La Troika agguanta i servizi pubblici in Grecia: la Treuhand è viva e lotta (contro) di noi

Nei giorni scorsi vocidallestero ha pubblicato la traduzione di un articolo  apparso su Deutsche Welle che racconta l’ultima evoluzione della crisi greca, ovvero il passaggio dei servizi pubblici ellenici sotto la gestione di un ente controllato dai creditori, cioè dalla troika. Ne aveva parlato anche Panagiotis Grigoriou due giorni prima nel suo blog (l’articolo originale è QUI, mentre QUI c’è la mia traduzione per Comedonchisciotte.org).

E mi è tornata alla mente la tragica Treuhandastalt (TH), l’ente che liquidò i beni della DDR ai tempi della riunificazione tedesca.

La storia completa è raccontata mirabilmente da Vladimiro Giacché, nel suo Anschluss, uno dei pochi libri capaci di cambiarmi la visione del mondo, ma forse può essere utile riassumerne per sommi capi la vicenda qui, per chi non l’avesse letto (fatelo comunque, la vicenda della Treuhandastalt è solo una delle tante storie incredibili raccontate nel libro).

Il testo è senza riferimenti e link ai dati che cito: l’ho scritto a memoria perchè credevo fosse importante pubblicarlo subito: le eventuali inesattezze sui dettagli non spostano di una virgola il senso generale del paragone: in Grecia è in corso un esproprio, e non è la prima volta che lo fanno (parlo dei tedeschi). I risultati saranno catastrofici per i Greci.

La TH venne creata per risolvere un’importante questione giuridica nata dopo l’unificazione delle due Germanie, ovvero la proprietà degli asset della DDR. Questi erano gestiti dallo stato, ma restavano formalmente di proprietà del “popolo” indistintamente inteso. Ciascun tedesco est, quindi, era formalmente proprietario di una fettina delle fabbriche, delle banche, delle aziende in genere del proprio paese (del resto, non era un regime comunista?). Una volta sparito lo stato, formalmente non cambiava nulla, i proprietari erano sempre loro, e allora fu creata una fiduciaria (termine “treuhand” in tedesco significa “fiducia”) che avrebbe dovuto prendere in gestione i beni e valorizzarli al meglio, nell’interesse degli”stakeholders” cioè i cittadini dell’Est (tragicamente molto simile a quello proclamato oggi in Grecia, con la differenza che oggi Tsipras dice che non ci sarà svendita. E se l’ha detto lui…). Tuttavia, le vere intenzioni furono chiare fin da subito: il primo articolo dello statuto della TH diceva “la proprietà del popolo deve essere privatizzata”. La Germania Est era il polo industriale del blocco comunista, quindi era dotata di industrie di tutti i generi: dalla meccanica pesante alle automobili, dalla chimica alle lenti di precisione, fino agli elettrodomestici. Le sue industrie esportavano in tutti i paesi dell’Est, oltre che ovviamente in unione Unione Sovietica, mercati interessanti, in particolare dopo la caduta del muro, con le prospettive di una generalizzata apertura al mondo capitalistico. Le industrie tedesche ex DDR erano in prima fila e le complessive arretratezze tecnologiche di alcuni settori erano compensate dal posizionamento privilegiato in questi mercati e da un know-how comunque di ottimo livello (alcune di essere esportavano anche in paesi occidentali, primo fra tutti, la Germania Ovest).

C’era del materiale su cui lavorare, insomma.

Tuttavia, i manager della TH (tutti tedeschi ovest, ça va sans dire) partirono fin da subito con un’unica missione: svendere, anzi, regalare, in modo da ottenere un doppio risultato: arricchire gli imprenditori occidentali facendogli acquisire asset preziosi a prezzo di realizzo, togliendo di mezzo nello stesso tempo pericolosi concorrenti (il 30% dell’export della DDR prima del 1989 andava proprio in Germania Ovest) le imprese dell’est. Le analisi preliminari sui diversi asset conferiti alla TH si concludevano nella quasi totalità dei casi con un unico responso “chiudere”, che poi significava “vendere al primo amico che passa”. Nel giro di pochi anni, quelle industrie che fino al 1989 occupavano milioni di persone e producevano beni di ogni tipo, diventarono rottami in rovina dopo il trasferimento di tutto – lavoratori compresi – all’ovest, oppure, nella migliore delle ipotesi, diventarono filiali di aziende occidentali senza alcun potere decisionale e con metà posti di lavoro rispetto a prima. Veri e propri truffatori crearono società fittizie per acquisire poco prezzo terreni e beni nei land orientali, sui quali realizzarono redditizie speculazioni. Le regioni dell’ex DDR persero circa 3 milioni di abitanti negli anni successivi alla riunificazione, con una riduzione di pari entità dei posti di lavoro disponibili. 2,5 milioni di posti furono persi nelle sole imprese amministrate dalla TH nei primi sei mesi del 1990.

bundesarchiv_bild_183-1990-1219-006_berlin_stahlwerker_protestieren_vor_treuhandanstalt

Gli interessati reagirono, con proteste e perfino con l’uccisione fisica dell’allora n.1 della TH nel 1991. Ne nominarono un altro, gli diedero la scorta e andarono avanti. Ci furono anche battaglie legali di fronte alle quali, data la quantità e qualità dei reati commessi nell’attività della TH, i governi tedeschi dovettero emanare a più riprese negli anni ‘90 delle disposizioni di legge ad hoc per garantire agli ex manager l’immunità.

L’attività della TH si concluse ufficialmente nel 1994. Le stime riportano un delta, tra il potenziale valore degli asset presi in amministrazione e il valore effettivo finale degli stessi, intorno ai 260 miliardi di Marchi ovest, il che fa della TH una delle più grandi macchine distruttrici di valore di tutti i tempi.

Gli ex cittadini della Germania Est, i veri proprietari dei beni, non hanno visto un centesimo.

La Grecia non ha mai avuto, nè prima nè tantomeno oggi, un tessuto industriale paragonabile a quello DDR e quindi, avranno pensato a Berlino, dove si può mordere per trovare la giugulare? Ma certo, sui servizi pubblici: porti, aeroporti, etc. Ed eccoci alla Treuhandanstalt 2.0

Come si dice “fiducia” in greco?

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