L’elefante allo sportello

elefanteSì, lo so, la metafora non è originale, ma non trovo modi migliori di descrivere quanto accade in queste ore sui media mainstream, impegnati a tempo pieno a costruire il FRAME sulla crisi delle banche italiane.

Al di là dei dettagli su questa o quella testata che concentrano l’attenzione ora su MPS, ora sul Fondo Atlante, ora su Padoan, ora su Dijsselbloem, il frame comune che tutti diffondono dice a chiare lettere una cosa sola: LE SOFFERENZE BANCARIE SONO UN PROBLEMA DELLE BANCHE. Il fatto che si discuta animatamente di aiuti statali, circostanze eccezionali etc può forse suggerire che si tratta di un problema grosso, ma questo, per quanto grosso, deve restare un problema delle banche.

Peccato che nella filiale bancaria seduto a fianco del tabulato delle sofferenze ci sia un elefante alto tre metri. L’elefante si chiama DISTRUZIONEGENERALIZZATADELSISTEMAECONOMICO

Partiamo dal presupposto elementare che la banca, di suo, non produce nulla. I suoi incassi derivano dall’attività di qualche altro attore economico che paga i suoi servizi, destinando alla remunerazione della banca una parte del profitto determinato dalla sua attività. Sono gli altri che producono qualcosa e la banca, fornendo i suoi servizi, incassa una parte del profitto prodotto dagli altri attori del sistema economico. Se l’ambiente in cui la banca opera non produce più profitti, i clienti non avranno più soldi con cui pagare le commissioni e gli interessi alla banca oppure, nei casi peggiori, non potranno nemmeno restituire quanto la banca ha prestato loro. Non è un concetto difficile: se vivi facendo prestiti, quando le attività economiche circostanti falliscono, con quali soldi i tuoi clienti potranno restituirti il dovuto?

Se, a parità di condizioni, solo alcune banche vedessero emergere il problema, allora potremmo pensare che quelle sono banche mal gestite, che hanno concesso prestiti a capocchia, senza criterio, fuori da ogni criterio prudenziale. Ma la realtà ci dice di un problema generalizzato, con sofferenze in aumento in tutti i tipi di banche su tutti i territori, come dimostrano le operazioni in corso sulle possibili dismissioni di crediti in sofferenza (NPL, Non Performing Loans) si nota che c’è un po’ di tutto: banche private, popolari, Credito Cooperativo, banche del nord, del centro, del sud, etc

C’è anche mala gestio e clientelismo, certo, ma il grosso del problema è che l’economia italiana sta morendo.

Nulla esprime più efficacemente il concetto che le parole di Jacques Sapir

Va notato che l’andamento della quota di « cattivi debiti » può essere correlato a molte cause diverse. In Irlanda e in Spagna, è stata una speculazione immobiliare a causare il movimento. Niente del genere nel caso dell’Italia, cosa che rende la progressione dei debiti negativi ben più inquietante. Questi ultimi vengono da prestiti che sono stati concessi dalle banche regionali italiane alle piccole e medie imprese della penisola. In realtà, è il ristagno economico degli ultimi anni la causa di questa crisi bancaria che avviene oggi in Italia (grassetto mio).

L’evoluzione dei dati macroeconomici dell’economia italiana mostra l’estensione di questa crisi, e soprattutto dimostra che la sua causa è chiaramente l’introduzione dell’Euro. Se calcoliamo l’evoluzione dell’economia italiana a partire dal 1990, ossia tenendo conto del decennio che ha preceduto l’introduzione dell’Euro, i cambiamenti sono molto marcati e molto importanti.

A-01-Italie-500x306Il grafico mostra chiaramente dove avrebbe potuto essere il PIL italiano se avesse proseguito dopo il 2001 il trend tenuto fino a quel momento.

Le banche, lo abbiamo detto già qui e pure qui,  sono il prestatore di penultima istanza messo lì dal sistema ultraliberista per consentire a compratori sempre più poveri di prendere a prestito merci che non potrebbero più permettersi di comprare.Istat

Le banche italiane sono tra le prime in Europa per redditività e sono tra le più efficienti in termini di costi, come dimostra questo studio comparato, quindi di cosa stiamo parlando? L’Italia, dice l’ultimo rapporto dell’Istat dal 2008 ad oggi ha perso 2,2 milioni di posti di lavoro, vede oltre 4 milioni di cittadini sotto la soglia di povertà assoluta (erano la metà nel 2008) ed è al terzo peggior posto tra i paesi OCSE per disoccupazione giovanile. Come si può pensare che i prestiti non restituiti siano un problema che riguarda la gestione delle banche?

poveriassoluti

Ma la risposta al problema non è di far uscire l’elefante, ma di velocizzare e semplificare le procedure di recupero crediti, per ampliare il “mercato” dei Non Performing Loans, cioè il mercato degli avvoltoi.

Che poi vuol dire facilitare l’esproprio e la distruzione definitiva del tessuto socio-economico del paese, senza peraltro salvare le banche.

Ma di questo parleremo nel prossimo articolo.

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