Ius Soli – quanta fretta, ma dove corri…?

Ebbene sì,

ci sono cascato anch’io… ho ritwittato un twit contrario allo Ius Soli.

Per di più scritto da uno straniero, per giunta extracomunitario, che, essendo in Italia da oltre 20 anni, faceva notare come il fatto di non essere cittadino italiano non gli abbia fin qui creato nessun tipo di problema pratico, né lo ha mai creato ai suoi figli, nati e cresciuti qui, che ora frequentano i nostri licei.

E dopo il ritwit mi è arrivata una domanda: “cosa ti ha spinto a mandare questo twit?”. Accorata, di persona che ci tiene a me, forse preoccupata per la brutta piega che sto prendendo, ma forse anche desiderosa di capire… in fondo, se uno di cui hai stima dice certe cose, magari, più che pensare che sta ammattendo, ti poni sul serio la domanda.

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Qualunque sia il motivo, la domanda (e chi me l’ha posta) merita una risposta argomentata. Ed eccola qui.

La prima motivazione è che quando tirano in mezzo i bambini a me girano gli zebedei per definizione, il perchè è ben spiegato in questo post del Pedante, che consiglio di leggere integralmente, ma di cui riporto un passaggio sul tema specifico

“I temi dell’immigrazione sono un’altra miniera di reductiones ad pueros. Nel 2016 si è stimato che, tra gli stranieri entrati clandestinamente, i minori di 15 anni rappresentavano all’incirca l’1,4% del totale, mentre i minori di 8 anni erano solo lo 0,04%. Ciò nondimeno l’iconografia e la retorica degli sbarchi è tutta sbilanciata sull’infanzia. Chi ad esempio sollevasse dubbi sulle operazioni delle ONG che navigano tra la Sicilia e l’Africa, finirebbe schiacciato dalle descrizioni di bambini seminudi e assiderati, quando non affogati” (…) Mentre infuriava il dibattito sullo ius soli, il diritto di acquisire la cittadinanza italiana per chi nasce in Italia, un noto quotidiano confezionò un filmato di diversi minuti in cui un’intervistatrice fuori campo si intratteneva con alcuni bambini stranieri di età compresa tra 5 e i 10 anni. Dopo averne spremuta la tenerezza con primissimi piani e domande su gusti, sogni e quotidianità di ciascuno, passava all’attacco con la domanda: «Ma lo sapete che lo Stato italiano non vi riconosce ancora come cittadini italiani, fino a diciott’anni?». Seguivano lunghe riprese sui volti ammutoliti dei pargoli che, riavutisi dal magone (o più verosimilmente dall’avere udito una parola di cui nessuno può conoscere il significato, a quell’età), rispondevano poi di sentirsi italiani, pur non essendolo. Il senso dell’operazione si chiariva definitivamente con l’ultimo titolo di coda: «Il diritto di essere italiani». Un diritto che non esiste, mentre si taceva che tutti i diritti veri e fondamentali dei bimbi italiani [progressivamente negati dalle politiche di austerità] sono gli stessi di quelli stranieri. Quindi? Qual era lo scopo di quella pantomima? Quale che sia sia la risposta, l’esibizione iperglicemica dei piccoli volti serviva a rendere inopportuna la domanda.

Un’altra importante motivazione che mi sta facendo arrabbiare su tutta questa faccenda dello Ius Soli è la clamorosa, pervasiva, onnipresente campagna mediatica per “fare presto”, per approvare subito questa indispensabile misura di civiltà, perché “nonvorraimicalasciaresenzadirittiqueipoveribambinichenonhannocolpe” etc etc. (come appena esposto: vedi poco sopra)

Purtroppo, studiando (seriamente) i fatti economici e sociali degli ultimi decenni mi sono sempre più convinto che quando i media dicono all’unisono di fare presto e di approvare velocemente una qualunque cosa, bisogna stare MOLTO ma MOLTO attenti. Il più fulgido esempio recente fu il famoso titolo di quel giornale, oggi in fallimento, che diceva esattamente quelle parole, pochi giorni prima dell’insediamento del governo Monti.

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Il risultato del governo Monti è stato il più profondo crollo economico del nostro paese dopo la II guerra mondiale, più persistente (e quindi devastante) della guerra stessa, come dimostrano le cifre, quindi diciamo che – dati gli effetti esiziali di quel “fate presto” per qualche milione di persone – oggi sono leggermente diffidente.

