L’Arco Incostituzionale – Portogallo e Riforma del Senato

(…) ho l’impressione che i nostri rifor­ma­tori, (…) non agi­scano in libertà, ma come ese­cu­tori di pro­getti che li sovra­stano, di cui hanno accet­tato di farsi pas­sivi e arro­ganti ese­cu­tori in nome di inte­ressi o poco chiari, o indi­ci­bili ch’essi rias­su­mono nel ridi­colo nome di «gover­na­bi­lità»: parola di cui non cono­scono nem­meno il signi­fi­cato.
Gustavo Zagrebelsky, ex presidente corte costituzionale, sulla riforma del senato.
Non il più coraggioso dei pulpiti, va detto, ma questa predica ha un senso. Fonte qui
TESI: COLA’ DOVE SI PUOTE CIO’ CHE SI VUOLE LE COSTITUZIONI ED I MECCANISMI DELLA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE SONO VISTI SEMPRE PIU’ COME UN INTRALCIO, E QUINDI SI LAVORA PER SGOMBERARE LA STRADA. UNA VOLTA C’ERA L’ARCO COSTITUZIONALE, CHE ESCLUDEVA I PARTITI NEOFASCISTI DAI GIOCHI E LI TENEVA LONTANI DAL GOVERNO, ORA C’E’ L’ARCO INCOSTITUZIONALE, CHE ESCLUDE DAI GIOCHI I PARTITI CHE SI RIFANNO ALLE COSTITUZIONI, PER LASCIARE IL GOVERNO SOLO A QUELLI CHE LE VOGLIONO DISFARE.

(sintesi: qui)

SVOLGIMENTO. Tralasciando per un momento la dimensione economica (peraltro decisiva) dalla loro azione, l’obiettivo primario dei centri di potere sovranazionale che governano gli stati moderni (il Nocciolo del modello RinCo) è quello di ridurre i costi delle loro decisioni. Intendiamo per “costi” tutti quei fattori che si frappongono tra una qualsiasi loro decisione e l’emissione da parte delle istituzioni dei singoli paesi di atti formalmente validi che la mettano in pratica.

Il dopoguerra ha portato all’affermarsi di forme di esercizio del potere che ormai non possono più far a meno di appoggiarsi a Costituzioni formali, dalle quali discendono organismi (le Istituzioni) dove il potere è esercitato da molti individui, per lo più eletti a suffragio universale.
Questo è stato un bene, ma, se lo si vede con gli occhi di uno dei “padroni della terra” è anche un grosso problema. Far fare a un solo soggetto (un re, ad esempio) quello che vuoi è un conto, un altro conto è ottenere lo stesso risultato da un governo di un paese a democrazia parlamentare.  Il governo è composto da molte persone, espressione di una coalizione politica che mantiene una maggioranza non sempre ampia (ma stanno lavorando ovunque sul problema e con i premi di maggioranza sono a buon punto) in uno o, spesso, due organismi legislativi parlamentiche devono approvare tutti i provvedimenti del governo, ponendo ogni volta problemi diversi, condizioni, obiezioni etc. Ormai oggi c’è un solo paese al mondo senza parlamento se volete sapere qual’è chiedete a Mr.Obama, che sono amici loro (la democrazia ai nemici si impone, agli amici si sussurra). Il problema di questi organismi è che sono per lo più elettivi, e devono fare i conti ogni quattro o cinque anni (o anche meno) con delle elezioni. Ciò rende i rispettivi membri a volte riluttanti ad approvare quanto gli viene sottoposto. Anzi, direi che più il provvedimento è ben visto dai mandanti e più è difficile farlo approvare gratis. I parlamentari chiedono ricompense, che non sempre sono solo pecuniarie (non ci sarebbe problema), ma qualche volta sono pure politiche, che so? Uno zero virgola in meno sull’austerità, un rinvio al taglio delle spese sanitarie, o alla privatizzazione di qualche asset pubblico appetitoso. Eh, no…

parlamento

Con meccanismi di questo tipo, è facile che l’output sia diverso dall’input. E che comunque l’output non sia soddisfacente. Semplificando, ma non troppo, il Nocciolo ha affrontato questo problema in tre modi:

  1. Sovrapponendo alle istituzioni nazionali delle altre istituzioni sovranazionali, le quali, però, non sono elettive (se no siamo daccapo); queste istituzioni devono essere dotate di poteri via via più coercitivi sulle giurisdizioni nazionali, estendendo il più possibile l’area delle decisioni AUTOMATICHE, cioè che non devono essere ratificate da nessuna istituzione nazionale. Il lavoro non è completo, ma siamo sulla buona strada: il recente “salvataggio” della Grecia ha dovuto essere ratificato solo da sette parlamenti nazionali; il TTIP? Forse da nessuno. Anzi, qui ci sono perfino sospetti che la UE stia già applicando il TTIP prima ancora che venga approvato, sospendendo o bloccando disposizioni che sarebbero in contrasto con le sue previsioni (peraltro segrete).
  2. Intervenendo ovunque possibile sulla legge fondamentale di ciascuno stato, ovvero la Costituzione. Qualunque principio, se inserito in Costituzione, è “per sempre” e non va più sancito da singole leggi. Esempio classico: il pareggio di bilancio. Tuttavia, l’iter di modifica costituzionale, pur assicurando risultati duraturi, è spesso complicato. Per questo c’è chi teorizza da un po’ l’abolizione stessa delle costituzioni, retaggio di vecchie e superate visioni del mondo. In questo filone si inserisce la recente riforma del Senato italiano,dove si prendono diversi piccioni con una sola fava: cambiamo la Costituzione e semplifichiamo una volta per tutte gli iter ordinari dei provvedimenti di legge, togliendo di mezzo gli organismi che creano più problemi. Il Senato italiano si è distinto, negli anni scorsi, per essere sempre il centro di ogni instabilità, di ogni incertezza per i governi in carica. Se c’era un punto debole di ogni coalizione, era sempre la maggioranza in Senato, e questo per via del bizantino meccanismo di elezione, oltre che per la presenza dei senatori a vita. Quando il governo in carica affrontava un provvedimento complesso, doloroso (quindi ben visto dai suoi mandanti) era sempre il Senato l’ostacolo principale. E allora, non potendo realisticamente pensare di abolirlo, hanno trovato l’uovo di Colombo: spostarlo a lato del processo legislativo, lasciandogli prerogative secondarie (il nuovo Senato non vota l’entrata in guerra, nè la maggior parte delle leggi e nemmeno la fiducia al governo, hai detto niente…). Nel contempo, questo nuovo inutile organismo conserva, per chi ci entra, una buona remunerazione, anche se coloro che occuperanno queste ambitissime poltrone saranno designati dai partiti: basta con dispendiose campagne elettorali. In fondo, cosa chiedere di più dalla vita? Onori, stipendio, e nemmeno la fatica di doversi far eleggere e, poi, di dover votare leggi alle tre di notte perché se no salta il governo. Riforma quasi votata, manca poco al traguardo. Un altro voto alla Camera e poi sotto con referendum confermativo che, come sempre, è il passaggio più difficile, dove si schiantò anche le Lega di Bossi… mannaggia, ‘ste costituzioni.
  3. Semplicemente – ed è la tendenza più recente – ignorando le indicazioni del processo elettorale, quando arrivano. In estate abbiamo avuto il luminoso (si fa per dire) esempio del referendum in Grecia, con la schiacciante vittoria del NO e la conseguente firma, pochi giorni dopo, di un memorandum ben peggiore di quello appena bocciato. In questi giorni si è cominciato a lavorare sul Portogallo,carabacosilva nel silenzio più assoluto del mainstream, per il quale le elezioni si sono concluse con la conferma del premier uscente, punto. Peccato che il premier Passos Coelho non abbia la maggioranza e non riesca a formare un governo, anche perchè uno dei suoi precedenti alleati, il partito socialista, ha fatto politicamente due più due ed ha stretto alleanza con altri due partiti di sinistra contrari all’Euro, alla UE ed alla NATO. E si dà il caso che questi tre, invece, la maggioranza ce l’avrebbero, ma il Presidente della Repubblica Cavaco Silva – udite udite – non gli dà il mandato perchè, anche se i due no Euro hanno giurato che non chiederanno il ritorno all’Escudo, lui ritiene che al governo debbano andarci solo partiti di provata obbedienza ai precetti di Bruxelles.

Nell’Europa odierna, essere fedeli alle Costituzioni nazionali ti mette fuori dai giochi politici, anche se vinci le elezioni. E’ l’affermazione del nuovo modello di governo, dove vincono solo I PARTITI DELL’ARCO INCOSTITUZIONALE, cioè di quelli che la Costituzione la vogliono togliere di mezzo.

Bel lavoro. Un altro passo verso il governo esplicito della famiglia dei Grandi Fratelli.

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