Varoufakis e la cognizione del domino

Negli scorsi giorni, ci sono state molte interviste all’ex ministro delle finanza greco, Yanis Varoufakis, anche perchè il tenebroso Yanis sta lanciando il suo movimento politico transnazionale e sta facendo il road-show. Ne ho lette tre in particolare, Marcello Foa, Eddyburg e quella per Il Fatto Quotidiano del 10/2: il suo attivismo meriterebbe miglior causa e sicuramente il suo racconto fornisce una visione autoconsolatoria di quanto accaduto 12 mesi fa in Grecia, che traspare e va pesata. Tuttavia le cose che dice sono molto interessanti, soprattutto quando rivela (incontro con Foa) i dettagli degli incontri di Bruxelles, cose che solo un insider può conoscere. Il fatto che le racconti depone a favore dell’opinione di Foa, che vede in lui uno disinteressato a cariche e onori, il che a sua volta aggiunge credibilità al tutto. Non so se sia del tutto vero, ma credo che tra lui e Tsipras, che invece vuole fare carriera in Europa (come un Prodi o un Barroso), questo faccia tutta la differenza del mondo.laggarde-varoufakis-2
La cosa che mi ha colpito di più é un particolare inerente le reazioni delle persone che lo incontravano. Mentre lui spiegava scientificamente perchè le politiche della troika avrebbero distrutto la Grecia, i suoi interlocutori non lo ascoltavano nemmeno e comunque non sembravano capire nulla di quanto YV gli andava dimostrando. Del resto, nella loro ottica, loro non avevano alcun bisogno di ascoltare alcunché, quello che doveva ascoltare era lui, che doveva sentire quali erano gli ordini. L’ennesima conferma del concetto del mio precedente post: non importa avere ragione, quello che conta é avere il coltello dalla parte del manico, anche se non capisci una mazza di ciò di cui parli. Curioso che alla fine YV descriva come incompetenti quelli della troika, esattamente come loro descrivevano lui e il suo governo. Forse erano entrambi incompetenti, ciascuno della scienza dell’altro: la troika non capiva nulla di economia, mentre YV non aveva cognizione del potere che si trovava di fronte.
Quale dei due, alla fine, abbia avuto ragione è evidente a tutti, credo.
Un altro decisivo dettaglio riguarda la presenza (che lui dice assai diffusa, ormai) di volonterosi carnefici del proprio paese nei gangli vitali delle morenti istituzioni nazionali dove, ormai, operano alti funzionari e tecnici che hanno più o meno apertamente deciso di servire Bruxelles invece che il rispettivo stato di appartenenza. Sono i potenti quaqquaraqua che rendono possibile la trasmissione degli ordini e che – dietro precisi vantaggi personali – fanno il lavoro sporco per conto della Troika nei punti nevralgici degli stati. La rivelazione shock è che un ministro legittimamente eletto di un paese ad istituzioni democratiche si sia trovato a dover operare di nascosto per fare gli interessi dei propri elettori, e comunque sia stato cacciato via molto prima di poterlo fare. In Europa c’è un problema molto grosso, da cui discendono molti degli altri, anche perchè, se gli alti quaqquaraqquà con cui parlava YV si sono venduti a fronte di precisi e tangibili vantaggi personali, c’è un intero esercito di utili idioti che si comportano nello stesso modo ai livelli più bassi senza che nessuno li costringa, ma semplicemente perchè ciò è premiante anche nel loro piccolo mondo periferico. Questa pervasiva visione del mondo genera una molteplicità di contesti dove, indipendentemente dai premi immediati promessi a ciascuno degli attori, questi si conformano “spontaneamente” al frame percepito come dominante (come esemplificato qui, ma anche come raccontato più volte dallo stesso Foa a proposito dei giornalisti).
 eurogruppo
Se a questo, poi, si unisce la tragica consapevolezza che lo stesso capillare lavoro di infiltrazione l’hanno fatto nei centri del potere a Bruxelles, ormai tutti saldamente occupati da persone di assoluta fede tedesco-merkeliana, allora siamo messi veramente male.
Ma adesso, pare che il problema dell’Italia sia se i gay possono o no adottare dei figli. Orwell l’aveva detto:distraili e dividili su temi secondari, così non si uniranno su quelli rilevanti.