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Fonte http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/potrebbe-andar-peggio-potrebbero.html

Lo sono ancora di più su questo tema perché basta scavare un momento oltre la patina dei media mainstream e delle storie strappalacrime per scoprire testimonianze come quella del twit o come QUESTA riportata sul blog di Marcello Foa, che fanno molto dubitare dell’urgenza di questa misura.

L’ultima frase della docente citata da Foa è il fulcro della questione: “con tutti i problemi che abbiamo in Italia, perché questa deve essere una priorità?”.

Già… perché?

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Me lo chiedo da parecchio tempo, da molto prima della nefanda proposta di legge piddina. Ho cercato, scavato, letto libri come questo, che mi hanno fornito dati su cui riflettere, ed alla fine credo che fosse giusta l’intuizione di un paio di anni fa, quando pubblicai QUESTO disegno dove spiegavo i vari motivi pratici per i quali non ritenevo probabile uno stop all’immigrazione in tempi brevi. Ma anche dopo, quando pubblicai QUESTO post sul concetto di confine e soprattutto su come ci viene imposto il FRAME di quanto sia bello non averne, di confini…

Poi ho ascoltato ricercatrici serie che, dopo anni di studi, spiegavano come le migrazioni siano sempre state (e lo siano oggi più che mai) strumento di pressione e di influenza verso certi paesi, considerati più “attaccabili” proprio in virtù dei frames culturali condivisi dalle rispettive opinioni pubbliche (il libro è QUI). Poi ho letto (nel libro di Gaiani, ma anche altrove) le statistiche di Europol che dicono che il 90% di quelli che arrivano in Italia non sono rifugiati politici o perseguitati e non provengono da zone di guerra, ed allora pian piano mi si è accesa la lampadina.

 

Insomma, al momento credo molto fondata l’ipotesi che i flussi migratori NON SIANO un fenomeno metereologico inevitabile che va affrontato così com’è, occupandosi solo dell’accoglienza SSSM (Senza Se e Senza Ma), ma siano il risultato di una politica deliberata che, nel breve termine, punta far entrare più gente possibile in paesi già pieni di disoccupati per forzare la mano in termini di diritti, stipendi, garanzie fino ad ora riservate ai cittadini di quei paesi e che, nel lungo termine, forse farà molto di peggio. Ma fermiamoci al breve, su cui ho più certezze: da Marx a Steinbeck non è difficile imbattersi nel concetto che, se in un paese ci sono molti disoccupati, il costo del lavoro scende ed è sempre più difficile chiedere (o mantenere) delle tutele in quanto lavoratori. Ora, io capisco che la persona che mi ha fatto la domanda (ed anche quella che ha messo mi piace) appartengono ad una di quelle categorie (insegnanti di lingua e letteratura italiana), che sarà una delle ultime – per ovvie ragioni – dove degli immigrati prenderanno il posto dei connazionali, ma già sono moltissimi gli italiani di altre categorie (camionisti, muratori, artigiani, custodi, anche badanti… perché con l’aria che tira, anche gli italiani farebbero i badanti, se solo fossero pagati dignitosamente) che hanno toccato con mano il processo di “sostituzione” dovuto all’arrivo di immigrati. Bisognerebbe guardare un po’ al di là di quanto ci vogliono far guardare e vedere che, come diceva quel tale “la campana prima o poi suona anche per te”. Il fatto che oggi uno non sia stato ancora toccato dal problema, non significa che il problema non ci sia, anche perché anche nelle classi  dove operano le suddette insegnanti ci sono già diversi ragazzi con i genitori disoccupati, e sarebbe opportuno farsi una domanda su dove originino i fenomeni che li hanno resi tali, e quali siano le forze che gli impediscono di trovare un lavoro, perché la risposta sarebbe la stessa delle forze che vogliono più immigrati, e lì dovrebbe accendersi anche a loro la lampadina…

