare l’occasione? E non parlo solo di economia, ma anche di altri aspetti non meno importanti dell’agenda (vogliamo parlare del tam-tam su quanto sarà obbligatorio il vaccino, quando apparirà?). Ed ecco spiegato, allora, tutto.

L’immobilismo iniziale si spiega – oltre che con lo stupido buonismo dell’abbraccia un cinese – con l’aver forse intravisto all’orizzonte la “grande occasione”: la minaccia poteva essere valutata ed affrontata fin da gennaio, ma si è perso tempo, i famosi 17 giorni sono trascorsi invano e comunque, per non sbagliare, il virus ha colpito prima noi di tutti gli altri, e non ho trovato altre spiegazioni convincenti del perché (solo sfiga? Bah…).

Si spiega anche con la necessità di isolare la gente e impedire pericolose manifestazioni di dissenso il comportamento successivo che, mentre scavalcava uno dopo l’altro tutti i possibili limiti costituzionali a colpi di DPCM, demonizzava i cittadini con un regime di terrore e paura fatto di minacce oscure ed onnipresenti e di elicotteri che pattugliavano un paese deserto per far rispettare divieti che – ora lo si sta realizzando – per gran parte erano inutili.

E, mentre il blocco delle attività scavava un buco che – ne sono convinto – siamo ancora lontani dal poter veramente quantificare, il Governo creava (e sta tuttora creando) le condizioni ideali per realizzare la “soluzione finale”: mettere il paese in mano alla Troika. Aiuti scarsi o assenti per chi ha perso reddito, concessi dopo lunghi tentennamenti e caterve di annunci in prima serata, con decreti di centinaia di pagine che uscivano molti giorni dopo le conferenze stampa e dispensavano cifre ridicole, da ottenersi attraverso procedure complesse e farraginose. E quando – avranno pensato – rinvio dopo rinvio, la situazione sarà arrivata al punto di rottura, anche i quattro spicci del MES sembreranno oro e nessuno avrà il coraggio di rifiutarli. Non è forse questo il ragionamento che sentiamo oggi a reti unificate? Entriamo nel recinto e, Grecia insegna, non potremo più uscirne, se non a piedi avanti.

Ma c’è un problema: a differenza del piano A (lento strozzamento via austerità, specifico sull’Italia), il piano B ha colpito anche gli altri, quindi non si è potuto applicare a tutti la ricetta che era in serbo per noi. Se per tutti era chiaro fin dal principio che si doveva intervenire stampando moneta, e che era la BCE a doverlo fare, BCE non poteva dire “aiuteremo tutti i paesi, tranne l’Italia”; troppo scoperto sarebbe stato il gioco. Ed ecco che si spiega il tentennamento, i rinvii continui delle manovre, la riluttanza a deliberare sforamenti di deficit da coprire con emissioni di titoli, nonostante la domanda su tutte le ultime emissioni avesse superato ampiamente l’offerta. E Gualtieri che dice in TV che “crisi è recuperabile”, minimizzando oltre ogni logica? La BCE non pone condizioni: quello che emetti, compra e i tassi sono bassi, perché non farlo e mettere i soldi in tasca ai cittadini? Tutti gli altri paesi europei che rifiutano il MES e usano la BCE sono forse stupidi? Perché siamo i soli a volere il MES? Il senatore Bagnai è arrivato ad ipotizzare che “forse sono minacciati”, tanta era la illogicità dei comportamenti del Governo.

E il Recovery Fund, che non vedrà mai la luce, a cosa serve, se non a mettere l’ennesima (finta) carota davanti agli italiani per tirare lungo? Prima doveva essere pronto a maggio, poi si è trattato fino a giugno, adesso si parla di proposte sui punti aperti (tutti) da discutere a metà luglio… e intanto la gente erode i risparmi per vivere, oppure chiede prestiti che non potrà rimborsare, con le élites in attesa di poter gridare il prossimo (inevitabile?) FATE PRESTO.

Ecco il perché.

Mantenere il Controllo con la paura, mentre realizzo l’agenda ordoliberista in salsa europea, per la quale tutto il sistema lavorava da almeno vent’anni, e che, in tempi normali, avrebbe richiesto tempo, ma per il quale adesso posso, a tappe forzate, creare in pochi mesi le condizioni ideali a scatenare la catena di eventi desiderata.

Un evento sanitario forse imprevisto, complesso, ma per lo più non letale, ed ecco arrivare alla porta di casa la più bieca e lurida Shock economy della nostra storia, con prove tecniche di autoritarismo e sospensione della democrazia e l’Italia, come sempre, a fare da apripista. E noi ammutoliti dietro una inutile mascherina a guardarci di sbieco e contare gli spiccioli nel portafoglio.

Questo è quello che ho capito (finora) del Covid.

Son preoccupato. Andrà tutto bene un cazzo.

In fondo, spero di aver capito male.

PS: un compendio di molte notizie tecniche sull’epidemia sta nel lavoro di Marinella Correggia. Ad esempio, QUI

Goofy8 – frasario essenziale (e semiserio)

Frasario lungo, quest’anno. Colpa degli ospiti: troppo interessanti (quasi tutti…) per riassumerli troppo. Mettetevi comodi e buona lettura!

NOTA: le frasi tra [parentesi quadre] sono spiegazioni o aggiunte necessarie per comprendere quei pezzi delle frasi che, tolti tel quel dal loro contesto, avrebbero potuto risultare non chiari.

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Sergio Caputi (rettore Università Gabriele D’Annunzio, Pescara):

SALVATO IN CORNER: io non sono un economista, ma …. mi accorgo delle criticità

Alberto Bagnai

FASSINO DOCET: il titolo del convegno è come al solito Euro, Mercati e Democrazia… 8 anni fa mi dissero che non era un titolo per una manifestazione di successo.

Marco Marsilio (Presidente Regione Abruzzo)

IL PASTORE CONOSCE LE SUE PECORE: ieri col vescovo ho sentito delle battute sui sovranisti, persone ottuse, che non capiscono il mondo moderno.

IL FOGNO – RELOADED: Noi continuiamo a sognare l’Europa …

Carlo Galli

GLI PIACE VINCERE FACILE: Non è che in questa epoca non ci siano più ideologie, ma ne è rimasta una sola: il neoliberismo.

GLI SCEMI DEL VILLAGGIO: [il neoliberismo] non è uno stato di natura, ma ha avuto la capacità di farsi passare come ovvio, naturale e post-ideologico. La prima a cascarci è stata la sinistra.

PRIMO NON PRENDERLE: si sostiene che la sovranità è portatrice di guerra, ma ai Curdi stanno facendo la guerra proprio perchè non sono sovrani. Se non si è sovrani, si è più esposti alla guerra.

OFELÈ FÀ EL TÒ MESTÈ: nel dopoguerra l’Italia ha continuato a fare ciò che meglio sa fare al mondo, cioè il doppio e triplo gioco tra Arabi e Israeliani, tra l’altro utilissimo a tutto il contesto internazionale dell’epoca.

IL PECCATO ORIGINALE: non c’è nessun altro modo di valutare un soggetto sovrano se non vedere come è nato. (…) La sovranità ha all’origine una rivoluzione, una guerra, una grande decisione, un collasso di un precedente ordinamento. Cercate un’eccezione: non la troverete. Non ci sono eccezioni. Per questo la UE non è un soggetto sovrano. Ma è estremamente cogente, pur non essendo sovrana. E questa è la contraddizione di fondo.

CORNUTI E MAZZIATI: la sovranità è un rapporto di obbedienza e protezione. Ma al comando della UE (la moneta unica) [NdA: che chiede obbedienza] non corrisponde alcuna protezione [cioè] se l’euro ti danneggia, sono tutti cavoli tuoi.

TALETE 2.0 La sovranità ha tre dimensioni geometriche…

ANTIFA CON I CONTROROC… Antifascismo serio voleva dire anti-tiranno non anti “qualcosa che a te non piace”;

DOMANI COMINCIO LA DIETA (O NO?): la sovranità non si manifesta mai soltanto in contingenze della fattispecie. In Italiano: non si può normare tutto. Ma ciò è esattamente quanto ci viene fatto credere. Il vestito, se è unico, è sempre troppo stretto.

PIU’ NEURONI PER TUTTI: il pensiero, se è unico, non riesce mai a pensare abbastanza.

SOVRANO, ERGO SUM: la sovranità è un concetto esistenziale (…) la sovranità è l’espressione della volontà di esistere di un soggetto collettivo. Chiedetelo ai palestinesi, ai somali, ai libici [se non vogliono la sovranità]. Non esistono, come soggetti sovrani.

PIU’ SHAMPOO PER TUTTI (MA GREEN): perchè riflettiamo sull’ABC di ogni pensiero politico? Perchè sprechiamo tempo a pensare ciò che è già stato pensato? Perchè da un po’ di anni ci dicono che tutto ciò non è più vero, non è più storia, è fascismo, fa venire la forfora, o causa il cambiamento di clima… questa l’ho letta. E io che non lo sapevo.

