CTD 1 – Il bottino e quelli che sparecchiavano

Come annunciato nel n.0 della Serie, il blog avrebbe ospitato aggiornamenti e spunti collegati alle 12 tesi sulla Riforma delle BCC, temendo che avrebbero trovato facilmente esempi atti a dimostrarne la validità. Oggi, mentre i Gruppi cooperativi affannosamente cercano di ottemperare alle bizzose (e a volte stravaganti, ne parleremo nel prossimo CTD) richieste di BCE, le tesi più gettonate sono quelle “internazionali”, ovvero le prime. Che poi sono anche quelle basilari per capire il tutto.

TESI N. 2 Il disegno politico prevalente nel dopoguerra europeo ha riservato all’Italia la condizione di paese a sovranità limitata che (…) diventa ricompensa, bottino per i paesi “core” dell’Europa. (…) Se l’Italia è il bottino, le banche italiane sono la cassaforte da violare.

Beh, che noi fossimo il “bottino” un po’ si capiva, ma certe volte a Francoforte esagerano. La vicenda della normativa in via di emanazione sui Non Performing Loans (NPL) è fin troppo chiara: le banche italiane hanno ancora molti crediti che non sono facilmente esigibili, anche perchè sono venti anni che l’Italia fa avanzi primari e il paese soffre. Ma loro vogliono di più: lo sanno che l’Italia ha ancora enormi risorse patrimoniali, e gli NPL, se ben gestiti, possono rendere ancora dei bei soldini. A patto che la gestione non sia fatta da noi, ma da loro (o meglio, dagli amici loro). E, per rendere sicuramente redditizia l’operazione, il tassello mancante è costringere chi oggi ce li ha in mano, a venderli sottocosto. Ed ecco il colpo di grazia, la normativa che obbliga a disfarsi dei propri NPL entro un tempo prestabilito.

Il Piano dettagliato è leggibile QUI. Naturalmente, il problema riguarda i paesi che fanno più banca “tradizionale” e, all’interno del sistema bancario, le banche più piccole, che fanno credito alle imprese. BINGO.

Del resto, dopo la sentenza della corte di giustizia europea che ha dichiarato illegittimo lo stop all’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi nella vicenda delle banche in difficoltà (Tercas e altre, anno 2015), abbiamo perfino una conferma giudiziaria della tesi. Della vicenda hanno parlato tutti, e le reazioni sono state tante. La palma della più imbarazzante va senza dubbio all’attuale capo della Vigilanza BCE, Enria, che se n’è uscito con un colossale “sparecchiavo

Ed ecco un altro “sparecchiavo” direttamente da Banca d’Italia

TESI N. 4 Come in tutti i casi di colonizzazione (fisica o di altra natura) di un sistema complesso, la conquista non sarebbe possibile senza la connivenza da parte di esponenti interni al sistema stesso.

Ma non ci sono solo quelli che sparecchiavano.

La sopra citata sentenza ha dato la stura ad una serie di smarcamenti e passi di lato di tutta una serie di personaggi che, man mano che le misure banchicide venivano introdotte non si sono limitati a sparecchiare, ma hanno dato man forte agli invasori. Addirittura dicendogli di non aspettare, di fare subito, che non c’era bisogno di periodi transitori, di cuscinetti per l’introduzione del bail-in, anzi, che si poteva fare perfino retroattivo (come in effetti avvenne). Complimenti… Altro che indipendenza di Banca d’Italia, io li incatenerei e, se non fanno quello che vogliono i governi, a letto senza cena.

Ecco della gente a cui un bel periodo di disoccupazione senza ammortizzatori sociali credo farebbe bene.

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CTD-0 Come Temevasi Dimostrare

Questo post inaugura la serie di aggiornamenti che pubblicheremo su questo Blog e, forse, altrove, riguardanti gli sviluppi e soprattutto le conseguenze della mai abbastanza deprecata Riforma del Credito Cooperativo. Il titolo evoca la formula latina del QED, ovvero Quod Erat Demonstrandum, dove però all’accezione moderna del “volevasi” ho sostituito il “temevasi”, perchè la crescita della mia autostima (che si avrà ogni volta che una o più delle mie tesi troverà conferma nei fatti che seguiranno) non è comunque un prezzo accettabile, in cambio delle conseguenze che tali conferme avranno nella realtà.

Quindi non “volevasi” dimostrare, ma “temevasi”, perchè solo il signore sa quanto vorrei avere torto.

I post saranno organizzati in base alle TESI del lavoro originale, e idealmente rappresentano il loro progressivo completamento, come, in un contesto matematico, ad ogni teorema segue la relativa dimostrazione.

Tesi n.6 – Il grandismo: errare è umano, ma perseverare è diabolico, dicevano gli antichi, e il tragico duo BCE-Bankitalia persevera, eccome. Eccoli impegnati in un uno-due di rara potenza distruttrice:

Prima la rivelazione della volontà BCE di concentrare ulteriormente le BCC, anche dopo essersi infilate nel gorgo dei nuovi gruppi cooperativi. Lo ha rivelato in un’intervista, il vice-presidente vicario di Cassa centrale, Antiga, dicendo “Siamo partiti in 122 banche, ora siamo in 84 grazie ad una forte politica di aggregazione che ha anticipato la nascita del gruppo. E arriveremo a meno di 50 banche in tre anni (…) la scelta non nasce dall’emergenza di soccorrere banche in difficoltà bensì da una politica dettata dall’efficienza voluta anche dalla Bce, da cui siamo vigilati, e che ci porterà in due/tre anni da 84 a meno di 50 banche” Più chiaro di così…

Poi il colpo del KO: Banca d’Italia che persevera nel chiedere aggregazioni anche quelle banchette che, stando nascoste nel loro angolino, sembravano essere sfuggite alla furia aggregatrice delle Autorità. Lo stringente argomento scientifico usato per affermare il grandismo? Un proverbio: nientepopodimenoche L’UNIONE FA LA FORZA… ah, beh, allora…

Il dettaglio che fa la goduria dell’intenditore: notare la chiosa autorazzista dell’articolista de “Il Messaggero” il quale, a fronte dell’indiscutibile argomentazione grandista, si affretta a sottolineare come le banche, arretrate e rozze in quanto italiane non abbiano reagito entusiaste al richiamo unificatore, poichè ancora legate al “campanile del localismo”. Suggeriamo di inviare una mail all’account twitter @pregosiaccomodi

Tesi n.8 – Il fine della riforma è il controllo centralizzato: la già citata intervista del signor Antiga (cfr.tesi n.6) ha fatto scalpore non per la “rivelazione” dell’ulteriore concentrazione delle BCC, ma soprattutto perchè il dirigente ha parlato di un patto di fatto (una specie di patto parasociale) tra alcune banche – territorialmente individuate al nord-est – per determinare la politica dell’intero gruppo. In barba al Patto di coesione, che vieta alle BCC di determinare gli indirizzi di capogruppo.

E poi ci si mette pure il solito Barbagallo a toglierci ogni dubbio, affermando candidamente che nella “Superpopolare” di cui al punto precedente, le banche devono godere di “autonomia limitata”.

Tesi n.6 – il Grandismo in banca ha portato solo ad un crollo dei prestiti alle imprese – una ricerca Unimpresa mostra, ultima di una serie ignorata dai più, il progressivo crollo dei prestiti alle imprese: 40 miliardi in meno solo nell’ultimo anno “Prosegue senza sosta il credit crunch per le aziende italiane: i prestiti delle banche alle imprese, nel corso dell’ultimo anno, sono calati di quasi 40 miliardi di euro (-5,29%) nonostante l’aumento di 1,5 miliardi dei finanziamenti a medio termine. A pesare sul calo è la diminuzione di 18 miliardi dei finanziamenti a breve e di 22 miliardi di quelli di lungo periodo. (…) In totale, lo stock di impieghi al settore privato è diminuito di 32 miliardi, passando da 1.356 miliardi a 1.324 miliardi: oltre 3 miliardi al mese in meno ad aziende e cittadini”.

