(CHTO DIELAT)? CHE FARE? OVVERO IL DILEMMA DEL RIVOLUZIONARIO

Una classe dirigente rimane tale finché è in grado di nominare i propri successori (G.Orwell – 1984 citazione dal Cap.III del Libro di E.Goldstein – nemico del Grande Fratello)

In questa estate 2015 durante la quale ho deciso di alzare definitivamente lo sguardo dall’Italia al Mondo aprendo questo nuovo blog, ho disatteso i consigli di lettura di Lameduck, ma solo per ora. Il mio buffer di libri arretrati prevedeva, prima, di finire alcuni tomi che si preannunciavano succosi, e così è stato.

Da buon lettore seriale, non mi sono limitato a un solo libro, ma ne ho letti tre e, contrariamente a quanto poteva sembrare a prima vista, ho trovato che erano strettamente collegati l’uno all’altro, perché tutti parlavano di dominazioni e (possibili) rivolte, di inganni e di propaganda, di bugie e di realtà. I libri erano

I tre libri sembravano concatenarsi in un discorso solo, dove Massoni ci dice CHI sta dietro agli avvenimenti che ci hanno portato al punto (basso) in cui siamo, Bagnai racconta COME HANNO FATTO a farlo, in particolare in Europa, e infine Orwell sta lì a ricordarci COME VORREBBERO FARCI DIVENTARE se le cose andassero fino in fondo come vogliono loro e ad indicarci, forse, una flebile via d’uscita. Loro chi? Quelli di Massoni, ovviamente. Ma partiamo dall’inizio.

MASSONI – società a responsabilità illimitata massoni

Premessa necessaria: Magaldi, l’autore del libro, è un massone, di orientamento progressista. E inizia dichiarandoci che il libro (o meglio, la serie di libri, perchè ne annuncia altri quattro dopo questo) è un’arma che lui e le Logge progressiste vogliono usare per reagire alle numerose batoste che hanno preso dalle loro consorelle conservatrici, più o meno dalla fine degli anni ’60 in poi. Il senso dell’opera è “adesso racconto ai quattro venti quello che avete combinato, e vediamo se avete il coraggio di continuare”. Quindi quello che ci racconta è palesemente orientato, ma non è questo il punto. In questo libro non conta tanto che lui ci presenti gli avversari in modo demoniaco e gli amici come angeli del bene, conta di più stabilire se i fatti che racconta siano veri oppure no. In sostanza, l’autore ci dice che dietro a tutti i principali avvenimenti degli ultimi settanta anni c’è sempre la mano di qualche organizzazione massonica, ed in particolare di una o più superlogge (chiamate UR-Lodges, d’ora in poi UL) tese ad affermare i propri progetti in un “cortile di casa” coincidente all’incirca col mondo intero. Reincarnazione seria del famoso personaggio di Guzzanti? guzzantiUn caso di megalomania? Personalmente – e parlo di un’impressione “a pelle” – non credo, ma Magaldi ci chiede di credergli quasi sulla parola, dato che di documenti non se ne vede neanche uno. Da un lato, mette le mani avanti spiegandoci l’importanza della trasmissione di conoscenza “bocca ad orecchio” nel mondo massonico, dall’altro, afferma di avere copia di tutta la documentazione disponibile e di essere pronto ad esibirla, “se necessario”. Va aggiunto che molti dei racconti riportati nel libro derivano dalla testimonianza diretta di quattro “pentiti” di altissimo livello delle UL che, con motivazioni diametralmente opposte, prestano la propria memoria (e, dice Magaldi, aprono i rispettivi archivi) per consentire la realizzazione dell’opera e aiutare il GOD (inquietante acronimo del Grande Oriente Democratico, di cui Magaldi è espressione) a fargliela pagare ai cattivoni. I quattro appaiono nel gustoso capitolo finale e, con un espediente letterario, vengono fatti dialogare apertamente tra di loro, come fossero seduti allo stesso tavolo e commentassero l’ultimo campionato di calcio. Peccato che parlino della vita e del sangue di miliardi di persone, ma, come dice uno di loro, il conservatore Frater K, gli uomini non sono tutti uguali e ci sono individui (loro stessi) che non solo possono, ma devono decidere anche per conto degli altri come è meglio che vadano le cose. Quello che dicono è spaventoso, ma anche speventosamente credibile, per la ricchezza di dettagli e quindi di riscontri con il corso effettivo degli avvenimenti in questione. A questo si aggiunge che pure loro si dicono pronti “qualora necessario” ad uscire allo scoperto, mostrandosi con le rispettive vere identità. E’ abbastanza per credergli?