Molto meno interessanti e, anzi, inquietanti, sono le lunghe parti “politiche” del suo discorso. Ad esempio, del tutto incongruenti dal punto di vista logico le sue argomentazioni contro l’uscita dall’euro. Non avremmo dovuto entrarci, ma ora che ci siamo dentro, siccome uscire è problematico (e certamente lo è, ma vediamo ogni giorno quanto é problematico NON uscire) allora stiamo qui. Curioso che poi ammetta che le probabilità che l’UE cambi rotta sono minime e che quindi alla fine dall’euro si uscirà comunque, ma invece di concentrarsi sullo scenario di gran lunga più probabile, lui si ostini a perseguire l’altro. È come se un pilota al comando di un aereo con un’ala che si sta staccando, invece che cercare un paracadute e lanciare il velivolo verso una zona disabitata, si mettesse a cavalcioni del troncone per cercare di riattaccarla una vite alla volta.

Ancora peggio,  poi, l’argomento che dice (IFQ) “la rivolta in un solo paese ha fallito, bisogna fare il partitone sovranazionale”, dimenticando che

  1. Il paese in rivolta era, ahilui, la Grecia, cioè non un paese “core” dell’UE. Una delle cose che la vicenda greca ha reso evidenti é stata proprio l’irrilevanza di tutto ciò che è non-core (fagan). Facciamo la stessa cosa in Francia o in Italia, poi ne riparliamo; mio figlio costruisce piste di domino, YV no e forse non sa che per far cadere pezzi grossi,  questi devono essere colpiti da pezzi che devono essere grossi quasi quanto loro. Se un dominuccio di tre cm cade su un legno di 10, non fa partire la reazione. Rimbalza.dominobig
  2. Se poi il dominuccio fa solo finta di cadere, perché il creatore della pista non vuole innescare alcunché, allora le possibilità che si scateni la reazione scendono a zero.
  3. E di fronte a tutto ciò non serve a nulla mettere, come vuol fare YV, tre dominucci uno sopra l’altro, perchè quando cadranno, lo faranno ognuno per conto proprio e il dominone continuerà a non cadere.

Del resto le prove di quanto vado dicendo ci sono già: quando il suo ex capo Tsipras vinceva le elezioni in Grecia, da noi scendeva in campo una formazione che addirittura portava il suo stesso nome. E, a differenza dell’originale, si prese una bella tramvata, perchè… l’Italia non è la Grecia e quello che funziona in un paese non è detto che funzioni in un altro. In fondo, i motivi per cui non può funzionare una unione politico/istituzionale sovranazionale sono gli stessi per cui non può funzionare un partito sovranazionale.

Ciò che potrebbe far cadere il dominone europeo è un singolo pezzo ben lanciato, sufficientemente grosso da innescare la reazione a catena. Per questo oggi, forti della lezione appresa in Grecia (dove qualche rischio l’hanno corso) le élites europee stanno lavorando per neutralizzare ogni pezzo di rilevante dimenaffittopdsione in paesi “core” PRIMA che possa diventare pericoloso. Vi siete mai chiesti perchè Podemos più si accreditava come potenziale vincitore e più annacquava il suo programma politico? Forse i suoi leader hanno parlato con qualcuno? O perché il Movimento 5stelle parla per il 90% del tempo di cazzate  e ricorda il proposito di eurexit solo se glielo domandano?

 

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2 pensieri su “Varoufakis e la cognizione del domino

    1. beh, per quanto non si possa pensare che male di uno così, tra i molti attori che hanno contribuito a creare l’ondata di profughi, non metterei Tsipras al primo posto; è altamente ipocrita chiedere alla Grecia di fare qualcosa come stato (sorvegliare le frontiere) dopo avere a) creato il fenomeno migratorio sostenendo direttamente o indirettamente tutti gli interventi destabilizzatori degli ultimi dieci anni e b) ridimensionato pesantemente il suo bilancio pubblico con tagli feroci a qualunque cosa (polizia compresa, immagino).

      In generale, resta vero che oggi, se vuoi fare carriera in Europa, devi essere nemico del tuo paese. Si tratterà di vedere se farà prima lui a sistemarsi o la Grecia a crollare, anche se, ovviamente, del destino di Tsipras non ce ne può fregare di meno, mentre il destino dei Greci è qualcosa che ci riguarda molto da vicino…

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