Sta già accadendo, e continuerà ad accadere – a maggior ragione – per i clienti tipici delle BCC, cioè le Piccole Medie Imprese (PMI) italiane: il combinato disposto di vincoli patrimoniali, regole di assessment e pressioni dirette (sulle banche direttamente vigilate da BCE) sta spingendo le banche italiane fuori dal settore dei prestiti alle imprese. Quindi dove prenderanno, le imprese (e in particolare quelle piccole) i soldi per lavorare? Dal mercato dei capitali, dicono a Francoforte, meglio se i capitali sono stranieri, però…

Tesi n.4 – nessuna colonizzazione è possibile senza la collaborazione dei colonizzati – Un’ultima cosa che l’incauta esternazione di Antiga mostra chiaramente è il ragionamento che molte BCC devono avere fatto quando è stata loro prospettata la Riforma ed il relativo accentramento: è chiaro che loro, nella legge che istituiva le Capogruppo non hanno visto la fine del Credito Cooperativo, ma la possibilità di estendere il controllo sulla parte del mondo BCC che si sarebbe affiliata. E questo non l’hanno pensato solo a Trento, ma anche (soprattutto?) a Roma. Governare sulle macerie, ecco il loro obiettivo…

Sempre sulla Tesi n.4, giova riportare una citazione di uno studioso, lo storico Ronald Robinson, ha affermato che il dominio imperiale britannico era venuto meno “quando i governanti delle colonie non avevano più trovato collaboratori indigeni.” Il risultato, ha osservato, era stato che “la trasformazione della collaborazione in non-cooperazione aveva segnato, nella maggior parte dei casi, l’inizio della decolonizzazione.” Quando vedremo qualcuno che comincerà a non collaborare con il tragico tandem BCE-Bankitalia?

Dal magico mondo della Riforma BCC per ora è tutto. Buon weekend

I SINDACATI E L’INDIPENDENZA DELLA BANCA CENTRALE, ovvero LO STRANO CASO DEL COMUNICATO FANTASMA

Il giorno 11 febbraio alle 8.40, la FISAC-CGIL Toscana, articolazione regionale del sindacato Fisac dei bancari, va in avanscoperta e pubblica su twitter questo comunicato congiunto delle segreterie nazionali dei tre sindacati confederali

Qualcuno deve avere letto le reazioni al twit, perché del comunicato unitario non c’è traccia in nessuno dei tre siti dei sindacati, né lo si trova nelle rassegne stampa, e nemmeno nelle sezioni dedicate ai comunicati unitari (sito Uilca). Solo la Fisac Toscana, pervicace, insiste nel mettere il comunicato sulla propria sottopagina del sito nazionale.

Questa palese autocensura, questo ossìmoro di un comunicato stampa da diffondere il meno possibile, fa pensare ad una marchetta, un comunicato che qualcuno, nei giorni della polemica sull’indipendenza delle banche centrali, deve avere chiesto dall’alto e che i bancari non hanno potuto esimersi dal pubblicare, completando così una “doppietta” di non poco conto: il sabato, manifestazione di piazza contro il primo governo da un decennio che prova (magari sbagliando mira e misura, ma ci prova) a rimettere in giro un po’ di soldi anche contro i vincoli recessionisti europei, ed il lunedì, un bel comunicato a difesa dell’indipendenza delle banche centrali, vero e proprio dogma neoliberista. Da stendere un bue, ma gli orientamenti ultraeuropisti delle segreterie confederali non sembrano lasciare spazio alla riflessione critica e qualcuno deve avere chiesto un segnale. Me li vedo, Furlan, Landini &c che, di fronte alle timide pretese governative di nominare un componente del direttorio di Banca d’Italia, dicono ai vari Megale, Colombani e Masi “ma come, proprio voi non dite niente? I sindacati di settore  devono farsi sentire…”.

Farsi sentire adesso, dopo il silenzio assordante verso Jobs Act, Legge Fornero e smantellamento progressivo di buona parte del Welfare italiano, un tempo uno dei più avanzati al mondo, fa un po’ ridere (eufemismo) ma tant’è…

Passiamo però al comunicato.

Il testo è imbarazzante nel suo infilare falsità, inesattezze e forzature, ma non si può comprendere l’enormità delle baggianate contenute nei dettagli, se non si analizza prima il concetto stesso di indipendenza, in sé ed alla luce della missione dei sindacati che dovrebbe essere quella di difendere il lavoro e quindi i lavoratori. Il testo dice

“la CGIL, la CISL e la UIL si pongono a difesa a tutto campo del bene primario dell’indipendenza della Banca [Centrale], consapevoli che, al di là degli uomini che oggi la guidano, questo attacco mira a una riduzione della competenza e delle capacità d’azione dell’Istituto, con ricadute anche sui lavoratori che vi operano con professionalità e dedizione.”

Al di là della difesa del posto di lavoro dei dipendenti (valore indubbiamente importante in chiave sindacale, ma che, a occhio, mi pare non sia una priorità, dato che Banca d’Italia è l’unica banca che non ha mai avuto esuberi, pur avendo perso negli ultimi 20 anni la gran parte delle proprie funzioni), l’indipendenza della Banca Centrale è davvero un “bene primario” da difendere a tutti i costi e con i denti, senza il quale l’economia va a rotoli ed i lavoratori perdono il lavoro?

La domanda “a cosa serve l’indipendenza della Banca Centrale?” l’ho vista porre qualche anno fa dall’economista finlandese Heikki Patomäki direttamente a un banchiere centrale tra i più brillanti in circolazione, Mojmir Hampl, governatore della Banca centrale della Repubblica Ceca, il quale non aveva saputo cavar di meglio che un “i politici non sono in grado di fare un’efficace politica monetaria, pensano alle elezioni”. Al che Patomäki giustamente aveva obiettato “ma allora perché, invece, sono in grado di decidere le altre politiche, tipo la politica fiscale?” Oppure perché – aggiungo io – possono decidere di mandare un paese in guerra o di cambiare i motivi per cui uno va in galera o stabilire per legge che tutti si devono fare delle iniezioni di vaccino, pena la perdita di patria potestà o del lavoro? Se tenere conto del consenso popolare è un handicap per le successive decisioni, allora eliminiamo le elezioni…

Per vedere se avevo capito giusto sono andato alla fonte, ovvero al sito della BCE, dove ho trovato una pagina dedicata all’indipendenza dove si dice che

“L’indipendenza della BCE favorisce il mantenimento della stabilità dei prezzi. Ciò trova conferma in analisi teoriche e riscontri empirici di ampia portata riguardo all’indipendenza delle banche centrali.”

Non ci sono link ai riscontri, ma facciamo finta che sia vero, diamogli fiducia. Del resto, loro amano la stabilità dei prezzi più di ogni altra cosa, con risvolti talvolta imbarazzanti…

La prima domanda che dovrebbe porsi un sindacalista è “la stabilità dei prezzi è un mio obiettivo?” e la seconda è “e la piena occupazione?”. La seconda è in relazione con la prima, nella misura in cui vale (e vale) la legge fondamentale secondo cui a una minore disoccupazione corrisponde un aumento dei salari e quindi maggiore inflazione (cioè una minore stabilità dei prezzi). Un’istituzione che ha deciso di subordinare tutta la politica monetaria – prima di un paese e poi di un intero continente – ad un obiettivo che è in conflitto con la piena occupazione e quindi con dei salari decenti è giusto che, in un’ottica sindacale ma potremmo dire in ottica di interesse generale, sia indipendente e non debba invece ricevere indicazioni da un governo che cerchi di far aumentare il benessere attraverso il lavoro ed il decente salario di chi lavora?