Per incuriosirvi, vi racconto il succo del succo del succo. Secondo Massoni la storia dal dopoguerra in poi altro non è che l’evoluzione a livello visibile di una lotta sotterranea tra cricche di uomini eruditi e potentissimi che, disponendo di leve fuori dal comune (potere/soldi/forza/relazioni) sono in grado di orientare gli avvenimenti decisivi della storia in varie parti del mondo. Quello che differenzia questa narrazione da quelle smaccatamente complottiste è la constatazione, realistica, che non esiste UN COMPLOTTO, ma VARI TENTATI COMPLOTTI che si contrappongono l’uno all’altro. Che poi è il sottotitolo di questo blog, ovvero “Il Grande Fratello tiene famiglia“. Questa lotta, fin dai tempi lontani della Rivoluzione Francese, è quella tra progresso e conservazione, cioè tra forze che in un modo o nell’altro cercano di diffondere ricchezza e conoscenze tra la fascia più ampia possibile di popolazione (compatibilmente con i tempi) e forze che mirano a perpetuare lo status quo o a peggiorarlo, concentrando nelle mani delle elites di turno la maggior quantità possibile di risorse (potere/soldi/forza etc). Secondo il libro, le cricche più potenti degli ultimi due-trecento anni hanno tendenzialmente coinciso, per una serie di ragioni intuibili, ma non spiegate compiutamente, con le logge massoniche e, più in particolare, con aggregazioni sovranazionali delle logge stesse, le già citate Ur-Lodges (UL)Queste hanno via via raggruppato gli uomini più potenti e decisi dei rispettivi schieramenti ed hanno portato avanti progetti di ampio respiro riguardanti le sorti del mondo, che, nei diversi luoghi e tempi della storia, hanno visto l’affermazione ora dell’uno ora dell’altro schieramento. I dettagli sono moltissimi e li racconterò in una infografica che sto preparando per una prossima pubblicazione, ma credo non sia difficile indovinare come sta andando la partita, cioè chi stia prevalendo adesso, senonchè il futuro si prospetta anche peggiore del presente. La partita ha visto inizialmente prevalere le UL progressiste, che avevano avuto un ruolo determinante nel vincere la guerra, fino all’incirca agli anni ’60, quando gli omicidi Kennedy (John nel ’63 e Robert nel ’68) da un lato e la fine di Krushev dall’altro hanno fermato l’onda politica, lanciando l’epoca dei golpe militari (riusciti o tentati, come in Italia) e, anche ad est, dei regimi autoritari. Il progresso materiale è andato cmq avanti sotto la minaccia (vera o presunta) di rivoluzioni dal basso ispirate dal blocco sovietico, fino a quando, verso la fine degli anni settanta, la wage share tocca il massimo in tutti i paesi democratici. Da lì in poi l’inizio della dissoluzione dell’URSS (provocata da nuove UL conservatrici) e l’ascesa al potere degli antisociali Reagan e Thatcher ha aperto la lunga epoca di regresso, tuttora in corso, portata avanti anche da personaggi all’apparenza provenienti dall’altro schieramento (un esempio tra i tanti: il Glass-Steagall Act padre di tutte le speculazioni finanziarie, l’ha abolito Clinton, democratico per il mondo, ma membro di UL conservatrici, ma pure in Italia, tanto per dirne una, la scala mobile l’ha abolita un socialista…). Ciò è stato possibile in base a un patto trasversale, in dodici punti, concluso nel 1981 tra UL di tutti gli orientamenti, chiamato United Fremanson for Globalization (UFG) che mise fine ad una fase di vendette violente tra UL (attentato a Reagan reagan-ronald-attentato-30-marzo-1981-ap-240e, subito dopo, attentato al Papa) e copre il ventennio successivo, fino al 2001 circa. Dei dodici punti, undici sono stati realizzati (chi vuole sapere qual è stato l’obiettivo mancato, o si legge il libro, o aspetta l’infografica). UFG è stato poi superato e disconosciuto da una nuova UL ultracons, fondata dal clan Bush, che ha prima foraggiato i terroristi arabi, reduci dalla guerra contro l’URSS, i quali hanno causato l’11/9, sul quale i Bush e soci hanno lucrato gestendo la conseguente, decennale, reazione. Oggi, dopo un periodo di relativo stallo con l’amministrazione Obama (massone prog, ma chino ai voleri di Wall Street), la stessa UL sta preparando – sempre al di fuori di qualunque schema o accordo inframassonico – un nuovo decennio di guerra continua, con l’ascesa dell’ISIS da un lato e, dall’altro, con la candidatura del terzo Bush alla Casa Bianca per il 2016. E mentre ciò accadeva, le UL conservatrici “ortodosse” hanno tentennato verso i Bush e si sono invece concentrate sull’Europa, che è diventata il più avanzato esperimento di trasformazione regressista antidemocratica di una zona un tempo progredita in un regime neofeudale, sostanzialmente sganciato dal controllo democratico e pronto a firmare la propria capitolazione definitiva aderendo ai famigerati patti TTIP e TISA.