GLI SCEMI DEL VILLAGGIO – 2: un ex ambasciatore diceva “il mondo è pieno di sovranismi”, ma avrebbe dovuto dire “è pieno di sovranità”. [E allora] spiegalo tu agli istraeliani che non sono uno stato sovrano, ai taiwanesi… a chiunque, tranne che a noi. Stiamo riuscendo nell’impresa di creare la non sovranità in un paese solo.

NON DITELO IN GIRO: che cos’è il concetto che i vecchi non possono votare perchè sono economicamente inutili? Ci sono colleghi stranieri qui, c’è da vergognarsi… questa è l’egemonia culturale [del neoliberismo].

TARGET MEDIOMAN: tutto è orientato a distruggere le differenze e le certezze. A partire dal ceto medio. La cui distruzione è un obiettivo fondamentale del neoliberismo. Sembra esserci riuscito, ma le disillusioni sono state così tante che nel crollo è stata coinvolta anche la democrazia. Credevi di avere una pensione? Te la tolgo. Credevi di avere un lavoro? non ce l’hai più… ma queste cose creano proteste, rivolte, e quindi il sistema non può più permettersi la democrazia. Il mondo vede una serie di rivolte violente non ben indirizzate, ma tutte contro lo status quo, dal Cile a Hong Kong, da Barcellona a Parigi… vorrà dire qualche cosa?

GERMANICA (raccolta di frasi sulla Germania)

  • CONTROFATTUALEN…i salari tedeschi sono altissimi? Hanno salari che sono la metà di quello che potrebbero essere;
  • MERCANTILISMO INTERGALATTICO: e quando avremo riempito di Mercedes e BMW il pianeta avremo un problema…
  • SCHERZARE COL FUOCO: e inoltre hanno fatto arrabbiare gli americani e non è mai bene far arrabbiare gli americani;
  • IO GUARDO AL RISULTATO: la Germania è un paese democratico, gli hanno insegnato la democrazia con le cattive e l’hanno imparata;
  • W LE IMPERFEZIONI: [la Germania] è fuori scala: è un paese grosso. Non hanno investito niente in casa, hanno pessime ferrovie, hanno un esercito da operetta, i tedeschi, e va bene così…
  • CIO’ CHE E’ MIO E’ MIO etc.: hanno accettato l’Euro al posto del Marco perchè era uguale al Marco. E non era collegato ai bilanci dei vari stati. Gli italiani si tengono i loro debiti.

Brian Langille

WISHFUL THINKING: I can speak italian, but only in my dreams

TEORIA DELLA RELATIVITA’ (Geopolitica): Stalin once said that “there are decades when nothing happens, and weeks when decades happen”

DON’T WORRY, IT’S NOT A PROBLEM: I’m not an economist, and I’m not european

ASSENZE: il nuovo mondo può essere descritto come una complessa combinazione di fattori, che non contengono l’uomo.

COMPLOTTISTAAAH: in questo nuovo mondo nulla accade per caso. Nulla accade e basta. Il Washington Consensus non nasce dal nulla. Le conseguenze sono nel più famoso grafico mai prodotto dalla banca mondiale (a forma di elefante)

NUOVE DROGHE: Il capitalismo sta morendo per mezzo di una lenta overdose di sé stesso.

GLOBALIZATION 4 DUMMIES: l’unica tendenza veramente globale è la de-contrattualizzazione, cioè l’eliminazione delle regole. Oggi la regole sul lavoro dicono di … non avere regole.

COME SI DICE ART.3 IN CANADA? Lo sviluppo non è far crescere il GDP pro capite, ma creare vera, reale capacità di ognuno di guadagnare ciò che necessita per vivere. Per educare i figli, per sviluppare le capacità umane di ognuno, nel nome della libertà. Questo deve essere l’obiettivo delle leggi sul lavoro. Il lavoro non è una commodity.

Omar Chessa

RIPETERE TRE VOLTE AL DI’ PRIMA E DOPO I PASTI: l’economia sociale di mercato non è un’economia di mercato corretta dall’intervento calmieratore dello stato, ma è un’economia che automaticamente, essendo di mercato, produce progresso sociale. Così la intendono i tedeschi.

POSSIBILITA’ NON E’ OBBLIGO: nel 2001 si introduce il principio che spetta al legislatore decidere se, ed in che modo, va tutelata la concorrenza, non che sia obbligatorio tutelarla.

Andrea Guazzarotti

MASOCHISMO 2.0: state rinunciando a una strepitosa giornata di sole per ascoltare dei… giuristi. Capisco Carlo Galli, ma i giuristi non si sopportano…

CONFLITTI – 1: nell’800 quando c’era del conflitto entrava in scena Bava Beccaris che sparava sulla folla, quindi il conflitto nelle costituzioni dell’800 non c’era.

ESPORTAZIONE DELLE CONTRADDIZIONI: dopo Maastricht la mia impressione è che noi, a differenza di altri stati membri, abbiamo pensato che si potesse gestire il conflitto sociale con i trattati internazionali, e non con la Costituzione. Il vincolo esterno come risolutore dei conflitti sociali. I trattati ontologicamente regolano i conflitti tra gli stati, non quelli all’interno degli stati.

LE MALELINGUE: nel 1992 Lira e Sterlina uscirono dallo SME per un attacco speculativo, credo fosse Soros, ma non ci giurerei…

CONTACI: Hemminger [n.1 Bundesbank all’epoca] scrisse al cancelliere Schmidt nel 1978: lo SME prevede che ogni banca centrale debba intervenire a favore delle altre in caso di attacco. Ma io non lo farò mai.

PADOA SCHIOPPA E’ VIVO E LOTTA INSIEME A NOI: Guazzarotti: io ho iniziato a fare il mio mestiere studiando il diritto ecclesiastico. Poi mia moglie ha perso il lavoro, io ho continuato a fare il mio lavoro, ma non assunto, dentro una cooperativa, che non è la stessa cosa, e ho cominciato a studiare l’economia. Ponti: “hai scoperto la durezza del vivere”.

SUSCETTIBILI: la corte costituzionale tedesca bloccò l’entrata in vigore di Maastricht in Germania per una anno. Ogni volta che cambia un trattato, si incazzano.

E PALPATINE, DOVE LO METTIAMO? [i Tedeschi vogliono la] proporzionalità digressiva: ai piccoli stati sono assegnati 6 parlamentari: Malta ha 500 mila abitanti, la Germania 80 milioni, ma i parlamentari non sono in proporzione. Ci vorrebbero 4 mila parlamentari, e qui mi viene in mente il Senato di Guerre Stellari, dove nessuno ci capiva niente…

Omar Chessa

CHE SIA CHIARO: il primato del diritto europeo si basa sulla Costituzione italiana, quindi smettiamola di chiamarlo “primato”. E’ la Costituzione che “autorizza” le deroghe.

LA VOLPE E LA COSTITUZIONE: la gran parte dei costituzionalisti italiani [dice che] non è la Corte Costituzionale italiana a difendere i nostri diritti costituzionali, ma è la Corte Europea a farlo. Ma è come mettere la classica volpe nel classico pollaio.

FASHISTAAAAH (AI SENSI DI LEGGE): io avrei difficoltà a dire queste cose in un convegno di costituzionalisti. Oggi, parlare di queste cose è diventato fuori moda: peggio, è considerato da fascisti.

Andrea Guazzarotti

A CIASCUNO IL SUO RUOLO: Omar è quello serio, io sono quello che racconta le barzellette.

EH, MAGARI… Noi abbiamo agganciato tutte le cessioni all’UE a una norma, l’art.11, che non parla dell’UE. Forse sarebbe meglio inserirla in una clausola più stringente che la citi, ma fissi dei limiti, come hanno fatto molti altri.

IL PERICOLO E’ IL MIO MESTIERE: la giurisprudenza italiana ha stabilito che, salvi i controlimiti, il diritto italiano si adegua a quanto stabilisce il diritto e la corte di giustizia europea. (…) Questa cosa non sta in un trattato, o in un protocollo, ma in una “dichiarazione”, che nemmeno saprei dire che caspita è una “dichiarazione” (poi domani mi toglieranno l’idoneità di professore). E la “giurisprudenza” di cui parla la dichiarazione, l’ho cercata, ma non esiste.

Alberto Bagnai

EI FURON: osserviamo un minuto di silenzio per quei vostri colleghi che non sono qui con noi per aver creduto a un virgolettato de “Il Foglio”

PAROLE AL VENTO: noi a sinistra avevamo uno che nessuno legge più e che si chiama Gramsci che aveva spiegato il ruolo della stampa borghese. (…) Il mio modello concettuale per affrontare il mondo dell’informazione dice che se una cosa è scritta sui giornali è falsa. Denzel Washington si chiede in un film se è meglio non essere informati o essere disinformati. Forse è meglio non esserlo.