Ma la chicca è la pagina specifica dedicata ai perché dell’indipendenza dove si ri-cita (sempre senza link) l’ampia serie di dati empirici a sostegno dell’efficacia dell’indipendenza nel contenere l’inflazione, unico obiettivo, ma dove si va oltre. Vale la pena leggere tutto, soffermandosi sui singoli passaggi logici

“Vigilando sulla stabilità dei prezzi le banche centrali creano i presupposti per un’economia solida e stabile.”

Un’economia stabile va bene a chi sta male? Se uno è disoccupato, o guadagna una miseria è interessato a un’economia stabile oppure preferirebbe – che so – che ci fosse un po’ di crescita? La stabilità è un bene per chi sta bene. Ma questo potrebbe sembrare un sofismo: attenzione però, che calano l’asso…

“ Se i governi esercitassero un controllo diretto sulle banche centrali, potrebbero cercare di modificare i tassi di interesse in funzione dei propri obiettivi, per indurre una forte crescita economica nel breve termine o per finanziare misure popolari con moneta di banca centrale.”

“MISURE POPOLARI” ecco lo spauracchio. Sono le “misure popolari” che vanno ad ogni costo evitate, bisogna impedire che in alcun modo le politiche economiche possano giovare ad un numero troppo ampio di persone. I governi potrebbero avere – non sia mai – questa tentazione ed allora gli va tolto il giocattolo dalle mani. Perché? Il motivo è che …

“Questo avrebbe, a lungo andare, gravi ripercussioni sull’economia.”

Qui non ci provano nemmeno a citare dati e ricerche, perché… non ce ne sono. Ci sono, invece, decine, centinaia di ricerche ed esempi che mostrano il contrario, cioè che le economie in stagnazione hanno bisogno di spesa pubblica in deficit, di investimenti, perfino di inflazione, la cui risalita sarebbe peraltro, in questi anni, l’unico obiettivo di BCE, obiettivo fallito nonostante il dispiegamento di colossali manovre finanziarie da parte di Draghi & c che verrebbe di dire “a che serve la loro indipendenza, se si danno un unico obiettivo e manco quello riescono a raggiungere?”. Ultimo esempio, e non il meno rilevante, è il Giappone, spinto fuori da una stagnazione ventennale da una politica economica – la così detta Abenomics – esattamente contraria a quella della UE, che ha rilanciato l’economia, azzerato la disoccupazione senza provocare effetti economici negativi, nemmeno la temutissima inflazione (per una esposizione concisa, ma efficace, si veda questo thread di @Giuslit). Proseguendo, il sito BCE lascia definitivamente il pianeta terra ed entra direttamente nel mondo dei postulati, intatto ed etereo nella purezza dei suoi princìpi…

“La BCE è stata concepita come istituzione indipendente proprio per assicurare che agisca nel miglior interesse dei cittadini europei. Il Trattato sul funzionamento dell’UE conferisce alla BCE un mandato molto chiaro e ben definito: il mantenimento della stabilità dei prezzi nell’area dell’euro. In questo modo la BCE può condurre una politica monetaria che promuova la crescita economica e la creazione di posti di lavoro in Europa.”

Che la BCE agisca “nel migliore interesse dei cittadini europei” è una vaga affermazione di principio smentita dai fatti (non uno, ma tutta l’azione della BCE nell’ultimo decennio). Che l’obiettivo della stabilità dei prezzi promuova la “crescita economica e la creazione di posti di lavoro” è invece molto peggio: è una balla colossale. Smentita, tra l’altro, dagli stessi meccanismi di funzionamento dell’UE, che subordinano le (scarse) possibilità di condurre politiche economiche attive al calcolo in gran parte arbitrario del NAWRU (o NAIRU) cioè del tasso di disoccupazione “naturale” che non fa aumentare l’inflazione, sostenendo che, se una politica economica espansiva riduce la disoccupazione sotto a questo tasso, non va bene e la disoccupazione deve salire. Per la cronaca, per l’Italia oggi il NAIRU è, secondo la UE, circa dell’11%…

E’ questa l’indipendenza che i sindacati vogliono difendere: l’indipendenza dalla richiesta di ridurre i disoccupati sotto l’11% (per una trattazione più estesa del NAIRU, si veda il link sottostante)?.

Avranno capito di cosa stanno parlando?

La perorazione sindacale diventa ancora più incomprensibile se si esaminano le prerogative delle Banche centrali in alcuni paesi che – a torto o a ragione – sono considerati paesi-guida del mondo industrializzato, come gli Stati Uniti, il Giappone o perfino la stessa Germania. Partendo da quest’ultima, a smorzare l’indignazione dei sindacati più europeisti del cortile, basterebbe ricordare un recentissimo dialogo avvenuto in un talk show televisivo dove Daniel Gros, economista tedesco, rispondendo alla domanda “chi nomina il direttorio della Bundesbank?” rispondeva candidamente “il governo”.

Ma perché non spingersi  oltreoceano, dove, verso ovest, troviamo una Federal Reserve di nomina presidenziale e con obiettivi più ampi di crescita economica, comprendenti le istanze degli stati USA e, addirittura, dio ce ne scampi, la crescita dell’occupazione. Spingendoci ad est troviamo la Banca del Giappone, che ha inventato il Quantitative Easing ed ha sempre tenuto botta alla politica dei governi di turno, fino all’ultimo di Shinzo Abe, pur avendo avuto una riforma che, formalmente, l’aveva collocata in un alveo di indipendenza.

RIASSUMENDO: l’indipendenza delle Banche Centrali non è un valore, non serve agli obiettivi che dovrebbero interessare ai sindacati, e le Banche Centrali dei paesi guida del mondo industrializzato non sono affatto indipendenti o, se lo sono dal punto di vista formale, come il Giappone, poi assecondano in tutto e per tutto i desiderata dei governi nazionali, quindi perché i sindacati dovrebbero difenderla? Qui si sente lo stridore delle unghie sui vetri, e si entra nell’onirismo…

“Il Governo usa le vicende dei risparmiatori veneti per far dimenticare la propria estrema difficoltà a gestire la crisi economica e a far mutare direzione alle politiche dell’Unione Europea

… quelle stesse politiche dell’Unione Europea più volte pubblicamente difese e perorate dalle stesse organizzazioni sindacali, perse nel “fogno” europeista e dimentiche della realtà di una unione che – avendo impedito la mobilità dei tassi di cambio – ha scaricato sul lavoro tutti gli aggiustamenti economici. Un attacco puramente politico al governo. E poi la botta finale,

“La sconclusionata aggressione del Governo odierno alla Banca d’Italia e ai suoi vertici ricorda sia la mozione di sfiducia nei confronti del Governatore voluta dal PD nell’ottobre del 2017, sia le più dolorose vicende del marzo 1979, quando la loggia massonica segreta P2 diede l’ordine al giudice Alibrandi di punire il vertice della Banca per l’autonomia dimostrata in alcuni casi di frodi bancarie (banche di Sindona, Italcasse, ecc.).”

Si richiama la vicenda del 1979 dimenticando che, come ricordato in altra parte dello stesso comunicato, questo vertice di Banca d’Italia non sia della stessa pasta e si stia parlando di tutt’altro argomento. Il vertice di allora fu perseguito dalla magistratura per avere fatto “troppo” il proprio dovere di vigilanza verso un sistema bancario colluso con la mafia , mentre ai vertici odierni arriva tutt’altro tipo di richiesta, cioè quella di fare la propria parte nel far ripartire l’economia. Che poi sarebbe uno degli obiettivi (teorici) dell’azione sindacale… e siamo al cortocircuito.

Insomma, un disastro su tutta la linea. Meglio nasconderlo e non dargli troppa pubblicità, quindi…

Ma non sarebbe meglio pensare prima di parlare? O studiare i fenomeni prima di scegliere una linea? Il futuro del sindacato è fosco, molto fosco… e questo è un serio problema per l’Italia, oltre che per gli estensori del comunicato. Il vantaggio di aderire ad un sindacato confederale, dicono, è che si ha un’apertura e una dimensione più generale, attenta all’interesse comune, ma se l’apertura è questa, tanto vale iscriversi alla Fabi, concentrata da sempre sulle richieste economiche per la categoria: pochi, maledetti e subito…

Riforma BCC – Cronaca di una morte annunciata

Il contenuto di questo lavoro si esprime in 12 “tesi” sintetiche sulla Riforma del Credito Cooperativo più una metafora.