La fretta di far approvare una misura come lo Ius Soli, che interessa gli immigrati solo in piccola parte e solo per i vantaggi pratici che possono ricavarne, nasconde l’ennesimo tentativo di creare le condizioni di indietreggiare – in futuro – su qualcosa per tutti gli altri, di rinunciare a dei diritti, in nome del fatto che “loro stanno peggio” (naturalmente, se non avessimo i vincoli di bilancio imposti dalla UE potremmo fregarcene del trade-off tra spese per loro e spese per noi, ma ad oggi funziona così: ogni euro speso per gli immigrati 95 centesimi vengono tolti alle spese sociali; per un maggiore dettaglio, si veda QUI). Il 90% di coloro che arrivano da noi NON fuggono da persecuzioni politiche o religiose, ma sono emigrati economici, che NON HANNO diritto ad emigrare (diritto che non esiste nemmeno nella convenzione di Ginevra), non hanno quindi il diritto a stabilirsi dove gli pare e, forse, anche per questo pagano cifre enormi a dei criminali per farlo clandestinamente. Con somme dieci volte inferiori a quello che costa una traversata del deserto e uno scafista, ci si può comprare un passaporto (ammesso che nel paese di origine non lo si possa ottenere a gratis, come dovrebbe accadere sempre, ma tant’è, meglio prevedere il caso peggiore… dove siano necessarie tangenti per ottenerlo) e un biglietto su una comoda nave per fare Tunisi-Genova senza rischiare un’unghia… quindi perché pagare? I nostri avi erano analfabeti, non c’era internet, né la televisione, eppure sapevano come comprare un biglietto per le navi che andavano a New York, e allora perché questi signori che arrivano qui in carne, palestrati e dotati di telefonino, non dovrebbero, nell’era di internet, potersi comprare un biglietto su una nave per l’Italia?

Magari perché qualcuno gli suggerisce che, se sbarchi a Genova dalla Grandi Navi Veloci, ti devi arrangiare, mentre se ti “salva” una nave di ONG senza passaporto, ottieni vitto e alloggio a tempo indeterminato, puoi tentare di falsificare le tue generalità per fingerti minore, o siriano e tentare la richiesta di asilo che, anche se la gran parte sono respinte, intanto guadagni tempo; che poi non è tutto così facile e liscio (infatti spesso si viene a sapere, qua e là di rivolte nei centri di accoglienza, al grido di “non è quello che ci avevano promesso”), ma intanto quando stai in mano ai trafficanti, il gioco – cioè, per loro, l’affare – è fatto. E non è un caso che l’inizio dei salvataggi delle ONG abbia fatto aumentare vertiginosamente il numero dei morti (e delle partenze) e che il numero di coloro che vengono “fregati” dai trafficanti cali improvvisamente quando le partenze vengono stoppate con decisione e le navi ONG fermate nei porti (en passant: su ruolo, origini e scopi delle ONG, si veda ad esempio QUESTO post del Pedante). Di fronte ai numeri (ormai abbastanza consolidati, il fenomeno prosegue da qualche anno) bisognerebbe chiedersi se, appoggiando l’accoglienza SSSM, non si sia complici (involontari, per carità) di un progetto criminale, che ha come prima vittima, nel breve, proprio quelli che vengono indotti ad emigrare e nel medio-lungo termine, anche tutti noi.

Credo che l’accoglienza SSSM stia alle posizioni più critiche come, nella massima di Confucio, il regalare un pesce sta all’insegnare a pescare. Regalare un pesce salva dalla fame oggi, insegnare a pescare salva dalla fame per sempre… forse bisognerebbe tornare a fare quelle “politiche per lo sviluppo” che un tempo cercavano di far progredire le condizioni di vita nei vari paesi, più che incentivare i loro abitanti a venire qui. Forse, come diceva l’ex Papa, Ratzinger, bisognerebbe affermare con più forza il diritto a “NON EMIGRARE” più che quello ad emigrare, e questo vale anche per gli italiani, per i greci, per i portoghesi etc (poi uno si chiede se è un caso che il nuovo Papa sia invece così prodigo di consigli di accoglienza…e così blando verso i motivi che causano le partenze). Italiani che, quando studiano, finiscono per emigrare all’estero perchè in Italia stiamo perdendo tutte le produzioni avanzate, tutte le aziende migliori, comprate dagli stranieri.

E mentre qui i poveri raddoppiano e le cifre dei disoccupati, pur truccate, restano impressionanti, importiamo manodopera a basso costo, come fossimo l’America dei primi del ‘900, cioè un paese tutto da costruire. Anche la prof che mi ha scritto ha dei figli, e quando i suoi figli (che hanno la stessa età dei miei) saranno in età da lavoro, probabilmente molti dei posti che oggi ancora non sono occupabili da stranieri, a quel tempo lo saranno, perché saremo diventati un paese dove i laureati troveranno un impiego per quattro soldi o emigreranno altrove, come già accade in Grecia… (leggere QUI per credere, inchiesta di Der Spiegel).