UNO, DUE, MOLTI…Ciò che è falso alla radice è la rappresentazione dell’attività parlamentare. I media dicono che i parlamentari “fanno leggi schiacciando pulsanti in aula”. Borghi: ciò però richiedebbe al parlamentare la conoscenza del mero codice binario, al massimo “trinario”, essendoci anche l’astensione. Le leggi si scrivono con SI o NO

LA MIA MENTE E’ UN DESERTO: il relatore legge gli emendamenti e si fa una sua idea, con la sua testa, indipendentemente dal contenuto di essa.

DEEP STATE – 1: C’è la telenovela della “griglia”: quel documento che qualcuno del governo compila e che il relatore legge, facendo finta che sia il relatore a leggerlo mentre il governo fa finta di conformarsi. Il vero lavoro politico è nella domanda che nessuno fa: ma questo foglio (la griglia) da dove viene? Tutto quello che crea quel foglio non sta su Openpolis.

Claudio Borghi

DEEP STATE – 2: come avvengono le riunioni di maggioranza?

Telefonata. Ci si trova alle 22 al MEF… non c’è nessuno, spettrale, tacciono perfino i pappagalli (ci sono decine di pappagalli al MEF)… poi si apre una porticina ed entri, vai per i corridoi vuoti e alla fine trovi una stanza dove è pieno di gente che si sta già accapigliando da ore, con fogli ammucchiati da tutte le parti…

POVERO GATTINO…Non entrare nel merito è una sofferenza, a volte. Se ti passa sotto il naso la legge per torturare i gattini, tu devi solo decidere se ci sono le coperture per torturarli

IL BRAND CONTA: ci sono nomi che suscitano la fantasia: il decreto crescita ha attirato emendamenti da ogniddove. Tutti vorrebbero far crescere qualcosa (Bagnai: “i capelli”).

E’ LA RISPOSTA DEFINITIVA? In generale, spero che vi sia chiaro che, una volta che un provvedimento arriva in aula, non c’è più niente da decidere.

IL MERCATO DELLE VACCHE: Gli emendamenti che passano anche dalle opposizione sono frutto di mercanteggiamenti osceni (Bagnai: “si dice sintesi politica”)

UN BEL TACER …Poi passi l’emendamento sull’aeroporto di Reggio Calabria, fermi l’onorevole calabrese dell’opposizione e gli dici “hai visto? L’abbiamo approvato” e lui “ma io sono di Lamezia” [l’aeroporto concorrente].

Il “capannello Borghi”, ormai divenuto “capannone”

Stefano Fantacone

IL PILOTA AUTOMATICO – 1: La regola dice che la componente strutturale del bilancio pubblico deve essere zero. Quella è la componente su cui la politica decide

LA CASA DELLE LIBERTÀ (cit.) : si scompone ciclo e trend, ma ogni misura può essere scomposta in vari modi e non ce n’è uno meglio degli altri. Dipende da quello che preferisce l’analista.

CREDICI. Componente ciclica. La formula dice anche che quando siamo in espansione dovrei accumulare avanzi di bilancio. Perché? La risposta non c’è…

IL PILOTA AUTOMATICO – 2: l’idea è che il policy maker non è capace di fare buone scelte e quindi gliele impongo.

NAWRU-RAMA IN STEREOFONIA (perle assortite sulla regola chiave dell’austerità europea)

  • Il nawru è una interpolazione del tasso di disoccupazione. Cioè lo rispecchia. Ma la politica economica ha senso non se rispecchia il ciclo, ma lo determina o almeno lo contrasta.
  • Ma con il nawru al minimo chissà che inflazione ci sarà stata? Era 1,7, minimo storico. Quindi di che stiamo parlando?
  • Su cosa è calcolato il nawru? Sulla curva di Phillips… Che dicono i dati? Il re quadro del ns nawru è 0,13 per l’Europa e 0,02 per noi. Se uno studente ci portasse una relazione con re quadro così lo bocceremmo.
  • E poi, il nawru è un indicatore di politica monetaria, perché si usa per la politica fiscale? È il contrario di quanto dicono i libri. affermato da tutti i testi.

DIVORZIO (MAGARI ANCHE ALL’ITALIANA): Bisogna imparare a lasciarsi, dicevano in un film. Bisogna mollare una regola che non funziona

Jeronim Capaldo

PER ME E’ (SAREBBE) NO: C’è chiara evidenza che le autorità economiche non sono preparate a gestire le recessioni in atto.

SUL PONTE SVENTOLA BANDIERA BIANCA: Ormai nelle sedi internazionali nessuno parla più di convergenza [con i paesi in via di sviluppo].

TANA LIBERA TUTTI (O NO?): i trattati di libero commercio non sono dei trattati (sono accordi) non sono liberi (sono imposti) e non trattano di commercio (hanno dentro di tutto).

IL CROLLO DELLE CERTEZZE

  1. Gli investimenti esteri non servono a nulla: IMF ha calcolato che alla fine non portano sviluppo e servono per evadere tasse;
  2. Il problema mondiale del debito è essenzialmente un problema di debito privato;

BOTTOM LINE: La wage share è in crollo da 40 anni.

CHI BEN COMINCIA… Il modello dominante dice innanzitutto che la domanda si adegua all’offerta… (…) in sostanza parte dal presupposto che il problema fondamentale non esiste

E IL TRAFFICO? [Il modello dominante sostiene che] la distribuzione del reddito dipende da tecnologie, demografia e altri fattori fuori controllo.

FUNZIONA! [il modello dominante] usa l’output gap. Lo usano tutti in tutte le istruzioni.(…) Secondo i calcoli, Italia, Germania e Stati Uniti sarebbero nella stessa condizione [economica] …

BRAVO, BENE, BIS!: L’obiettivo di politica economica dev’essere diverso dal contenimento dell’inflazione. L’investimento produttivo è fermo da 40 anni. I soldi sono andati nella finanza, quindi l’investimento deve essere pubblico. Austerità deve finire. Banche pubbliche. Revisione trattati del commercio. From TINA to TATA, ovvero Thousands of alternatives

Alberto Bagnai

SE QUALCOSA NON SERVE, SERVE A QUALCOSA D’ALTRO (cit. IlPedante) – 1: L’austerità è una politica redistributiva, e lo sanno tutti. Quindi perché metterci la pennellata green? Viene a valle della decisione su chi beneficerà dei profitti di quelle politiche espansive che avrebbero dovuto fare prima e che adesso si (ri)comincia a dire che si possono fare. Che paesi? I soliti.

SE QUALCOSA NON SERVE, SERVE A QUALCOSA D’ALTRO (cit. IlPedante) – 2: Nelle BCC [secondo I promotori della riforma del 2016] i capitali avrebbero dovuto affluire dal mondo alle valli sperdute per affrontare i problemi di capitale [delle piccole banche] e invece i capitali delle valli stanno affluendo nelle banche private per risolvere i problemi di queste ultime.

Vladimiro Giacchè

CHIAMATE GLIESPERTI: Ho trovato divertente la risposta di Padoan alla domanda “perché non vi siete opposti alla decisione su banca Etruria?” Ha detto ”non sapete come funzionano i mercati”. Lui lo sapeva talmente bene che [le banche, dopo la decisione] hanno perso il 35%

STRABISMO DI VENERE: gli AQR (Asset Quality Review] guardano ai rischi di credito. Ha senso non guardare al rischio di mercato? Sì se vogliamo tutelare i sistemi bancari di certi paesi e non di altri.

ISTIGAZIONE A DELINQUERE: Il modello di banca verso cui si sta andando vede lo spread tra prestiti e depositi verso zero. Chi fa la banca normale non fa più utile. Il sistema e la vigilanza dicono uniti che non bisogna più fare banca ma finanza.

RAPIMENTO A MANO ARMATA: l’essenza dell’unione bancaria, ad oggi, non è ridurre la frammentazione del sistema bancario ma quella di tenere in ostaggio un paese attraverso le sue banche.

Rainer Masera

FRAU PENELOPEN: È inutile fare politica monetaria espansiva se poi si mettono vincoli alle possibilità di fare credito. E’ una tela di Penelope fatta (e disfatta) dalla BCE

GLI SCEMI DEL VILLAGGIO – 2: la questione della concorrenza è stata data in appalto alla commissione europea. Le regole di Basilea dovevano essere applicate solo alle banche che operavano su diversi paesi, ma qui le applicano a tutte. Negli Stati Uniti non le applicano. Ci sono cinquemila Community Banks che non applicano le stesse regole delle altre. Ma voi vi immaginate la banca Tercas che fa concorrenza alle grandi banche? E allora perché deve applicare Basilea? È di fatto un sistema per buttare le piccole banche fuori mercato.

GRANDISMO FOREVER? Negli Stati Uniti le piccole banche rendono più delle grandi.

