Regressismo (sostantivo s.m.)

TESI
La summa di tutti i problemi di fondo che colpiscono le vite di un numero sempre crescente di persone in mezzo a noi è riassumibile in una parola: REGRESSISMO. Questo è il nome che mi sento di dare (e non da oggi) alla malattia della modernità. Come ogni malattia, va fatta l’anamnesi, analizzata l’eziologia, individuata la cura e previsto il decorso.

ANAMNESI

Il termine è tutt’altro che originale. Già nel 1947 il costituente Gustavo Ghidini Gustavoghidinilo usa in maniera profetica, riferendosi alla possibilità che prevedere il diritto al lavoro in Costituzione potesse sembrare velleitario, in un paese distrutto, dove la piena occupazione poteva sembrare una chimera. Ciò che dice lo riporta Luciano Barra Caracciolo nel suo ultimo libro (pagg.95 e segg.) ed è impressionante

Non si può negare in modo assoluto che un giorno le forze regressiste abbiano la prevalenza. (…) Ora fate l’ipotesi che la nostra rappresentanza fosse completamente eliminata e sedessero in questa Camera solo rappresentanti della nazione aventi orientamento politico regressivo e volessero formare una legge la quale contrastasse questi diritti al lavoro, li limitasse o li annullasse. La Corte Costituzionale dovrebbe dichiarare l’incostituzionalità di questa legge.

Purtroppo, nonostante quel diritto sia entrato (a larghissima maggioranza) in Costituzione, oggi la Corte tace, e si comprende perchè i partiti litighino così tanto per eleggerne i membri: vanno scelti con cura, la loro acquiescenza è decisiva per l’affermarsi del regressismo. Eppure, nonostante Ghidini profeticamente li veda, a quel tempo i regressisti non c’erano, perchè gli schieramenti erano due: progressisti e conservatori; almeno a parole, nessuno voleva tornare indietro, al massimo quelli che stavano bene volevano che si “conservasse” l’esistente.
Da allora il progresso, anche grazie a quella Costituzione che lui contribuì a scrivere, c’è stato e quindi oggi c’è ancora un formidabile spazio per regredire. Oggi, grazie alla psyop collettiva di cui siamo testimoni e vittime in questi ultimi anni, chi sta male non pensa sia più possibile progredire, e quindi vuole far regredire gli altri (e vai con i servizi sugli statali fannulloni, sulle finte pensioni di invalidità, sugli evasori fiscali; tutti stronzi, eh, non c’è dubbio, ma c’erano anche quando eravamo la quinta potenza mondiale e c’era benessere diffuso) e chi sta bene, dopo avere esplorato tutte le possibili “bolle” per fare soldi out of thin air, passa al cannibalismo, mangiandosi proprio quel benessere diffuso che finora con i suoi consumi gli ha fornito il lauto pasto. Tutti vogliono il regresso, chi più chi meno: anche chi vuole “conservare” tende ormai a nascondersi, a celare il proprio fastidio dietro una cortina di formale riconoscimento al feticcio imperante “certo c’è la crisi e non si può pretendere di avere quello che c’era prima…”. Questo è il preambolo senza il quale oggi nemmeno il più incallito sindacalista inizia un discorso.

EZIOLOGIA

Eppure che ci sia qualcosa di malato lo dicono tutti, ma i più non hanno ancora messo a fuoco cosa ci sia esattamente che non va. Qualcuno perde il lavoro, qualcun altro guadagna poco, è precario, altri ancora accettano riduzioni di stipendio, lavorano in nero, ma ognuno vede le dinamiche solo al suo livello. Ognuno fa appena caso a quello che gli succede intorno. Va sempre peggio, si dice, ma sembrano frasi fatte, manca la visione di insieme che faccia scattare la molla. E soprattutto manca ancora qualcuno che faccia da detonatore, qualcuno che faccia sapere alle persone che, visto dalla giusta distanza, il problema è lo stesso per tutti.

Diego Fusaro una volta ha detto che la crisi è vissuta come la peste del Promessi Sposi, qualcosa dove chi viene colpito è anche il colpevole delle proprie pene. Per questo (anche per questo) c’è così poca ribellione, il nemico economico è lontano, indecifrabile e chi resta indietro – rintronato da frames autorazzisti – non si considera vittima di ingiustizia, ma colpevole di negligenza. It’s the economy, stupid, e in nome dell’economia, tutto ha un perchè. Un twit diceva “se l’azienda licenzia è colpa della crisi, se resti disoccupato è colpa tua”. Da dove viene questa follìa collettiva? Perchè siamo arrivati a questo punto?