E allora capirà perché oggi io, uomo di sinistra come lei, sono contro l’accoglienza SSSM propagandata dalle sinistre, cioè da coloro che nascondono la distruzione dello stato sociale per milioni di italiani dietro ai diritti “cosmetici” per poche persone, come lo Ius Soli (cosmetici perché di grande impatto ideale per i loro elettori, ma di scarsissima rilevanza pratica, perché riguardanti numeri, in confronto, piccoli e meno rilevanti). Questo doppio binario (politiche reali pro-capitale, ultraliberiste e campagne “per i diritti” per tenere buone le anime belle) ha ridotto oltre la soglia della povertà milioni di italiani, tiene al freddo i terremotati di mezzo paese e lascia disoccupati il 30-40% dei giovani nati qui, ma concede il matrimonio ai gay (niente in contrario, ma quanti gay non aspettavano altro per sposarsi?) e – appunto – vuole regalare la cittadinanza a chiunque nasca qui, senza nemmeno che l’interessato lo desideri. Quando nel 2028 i figli venticinquenni di chi mi ha posto la domanda (ma forse anche i loro genitori) lavoreranno per 300 euro al mese (o per 600 dopo essere emigrati in Germania) perché, per ogni posto di lavoro qualificato, ci saranno venti disoccupati in fila, forse sarà chiaro a tutti cosa stava succedendo in quel dicembre 2017, quando un certo partito faceva approvare, negli ultimi giorni di una legislatura di non eletti, quella certa legge…ennesimo piccolo mattone sulla strada verso il regresso, che, come oggi è chiaro a chi esce dal mainstream, era lastricata di “diritti” (e buone intenzioni) per pochi, messi lì per nascondere montagne di povertà crescente per i più.

Perchè, alla fine di tutto, il senso lo dice questo ultimo, definitivo, articolo sul tema di Alberto Bagnai,

parto da un presupposto molto semplice: quello che mi sento ripetere ogni volta che, da nazifascioleghistxenopopulistrassista, prendo l’aereo per girare il mondo. La mascherina dell’ossigeno devi metterla prima a te, e poi a chi ti sta accanto (se non ce l’ha fatta), per il semplice motivo che da svenuto non puoi aiutare nessuno. [grassetto mio] Il nostro paese è stato distrutto da quelli che ci propongono come panacea i lavoratori altrui (dopo averci proposto come panacea la moneta altrui, e chi è qui [sul suo blog] sa fare il collegamento), e un paese distrutto semplicemente non ha risorse per aiutare nessuno: non è questione di alloctoni o di autoctoni. Ci sarebbe poi l’altra questione su cui ci siamo soffermati: non esiste un diritto all’immigrazione, nessuna dichiarazione dei diritti dell’uomo lo sancisce (et pour cause), mentre esiste un dovere di accogliere i rifugiati, e questo dovere non riusciamo ad esercitarlo con sufficiente solerzia proprio perché, per motivi scellerati, abbiamo mandato al potere gli immigrazionisti”

Ma naturalmente le risorse ci sarebbero sia per traghettare, che per emancipare [grassetto mio]. La scelta di fare solo una di queste cose è una scelta politica, ed è, attenzione!, una scelta nella quale la sovranità popolare non è stata coinvolta, venendo completamente sovrastata da quella di organizzazioni ormai chiaramente individuabili come braccio operativo di un progetto esogeno al nostro paese. Del resto, non fanno molto per nasconderlo…”

L’immigrazionismo, con buona pace dei tanti razzisti che pure circolano e che non hanno la mia simpatia, altro non è, da parte delle ex potenze coloniali, che una fase ulteriore di appropriazione delle risorse delle ex colonie. Dopo averle depredate delle loro risorse naturali, le deprediamo delle loro risorse umane. (…) se pure quelle che vediamo per strada fossero solo braccia rubate all’agricoltura (…) sarebbero, appunto, braccia rubate all’agricoltura di paesi nei quali l’autosufficienza alimentare non è un dato banale. La forza lavoro è una risorsa, è un fattore produttivo, e la libera mobilità dei fattori produttivi è benefica e equilibrante solo nei modelli neoclassici, cioè nell’ossatura ideologica del liberismo oltranzista. Noi qui abbiamo visto che la mobilità del lavoro è particolarmente destabilizzante perché tende ad amplificare il divario fra paese di provenienza e di destinazione.