Se il lettore lo vorrà, potrà approfondire le 12 tesi nel PDF scaricabile dal link in fondo alla pagina, dove i ragionamenti vengono sviluppati, corredandoli, ovunque possibile, con dati e ricerche svolte sui diversi temi da fonti autorevoli ed indipendenti. Il lavoro è stato concluso il 2 dicembre 2018. Dopo tale data, nuovi sviluppi sono avvenuti, molte BCC hanno continuato la loro corsa (forse) inconsapevole verso il loro destino ratificando in assemblee bulgare l’adesione incondizionata al progetto, mentre il governo cerca come può di mettere una pezza a tanta sconsideratezza, ad esempio modificando gli obblighi contabili stabiliti da Banca d’Italia che le avrebbero obbligate a oltre due miliardi di perdite sulla valutazione dei titoli di stato in portafoglio. Ma la fine, sic rebus stantibus, resta nota. A meno che…

Il giorno che l’avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5,30 del mattino per andare ad aspettare il battello con cui arrivava il vescovo. (…) Nessuno si domandò neppure se Santiago Nasar era stato avvisato, perché a tutti sembrò impossibile che non lo fosse. G. Garcìa Marquez – Cronaca di una morte annunciata – incipit

TESI N. Le riforme delle Banche di Credito Cooperativo (BCC) e delle Banche Popolari non rispondono a esigenze reali del mondo bancario italiano, ma realizzano una parte di un disegno politico più generale, fortemente voluto e messo in pratica in un lungo arco di tempo da parte di soggetti esterni sovraordinati alle stesse istituzioni politiche italiane. Se non si comprende il contesto non si può comprendere il perché delle riforme.

TESI N. 2 Il disegno politico prevalente nel dopoguerra europeo ha riservato all’Italia la condizione di paese a sovranità limitata che, dopo la caduta del Muro, non serve più come cerniera tra est e ovest, ma diventa ricompensa, bottino per i paesi “core” dell’Europa. Bottino in cambio della loro adesione alle nuove istituzioni comunitarie, che devono progressivamente sostituirsi agli stati nazionali. Se l’Italia è il bottino, le banche italiane sono la cassaforte da violare.

TESI N. 3 Con il governo Monti e i successivi due governi a guida PD, l’Italia inaugura una stagione in cui l’agenda neoliberista ha un’accelerazione, che vede in pochi anni la riforma delle pensioni, l’uccisione della domanda interna via austerity feroce, il Jobs Act e il tentativo di abolizione di una delle due camere. In questo quadro, il governo Renzi inserisce una riforma “definitiva” del sistema bancario italiano, già in buona parte in mano straniera per le banche private. E’ la doppia riforma BCC/Popolari.

TESI N. 4 Come in tutti i casi di colonizzazione (fisica o di altra natura) di un sistema complesso, la conquista non sarebbe possibile senza la connivenza da parte di esponenti interni al sistema stesso. Nel caso delle due riforme bancarie, la classe dirigente del settore, salvo rare eccezioni, ha favorito in modo evidente l’impresa attraverso l’accettazione delle sue deboli giustificazioni, nella convinzione gattopardesca che, per loro, niente alla fine sarebbe cambiato.

TESI N. 5 Le esigenze poste alla base delle due riforme – maggiore solidità patrimoniale ed apertura al mercato dei capitali – non sono giustificate da alcun da alcun riscontro empirico negli ultimi decenni, in particolare per le BCC, il cui sistema ha superato la crisi Lehman senza bisogno di aiuti di stato e che, anche nelle recenti vicende del 2015, ha immesso soldi nei salvataggi altrui, senza bisogno di chiederne per sé.

TESI N. 6 Coloro che in buonafede – in primis i sindacati – accettano acriticamente l’imposizione centralista di una Capogruppo risentono di un pregiudizio autorazzista largamente diffuso nel mondo economico italiano, ovvero il “grandismo”. In questo frame, l’unica banca solida, efficiente, redditizia, è quella grande; per lo stesso motivo le PMI, fulcro e ragione di gran parte del boom economico italiano del dopoguerra, devono ingrandirsi o sparire. Eppure il grandismo è stato smentito sia in Italia che all’estero dalle esperienze delle recenti crisi bancarie, che non hanno mostrato alcuna correlazione tra maggiore dimensione e maggiore solidità delle banche. Ciò che invece è stato dimostrato ovunque è stata la correlazione tra maggiore dimensione e calo (crollo) dei prestiti alle imprese e in particolare alle piccole imprese.


TESI N. 7 Quanto al maggiore accesso al mercato dei capitali, negli ultimi anni il fattore che più ha nuociuto alle banche in questo ambito è stato proprio il continuo intervento delle autorità di vigilanza, sia europee che – di conseguenza – nazionali. Il progressivo blocco di ogni forma di aiuto o intervento pubblico in caso di crisi (culminato nell’introduzione del Bail-in) ha minato profondamente la fiducia del pubblico ed ha causato massicce fughe di capitali e ripetuti crolli dei corsi azionari. La emananda normativa sugli NPL è solo l’ultimo esempio di intervento nefasto e dannoso, che perfino Banca d’Italia ha stigmatizzato. BCE è un pompiere incendiario: non mitiga le crisi, ma spesso le provoca, o quantomeno le aggrava. Altro che voto capitario.


TESI N. 8 La vera esigenza della Riforma, infatti, è sottoporre al controllo centralizzato di una capogruppo (e quindi del suo occhiuto vigilante, ovvero la BCE) il sistema delle BCC italiane. Lo dice la BCE, lo ammette in audizione parlamentare Banca d’Italia, che scarta a priori ogni soluzione alternativa, non sufficientemente stringente verso le banche locali. Ma accentrare il potere non serve a “migliorare la governance”, ma solo a rendere più facile la conquista ed il controllo del sistema.

TESI N. 9 I gruppi bancari non sono l’unico modo di creare una struttura di sostegno a reti di piccole banche, ma esistono altre forme di garanzia, riconosciute dalle norme europee e utilizzate in altri, importanti paesi. Sono gli Institutional Protection Schemes (IPS), che, pur prevedendo meccanismi di penalizzazione e di garanzia reciproca, non inficiano le autonome scelte degli aderenti e godono di importanti – e non casuali – vantaggi normativi.

TESI N. 10 Mentre gli esempi di IPS in Austria, Spagna e soprattutto Germania hanno dimostrato nel recente passato di poter affrontare brillantemente le fasi di crisi senza necessitare di aiuti e continuando a garantire alle rispettive economie il necessario flusso di credito, i Gruppi (pseudo) Cooperativi, ove prevalenti (ad esempio in Francia) sono stati coinvolti in pieno nelle difficoltà ed hanno avuto bisogno di salvataggi ed interventi pubblici. Ciò è l’esatto riflesso della loro natura non più mutualistica, che li ha portati a strategie del tutto paragonabili a quelle delle altre banche, e quindi agli stessi errori.

TESI N.11 – Nessun altro paese ha adottato provvedimenti come quelli italiani, e non a caso. La scelta tedesca di mantenere le sue 1400 (!) banche locali e cooperative al riparo della vigilanza europea (che pure non può essere accusata di essere anti-tedesca) è stata difesa a spada tratta dai governi di Berlino e mostra chiaramente il pericolo che attende il sistema cooperativo italiano. Ma l’Italia non è un paese “normale” (cfr. tesi n.2)

TESI N.12 – CONCLUSIONI – Il quadro fin qui delineato mostra chiari i segni di una morte annunciata del sistema bancario popolare e cooperativo italiano e, con esso, di una parte essenziale del tessuto economico nazionale, messo “fuori gioco” da un disegno prima politico, poi culturale ed infine economico che ha fatto dell’Italia terreno di conquista. Di fronte a ciò non servono i tecnicismi e le battaglie di retroguardia, volte a “limitare i danni” su questo o quel provvedimento, ci vuole una reazione radicale e basata sul recupero della possibilità di ciascun popolo, italiani compresi, di autodeterminarsi democraticamente.