TURRIS EBURNEA: il capo della vigilanza della Federal Reserve va nelle Community Banks a vedere che problemi hanno e quali insegnamenti trarre. Non mi risulta che [qualacuno della] BCE lo abbia mai fatto.

QUESTO E’ FAR SUL SERIO: L’assicurazione sui depositi negli Stati Uniti arriva a 250 mila dollari.

I SOLITI SOSPETTI: chi resiste in Europa tra le piccolo banche? [quelle di] Germania e Austria. Ma loro hanno gli IPS [NdA: Institutional Protection Schemes, forma di aggregazione delle piccole banche, alternativa alle Capogruppo]. IPS in Italia è venuto meno a causa della sentenza Tercas che diceva che avrebbe violato la concorrenza

NON DITELO A BANKITALIA…La FED dice [in una sua ricerca] che le innovazioni tecnologiche possono giovare più alle piccole banche che a quelle grandi.

NEL MIO PICCOLO, L’AVEVO DETTO, EH..(): se le piccole banche escono dal mercato anche le piccole medie imprese ne soffrono.

Gavin Jones

AUTO-BUU: mi aspettavo dei buu come primo giornalista qui…

MODERATORE? [Presentando Zingales] lui si è laureato alla Bocconi… Buu – È stato in politica con FARE (risate in sala) – Calenda si è pentito riguardo alla sua trentennale visione neoliberista dell’economia. Tu credi ancora a quelle cazzate?

Luigi Zingales

DAI, SU, NON E’ DIFFICILE… Tutti i problemi strutturali di questi anni sono sempre esisti. Eppure da metà anni 90 l’Italia non è cresciuta più. Perché?

CONCORRENZA SLEALE: prendiamo il caffè corretto: in Veneto [si beve] anche al mattino… Starbucks non può: non ha la licenza per gli alcolici!

LA CORRUZZZZIONE: [da Starbucks] i dati vanno tutti a Seattle e nessuno ruba nulla. E poi gli acquisti sono centralizzati.

LA CIIIINA: [sulle cause del decline italiano] e poi c’è la Cina. Gli Stati Uniti hanno il Midwest che è come l’Italia. Hanno perso un terzo dei dipendenti della manifattura.

OGNI ABUSO SARA’ PUNITO: l’Italia dopo avere abusato della flessibilità di cambio ci ha rinunciato quando ne avrebbe avuto bisogno.

I SOLITI FURBONI: noi siamo il paese delle eccezioni non delle regole. Questo sviluppo tecnologico favorisce chi segue le regole.

…A FARE LE FATTURE (ELETTRONICHE): se promuovi le persone perché sono tuoi parenti a cosa serve avere dei dati o l’ICT?

MA DOVE ANDREMO A FINIRE? Nelle banche, i dati sui NPL [Non Performing Loans – in italiano: sofferenze] stavano nei faldoni, non c’erano i files.

TRE PAROLE IN MENO ED ERA OK: Il sistema cooperativo va malissimo se devi tagliare il credito a metà dei soci.

E CHI E’ STATO, SECONDO TE? il motivo per cui gli italiani non fanno figli è legato al fatto che i salari per le persone che possono fare figli è basso

DAI CHE CE LA FAI, SU, ANCORA UNO SFORZO…Tutti parlano della flessibilità del lavoro, negli ultimi due anni io parlo della flessibilità del capitale, perché in Italia il lavoro è stato flessibile che basta

FACCIAMOCOME: non possiamo inventarci di essere Svezia overnight

OBBLIGO O VERITA’: negli Stati Uniti sei onesto perché se no finisci in galera. In Italia sei onesto per te stesso, perché dopo i 50 anni non vai in galera

QUANDO UNA COSA E’ IRREVERSIBILE… un’uscita dall’Euro potrebbe portare a sviluppi non democratici.

Alberto Bagnai

PIOVONO RANE: mi metto vicino [a Zingales], così se questi populisti lanciano ortaggi faccio da scudo umano

UMILTE’: Bagnai: ci diamo del tu in pubblico? – Zingales: sei tu il senatore… Io sono un misero accademico…

PRODUTTIVITA’ ITALIANA: voi [ai liberisti] siete anche troppo produttivi il problema è il prodotto.

ERA ORA: il dibattito sull’austerità espansiva possiamo considerarlo chiuso? Zingales: “sì”

Mario Giordano

TUTTO E’ RELATIVO: Draghi il salvatore dell’Euro? Ma non è che uno se salva Alcatraz fa una cosa buona.

REPETITA JUVANT: il libro di Pecchioli va letto come si recita compieta. Per tornare alle cose vere. Fuori c’è il mondo dei Marattin e Fubini e bisogna vaccinarsi.

SUPERSIZE ME – RELOADED: Ho appreso stamattina che l’Italia va male per colpa di starbucks e della cassiera non scalabile.

PAROLE SANTE: un mio vecchio collega, prima di morire, disse “non dite a mia moglie che faccio il giornalista, lei pensa che io suoni il violino in un bordello”

BEEEEEEEE: quando potrei pubblicare cose da “pillola rossa”, anche se sono il direttore, ti guardano e dicono “ma come, solo noi diciamo questo?”

Luigi Pecchioli

SNACK AND IOLA – RELOADED: perché un non economista si occupa di economia? Occupati di economia prima che lei si occupi di te.

SO TRUE: il debito pubblico è l’applicazione dell’art.3 della Costituzione, secondo comma. Per rimuovere gli ostacoli etc etc ci vuole il debito pubblico.

Debora Billi

MATRIX 2.0 – La descrizione della realtà nei media oggi non vede più un singolo messaggio falso, tipo Powell con la boccetta di antrace, ma punta a costruire un intero mondo intorno allo spettatore. La contrapposizione non è più una semplice diversità di idee, ma se cerchi di parlare ad altri, troviamo un mondo completo da negare, veicolato a 360 gradi non solo da news, ma anche da serie televisive etc

ASPETTA E SPERA..il messaggio di speranza era di Hillary [Clinton] che disse “c’è una guerra dell’informazione e la stiamo perdendo”. Ma era il 2011.

IL TROPPO STROPPIA: sono le classi basse e meno istruite ad accorgersi prima dell’inganno. Gli “snowflakes” si bevono tutto. I contadini della brexit no. Il tallone d’achille della matrix è il buon senso.

Alberto Bagnai

BEATA IGNORANZA: Report è una trasmissione che ti indigna o ti interessa finché non tratta di un tema che conosci.

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Nessun commento personale da aggiungere. Goofy è la solita boccata d’aria fresca, di amicizia, di ironia, di cultura e di approfondimento. Abbiamo arricchito, grazie agli oratori, il nostro elenco di buoni motivi per pensare male della matrix (politica, economica, sociale…) in cui viviamo, anche perchè (e non è la prima volta che accade) colui che avrebbe dovuto farci cambiare idea dall’alto del suo ranking accademico (Zingales, in questa edizione) ha solo saputo infilare una sfilza di luoghi comuni e aneddoti sgangherati. Consegno alla riflessione di chi non ha potuto esserci questi tre paragrafi finali dell’intervento di Carlo Galli, trascritti come ho potuto (e mi scuso di eventuali imperfezioni) mentre tutti si alzavano in piedi per applaudirlo: a mia memoria, la prima ovazione in piedi mai accaduta al Goofy per un oratore esterno.

La prima cosa da fare è costruire un discorso politico, sociologico, scientifico, economico che non coincida con la narrazione dell’establishment, dopodichè lo so che abbiamo un problema: non siamo mai stati una potenza di vertice, ma in serie A, magari vicini alla retrocessione, ma sempre in serie A… e cosa facevamo? Avevamo un rapporto privilegiato con la Germania, ma poi, quando ci spingevano a fare cose eccessive, riuscivamo a cambiare bandiera. La politica internazionale non è fatta da boy scout, ma da soggetti che vogliono sopravvivere. Era un margine di manovra che, quando la Germania esagerava, ci consentiva di sganciarci, di fare il nostro interesse.

Nella nostra storia non abbiamo mai avuto un vincolo esterno così cogente come oggi, mai. Ci siamo legati le mani senza ritorno. Con l’Euro ti sposi l’Ordoliberismo, cioè il concetto che i salari devono essere bassi, che ci vuole il pareggio di bilancio, e il pareggio [lo metti] in costituzione: ti sei chiuso dentro ed hai buttato la chiave. E’ il punto archimedico della sovranità che è stato ceduto.

Perchè? Perchè la nostra borghesia ha detto che siamo un paese di pezzenti, in mano a politici incapaci e siccome non riusciamo a domare questa plebaglia, gli togliamo di mano il potere, facciamo una letterina con la quale lo stato i soldi deve andare a prenderseli sui mercati. Si sta a questo mondo, si esiste politicamente solo per far tornare i conti (pubblici) e incrementare a dismisura gli introiti privati di quei quattro gatti che ci stanno guadagnando. Per questo parlare di sovranità vuol dire davvero parlare di democrazia, significa non introiettare l’idea che tutto è già stato deciso.