 

Ecco perché ritwitto. Non è condividendo ulteriormente una crescente povertà che risolveremo nemmeno una piccola parte del problema che crea le condizioni che li fanno partire, anzi, aggiungeremmo un mattoncino ad ampliarlo.

E quanto alla cittadinanza… l’autore del tweet sta per chiedere per sua scelta la cittadinanza italiana, a giusto titolo, dato che da vent’anni lavora qui ed è, sempre per scelta, più italiano di molti italiani; quanto ai suoi figli, a 18 anni hanno scelto, liberamente e consapevolmente, cosa fare… e l’Italia sarà felice di tenerli come concittadini ed eredi di Garibaldi e di Pertini.

Questo aggiunge poco ai diritti di cui godono oggi, ma aggiungerà qualcosa alla nostra identità di italiani. Senza lo Ius Soli.

 

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SUSPENSE…. il signor Brando al GR1

Che i media main stream siano la principale fonte di fake news è cosa arcinota tra i pochi che si danno la briga di cercare tra le pieghe della rete, ma l’altra mattina, nell’unico notiziario che – per pigrizia da risveglio – ancora ascolto, ho sentito una cosa che è riuscita a sollevare il mio stupore. Ve la propongo sulla falsariga della classica rubrica SUSPENSE della “Settimana Enigmistica”, dove il mitico signor Brando vive situazioni al limite dell’assurdo, che lo vedono protagonista di episodi apparentemente inspiegabili.

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E’ lunedì mattina, il signor Brando si è appena svegliato e, ancora mezzo addormentato, sta ascoltando il giornale radio Rai del primo canale nazionale. Sono da poco passate le sette e, verso metà del notiziario, lo speaker legge questa notizia:.  

Parcheggi per disabili: ancora una storia di inciviltà, questa volta in Via Montenapoleone, nel cuore della Milano della moda: il proprietario di un’auto di lusso ha occupato un posto riservato e poi ha insultato e spintonato il legittimo titolare: “me ne frego di te” ha detto fuggendo. Le forze dell’ordine, chiamate dai passanti, stanno ora cercando di rintracciarlo.

 

Il signor Brando è un ex giornalista in pensione e, pur se mezzo addormentato, non può fare a meno di chiedersi il perchè, in un notiziario nazionale del primo canale della Radio, possa avere trovato posto una notizia come questa. Sapreste spiegarlo voi?

SAPPIATE CHE: 1: Il notiziario dura solo 15 minuti, comprese le sigle e le notizie sportive che quel giorno, essendo lunedì, erano particolarmente numerose. Anche il 18 settembre, come in molte altre occasioni, parecchie notizie di sicuro interesse non avevano trovato posto per mancanza di tempo. 2: le altre notizie del GR erano abbastanza in linea con il taglio generale che può avere quel tipo di trasmissione: la notizia prima era di un bambino di un anno, morto azzannato dal suo cane e quella dopo parlava dell’assemblea generale dell’ONU che si sarebbe aperta il giorno successivo. 3: il personaggio protagonista dell’episodio, al momento della messa in onda, era ancora ignoto, quindi non si trattava di una persona famosa il cui comportamento potesse destare l’interesse del pubblico (calciatore, attore, politico, cantante etc.). 4: le considerazioni del punto precedente valgono anche per la vittima, anch’essa non identificata dal giornalista. 5: nell’episodio non ci sono stati feriti né tantomeno vittime, né sono stati segnalati problemi di ordine pubblico di una qualche rilevanza.

 

Se volete sentire con le vostre orecchie, questo è il link al podcast. La notizia in questione sta al minuto 8 e 47 secondi.

 

Questa volta, a differenza del quesito enigmistico, la soluzione non è a pagina 46…

io, un’idea ce l’avrei….

 

….

 

….

….

 

….

 

….

 

ci avete pensato?

 

….

 

….