Ma dal mondo cooperativo i Quisling de noantri proclamano ad una voce: “ormai è tardi”.

METAFORA
Immaginate di essere stati invitati a un matrimonio. La figlia del vostro testimone di nozze si sposa, l’avete vista crescere, è una ragazza solare, un po’ ribelle, ma tanto buona, che aiuta tutti senza fare troppe domande, le volete bene come una figlia. E’ bella, buona, di umili radici, ma oggi la sua famiglia è benestante, grazie al duro lavoro del padre, rinomato artigiano locale. Ha avuto molti corteggiatori, ma da un paio di anni ha acconsentito a fidanzarsi con un ragazzo del suo paese, bello e maledetto, figlio di una famiglia di antica nobiltà e presente crisi. Dissoluto, donnaiolo, dalla parlantina irresistibile, ha risvegliato in lei quell’istinto che, talvolta, spinge donne di grande valore a darsi a uomini di poco conto, nella convinzione di poterli redimere. Le famiglie, interessate vieppiù a sistemare i propri figli, hanno fatto il resto: abbagliati dalla nobile casata i genitori di lei, interessati a far mettere la testa (e il portafoglio) a posto, i genitori di lui, spingono da anni per un matrimonio e adesso, finalmente, il momento è arrivato.
Il matrimonio sarà nel piccolo paese di lei, dove la famiglia ha organizzato una festa di altri tempi. Il padre di lei le ha regalato una vecchia casa nella campagna vicino al capoluogo, che per l’occasione ha ristrutturato. La cerimonia sarà celebrata dal vescovo in persona e nel paese non si parla d’altro.
Voi, nel ricevere l’invito, avete una fitta al cuore: non pensavate che quella relazione sarebbe arrivata al matrimonio. Sapete che lui non è l’uomo per lei e che i vostri amici si stanno probabilmente facendo fregare. Abitate dall’altra parte del mondo, ma vi mettete in testa di studiare la questione. Pagate un investigatore per fare qualche indagine e venite a scoprire facilmente che lui la tradisce da mesi con altre ragazze, ultimamente perfino con alcune amiche d’infanzia di lei. La distanza non vi consente di parlarci direttamente, ma cercate ugualmente di contattare il vostro vecchio amico, le fate avere solo alcune delle prove che voi avete potuto consultare per intero e gli chiedete di avere un colloquio. Le foto gli vengono consegnate, ma i giorni precedenti il matrimonio sono frenetici, il tempo stringe e il vostro amico non capisce subito la portata del materiale che gli avete inviato e al telefono, dà risposte evasive. A una settimana dal matrimonio decidete di anticipare il viaggio e vi recate da lui, con tutto il materiale raccolto dall’investigatore, più alcune interessanti notizie sul dissesto finanziario della famiglia di lui. Chiudete il vostro amico in un bar e gli mostrate tutto.
Una volta visto il materiale, ed ascoltate le vostre spiegazioni, il vostro amico resta muto. Guarda fisso davanti a sé e, dopo qualche minuto di silenzio, apre bocca per dire quattro parole “ormai è troppo tardi”. Cui subito dopo aggiunge in un fiato “con tutti i soldi che abbiamo speso, come facciamo a fermare tutto? C’è la casa pronta, gli inviti, il ristorante, la chiesa, il vescovo. E’ un anno che stiamo preparando questo evento, tutto il paese aspetta quel giorno, non possiamo annullare tutto”. E, infine, con le lacrime agli occhi, vi chiede di tacere, aggiungendo “lei è incinta, non dirle niente, potrebbe non sopportarlo”. Nel frattempo, fuori dal bar, vi hanno tagliato le gomme della macchina e l’investigatore che ha svolto le indagini ha trovato lo studio bruciato.
Ed è proprio in quel momento che decidete di….



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DOCUMENTO PDF BCC – Cronaca di Una Morte Annunciata – 20181202

Il post su www.comedonchisciotte.org

L’INTERVISTA con Barbara Tamperi su MegliodinienteRadio

Goofy7-frasario essenziale (e incompleto)

G7-START

E sette.

Lungi dal soffrire di “crisi del settimo anno”, il convegno annuale di Asimmetrie, quest’anno dedicato al tema del Sovranismo, ha visto il tutto esaurito, con le sedie dell’ultima fila addossate al muro di fondo della pur capiente sala convegni. E, puntuale, ecco la rassegna delle frasi più interessanti, giunta al suo quarto anno (le edizioni precedenti disponibili QUI QUI E QUI) che, come la nota rivista di Cruciverba e rebus, comincia addirittura a vantare dei tentativi di imitazione.

Buona lettura!

JACQUES SAPIR

OGNI REGOLA HA LA SUA ECCEZIONE. Karl Schmidt dice che è sovrano chi può decidere dello stato di eccezione, cioè quando le leggi non possono più essere applicate.

BEN DETTO. La sovranità è condizione necessaria, ma non sufficiente per la democrazia.

GHOSTBUSTER CERCASI. Tsipras (nel 2015) ha tradito e oggi, qualunque dirigente o partito che si dica – in un modo o nell’altro – disposto a difendere la sovranità del suo paese, deve confrontarsi con il fantasma di Tsipras.

EUROPEISMO REALE. La dichiarazione di Juncker la sera del 25 gennaio 2015, all’indomani dell’elezione di Syriza che diceva “non ci possono essere decisioni democratiche contrarie alle istituzioni europee”. (…) stava ripetendo un comportamento (…) quello della “sovranità limitata” che caratterizzava i paesi del socialismo reale.

BEN DETTO – 2. Non dico che il 2,4% sia buono o cattivo, ma è il popolo italiano che deve deciderlo.

ALBERTO BAGNAI

VINCOLO ESTERNO – RELOADED. Oggi circa due terzi dei provvedimenti in esame al Parlamento italiano vengono da direttive europee. (…) Oggi l’Europa mi dice di cosa occuparmi, io devo rispondere a Bruxelles, pur sapendo che ne faranno un uso… poco elegante.

BRIGITTE GRAINVILLE

DEPLORABLES. La popolazione francese sembra alienata. Ci sono i “deplorevoli” anche in Francia e sono quelli delle campagne.

ALTRO CHE GRANDEUR. Oggi nel mio paese in Borgogna, l’ospedale più vicino è a 60 km, mancano i medici, le stazioni sono per lo più chiuse, sono diminuite le nascite con l’aumentare della distanza delle maternità più vicine. I mezzi di trasporto sono quasi solo privati e ci sono grandi difficoltà a far lavorare le donne delle zone rurali, il che causa difficoltà finanziarie notevoli. La media dell’età del mio piccolo paese (80 anni) fa sì che il PC non sia di uso comune, non c’è accesso ad internet ci sono le “case bianche”, dove (…) non c’è campo nemmeno per i cellulari. I pochi agricoltori lavorano 12-16 ore al giorno, mentre aumentano i suicidi, molti vivono con meno di 350 al mese, sotto la metà del livello di povertà. (…) Il 25% degli agricoltori sono poveri, contro il 14% della media nazionale. La Francia è una democrazia, ma è governata da una casta di stato, espressione della finanza. (…) Nel Pantheon non ci sono imprenditori, ma nemmeno manager.

IMPARZIALE SARA’ LEI. Il redattore capo del Financial Times – un giornale che si dice “imparziale” – ha ricevuto la Legion d’Onore per “i servizi resi all’UE”.