Democrazia è tenere aperta la praticabilità di discutere dei fini della politica. I nostri fini e mezzi attuali ci sono già stati consegnati e dobbiamo solo obbedire. Non è una prospettiva da uomini liberi.

Chi parla di umanità ti vuole imbrogliare, fu detto. Oggi chi parla di Europa ti vuole dominare.

6 anni di Goofy-gadget

Una finestra sul futuro: i Leaks di Varoufakis

Da quando sono uscite le trascrizioni degli audio delle trattative tra governo greco e Troika del 2015 (pubblicate da Diem25, il partito dell’allora ministro delle finanze Yanis Varoufakis) ho passato ogni momento libero a leggerle e tradurle. Ogni tanto mi sono anche sentito gli audio, per cogliere l’atmosfera di quelle riunioni e quello che ne emerso è un racconto agghiacciante. E ‘un racconto che sembra parlare del passato di un altro paese, ma che in realtà potrebbe benissimo raccontare del futuro del nostro, di paese. E’ il futuro che ci aspetta se dovessimo chiedere soldi all’Europa, con la scusa del Coronavirus, attraverso il MES.

Mai come in questi giorni di clausura, prigionieri di un virus sconosciuto e degli errori del nostro governo, è necessario che più gente possibile sappia cosa realmente significa essere debitori dell’Europa, condizione che sembra essere l’ossessione dell’”uomo solo al comando” Giuseppe Conte e del Quisling 2.0 Gualtieri. E’ talmente clamorosa l’insistenza con cui ignorano ogni possibile (e disponibile) alternativa al chiedere soldi all’UE, da far pensare che forse era proprio quello fin dall’inizio il motivo per cui sono lì…

Costoro, nonostante la BCE abbia approvato un acquisto incondizionato di 750 miliardi di titoli pubblici emessi dagli stati UE, e nonostante la stessa UE stia precipitosamente abbandonando – sotto la paura del contagio e delle sue conseguenze economiche – ogni regola di austerità, continuano ad offrire una sciagurata adesione da parte dell’Italia al MES, chiedendo che non ci siano condizioni. Il che non è ammesso dalle regole del MES stesso… quindi delle due l’una: a) non ci daranno un ghello, oppure b) ce li daranno, ma vorranno mettere le mani sul ns bilancio (vuoi vedere che stanno pensando di compensare le perdite future da COVID-19 con entrate straordinarie, tipo BeniPubbliciItaliani?)

Nelle pagine del documento scaricabile dal link sotto riportato sono esposte le conseguenze che avrebbe tale sottomissione: un gruppo di burocrati senza volto che pretende di decidere ogni singolo aspetto della vita pubblica del tuo paese, sottoponendolo a “cure” letali di austerità  espansiva e ignorando ogni controprova del loro fallimento (non dimentichiamo che quello firmato da Tsipras era il terzo Memorandum, e i primi due avevano già ridotto in miseria il paese negli anni tra il 2012 ed il 2014). I cinque mesi raccontati nel documento sono un continuo e sterile rituale in cui una parte (la Grecia) cerca di dimostrare che le misure dei precedenti accordi erano sbagliate e che ci vuole un nuovo accordo, mentre l’Europa risponde che l’austerità non ha funzionato perché “ci vuole più austerità”. E, alla fine, non si argomenta nemmeno più: c’è solo lo scontro di potere tra chi chiede un cambiamento e chi risponde “si fa come dico io”.

Il momento emotivamente più significativo è nell’Eurogruppo del 25 giugno 2015, quando, dopo l’ennesimo tentativo di avvicinamento da parte greca alle richieste della Troika, Schauble prende la parola e, nel suo pessimo inglese, tra “um” e balbettii, stronca ogni ipotesi di accordo al grido di “ci sono sette differenze tra il Memorandum nostro ed il vostro (…) Niente soldi freschi (leggi: se dite no ai nostri tagli), niente terzo Memorandum”. Il prolungato gelo che scende in sala dopo il suo intervento vale più di mille parole. (dal minuto 24 circa del leak)

Quando la Grecia indice il referendum (sperando di perderlo, racconta chi c’era), i “falchi” rispondono che “il popolo greco non può decidere anche per gli altri popoli” (che, nella loro narrazione, gli hanno prestato i soldi). I ministri ripetono come un “mantra” che i loro rispettivi parlamenti non accetteranno mai una rinegoziazione del debito greco ed un ammorbidimento dell’austerità, ma sono loro i primi responsabili di questa rigida opposizione. Loro che, incapaci di spiegare che il debito greco (debito privato, si badi bene) era il corrispettivo delle esportazioni tedesche, hanno alimentato tutti i peggiori (e falsi) racconti sui greci “cicale” che sperperavano soldi non loro, solo per ottenere consenso politico. Quel consenso politico che ora li “intrappolava” nel rifiutare ogni concessione.

La durezza e profondità delle misure adottate nel terzo memorandum, sottoscritto da Tsipras all’indomani del NO del 61,3% dei greci (riportate in sintesi nell’ultima parte del documento, la versione completa è QUI) si commenta da sola e le conseguenze disastrose che ne sono derivate sono sotto gli occhi di tutti. L’ultimo, triste capitolo di questa vicenda… potrebbe essere il primo capitolo della nostra, se non fermiamo il Quisling che sta a Palazzo Chigi.

Leggete, e meditate.

Ora e sempre #STOPMES

Per il riassunto dei leaks di #DIEM25, clicca QUI

Per la traduzione delle trascrizioni complete, clicca QUI

Il Green New Deal (per gli amici “grìnniùdìl) in 30 secondi

Mattino presto, Rai Radiouno, trasmissione Radio Anch’io. La garrula Ursula Von Der Leyen ha appena annunciato il grandioso piano da Millemila miliardi per fare la “rivoluzione verde” nei paesi della UE e il conduttore, memore della “linea editoriale”, dedica alla tematica il primo spazio della trasmissione. Dopo avere dato la notizia, entra in argomento

CONDUTTORE : il tema presenta senza dubbio una grandissima complessità, quindi introduco per parlarne LESPERTO XY

LESPERTO XY: il riscaldamento globale è una realtà innegabile, ormai certificata da lascienza, quindi un cambiamento radicale non è più rimandabile e coinvolgerà tutti gli aspetti della nostra vita [segue breve elenco non esaustivo] Ma il cambiamento non sarà gratis…

TAAAAC

In trenta, miseri, secondi, la radio del servizio pubblico ci ha servito l’estratto essenziale del cuore pulsante del grìnniùdìl che ci aspetta e, più in generale, ci ha esposto il cuore del metodo sempre più comune di governo delle società occidentali. C’è tutto: lascienza con le sue certezze, affermate categoricamente da lesperto di turno, che blocca all’origine ogni dibattito e, dall’alto delle sue certezze, ci dice quello che dobbiamo fare, avvertendoci principalmente che, nonostante i nostri comportamenti siano solo una delle cause (meno rilevanti, ma questo non lo dicono) del problema, saremo NOI a pagare il costo della soluzione. Mettere in dubbio uno solo degli aspetti di questo ragionamento (che so? Chiedersi quale sia il reale beneficio delle misure proposte, oppure, più prosaicamente, “chi paga?”) comporta, nel breve termine, essere bandito da ogni consesso civile e tacciati di terrapiattismo e, nel lungo termine, l’estinzione (fatto che peraltro, come ben ricordava Keynes, presi singolarmente ci attende comunque in quell’orizzonte temporale).

Più si va avanti su questa strada e più si conferma il sospetto che questo grìnniùdìl sia una specie di Austerità 2.0, degno erede dell’ormai svalutato Ce lo chiede l’Europa la quale, tanto per la cronaca, ci ha rifilato la fregatura anche in questo megapiano. E’ il modo con cui nei prossimi anni ci faranno accettare nuovi costi, tasse, chiusure di attività, – in una parola i prossimi gradi di impoverimento diffuso – dicendoci che è necessario per salvare il pianeta. Per maggiori dettagli, leggete questo, che spiega bene la fregatura del megapiano, alla quale seguiranno le prossime N, variamente assortite.

Peccato che il pianeta, loro, continueranno ad ucciderlo tranquillamente, mentre noi ci tireremo per l’ennesima volta il collo per prendere l’auto elettrica, divenuta nel frattempo obbligatoria, che farà diminuire dello zerovirgola l’inquinamento, causato in gran parte da altri fattori.

CTD-3 Credito (non più) Cooperativo

TESI N. 10 (…) i Gruppi (pseudo) Cooperativi, ove prevalenti (ad esempio in Francia) sono stati coinvolti in pieno nelle difficoltà ed hanno avuto bisogno di salvataggi ed interventi pubblici. Ciò è l’esatto riflesso della loro natura non più mutualistica, che li ha portati a strategie del tutto paragonabili a quelle delle altre banche, e quindi agli stessi errori.