 

…non ci sarà mica un legame tra questa controversa proposta di legge e la necessità di giustificarla a tutti i costi anche attraverso episodi riprovevoli certo, ma di scarso rilievo come quello sopra riportato dove, al centro della narrazione sta la frase detta dal ricco cafone, ovvero il fascistissimo “me ne frego”, applicato qui ad uno dei classici della cafoneria, ovvero il parcheggio sul posto handicappati? Marcello Foa nel suo blog mostra continuamente esempi di come i media mainstream costruiscano frames, ovvero cornici dentro le quali inquadrare le notizie (vere o false che siano) e, forse, per costruire un frame positivo intorno ad un abominio come la legge Fiano, tutto fa brodo, anche elevare al rango di notizia da GR nazionale un episodio minimo come questo. La legge Fiano nasce per tutt’altro scopo, ma i piddini all’ascolto devono credere che il fascismo stia risorgendo agli angoli delle strade, e che quindi sia necessario imbavagliare un altro po’ i media non mainstream (le pene sono aumentate se il “reato” è commesso via internet…) per fermare questa pericolosa tendenza.

Alla Camera, blindata grazie ad una legge elettorale incostituzionale, è già passata. Ancora un passettino e dovranno condannare parecchia gente, ad esempio tutti quelli che su Tripadvisor metteranno la foto di Lincoln a Washington…

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Lincoln seduto su una sedia chiaramente fascista

E anche gli architetti del Congresso non se la passeranno molto bene… meglio non venire in Italia, prossimamente.

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Mala tempora currunt…

Se questo è un sindacato

Lunedì mattina di un giorno qualsiasi del 2017.

La casella mail del delegato sindacale di base riceve un messaggio direttamente dal “segretario” nazionale unitario. La sigla non ha importanza: quello che c’è scritto potrebbe provenire da uno qualunque dei segretari confederali: su questi temi dicono tutti le stesse cose. Il testo parla di evasione fiscale, classico tema-civetta… già mi prude il coppino. Inizio a leggere.

 

“Sono dati che si commentano da soli, che confermano la gravità dell’ammontare dell’evasione fiscale nel nostro paese, la cui portata è grande come una casa”

Grande quanto? Quali sono i dati? Due righe dopo

“a proposito dei dati sulle dichiarazioni dei redditi”

Bene. Ne hanno parlato i notiziari, (ad esempio QUI oppure QUI) ma cosa dicono esattamente quei dati? Nel comunicato i dati non ci sono, né ci sono “iperlink” che rimandino a una fonte. Messaggio implicito: vatteli a cercare, se ti interessa, altrimenti, come dicono a Roma, “stacce”.

Proseguo, c’è un paragrafo tutto in grassetto.

“La lotta all’evasione è una delle questioni centrali per cui possiamo misurare il Paese del futuro. Il primo argomento è introdurre il contrasto di interesse, come abbiamo fatto per le ristrutturazioni in edilizia dove ha funzionato bene. Va dunque allargato il campo in altri settori come i servizi alla persona”.

Calma, un momento, ragioniamo (cit.)

La lotta all’evasione è una di quelle questioni che di solito si mettono davanti al naso del pubblico per non parlare di altre cause della crisi, come la corruzzzzzzione brutta brutta, o gli statali che timbrano in mutande. Sono fenomeni odiosi, irritanti, che fanno andare subito il sangue alla testa degli “onesti” (tutti siamo onesti, data la regola aurea dello Scanavacca), ma sono fenomeni che è molto difficile quantificare (checchè circolino delle cifre) e che, comunque, esistevano in misura simile anche quando eravamo la quinta potenza industriale del mondo, il che significa che, forse, non è quello il punto nodale.

Passiamo oltre e veniamo al rimedio.

Il “contrasto di interesse” è quella cosa per la quale tu, quando arriva l’imbianchino a dipingerti la stanza, gli dici che vuoi la ricevuta perché la deduci dalle tasse e lui ti fa lo sconto se lo paghi in nero. Naturalmente, lo sconto che ti propone è inferiore a quanto tu presumibilmente riuscirai a dedurre dal 730 (ammesso che riesca a capire dove mettere la deduzione ed a calcolarla nel totale), perché la deduzione la prendi tra un anno se va bene, mentre lo sconto lo incassi subito. A quel punto parte una trattativa e, di solito, alla fine fai a metà per uno. Ha funzionato contro l’evasione? Può darsi, anzi diamo credito al sindacalista, diciamo di sì, ha funzionato, ma per contrastare l’evasione degli imbianchini. Siamo tornati la quinta potenza industriale del mondo? Abbiamo aumentato il gettito fiscale in modo decisivo? Non mi pare.

