Delle crescenti fortune del suffisso ISMO: il grandismo

Il suffisso “ismo” designa, nella lingua italiana moderna, la versione distorta ed eccessiva di un qualche fenomeno.

Uno dei primi casi di “ismo” in ambito socio-politico derivò dal Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, attivo nell’immediato Fronte_Uomo_Qualunque_-_Tesseradopoguerra da cui derivò l’ancor oggi abusato termine di QUALUNQUISMO, che designa il comportamento di coloro che protestano a prescindere e sono scontenti di tutto. Leggendo le sue origini ci sarebbero molti spunti utili per l’analisi della situazione odierna, ma ci farò su un altro post.

Mi pare di notare, però, che i termini in ISMO stanno aumentando esponenzialmente la loro diffusione nel racconto moderno. I media, mi viene da dire, appioppano un ISMO  a qualunque fenomeno che li spaventa o che minaccia i loro piani: è arma efficacissima per screditare l’avversario e renderlo immediatamente inviso ai più. Il termine in ISMO è, per i MODERATI, come la Kryptonite per Superman, o come l’aglio per i vampiri, e allora li ripagherò con la stessa moneta, ma prima una breve rassegna degli ISMI più popolari:

  • GIUSTIZIALISMO, derivante dal Peronismo (ISMO importante, su scala locale, e tuttora punto di riferimento di molta della politica argentina), mai veramente passato di moda, data la quantità di vicende giudiziarie in cui i politici di ogni colore o quasi sono coinvolti, nelle quali esso viene invocato a usbergo delle rispettive malefatte, come pericolo da evitare ad ogni costo, molto più pericoloso, s’intende, dei fuperon ed evitarti commessi e del malaffare;
  • POPULISMO, termine antico, ma tornato oggi molto in auge ed usato come una clava contro chiunque cerchi di riferire, in qualche seppur vago modo, una decisione su un tema di interesse generale al parere degli interessati, cioè del popolo;
  • Di immediata attualità, il termine TERRORISMO, codificato per la prima volta nel 1937 ma assurto oggi a vera e propria arma politica utilizzata diffusamente da Stati ed Istituzioni per corroborare le proprie traballanti politiche;
  • Di immediata evidenza, nei suoi devastanti effetti, l’azione congiunta dei numerosi e concomitanti fattori socio-economici riassumibili nel termine REGRESSISMO. Questo non è un termine molto noto (lo usò uno dei padri costituenti nel ’47, ma l’ho ripescato io, più o meno, un paio di anni fa e poi più di recente in un altro post di questo blog), la cui realtà è in mille e più effetti che si dipanano sotto i nostri occhi: disoccupazione, recessione, deflazione, degrado socio-economico, mancanza di prospettive, etc etc. La Grecia è l’immagine del regressismo compiutamente realizzato, e non c’è altro da aggiungere.

Bene, allora adesso lo dico: IL META FRAME DEL 2016 E’ UN NUOVO -ISMO: IL GRANDISMO.

Il concetto di “grande” richiama subito quello di crescita, cioè il percorso per diventare grandi. Ma crescere ha anche un secondo significato non fisico, che quasi non si usa più: significa migliorare, maturare, perfezionarsi. Oggi crescere vuol dire solo diventare più grandi, più grossi, in una metonimia che dice tutto della visione sottostante.

Oggi viviamo nel mondo del pennello grande pennellocinghiale, dove aumentare la dimensione di qualcosa è di per sè cosa buona, in tutti i campi. Ciò è tanto più strano in un paese che storicamente ha fatto del particulare, del piccolo, del locale la cifra del proprio successo. Sarebbe come se l’Arabia saudita facesse una campagna per bandire il petrolio, ma noi siamo stati educati (obbligati?) ad essere autorazzisti e ci caschiamo come dei polli. Quando c’è un problema, la soluzione è sempre quella di aumentare la stazza dello strumento che pensiamo possa risolverli. C’è un attacco terroristico? Ci vuole la polizia più grande, quella europea, la procura più grande, procura europea. C’è il problema immigrazione? i piccoli paesi non ce la fanno, ci vuole il paese più grande, quindi solo l’Europa può salvarci. C’è la crisi? La competizione è globale, grande, e i paesucoli come noi non possiamo farcela da soli, ci vogliono i trattati internazionali, come il TTIP. Le aziende italiane chiudono? E’ perchè sono troppo piccole, soffrono di nanismo, lo dicono perfino i sindacati (non proprio neutrali sul tema, dato che fanno iscritti soprattutto nelle grosse imprese).
Se volete un bigino della più recente versione di grandismo, basta leggersi questo agghiacciante articolo dell’astro nascente del giornalismo mainstream nostrano.

Approfondimenti neanche troppo complicati mostrano quasi sempre che le argomentazioni a favore del GRANDISMO non vanno oltre generiche affermazioni su economie di scala, mercati sempre più competitivi, concorrenza della Ciiiiina etc. Basta scavare un pochino, grattare la superficie e saltano subito fuori le magagne, i ragionamenti si fanno ardui e i dati di fatto vanno molto spesso nella direzione opposta. Per contrastare il terrorismo, le informazioni circolano già oggi, peccato che chi le riceve non le utilizza, mentre a livello investigativo nulla fa quanto infiltrazione di elementi a livello locale, altro che polizia europea basata nonsisadove che parla in nonsisachelingua. Il mondo è pieno di piccoli paesi che prosperano molto più di noi (vogliamo parlare della Corea del Sud?). Le PMI italiane sono state oggetto di studio in tutto il mondo come modello vincente di sviluppo e siamo solo noi a volerle togliere di mezzo. E gli studi sulle PMI che restano di successo anche in questo casino parlano di
“(…) aziende capaci di performance di crescita, di redditività e di solidità patrimoniale da 2 a 10 volte superiori rispetto alla media. È la via italiana al successo internazionale: innovazione, caparbietà imprenditoriale e capacità strategica come elementi costituenti il fattore umano delle Imprese Eccellenti.”(Osservatorio PMI 2015)
Mi sono letto tutto il report, ma la dimensione non la vedo, tra i fattori di successo.

Il caso più eclatante dei giorni scorsi sono le banche.
Le banche sono sull’orlo del fallimento? Bisogna fonderle tra di loro, perchè solo così possono affrontare la concorrenza e le nuove sfide del mercato. bpmbancoE bisogna partire subito, se non vogliono aggregarsi spontaneamente, glielo faremo fare noi, magari con una legge, anzi due. Una per ognuno dei cancri che affliggono il sistema: le Popolari e le Banche di Credito Cooperativo, meglio conosciute come BCC.

E qui mi girano le scatole, perchè io in banca ci lavoro da più di vent’anni, ed ho lavorato sia nelle Popolari che nelle BCC.
banche

Ma di questo parliamo alla prossima puntata.

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