ALBERTO BAGNAI

SE PARIGI AVESSE IL MARE… Abbiamo scoperto che la Francia è un enorme Abruzzo

BRIGITTE GRAINVILLE

E LA LIRA SI IMPENNA. L’Euro è idolatrato (Bagnai, traducendo: adesso lo spread si alza) non è permesso alcun dibattito ed ha annientato tutte le incoerenze che portava con sé. L’Euro è un caso in cui la teoria ha preso il posto della realtà.

IL CLUB DEI SUICIDI (cit.). L’UE è come se fosse un club le cui regole iniziali sono state definite sulla base delle caratteristiche del primo partecipante, cioè la Germania (…) a cui comunque le regole non vengono applicate, poiché l’obiettivo è mantenere aperto il club a qualunque costo.

ALBERTO BAGNAI

COERENZA. Dato che Jacques Sapir ha appena detto che il sovranismo è uno, noi abbiamo adesso la presentazione del libro “Sovranismi”…

BENEDETTO PONTI

LIBERISTA SARA’ LEI. Neoliberismo predica lo stato minimo, perché questo è un limite alla possibilità del mercato di dispiegarsi. L’ordoliberismo, invece, ha compreso la potenza del potere pubblico e la vuole asservire al suo progetto, vuole appropriarsene.

PERVERSIONI 2.0. Ho letto stamattina che si stigmatizza il fatto che in Inghilterra ci sia piena occupazione perché c’è l’”effetto perverso” che i salari crescono e i profitti calano.

STEFANO FASSINA

MACHEDAVERO. Senza sovranità non c’è politica. Nell’impianto neoclassico, l’unica sovranità possibile e concessa è quella del consumatore, che è finta, confinata, eterodiretta. Nell’esercizio della sovranità sono decisivi i confini. Senza i confini non c’è sovranità, non sai sovranità su cosa.

THE GHOST OPPONENT. Negli USA, durante le primarie, Sanders disse “open borders is a right wing policy”

THE TRUE OPPONENT. I movimenti di capitale sono stati il cambiamento che più ha delimitato la sovranità della politica. Regolare i movimenti di capitale è condizione essenziale di ripristino di sovranità della politica

CON LAVAZZA CREMA E GUSTO… siamo in un Momento Polanyi, ovvero una fase storica in cui la società ha detto di non poterne più dell’economia.

ALBERTO BAGNAI

BASSO SARA’ LEI. Il mio collega Fassina … ma in realtà lui è della camera bassa…

ALESSANDRO SOMMA

ESTOTE PARATI. Nel 2011 Barroso, discutendo di eurobond, parlò di regole ferree. La Merkel, temendo il peggio, ordinò (…) di studiare un piano per l’uscita dall’euro in 10 giorni. Qui invece si può parlare della religiosità della Madonna, ma non dell’uscita dall’euro.

GLIELO DICI TU O GLIELO DICO IO? Nella costituzione tedesca, (…) hanno scritto che l’adesione alla UE è subordinata all’adozione di una politica incentrata sulla stabilità dei prezzi e non permette cessioni di sovranità. Se si vuole modificare l’obiettivo dell’UE si deve modificare la costituzione tedesca.

g7-cost-tedesca

QUANDO CE VO’ CE VO’. Siamo al punto in cui mercati autoregolati diventano delle minacce per l’esistenza della società. Quando ciò avviene, le società reagiscono, si rivoltano e iniziano delle reazioni per ri-nazionalizzare tutto.

SEVEDEVA. L’imprenditore, se può, fugge dalla competizione. Il liberismo vuole farsi stato, in modo che lo stato adotti le leggi del mercato.

SERIALE, DIREI. La circolazione dei capitali è un killer, perché il tipo economico presupposto dalla libera circolazione è il benedetto “investitore internazionale” che si conquista solo con la compressione del lavoro.

I HAVE A DREAM. Il sogno è una coalizione di stati che lottano contro i mercati per conquistarsi gli spazi per l’esercizio della sovranità.

ALBERTO BAGNAI

CON LAVAZZA CREMA E GUSTO…2. Ora mi prendo un momento Bagnai …

ESUBERI IN VISTA. Quando i randellatori internazionali vengono a dirci “eh, però, i mercati” noi dovremmo dirgli “sì, ma i mercati li regolate voi, quindi cosa ci state a fare?”

CLAUDIO BORGHI

E LA LIRA SI IMPENNA – 2. La legge di bilancio che ha la sintesi in quel famoso del 2,4% che, siamo tutti d’accordo nel dire che avrebbe dovuto essere molto più alto (Bagnai: e lo spread sale…).

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Ore 1.30 – il capannello Borghi (per goofy8 ci vuole un capannone…)

NON FA UNA GRINZA. Il conflitto fra lavoro e capitale non si pone nemmeno perché la mancanza di capitale rende un lavoratore non più lavoratore, ma disoccupato.

ERRARE HUMANUM EST, SED PERSEVERARE … I randellatori, se avessero potuto schiacciarci lo avrebbero già fatto da tempo, non ci sopportano fisicamente. Il loro problema è che non c’è alternativa, perché voi sapete già che cosa succede se si ascolta il mercato e quindi sanno che non lo accetteremo.

RICCARDO RUGGERI

TAFAZZI A TORINO. A 62 anni mi hanno licenziato dal comitato direttivo della FIAT e Umberto Agnelli, che non contava niente, mi ha detto “ti hanno licenziato per eccesso di successo”.

REPETITA IUVANT. I miei camei son tutti uguali, come i film di Woody Allen

SON DETTAGLI. Del cancro non so nulla, tranne che averlo. E volutamente. Quando l’ho scoperto mi hanno detto che, alla tua età, il 93% delle persone muore per qualche altro motivo.

MERITOCRAZIA. In 5 anni ho portato la New Holland dal fallimento alla quotazione a Wall Street, e poi sono stato licenziato.

IL PESCE PUZZA DALLA TESTA. Quando prendevo aziende da ristrutturare io licenziavo il 95% dei dirigenti, il 60% dei funzionari ed il 30% degli operai.

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FALLIMENTI DEL MERCATO. Io usavo solo persone dell’azienda, e li prendevo solo dai livelli più bassi.

THE SPECIALIST. A me hanno dato solo aziende fallite, probabilmente non saprei gestire un’azienda che va bene.

TROPPO TARDI. Sono andato anche in Vaticano a spiegare ai cardinali come si risana un’azienda.

CLAUDIO BORGHI

EL TACON XE PEGGIO DEL BUSO. Mattina, Radio Anch’io. Dico la stessa cosa che ho detto un milione di volte. L’Italia starebbe meglio fuori dall’UE, ma non vogliamo alcuna rottura ed anzi se avessimo voluto rompere avremmo messo il 3,1 e non è nel contratto di governo. Reuters riporta solo la prima frase e scoppia il finimondo. Poi sento Reuters per precisare e mi chiedono se possono riportare anche la seconda frase. Certo che sì, rispondo io. Reuters esce con la news: “smentita di Borghi”.

A PENSARCI BENE… ricordate: se i prezzi dei titoli di stato scendono, diminuisce l’importo del debito pubblico. Puoi ricomprare tutto a prezzo più basso ed estinguerlo, se hai i soldi per farlo.

ALBERTO BAGNAI

L’ABITO NON FA IL MONACO. Oggi sono vestito da intellettuale di sinistra perché voglio pontificare.

UN BEL TACER NON FU MAI SCRITTO. Il modo migliore di non smentire una notizia e non darla, anche perchè smentire una notizia è darla due volte.

SGABELLO DELLA SUOCERA. Se dovessi parlarvi di questo grafico con il linguaggio dei fiori, direi che è un cactus

PRIMUM VIVERE, DEINDE PHILOSOPHARE. Nel lungo periodo l’espansione della spesa nel paese debole causa altri squilibri, ma intanto, in mancanza di espansione del paese forte, arriviamoci, al lungo periodo.