Oggi Cassa Centrale Banca [NdA:capogruppo di uno dei due Gruppi bancari Cooperativi Italiani] è entrata in una dimensione nuova – quella della grande finanza italiana – dove le trattative si fanno su pochi tavoli e soprattutto in silenzio

Ecco quanto dichiarato apertis verbis da Giorgio Fracalossi nell’ultimo incontro con le 80 BCC aderenti al suo Gruppo, incontro richiesto a gran voce dalle BCC stesse, dopo avere appreso – per lo più dai giornali – che la loro capogruppo si stava imbarcando in un’operazione da 500 milioni di euro circa per acquisire una banca privata, Carige.

Ed ecco cosa pensano di tutto ciò nelle BCC coinvolte.

Potevano pensarci prima… #sevedeva

E adesso non c’è più neppure quel “mostro” di Bagnai e quei fassisti della Lega a metterci una pezza.

La prossima Grecia siamo noi

Panagiotis Grigoriou è un ex accademico e insegnante greco, ora libero professionista che tenta, non senza difficoltà, di mostrare la Grecia in modo insolito attraverso la sua attività di viaggio culturale, dopo aver sperimentato la disoccupazione come molti dei suoi compatrioti, storico ed etnografo. Lui di tanto in tanto viene in Italia, invitato a parlare del suo paese, di cui descrive da più di sei anni il declino in un blog in lingua francese (www.greekcrisis.fr), che è diventato, lui pure, fonte di indispensabile sostentamento. Come molti suoi compatrioti, Panagiotis sente un legame speciale con l’Italia e ne osserva attentamente gli eventi. Cinque anni fa, come ospite del professor Bagnai a Montesilvano, disse con stupore quasi infantile una cosa – a pensarci bene – terribile: “stare qui in Italia è per me fonte di grande piacere, perché posso vedere ancora delle cose che in Grecia non si trovano più. Voi siete noi quattro anni fa.”.

Sono onorato di essere il traduttore semi-ufficiale del suo blog per http://www.comedonchisciotte.org e ho potuto cenare con lui al successivo invito a Montesilvano, nel 2017, e poi trascorrere, un anno fa, un giorno insieme (nella sua veste di guida, come detto, la sua altra altra fonte di sostentamento, in particolare d’estate, è accompagnare turisti curiosi in giro per la Grecia). In queste occasioni, Panagiotis mi ha sempre espresso un concetto molto chiaro: attenzione al Movimento 5 Stelle, vedo molte somiglianze con Syriza.

In questi giorni le sue parole mi tormentano: Syriza consumò il suo tradimento esattamente quattro anni fa: andata al governo sull’onda delle proteste anti austerity a gennaio 2015 (alleandosi, guarda caso, con una forza euroscettica di area centro-destra), a luglio dello stesso anno Tsipras indisse il famoso referendum dove – nonostante i bancomat chiusi – oltre il 61% dei greci disse “no” al memorandum imposto dalla Troika. Una settimana dopo, lo stesso memorandum (con qualche inasprimento) fu adottato dal governo Tsipras, ignorando la volontà popolare ed inaugurando una stagione di inaudita ferocia economica, che ha portato la Grecia ad un vero e proprio tracollo nelle condizioni di vita e, a causa di questo, ad un regresso visibile anche nelle relazioni fra le persone, in molti casi dedite ormai ad un’esistenza di mera sopravvivenza.

E adesso, quattro anni dopo, è il Movimento 5 stelle a fare il suo voltafaccia, passando nel giro di soli 29 giorni da un governo con la forza più euroscettica del panorama politico italiano, a quella più europeista, fiera sostenitrice dell’austerità e del “rispetto delle regole”. Il voltafaccia è meno evidente perchè il M5S, il referendum, l’ha fatto “in casa”, sulla sua piattaforma web privata: Tsipras indisse un referendum sicuro di perderlo, e si trovò tra le mani una vittoria imbarazzante, che dovette ricusare subito e tutto in una volta, sotto l’attacco diretto dei poteri economici europei. I grillini, invece, in primo luogo si sono fatti un referendum “blindato”, solo tra gli iscritti, ed in secondo luogo potranno diluire le conseguenze del cambiamento su un tempo più lungo, il che potrà attenuare (non eliminare) la presa di coscienza dei loro elettori. Syriza si salvò prendendoli sul tempo, andando alle urne a settembre, solo due mesi dopo il tradimento, in modo che gli avversari non potessero riorganizzarsi e gli elettori non vedessero ancora concretamente cosa sarebbe successo loro. Il M5S, non potendo contare sull’effetto sorpresa (in Italia, dopo Monti, le conseguenze dell’austerità sono chiarissime) conta invece sull’effetto opposto: allontanare il più possibile il momento della verifica e fare la volontà dell’Europa poco per volta e, soprattutto, per interposta persona (il PD ha in mano tutti i ministeri chiave del governo Conte-bis), sperando di mimetizzarsi in qualche modo. Al momento non riesco ad immaginare quale.

Al di là delle differenze di facciata, però, l’obiettivo delle due formazioni politiche si sta rivelando lo stesso: raccogliere il dissenso che le politiche di austerità inevitabilmente provocano, canalizzarlo su temi di scarsa rilevanza, ma forte impatto, per poi mettere i propri voti al servizio degli stessi obiettivi che, inizialmente, entrambi dichiaravano di combattere.

E infine, forse l’aspetto più importante di tutti, entrambi hanno fatto tutto ciò per conto di entità straniere, i cui interessi sono stati messi davanti a tutto il resto, in cambio dell’appoggio che, probabilmente, è più o meno direttamente all’origine del successo di entrambi.

Confessio regina probatorum

I quattro anni di cui parlava Panagiotis, fin qui sono stati un ottimo predittore. Per il momento ha ragione lui. Del resto, che Conte sia la prosecuzione di Tsipras con altri mezzi (e non per caso) lo conferma anche uno informato dei fatti, Jean-Claude Juncker che, addirittura, si assume il merito della “conversione” del nostro attuale Premier.

Ma il Movimento di Grillo, in realtà, è un Syriza 2.0, perché ci sono due importanti differenze (l’esperienza insegna).

PRIMO. Il M5S non ha attaccato frontalmente il nemico: se Syriza ha preso inizialmente il toro per le corna, attaccando l’austerità, il M5S ha abbandonato quasi subito i temi centrali, passando per tempo a quelli “cosmetici”, ininfluenti: il taglio dei parlamentari, l’onestà (tarattatà), i vitalizi, etc etc. Nel 2013 il grillini organizzavano eventi No-Euro, ma già nel 2014 parlavano di referendum (impossibile) e dopo la debacle di Tsipras, il tema è via via sparito dai radar, mentre Di Maio ed altri grillini a rotazione cianciavano di ridurre il debito pubblico, come un Dombrovskis qualunque;

Prima della cura

SECONDO: Come già accennato, il M5S non ha interpellato gli elettori. Perché, a differenza della Grecia 2015, in Italia l’alternativa esiste, e si chiama Lega; l’obiettivo dichiarato più o meno apertamente, è di durare anni (possibilmente fino all’elezione del prossimo Presidente della Repubblica, come sostiene Galli Della Loggia, insieme a molti altri), altro che democrazia dal basso.

Quello che non cambia sono gli obiettivi dei mandanti, che restano gli stessi.

Se tanto mi dà tanto, quello che ci aspetta per i prossimi quattro anni si può trovare QUI, oppure QUI, o QUI.

O in tutti i post del blog di Panagiotis Grigoriou.

Mala tempora currunt…

Il “sintomo” dei WuMing

Tra i vari commenti alle ultime europee, uno mi è sembrato più interessante degli altri, sia per il contenuto, che per la fonte: si trattava di QUESTO articolo dei WuMing, pubblicato prima su twitter e poi sul loro blog, nel quale svolgevano alcune riflessioni su cui vorrei tornare. Prima che i “fattoidi” post elettorali prendano il sopravvento su tutto.

Ne vale la pena, anche perchè i WM toccano, a differenza di tanti altri commentatori di sinistra (quasi tutti), uno dei punti essenziali della questione, ovvero il disagio diffuso che loro identificano con il “non voto”, ovvero con quel 44% di aventi diritto che non è andato a votare. L’analisi fatta sui voti, e non sulle percentuali, è stato anche il mio approccio quando, anni fa, mi sono occupato dello stesso argomento, e come allora ritenevo il 40% di Renzi fasullo, oggi penso che il 34% di Salvini non vada sopravvalutato, anche se in termini di voti persi o guadagnati, questo risultato sia comunque di un altro pianeta rispetto al 2014 renziano.

