Grecia 2016 – a volte non #BASTA (neanche) UN NO

Poco meno di due mesi al Referendum, strade invase di cartelloni che “basta un sì” per sistemare qualunque cosa, pure il buco nell’ozono (non l’hanno ancora scritto, ma poco ci manca). In questi stessi giorni ho cominciato a tradurre per Comedonchisciotte gli articoli di Panagiotis Gregoriou, etnografo e studioso greco, che pubblica settimanalmente in francese i suoi reportages sul blog Greekcrisis.fr e quello che sto traducendo lascia senza fiato. Nei primi quattro articoli pubblicati finora (quindi nel solo ultimo mese), Panagiotis ci ha raccontato, tra una foto e l’altra, che (scelgo “fior da fiore”, gli articoli contengono molto altro):

  • i pensionati greci hanno subito tredici consecutivi tagli alle loro pensioni dal 2011 ad oggi e, quando hanno manifestato in piazza, la Polizia li ha affrontati con i lacrimogeni;
  • il governo Tsipras ha conferito per 99 anni la gestione di tutti, ma proprio tutti i beni e servizi pubblici greci a una sorta di “Ipercassa” sinistramente simile alla Treuhandastalt () controllata esclusivamente dai creditori;
  • che la Troika allargata, autrice dell’ultimo memorandum, ha chiesto alla Chiesa di Grecia di non suonare le campane quando c’è messa, di accorciare il più possibile la messa stessa e di non fare più quelle scomode processioni nella settimana di Pasqua, che sono tutte perdite di tempo;
  • che su alcune isole greche ci sono oggi più migranti che abitanti, e questi ultimi sono del tutto abbandonati alla crescente rabbia degli stranieri, fomentata da infiltrati e altra gentaglia;
  • che l’85% dei greci giudica negativamente l’operato di Tsipras, mentre l’80% pensa la stessa cosa dell’opposizione; intanto lui dà delle feste per la sua cerchia nel giardino del Palazzo presidenziale;
  • che le aziende pubbliche greche (appena cedute alla Troika, vedi sopra) per fare cassa mandano a casa dei cittadini richieste di pagamenti anche di cinquanta o più anni fa, su persone morte o comunque su debiti inventati, mentre molti greci ormai vivono come nell’età della pietra, senza elettricità, a causa dei mancati pagamenti delle bollette;
  • che sono sempre più numerosi i laureati e professionisti greci che portano la sede all’estero a causa delle tasse, mentre in Grecia si installano medici ed altro personale delle ONG finanziate dall’estero;

E allora penso che quello era un paese che solo quindici mesi fa ha fatto un referendum, molto più esplicito del nostro di dicembre, nel quale, nonostante una martellante campagna terroristica e le banche chiuse con il denaro razionato, il 61% dei votanti aveva detto NO a quelle misure, NO a quella prospettiva.

Eppure quelle misure, anzi, di peggiori, sono state adottate lo stesso. Non è bastato neanche un #NO. E mi viene una certa fifa… che un NO (ammesso che vinca) non basterà neanche da noi.

Del resto non sarebbe il primo esempio, nei tempi recenti, di votazione che viene truccata (il 4 dicembre si rivota anche in Austria… do you remember?) e, se non basta, viene ripetuta (in Spagna si va per il terzo tentativo) e, se non si può ripetere, viene disattesa, come appunto si è fatto in Grecia.

Da noi finora si è scelta la strada di evitare il voto come la peste, ma stavolta la richiesta di snellire l’iter legislativo viene dall’alto, e quindi si vota (ah, se non ci fosse stato quel vecchio arnese della Costituzione… un bel decreto, e via!). E se finisse come la Brexit potrebbe anche innescarsi qualcosa di grosso.

 

 

IMPORTANTE. Panagiotis Grugoriou è oggi senza lavoro e durante l’inverno vive solo delle donazioni che arrivano dal suo blog. Per non vendere la barchetta con la quale portano in giro i turisti d’estate, ha venduto l’auto e per scrivere i suoi articoli dovrebbe girare la Grecia, ma oggi può farlo solo se lo invita qualche amico.

Questi sono gli articoli tradotti finora. Leggeteli, ne vale la pena. E aiutiamo Panagiotis a continuare a scrivere. Questo il link all’appello mensile di ottobre.

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