RICCARDO REALFONZO

LEBBASI. L’austerità espansiva propagandata dal mainstream non esiste.

LA VERITA’ MI FA MALE, LO SO. Chi ha tagliato non ha avuto crescita, ed ha pure avuto effetti negativi sul debito pubblico. Non solo da noi. (…) Gli effetti dall’austerità sono stati drammaticamente sopravvalutati

g7-realfonzo

SON DETTAGLI 2. Il DEF (Documento di Economia e Finanza) per il 2012, fatto ad aprile (Governo Monti) stimava il rapporto debito su PIL al 120% e fu 127%, nel 2013 stima 117% a fine anno fu il 132%

SON DETTAGLI 3. Il PIL 2013 doveva salire e invece scese di 1,9 punti.

FACCIAMOCOME. Nel 2017 se avessimo fatto investimenti pubblici sulle imprese come la media europea avremmo avuto 7,9 miliardi in più. Ne mancavano 10 sugli ammortizzatori sociali.

GAETANO AZZARITI

PAROLE SANTE. Tutti noi non riusciamo a uscire dal contingente. Mattarella dice qualche cosa e noi passiamo a discutere di quel qualcosa. E invece meglio fare riflessioni di largo respiro.

BEH, INSOMMA, PARLIAMONE. Contro il progresso non si può essere.

BASTA DISCUTERE. Si è pensato che fosse importante governare per governare, e ciò ha impattato anche sull’aspetto istituzionale. Con Craxi si afferma il mito della governabilità. Si limitò il voto segreto.

SEGNI (MARIO) PREMONITORI. Nel 1993 fu cambiato con il plebiscito la legge elettorale, è quello di l’inizio di tutti i mali.

AGNELLO PARLAMENTARE. C’è stato un sacrificato ed è il parlamento, che è stato la vittima del cambiamento costituzionale.

AUTUNNO, I FIUMI SI GONFIANO. Le esondazioni presidenzialiste della prassi istituzionali non ci portano verso gli Stati Uniti, ma verso il Sud America alla Pinochet.

GINEVRA CERRINA FERONI

IL BADANTE. Nel regime parlamentare il capo dello stato è estraneo per definizione al gioco politico, perché non ha responsabilità. Nessun atto del Presidente è valido se non è controfirmato dal ministro proponente che se ne assume la responsabilità… Il ministro, non il Presidente della Repubblica.

COME L’UNICORNO. Il notaio della costituzione non è mai esistito in natura. È uno stereotipo. Un ruolo impossibile.

CE L’AVEVO SULLA PUNTA DELLA LINGUA. Qui c’è stata una personalizzazione del ruolo del Presidente della repubblica. Chi si ricorda il nome del Presidente tedesco?

COM’ERA QUELLA DELL’UOVO E DELLA GALLINA? È la prassi che si deve adattare al modello o viceversa?

GAETANO AZZARITI

QUESTO E’ IL PROBLEMA. Semplificare o no? Per governare società complesse bisogna semplificare.

PAROLE SANTE 2. I forti hanno la forza, i deboli hanno le costituzioni

ALBERTO BAGNAI

NOTAIO AD HONOREM. qui si parlava di notaio della costituzione, ma io sto facendo il notaio della commissione europea

GINEVRA CERRINA FERONI

C’E’ TUTTO UN MONDO INTORNO. Ci sono tante riforme che si possono fare a costituzione invariata. Siamo andati a un passo dalla Camera unica e non si può riformare con legge ordinaria la magistratura?

COPERTA CORTA. Anche un’ottima costituzione non impedisce caos e decadenza, così come un’ottima classe politica può far funzionare un paese con una costituzione così così

MARIA GIOVANNA MAGLIE

SI CONTANO SULLE DITA. Siamo due controinformatori sugli USA, e il totale non supera i cinque. (Parlando di lei stessa e di Daniele Capezzone).

G7-CAPEZZONE

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE. I direttori di giornali mi hanno dileggiato quando dicevo che avrebbe vinto Trump, e dopo 48 ore, hanno ripreso come se non fosse successo niente. Invece D’Agostino mi ha detto “fa’ un po’come c… te pare…”

NESSUNO E’ PERFETTO. Non essendo scema, pure essendo giornalista, l’euro non mi ha mai fregato.

DAL LETAME NASCONO I FIOR. Trump non ha niente di gradevole, ma costituisce qualcosa di simile all’intervento degli USA nelle Guerre Mondiali. Un miracolo.

NON TUTTO IL MALE… C’è una battuta di arresto su alcune leggi, ma il blocco di una legge può essere un’arma elettorale: “non ho potuto fare il muro, è colpa dei democratici”. E comunque il muro c’è già quasi del tutto.

G7-CAPEZZONE2
Capezzone e il “Protocollo degli esperti”

VLADIMIRO GIACCHE’

FACCIAMO FINTA CHE … La finanza ha svolto una funzione di sostituzione, i redditi da lavoro calano dagli anni ‘70 in poi, ma esplode il credito, per cui la gente continua a consumare

METTIAMOCI UNA CROCE SOPRA. (indicando il grafico) i redditi dei ricchi e dei poveri negli USA fanno una “x” (quelli dei poveri scendono e quelli dei ricchi salgono, ovviamente)

SPEGNI E RIACCENDI. Abbiamo resettato il sistema senza cambiare nulla, solo spegni e riaccendi. L’unico piano di investimento reale al mondo è la Via della Seta cinese. Sarà redditizia? Non è detto: le ferrovie sono state un veicolo di progresso enorme, ma le società ferroviarie sono fallite.

PERIFRASI. Forse serve un reset fisico. Dalla crisi del ‘29 si uscì con la guerra mondiale. Non lo escludono nemmeno oggi. Summers dice che ci potrebbe essere un qualche evento mondiale (sottinteso: capace di generare un reset del sistema) e che, guerra a parte, non è chiaro quali altri eventi potrebbero avere questo tipo di effetti.

STATALISTA SARA’ LEI. In generale, per pensare un’uscita ci vuole più stato e non meno, e non hai bisogno di uno stato a cui dettino legge i mercati finanziari, cioè quelli che ci hanno portato qui. La vera conclusione è che nel 2007 si è rotto un modello. La proporzione tra asset reali e asset finanziari non può essere quella odierna, cioè quella del 2007.

MENO ASIMMETRIE… FINO AL 2033. Riequilibrare stato e mercati finanziari. Questo è il tema dei prossimi 15 Goofy.

SERGIO CESARATTO

BRAVO! GRAZIE! Ieri ero con Visco (ex ministro dell’economia) e il dibattito è stato tranquillissimo. Io gli ho detto “avete sbagliato tutto” e lui ha detto “abbiamo sbagliato tutto”.

LEBBASI 2. È vero che l’unione monetaria non funziona perché incompleta, ma forse è proprio così che la si voleva.

I COMPITI A CASA LI FACCIA LEI. Abbiamo un saldo primario che è meglio della Germania, e lo è da decenni, non abbiamo bisogno di giustificare nulla.

ESUBERI 2 È mostruoso che un banchiere centrale come Draghi dichiari che lui non può fare niente sul tasso di interesse.

TABULA RASA. Ultima cosa. Non lasciamo alla sinistra nemmeno il terreno dei diritti civili… Asfaltiamoli anche su quelli.

Grazie ad ASIMMETRIE al professor Bagnai, al professor Giacchè, cui ho rovinato una pausa caffè parlando delle BCC, al Gruppo Alfano che ha condiviso la Goofy-mobile da Odolo a Montesilvano e ritorno ed a tutti i partecipanti che rendono il Goofy una festa di umanità, oltre che di pensiero.

Arrivederci al Goofy8!