Tuttavia credo che il “sintomo” vero sia in realtà molto più diffuso e più profondo dei fenomeni di protesta di piazza come il vecchio #renziscappa o l’odierno #salviniscappa, che io, pur seguendo la politica in modo più approfondito della gran parte dei miei connazionali, non conoscevo… (e sì che Renzi non lo potevo soffrire). E lì i WM non affondano il colpo, non entrano nel merito.

“La sua politica [di Renzi] consistette nello sfidare tutto e tutti, nel tentare ogni genere di forzatura, disse che avrebbe usato il «lanciafiamme» e quant’altro. Si rese talmente inviso nel corpo sociale reale del Paese che a un certo punto non fu più in grado di parlare in nessuna piazza”

Che genere di forzatura fece? Perchè si rese “inviso al corpo sociale?”. Perchè cercò di fare un referendum per eliminare una delle due camere?

“C’è del metodo in questa follia” diceva il Bardo, e c’era del metodo anche nella follìa di Renzi e, in generale, nella follia della sinistra italiana da Tangentopoli/Bolognina in poi. Il Bomba non agiva in base a sue particolari idee politiche o visioni sociali (che, è chiaro, non esistono), ma interpretava in modo particolarmente veemente i diktat di quell’agenda neoliberista che – in modo più o meno esplicito – ispirava l’azione di tutti i governi italiani da un certo punto in poi. Era (è) l’agenda che fa della precarietà diffusa, dell’impoverimento, delle privatizzazioni selvagge, cioè, in una parola, del REGRESSISMO il suo obiettivo principale.

Quell’agenda ha colpito e colpisce sempre più persone, le quali pensavano che la sinistra sarebbe stata il loro baluardo (e non parliamo dei sindacati, che ormai farneticano di indipendenza della Banca centrale ed emettono comunicati con Confindustria). Ormai le chiacchiere stanno a zero: difendere i diritti di gay, lesbiche e minoranze varie è molto chic ma, mentre qualche centinaio di coppie gay potranno garantirsi la pensione dei reversibilità (e vivaddìo, niente in contrario), diversi milioni di italiani non arrivano a fine mese. E non si comprano casa, e non fanno figli, e non fanno progetti su niente. E vedono che, mentre le ONG fanno servizio di linea tra la Libia e l’Italia spendendo cifre altissime per alimentare il traffico di essere umani, per la crescita economica i soldi non ci sono mai. Sperando sempre di non ammalarsi, perchè tra un po’ non ci sarà più nemmeno la possibilità di curarsi (quanta gente, oggi, non cura più certe patologie perchè non può permetterselo?).

Ed ecco che questi non votano, oppure votano chi, in un modo o nell’altro, sembra ogni tanto avere capito che i problemi sono questi. Salvini, all’indomani del voto, ha detto “finchè non avremo il 5% di disoccupazione non voglio sentire parlare di vincoli di bilancio”. Non so se vorrà o potrà mettere in pratica il proposito, ma tutti gli altri, a partire dalla sinistra odierna, blaterano solo di rispettare le regole europee (e siamo gli unici). E qualcuno ha cominciato anche a votarlo per questo.

Uno al di sopra di ogni sospetto, un economista tedesco, Heiner Flassbeck ha scritto di recente “Nell’unione monetaria, la disoccupazione è ancora a un livello estremamente lontano da una situazione occupazionale che potremmo definire soddisfacente. Ciò vale in particolar modo se dai paesi dell’unione monetaria si esclude la Germania, (…) Questa drammatica discrepanza tra il più grande paese membro e altri paesi comparabili come Francia e Italia (…) [non] è proprio questa la causa decisiva del rafforzamento dei movimenti e dei partiti nazionalisti? Non sarebbe stato forse opportuno discutere apertamente di ciò che nella politica economica europea ha funzionato cosi’ male, tanto da rendere possibile un risultato del genere? …si continua a mettere la polvere sotto il tappeto”

Altri sono ancora restii, perchè la propaganda martella (e loro sperano che basti…) e non votano, nè per lui nè per quelli che un tempo avrebbero votato.

Il consenso “congelato” nel non voto per la mancanza di un’offerta politica soddisfacente, non sta aspettando quello che dicono i WM, ma la fine del regressismo e chiunque cominciasse a parlare di pensioni, lavoro, investimenti, stato (e quindi, di converso, ad opporsi all’ottusità marcata UE) è seriamente candidato a diventare il prossimo nome sulla scheda elettorale. A dispetto di tutto e di tutta la gauche caviar.

E’ questo il “sintomo” da tenere d’occhio, cari WM, a meno che non crediate che i Gilet Jaunes scendano da mesi in piazza solo per far calare il prezzo della benzina. Non è un caso che Greta parli all’ONU, mentre loro sono spariti dai radar di tutti fuorchè di quelli della Polizia di Macron. Il quale, come dice apertamente il suo ex-capo Hollande, non è un difensore dei ricchi, come lo accusano, ma dei “super ricchi”.

E non stava scherzando, il vecchio budino.

CTD-2 – GLI SCEMI DEL VILLAGGIO

Breve CTD per riportare l’ennesima – forse definitiva – testimonianza del fatto che noi, l’ITALIA, siamo sempre stati, siamo ancora e vorrebbero che fossimo sempre, lo SCEMO DEL VILLAGGIO. E che, quindi, l’esproprio progressivo – via legge di riforma politica – delle Banche Popolari e delle Banche di Credito Cooperativo non è che uno degli ultimi tasselli del disegno.

TESI N.2 – Il disegno politico prevalente nel dopoguerra europeo ha riservato all’Italia la condizione di paese a sovranità limitata che, dopo la caduta del Muro, non serve più come cerniera tra est e ovest, ma diventa ricompensa, bottino per i paesi “core” dell’Europa. Bottino in cambio della loro adesione alle nuove istituzioni comunitarie, che devono progressivamente sostituirsi agli stati nazionali.

Ce lo ricorda Sergio Cesaratto, in un articolo uscito sul Fatto Quotidiano, dove rende noto ai distratti commentatori dei media italiani che vi sono studiosi di altri paesi – addirittura paesi “core” dell’Eurozona come l’Olanda – che hanno studiato la questione (strano, eh? Questa “italietta” così isolata e poco importante in sede internazionale è ancora interessante…) ed hanno concluso che, sì, beh, in effetti, questi italiani inaffidabili, scansafatiche, furbetti e sempre pronti a svicolare dalle regole, negli ultimi 25 anni sono stati quelli che più di tutti le hanno rispettate, se si parla di regole economiche europee.

Lo studioso si chiama Servaas Storm, ed il suo studio, articolato in più scritti, si chiama “Come rovinare un paese in tre decenni”. Ipse dixit:

L’Italia, scrive Storm, “può ben essere definita la prima della classe dell’Eurozona, in quanto ha radicalmente trasformato la sua politica economica – abbandonando la sua economia mista, riducendo i suoi sistemi sanitario e pensionistico, liberalizzando i sistemi finanziario e industriale, e limitando il controllo democratico e parlamentare sulle sue politiche macroeconomiche

No, non è Bagnai, Borghi, o qualche altro pericoloso terrapiattista sovranista. Ma un solido economista olandese “who works on macroeconomics, technological progress, income distribution & economic growth, finance, development and structural change, and climate change.”

E non è nemmeno il solo. Le stesse tesi arrivano da economisti tedeschi (…ovvove… di questo passo dove andremo a finire, signora mia) tipo
David Folkerts-Landau, capo economista della Deutsche Bank che ha detto cose tipo questa

“contrariamente a un diffuso pregiudizio, l’Italia è stato un Paese frugale”

Il risultato di tutto questo rigore? Lo dice chiaro Cesaratto: ”
“nella decade post-2008 la Francia ha espanso la domanda di 461 miliardi di euro (a prezzi 2010), i governi italiani l’han contratta per 227 miliardi

227 miliardi in meno ad alimentare la domanda di beni e servizi in Italia: una decina di manovre economiche, ma in negativo. E poi qualcuno pensa che gli NPL delle banche siano il risultato della MALA GESTIO? Ma fatemi il piacere…

CTD 1 – Il bottino e quelli che sparecchiavano

Come annunciato nel n.0 della Serie, il blog avrebbe ospitato aggiornamenti e spunti collegati alle 12 tesi sulla Riforma delle BCC, temendo che avrebbero trovato facilmente esempi atti a dimostrarne la validità. Oggi, mentre i Gruppi cooperativi affannosamente cercano di ottemperare alle bizzose (e a volte stravaganti, ne parleremo nel prossimo CTD) richieste di BCE, le tesi più gettonate sono quelle “internazionali”, ovvero le prime. Che poi sono anche quelle basilari per capire il tutto.

TESI N. 2 Il disegno politico prevalente nel dopoguerra europeo ha riservato all’Italia la condizione di paese a sovranità limitata che (…) diventa ricompensa, bottino per i paesi “core” dell’Europa. (…) Se l’Italia è il bottino, le banche italiane sono la cassaforte da violare.