Nel secondo dopoguerra, grazie ad una combinazione forse irripetibile di fattori, l’Europa diventa la punta più avanzata del progresso sociale, grazie alla nascita ed alla progressiva affermazione delle così dette – per usare un termine di Luciano Barra Caracciolo – “Democrazie Pluriclasse Redistributive”, dove non ci sono più solo padroni e proletari, ma compaiono molti altri strati intermedi, via via più ricchi e, sopratutto, aperti. C’è mobilità, i figli di operai possono studiare e gli operai possono curarsi se stanno male. I lavoratori dopo 35 anni possono perfino smettere e andare in pensione. Questo funziona per qualche decina di anni, quelli migliori delle società occidentali, fino all’avvento dei reazionari, Reaganreagan_main-375, Thatcher e, da noi, di quelli come Ciampi e Andreatta che sanciscono il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro. Se finisce la crescita e non c’è più il comunismo che minaccia la rivoluzione, questi sono lussi che non ci si può più permettere, dicono. E’ Andreatta (democristiano, quindi credente, che ora brucerà all’inferno, spero) a dire la famosa frase “basta con questi operai che il sabato sera vanno al cinema” che dice delle loro intenzioni più di mille discorsi. La wage share tocca la percentuale massima per la componente “lavoro” a metà degli anni ’70, quando in Italia il PCI è al 35% dei voti e ad ogni corteo sbucano le pistoleprofits wages Von Hayek è il faro ispiratore di questi stronzi in doppiopetto che dai loro seggi tecnocratici teorizzano – a mezza voce – l’incompatibilità delle costituzioni democratiche inclusive nate col dopoguerra con le leggi dell’economia (con quelle di Von Hayek sicuramente…). E siamo ad oggi,con questi princìpi fatti istituzione, cristallizati a colpi di crisi nei trattati UE, che mettono la “stabilità dei prezzi” come obiettivo primario e inderogabile e generano numeri a caso di “disoccupazione strutturale” (en passant, per l’Italia 11,5%) sotto i quali non si può scendere, pena le temute procedure sanzionatorie.
LA CURA
Decine, centinaia le voci che hanno individuato il problema e indicato, con varie sfumature, la soluzione. Impotenti, per ora. Discorso a parte meriterebbe quello che sembrava, almeno in Italia, il principale attore in grado di scardinare il sistema, cioè il Movimento Cinque Stelle. Ho detto “sembrava”.ottimismo La cosa più ottimistica che si può dire riguardo alla cura è che, ad oggi, anche se il consenso sulla diagnosi si va visibilmente allargando, la sua applicazione non sembra vicina, nè probabile.

DECORSO PROBABILE
Il disegno è chiaro, oggi, e più volte loro ce l’hanno pure detto in faccia. Le classi dominanti, caduto il muro di Berlino e venuto meno ogni reale pericolo di rivoluzione, si riprendono il maltolto e spingeranno l’azione il più in là possibile, secondo il metodo Juncker. Sul fronte economico: la fine delle Democrazie Pluriclasse Redistributive porterà all’affermazione di una Von Hayek Society dove ci si sbranerà per un lavoro di merda, produrremo merci per aziende non italiane (tedesche? Cinesi? Poco importa) e saremo comunque tutti licenziabili; in questo mondo, anche se riuscissimo a lavorare con continuità pagando i contributi, arriveremo distrutti ad una misera pensione, da percepire rigorosamente in tardissima età. In questa società, con la scusa del noto mantra spesapubblicacorruzionesprechibrutto (così caro al M5S) la spesa pubblica verrà eliminata tout court, trasformandola ovunque possibile in spesa privata e, possibilmente, lasciandola in essere quel tanto che basta per alimentare i cerchi delle connivenze. Si realizzerà la visione sociopatica di Monti, favelache predicava “disciplina macro e concorrenza micro” dove “disciplina” vuol dire “non aspettarti aiuti dallo stato, perchè lo stato sta a zero” e “concorrenza” significa “sbranatevi senza pietà”.
Sul fronte politico. Le Costituzioni dovranno sparire, meglio se sostituite da accordi sovranazionali negoziati in segreto da figure non votate da nessuno. Lo stato dovrà essere “governabile”, cioè dovrà permettere di tradurre le decisioni delle elites in provvedimenti di legge nel modo più rapido e diretto possibile (ne ho già parlato qui) per non lasciare spazio a spiacevoli sorprese, tipo partiti anti-euro. I parlamenti sono un impiccio: pletore di persone la cui unica funzione è ratificare decisioni prese altrove. Il potere legislativo, quindi, dovrà essere nelle mani del Governo e il Governo, a sua volta, dovrà obbedire alle decisioni della UE, che in ultima analisi è nelle mani delle elites sovranazionali del “complesso militare industriale” a cui da sempre si sono aggiunti i banchieri.

E tutto ciò avverrà (sta avvenendo) con il consenso delle vittime, grazie al massiccio e consapevole uso da parte dei media delle tecniche di condizionamento sociale a base psicologica (al proposito, leggere e rileggere questa perla del Pedante) che fanno sì che ingenti quantità di soggetti perseguano comportamenti regressisti o ne sostengano i portabandiera, nonostante sia chiaro a chiunque li osservi che le vittime successive saranno proprio loro.

E intanto quelli che potrebbero catalim5s-pelletzzare il sacrosanto disagio che cova sotto la cenere, dirottano tutte le energie verso obiettivi nobili, ma irrilevanti (vedi figura, uno dei mille esempi possibili), altisonanti simulacri verso cui canalizzare la rabbia, in modo da neutralizzarla.

Seguendo la dicotomia “democrazia dal basso = bassa democrazia” così ben spiegata sempre dal Pedante, nel suo blog.

Mala tempora currunt.
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