EXCUSATIO: se vi sembra che manchi qualcosa, ciò è dovuto all’obsolescenza (programmata?) dei miei apparati tecnologici, per colpa della quale ho perso appunti e spunti dell’introduzione di Marcello Foa, di parte del dialogo Maglie-Capezzone e l’intervento finale del Pedante (di cui però ho comprato il libro…). Alla pubblicazione dello streaming cercherò di rimediare… intanto, allego un mosaico dei retweet sull’intervento del Pedante e di Pier Paolo Dal Monte

I primi 100 giorni del governo e le galline di Jocelyn

Negli anni ’80 in TV il famoso conduttore Jocelyn conduceva un gioco non particolarmente originale dove i concorrenti per ottenere un premio finale dovevano contare un mucchio di banconote sputate da una macchina mentre erano disturbati da avvenimenti, cose e persone di ogni tipo. Se azzeccavano la somma, le banconote erano il premio. Il problema era contarle, mentre il conduttore scatenava i disturbi, tra i quali uno dei più efficaci erano le … galline. Le galline entravano in scena in modo caotico, casuale e, spaventate dalle circostanze, erano ingovernabili: troppe per essere catturate o ammansite, impedivano ogni ragionamento e spesso facevano abortire del tutto la conta.

conta

Ora, nei mesi seguenti le elezioni del 4 marzo ed ancora di più dopo l’insediamento del governo gialloverde, io mi sono spesso ritrovato a paragonare lo spettacolo dei media e della politica italiana con la logica di questi giochi goliardici, dove persone pagate per questo scopo, mirano esclusivamente ad impedire a qualcun altro di fare ciò che ha in animo di fare. Senza nessun ragionamento dietro, nessuna alternativa, nessuna logica se non la pura voglia di fare male, di disturbare. E, non appena il malcapitato supera un ostacolo, subito si dedicano a crearne un altro, in una sequenza che non deve mai avere fine.

Certamente, il 4 marzo ha segnato una frattura nella società italiana. Forse, un giorno, ricorderemo un “prima” e un “dopo” l’evento che ha visto tornare a prevalere in una competizione elettorale due forze (seppure diversamente configurate) che poi hanno formato un governo. Quanto è avvenuto da allora ha curiosamente ribaltato molti dei clichè che avevano segnato tanto la politica, quanto la comunicazione intorno ad essa, al punto da vedere uno schieramento di media compattamente anti-governativi, fatto inedito nella storia nazionale, ma non inedito nel resto del mondo, visto che da quando è stato eletto Trump si assiste più o meno allo stesso fenomeno negli Stati Uniti.

Sto ragionando a prescindere da ogni giudizio di merito su Trump o sul governo gialloverde: quello che mi interessa, qui, è evidenziare una tecnica, un fenomeno, che determina in misura rilevante tutto il resto. Ebbene, nell’Italia “post” 4 marzo (come negli Stati Uniti nell’era Trump) accade che, dopo un lungo periodo di tempo, siano andate al potere delle forze che a torto o a ragione hanno mostrato una visione che andava a confliggere in modo evidente con lagenda liberal-liberista portata avanti negli anni (decenni?) precedenti. Ripeto: non mi interessa discutere chi abbia torto o ragione (anche se un’idea ce l’ho e coincide al 100% con quanto espresso in questo ottimo articolo di Leonardo Mazzei), qui noto soltanto come i “vincenti” populisti abbiano in animo di mettere mano a una serie di problemi strutturali, cambiando – come l’articolo evidenzia molto bene – innanzitutto la visione che ci stava dietro, l’atteggiamento, ridiscutendo in modo profondo l’assetto di potere e financo istituzionale esistente.

Giuste o sbagliate che siano, le loro idee viaggiano su una lunghezza d’onda che ragiona in termini di anni e affronta alcuni nodi evidentemente complicati cercando di agire sui diversi fattori che concorrono a determinarli, innanzitutto modificandone l’approccio. Di fronte a ciò, i media compatti mirano invece a tenere in ogni modo il governo ancorato ad un’agenda di fatti contingenti, per lo più legati a temi di alto valore simbolico, ma riferiti a piccoli numeri (o addirittura ad individui) presi come “simbolo” di un determinato fenomeno. Gli ultimi mesi in Italia sono stati un susseguirsi di polemiche ed episodi a volte ingigantiti ed a volte inventati di sana pianta. Ogni giorno i media tiravano in ballo situazioni che richiedevano decisioni immediate, con profughi in presunta balia delle onde, attacchi razzisti e xenofobi in giro per l’Italia, licenziamenti a catena di aziende impaurite dai nuovi decreti. Problemi che, poi, si rivelavano esagerati o perfino falsi, scoprendo così il vero fine di queste azioni mediatiche, ovvero distrarre, sviare, far abbassare lo sguardo allopinione pubblica, portandola ad affrontare continue emergenze anziché osservare il formarsi di unazione che, almeno nelle intenzioni, si configura come strutturale.

Non è una lotta tra forze contrapposte, tra due diverse opinioni politiche. Da un lato c’è una visione ed un tentativo di fare un certo tipo di cose, mentre dall’altro non c’è nulla, solo disturbi, rumore, confusione. Gli argomenti usati sono rivelatori, perché si caratterizzano per la loro pochezza e, il più delle volte, non reggono ad un esame appena un poco più approfondito. L’aggressione alla discobola di colore? Una ragazzata di tre imbecilli (tra cui il figlio di un assessore PD). I licenziamenti a seguito del decreto dignità? Aziende già decotte basate su mero dumping salariale che chiudono, e non solo in Italia (Deliveroo) o troll dimissionari più di un anno fa. Ma anche con temi inventati, come la polemica sulla TAV che diventa improvvisamente tema di attualità dopo vent’anni, oppure, attingendo a piene mani dagli “amici” d’oltreoceano, come la questione grottesca dei troll russi che attaccano Mattarella.

Mentre in Italia i titoloni parlavano di uova, il presidente del consiglio parlava con il Presidente degli Stati Uniti e il Financial Times ci faceva la prima pagina. TRUMPCONTE-GIORNALIE, mentre si discettava sul numero di Eritrei sulla Nave Diciotti (tutti spariti dopo pochi giorni dalla loro destinazione finale), lo stesso Trump annunciava che, in caso di attacco dei mercati ai titoli di stato italiani, lui sarà in prima fila a comprarli (hai detto niente).

galline

Le opposizioni continuano a comportarsi come se il 4 marzo non fosse mai avvenuto, come se per contrastare il governo gialloverde non serva elaborare nuove strategie, o fare autocritica ed affrontare gli enormi squilibri macro-economici e sociali che l’agenda neoliberista da loro applicata in modo così zelante negli ultimi anni ha creato.

Loro sono convinti che basterà buttare un po’ di galline in mezzo ai piedi del governo per via mediatica o giudiziaria e tutto a un certo punto tornerà come prima. Come dice anche Mazzei nel suo articolo, non lo pensano perchè si sentano forti (i partiti dei governi precedenti non sono mai stati così giù), ma perchè i loro mandanti sono ancora tutti ai loro posti. Per ora.

 

PS: comunque l’articolo di Lorenzo Mazzei per Contropiano è veramente ben scritto e completo. Prima di leggerlo, e nonostante quanto scritto sopra, se mi avessero chiesto cosa aveva fatto fin qui il governo Conte avrei detto due o tre cose, ma di fondo avrei risposto che, con tutto il fuoco di sbarramento degli avversari, di più era difficile fare. In realtà, leggendo l’articolo, ho capito che di cose ne sono state fatte, eccome. In particolare sul piano dell’atteggiamento: non più col cappello in mano, passivi di fronte all’Europa, proni al progetto neoliberista dove tutto è TINA: le privatizzazioni, i pensionamenti sempre più tardivi, la precarietà, la povertà crescente, le banche e le aziende italiane che finiscono in mano straniera. Su ognuno di questi temi, il governo Conte ha detto o anche fatto qualcosa. Nonostante le gallline. Unica eccezione: il pasticcio dei vaccini. Noi stiamo con IL PEDANTE