Beh, che noi fossimo il “bottino” un po’ si capiva, ma certe volte a Francoforte esagerano. La vicenda della normativa in via di emanazione sui Non Performing Loans (NPL) è fin troppo chiara: le banche italiane hanno ancora molti crediti che non sono facilmente esigibili, anche perchè sono venti anni che l’Italia fa avanzi primari e il paese soffre. Ma loro vogliono di più: lo sanno che l’Italia ha ancora enormi risorse patrimoniali, e gli NPL, se ben gestiti, possono rendere ancora dei bei soldini. A patto che la gestione non sia fatta da noi, ma da loro (o meglio, dagli amici loro). E, per rendere sicuramente redditizia l’operazione, il tassello mancante è costringere chi oggi ce li ha in mano, a venderli sottocosto. Ed ecco il colpo di grazia, la normativa che obbliga a disfarsi dei propri NPL entro un tempo prestabilito.

Il Piano dettagliato è leggibile QUI. Naturalmente, il problema riguarda i paesi che fanno più banca “tradizionale” e, all’interno del sistema bancario, le banche più piccole, che fanno credito alle imprese. BINGO.

Del resto, dopo la sentenza della corte di giustizia europea che ha dichiarato illegittimo lo stop all’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi nella vicenda delle banche in difficoltà (Tercas e altre, anno 2015), abbiamo perfino una conferma giudiziaria della tesi. Della vicenda hanno parlato tutti, e le reazioni sono state tante. La palma della più imbarazzante va senza dubbio all’attuale capo della Vigilanza BCE, Enria, che se n’è uscito con un colossale “sparecchiavo

Ed ecco un altro “sparecchiavo” direttamente da Banca d’Italia

TESI N. 4 Come in tutti i casi di colonizzazione (fisica o di altra natura) di un sistema complesso, la conquista non sarebbe possibile senza la connivenza da parte di esponenti interni al sistema stesso.

Ma non ci sono solo quelli che sparecchiavano.

La sopra citata sentenza ha dato la stura ad una serie di smarcamenti e passi di lato di tutta una serie di personaggi che, man mano che le misure banchicide venivano introdotte non si sono limitati a sparecchiare, ma hanno dato man forte agli invasori. Addirittura dicendogli di non aspettare, di fare subito, che non c’era bisogno di periodi transitori, di cuscinetti per l’introduzione del bail-in, anzi, che si poteva fare perfino retroattivo (come in effetti avvenne). Complimenti… Altro che indipendenza di Banca d’Italia, io li incatenerei e, se non fanno quello che vogliono i governi, a letto senza cena.

Ecco della gente a cui un bel periodo di disoccupazione senza ammortizzatori sociali credo farebbe bene.

CTD-0 Come Temevasi Dimostrare

Questo post inaugura la serie di aggiornamenti che pubblicheremo su questo Blog e, forse, altrove, riguardanti gli sviluppi e soprattutto le conseguenze della mai abbastanza deprecata Riforma del Credito Cooperativo. Il titolo evoca la formula latina del QED, ovvero Quod Erat Demonstrandum, dove però all’accezione moderna del “volevasi” ho sostituito il “temevasi”, perchè la crescita della mia autostima (che si avrà ogni volta che una o più delle mie tesi troverà conferma nei fatti che seguiranno) non è comunque un prezzo accettabile, in cambio delle conseguenze che tali conferme avranno nella realtà.

Quindi non “volevasi” dimostrare, ma “temevasi”, perchè solo il signore sa quanto vorrei avere torto.

I post saranno organizzati in base alle TESI del lavoro originale, e idealmente rappresentano il loro progressivo completamento, come, in un contesto matematico, ad ogni teorema segue la relativa dimostrazione.

Tesi n.6 – Il grandismo: errare è umano, ma perseverare è diabolico, dicevano gli antichi, e il tragico duo BCE-Bankitalia persevera, eccome. Eccoli impegnati in un uno-due di rara potenza distruttrice:

Prima la rivelazione della volontà BCE di concentrare ulteriormente le BCC, anche dopo essersi infilate nel gorgo dei nuovi gruppi cooperativi. Lo ha rivelato in un’intervista, il vice-presidente vicario di Cassa centrale, Antiga, dicendo “Siamo partiti in 122 banche, ora siamo in 84 grazie ad una forte politica di aggregazione che ha anticipato la nascita del gruppo. E arriveremo a meno di 50 banche in tre anni (…) la scelta non nasce dall’emergenza di soccorrere banche in difficoltà bensì da una politica dettata dall’efficienza voluta anche dalla Bce, da cui siamo vigilati, e che ci porterà in due/tre anni da 84 a meno di 50 banche” Più chiaro di così…

Poi il colpo del KO: Banca d’Italia che persevera nel chiedere aggregazioni anche quelle banchette che, stando nascoste nel loro angolino, sembravano essere sfuggite alla furia aggregatrice delle Autorità. Lo stringente argomento scientifico usato per affermare il grandismo? Un proverbio: nientepopodimenoche L’UNIONE FA LA FORZA… ah, beh, allora…

Il dettaglio che fa la goduria dell’intenditore: notare la chiosa autorazzista dell’articolista de “Il Messaggero” il quale, a fronte dell’indiscutibile argomentazione grandista, si affretta a sottolineare come le banche, arretrate e rozze in quanto italiane non abbiano reagito entusiaste al richiamo unificatore, poichè ancora legate al “campanile del localismo”. Suggeriamo di inviare una mail all’account twitter @pregosiaccomodi

Tesi n.8 – Il fine della riforma è il controllo centralizzato: la già citata intervista del signor Antiga (cfr.tesi n.6) ha fatto scalpore non per la “rivelazione” dell’ulteriore concentrazione delle BCC, ma soprattutto perchè il dirigente ha parlato di un patto di fatto (una specie di patto parasociale) tra alcune banche – territorialmente individuate al nord-est – per determinare la politica dell’intero gruppo. In barba al Patto di coesione, che vieta alle BCC di determinare gli indirizzi di capogruppo.

E poi ci si mette pure il solito Barbagallo a toglierci ogni dubbio, affermando candidamente che nella “Superpopolare” di cui al punto precedente, le banche devono godere di “autonomia limitata”.

Tesi n.6 – il Grandismo in banca ha portato solo ad un crollo dei prestiti alle imprese – una ricerca Unimpresa mostra, ultima di una serie ignorata dai più, il progressivo crollo dei prestiti alle imprese: 40 miliardi in meno solo nell’ultimo anno “Prosegue senza sosta il credit crunch per le aziende italiane: i prestiti delle banche alle imprese, nel corso dell’ultimo anno, sono calati di quasi 40 miliardi di euro (-5,29%) nonostante l’aumento di 1,5 miliardi dei finanziamenti a medio termine. A pesare sul calo è la diminuzione di 18 miliardi dei finanziamenti a breve e di 22 miliardi di quelli di lungo periodo. (…) In totale, lo stock di impieghi al settore privato è diminuito di 32 miliardi, passando da 1.356 miliardi a 1.324 miliardi: oltre 3 miliardi al mese in meno ad aziende e cittadini”.

Sta già accadendo, e continuerà ad accadere – a maggior ragione – per i clienti tipici delle BCC, cioè le Piccole Medie Imprese (PMI) italiane: il combinato disposto di vincoli patrimoniali, regole di assessment e pressioni dirette (sulle banche direttamente vigilate da BCE) sta spingendo le banche italiane fuori dal settore dei prestiti alle imprese. Quindi dove prenderanno, le imprese (e in particolare quelle piccole) i soldi per lavorare? Dal mercato dei capitali, dicono a Francoforte, meglio se i capitali sono stranieri, però…

Tesi n.4 – nessuna colonizzazione è possibile senza la collaborazione dei colonizzati – Un’ultima cosa che l’incauta esternazione di Antiga mostra chiaramente è il ragionamento che molte BCC devono avere fatto quando è stata loro prospettata la Riforma ed il relativo accentramento: è chiaro che loro, nella legge che istituiva le Capogruppo non hanno visto la fine del Credito Cooperativo, ma la possibilità di estendere il controllo sulla parte del mondo BCC che si sarebbe affiliata. E questo non l’hanno pensato solo a Trento, ma anche (soprattutto?) a Roma. Governare sulle macerie, ecco il loro obiettivo…

Sempre sulla Tesi n.4, giova riportare una citazione di uno studioso, lo storico Ronald Robinson, ha affermato che il dominio imperiale britannico era venuto meno “quando i governanti delle colonie non avevano più trovato collaboratori indigeni.” Il risultato, ha osservato, era stato che “la trasformazione della collaborazione in non-cooperazione aveva segnato, nella maggior parte dei casi, l’inizio della decolonizzazione.” Quando vedremo qualcuno che comincerà a non collaborare con il tragico tandem BCE-Bankitalia?

Dal magico mondo della Riforma BCC per ora è tutto. Buon weekend