La pianto qui: nel libro c’è molto di più, anche sull’Italia, ma non voglio farvi il riassunto, solo darvi un’idea.

Prendete fiato e ragioniamo.

Vi sembra credibile tutto ciò? Il libro di Magaldi molte volte dà l’idea di essere un po’ come le raccolte delle figurine: lunghi elenchi di personalità appartenenti a questa UL o a quell’altra, che escono e rientrano da istituzioni, governi, etc organismi sovranazionali etc.. Ed altrettanto corposi elenchi di fatti causati questa UL, o contrastati da quell’altra in questo o quell’altro angolo del mondo. Elenchi che, come le raccolte di figurine, danno conto delle formazioni in campo, ma dicono poco o nulla di come sono andate le partite. Fuor di metafora: dal racconto si può solo intuire come hanno fatto a fare quel popò di casino, perchè, tranne alcune eccezioni, le catene causali sono per lo più omesse: per la maggior parte dei casi abbiamo solo rimandi ai prossimi libri nei quali si racconterà più in dettaglio come si è fatto ad ottenere quel determinato risultato nel caso X o nella circostanza Y. Strategia commerciale per tenere avvinghiati i lettori? Può essere, ma per ora il lettore ne esce spesso più irritato che convinto (o non convinto). Il lettore vorrebbe sapere COME FECERO? C’entrano le UL con il lungo sciopero dei camionisti che mise in ginocchio Allende nel ’73? Come fecero a sabotare il labour party e far salire al potere la Thatcher? Come ottennero di eleggere Papa Karol Woityla? E come fu che venne scritto UFG? Già poter vedere una qualche bozza di questo accordo darebbe molta più credibilità al racconto, ma le prove sono disponibili “all’occorrenza” e, guarda caso, a dieci mesi dall’uscita del libro, questa occorrenza non si è verificata. Principalmente perchè quel libro non se l’è filato nessuno, o meglio, non se l’è filato nessuno nel mainstream e quindi nessuno ha sentito il bisogno di smentire alcunchè.

Per quanto mi riguarda, giudizio sospeso, per ora e, se posso fare una previsione sull’esito della lotta inframassonica (che potrebbe riguardarci molto da vicino) mi pare che l’obiettivo sia stato mancato, visto che nessuno pare essersi particolarmente preoccupato, finora. L’ISIS impazza sui media, così come gli sbarchi di migranti a metterci paura ed a spingerci nelle braccia dei “grandi” protettori, cioè l’Europa e gli USA, dove Jeb Bush corre veloce verso la presidenza. Sarà per questo che l’editore è già in ritardo sull’uscita del secondo volume? Starà ancora aspettando “per vedere l’effetto che fa”?

BAGNAI – L’ITALIA PUO’ FARCELA L-italia-puo-farcela1

Nel libro di Magaldi manca una vera trattazione del COME è stato possibile che dei gruppi ristretti di persone potessero causare così grandi effetti socio-economici e qui, almeno per ciò che riguarda l’Europa, ci viene incontro Bagnai. Il professore descrive nei dettagli il meccanismo con il quale è stato finora possibile trasformare l’Europa -un tempo esempio mondiale di progresso- nella patria del regresso. Esamina minuziosamente il sottilissimo concatenarsi di cause ed effetti che, concentrandosi nella micidiale arma costituita dall’Euro, ha portato oggi ad avere un intero continente in controtendenza mondiale su tutte le principali variabili economiche. E conclude, giustamente, che l’Euro non è una moneta, ma un metodo di governo che infatti dispiega i suoi effetti non solo in campo economico, ma anche (soprattutto?) in campo politico, attaccando l’idea stessa sulla quale l’Europa ha costruito il suo dopo guerra: la democrazia costituzionale fondata sul benessere diffuso. Bagnai dice che l’Italia può farcela a venirne fuori (è il titolo del libro) e lo dice da tecnico. Ciò è sicuramente vero, ragionando in termini economici, perchè non siamo ancora al punto in cui, liberati dalle catene euriste, non potremmo riprendere il sentiero di benessere che ci hanno fatto abbandonare, un passetto per volta, negli ultimi quaranta anni. Ma ogni volta che leggevo questa affermazione nelle parole di Bagnai, non potevo fare a meno di pensare al libro di Magaldi, ed alle forze che, invece, sembrano lavorare nell’ombra per ottenere questa involuzione.

Bagnai non si pone il problema del CHI: dà per scontato che sia normale che le élites vogliano accaparrarsi sempre tutto, ogni volta che ciò sia possibile, e quindi lo fanno oggi in Europa come lo hanno sempre fatto in tutti i tempi da che mondo è mondo. Dal suo punto di vista, che i gruppi di potere dietro all’evoluzione regressista siano composti da massoni, da presbiteriani, da uomini bianchi il cui cognome inizia per M o siano semplicemente stronzi di varie nazioni riuniti dall’idea di fare più soldi possibile a spese nostre, poco importa. Lui sottintende che siamo noi che dobbiamo svegliarci ed opporci con gli strumenti che ancora abbiamo a disposizione, primo fra tutti la diffusione del corretto pensiero sui grandi temi economici, portato a tutti i livelli possibili del dibattito nazionale, dagli imprenditori ai politici di tutti gli schieramenti.

Avrà ragione lui? Fassina – tanto per citare uno dei più recenti politici che, convinti anche da Bagnai, hanno preso atto della realtà – sarà affiliato a qualche UL progressista che lo possa aiutare nella sua opera di rompighiaccio nel fronte eurista del PD? Oppure, come dice il professore, la realtà delle leggi economiche sarà così forte da rompere, alla fine, qualunque cortina fumogena e costringere i politici ed i media, e quindi anche le istituzioni ed i governi, a seguirla? Io spero con tutte le mie viscere che abbia ragione Bagnai, ma nel dubbio una domandina a Fassina (oppure a Magaldi) la farei

Anche qui il sunto del sunto del sunto: in sostanza, se tu in un dato sistema economico fai aumentare costantemente la produttività, ma non fai aumentare i salari, a un certo punto non ci saranno abbastanza soldi per comprare tutto quello che produci e allora hai due strade:

  1. far indebitare i tuoi produttori, in modo che comprino anche se non hanno i soldi;
  2. vendere il surplus a qualcun altro, cioè esportarlo altrove (strada mercantilista).

Le due strade sono state percorse entrambe, negli ultimi decenni, più o meno nell’ordine sopra esposto, fino al parossismo raggiunto dal 2001 in poi, quando il paese mercantilista ante litteram, cioè la Germania, ha avuto campo libero per ammazzare gli altri a colpi di deflazione e prestiti-capestro, per favorire il suo export infraeuropeo. Oggi, dopo avere lucrato sulle vendite nei PIIGS, i prestiti concessi sono diventati “obtorto collo” a rischio zero poichè la linea politica è che devono essere restituiti a tutti i costi dai debitori (cosa che, lo dico da bancario, è del tutto assurda nel mondo reale, per maggiori dettagli vedi QUI). In questo modo, il debito diventa l’arma di conquista finale, garantita dal recinto della moneta unica, in nome della quale sono state varate nuove “istituzioni” (virgolette d’obbligo) in grado di sopravvanzare i governi ed i parlamenti nazionali, come noi italiani sappiamo bene dal 2011 in poi e l’ultima vicenda greca ha dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio. Ed eccoci al punto d’inizio: l’Euro non è una moneta, ma un metodo di governo e quelli che “sognano” un’altra Europa sono complici dei nostri carnefici. Convincerli e, se necessario, combatterli con le armi ancora disponibili della democrazia è la missione che ci attende.

ORWELL – 1984 1984

La domanda fondamentale dei primi due libri diventa, a questo punto, molto chiara: il cambiamento, la rivoluzione, passa per un ribaltamento delle sorti nella lotta fra le cricche delle elites oppure dalla consapevolezza diffusa dei veri meccanismi che operano nella realtà?

E questa domanda ci porta dritti dritti al terzo libro, cioè ad Orwell.

Anche qui due premesse: prima, pure Orwell era massone (UL Thomas Paine, progressista); seconda, pure lui non è che ci avesse sempre azzeccato, tuttavia la sua acutezza di analisi serve sempre, anche quando non ci azzecca. Mi spiego meglio. Il suo 1984, l’ho detto già in apertura, visto con gli occhi di oggi non sembra tanto la descrizione del vero mondo del futuro, quanto l’immagine di quello che le élites vorrebbero che fosse: una immensa massa di decerebrati addetti alla produzione, governati da una ristretta élite di consapevoli, che si appoggia su uno stato intermedio di funzionari anch’essi decerebrati, ma sottoposti a strettissimo controllo, che ne eseguono gli ordini.

L’intuizione che mi interessa seguire, parte dalla frase di Winston Smith, il protagonista, quando dice “se c’è una speranza, non può venire che dai prolet“. I prolet, nel mondo orwelliano, sono i produttori, quel 85% di uomini e donne semi-liberi, ma schiavi di fatto della povertà e dei bisogni materiali, che sostengono con il loro lavoro il sistema, ma sono impossibilitati ad elevare i propri pensieri al punto di immaginare una qualche forma di ribellione. Per tale motivo, il partito da un lato alimenta una guerra permanente che li irretisca (ci stiamo arrivando, manca poco), e dall’altro fornisce loro un minimo di sopravvivenza (amici del M5S, vi ricorda qualcosa?) per evitare che sbottino in qualche rivolta basilare e ferina. Per il resto, i prolet vengono ignorati e quindi non sono sottoposti alla sorveglianza dei teleschermi ed alla terribile Psicopolizia. E’ questa loro libertà, negata agli uomini dello strato intermedio, incessantemente sorvegliati, ad alimentare la speranza di Orwell, alias Winston Smith.

Tuttavia la realtà odierna è pure peggio. I prolet di oggi, infatti, sono più ricchi di quelli di Oceania-1984 e quindi le elites hanno già capito che SONO LORO quelli da sorvegliare, non i membri del partito esterno; questi ultimi nel mondo di oggi sono i tecnocrati, l’alta burocrazia, i peones parlamentari, i quadri intermedi dello stato e degli enti locali, i sindacalisti (autocitazione: è il primo cerchio delle connivenze del mio vecchio modello RiNCo) e per controllarli non serve la psicopolizia: bastano un po’ di soldi ed una diffusa mentalità competitiva e mercantilista che alla lunga fa sempre il gioco del sistema. Quello che va controllato davvero per impedire che si accorga della fregatura e si ribelli, è il mondo dei prolet, che oggi chiameremmo opinione pubblica, sul quale i media fanno sempre più opera di bispensiero,  propugnando in modo credibile tesi improponibili (“l’Euro ci difende dalla Cina”, oppure “ci vuole una moneta grande per competere con i paesi più grandi”) e portando ogni giorno nuovi numeri a sostegno di fatti non ancora verificatisi e che, probabilmente, non si verificheranno mai. Il bispensiero oggi agisce, attraverso i media mainstream, sui prolet e li tiene calmi con finti successi economici e – guarda caso – con lo spettro della guerra continua, mentre le elites li spolpano un brandello alla volta.

Quindi torniamo a bomba: chi ha ragione? Bisogna diffondere la verità per scardinare il sistema dall’interno o sarebbe più utile informarsi meglio sugli attori ultimi che stanno dietro agli avvenimenti e agire su questi, piuttosto che sui prolet e/o sul primo cerchio di connivenze? Detta brutale brutale: convincere – come cerca di fare Bagnai – Fassina, Salvini o perfino Grillo o addirittura Renzi che così non si può andare avanti serve davvero a qualcosa, quando esiste un “altrove” a cui questa gente rende conto e che vuole esattamente che le cose vadano così?

Non varrebbe di più, in questo caso, la frase di Evo Morales che, nei dibattiti elettorali con i suoi avversari, considerati emissari degli USA, diceva “preferirei parlare con i padroni del circo, non con i clown“?

Qualcosa nella mia pancia mi dice, senza una ragione precisa, che potrebbe avere ragione Smith: la salvezza arriverà da qualche grosso shock e passerà dai prolet.

Sarà questo shock, e la reazione che ne seguirà nell’opinione pubblica, cioè nei prolet, ad impedire alla classe dirigente in carica di nominare i propri successori. Da questo, come dice Orwell, si capirà il cambiamento.

PS: L’ultimo shock favorevole al   fronte progressista è costato qualche decina di milioni di morti, si è concluso con due bombe atomiche ed ha richiesto la presenza di un regime autoritario in mezzo mondo lungo svariati decenni per generare i suoi effetti benefici, vi prego, qualcuno mi dica che non sarà necessario averne un altro simile per ricominciare a sperare.

Annunci

Un pensiero su “(CHTO DIELAT)? CHE FARE? OVVERO IL DILEMMA DEL RIVOLUZIONARIO

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...