Ah, beh, ma qui si dice che gli imbianchini non bastano, “va allargato il campo”, bene, a chi? Alle multinazionali tipo Google, Amazon, Ikea che fatturano in paradisi fiscali gli utili esorbitanti fatti in Italia? Alla Fiat con sede in Olanda? All’ENI con sedi di comodo in mezzo mondo? No. Il campo va allargato ai “servizi per la persona” (sic). La prima cosa a cui penso è alle badanti in nero, che sono in nero perché stanno senza permesso di soggiorno e/o perché la famiglia che le assume non può permettersi di pagare lo stipendio di legge più i contributi, magari perché, a sua volta, in quella famiglia ci sono solo lavori precari o sottopagati e la pensione del paziente da assistere è scarsa. Sicuramente mi sfugge qualcosa, ci saranno altri servizi alla persona che evadono il fisco, ma non possono essere che attività piccole, magari organizzate in finte cooperative, disdicevole, certo, da colpire, senza dubbio, ma non riesco a immaginare che risolviamo i problemi dell’Italia recuperando l’evasione di questi soggetti. E poi il gettito fiscale italiano è in linea ai valori più alti dei paesi sviluppati: c’è semmai un problema di redistribuzione del carico fiscale, ma nel comunicato non se ne parla: prima colpire, poi, casomai, redistribuire.

Sarebbe abbastanza per rovinarsi la giornata, ma il meglio deve ancora venire. Dopo aver espresso un paio di banalità sull’inflazione, arriva il carico da undici. Il comunicato è in terza persona, è il segretario che parla.

“Sul problema del lavoro XXXXX ha aggiunto che quello dell’occupazione è un tema centrale, il discorso vale per l’Italia come per tutta l’Europa. C’è bisogno di più Europa per far ripartire la crescita, dunque offrire più posti di lavoro ai cittadini europei.”

Fine del comunicato. Game, Set and Match. A marzo 2017 uno dei segretari generali di uno dei maggiori sindacati italiani può ancora chiudere un comunicato con un “CI VUOLE PIU’ EUROPA”

E io dovrei diffondere questa roba?

Un sindacato che fa la lotta all’evasione solo se colpisce gli sfigati, che, mentre la sanità pubblica viene smontata pezzo a pezzo, attacca i servizi alla persona quando sono forniti ai meno ricchi e che, last but not least, giura eterna fedeltà all’istituzione che lo sta distruggendo, insieme ai lavoratori suoi iscritti, ovviamente, che pagavano la quota di iscrizione convinti servisse a difenderli.

Eppure non è difficile da capire, nemmeno per un leader sindacale, volendo: un produttore di beni o servizi in un mercato aperto ha due fattori (più uno) che determinano il prezzo di ciò che vende:

  1. il costo di produzione;
  2. il margine di profitto che vuole ottenere;
  3. il tasso di cambio (solo se vende all’estero).

Lasciamo stare, per ora, il profitto che consideriamo una variabile indipendente (non è giusto, ma è così). L’Italia esporta il 30% del proprio PIL, il che significa che, largo circa, tolto il PIL da servizi che non possono essere importati né esportati, buona parte del manufatturiero rimasto commercia con l’estero, quindi il prezzo finale dei suoi beni dipende sia dal costo di produzione (punto 1) che dal tasso di cambio tra le valute dei due paesi (punto 3). Ebbene, quando un paese – come fa l’Italia – scambia molti beni con l’estero per parti rilevanti del suo PIL, un fattore di riequilibrio dei conti con l’estero è dato dal CAMBIO DELLA VALUTA che oscilla in modo sincrono alle oscillazioni della domanda: se un paese vende molto all’estero, la domanda della sua valuta sale e quindi il cambio “si apprezza” verso le altre valute, il che fa aumentare il prezzo finale dei suoi beni per gli altri paesi. Questo causa, nei mesi seguenti, un calo della domanda, perché i beni di quel paese diventano più cari. Il calo della domanda rende a sua volta meno richiesta la valuta del paese produttore, che quindi si svaluta e fa scendere, nel medio termine, i prezzi dei suoi beni …il calo dei prezzi farà poi risalire la domanda e così via. Lo stesso effetto si ottiene, ovviamente, agendo sull’altro fattore rimasto che compone il prezzo, cioè il costo di produzione, con due decisive differenze: l’aggiustamento tramite abbattimento dei costi è molto più lento e, soprattutto, detto “aggiustamento” riguarda delle persone, perché ridurre il costo di produzione significa, in ultima analisi, ridurre il costo del lavoro, quindi ridurre stipendi, garanzie, provvidenze extra etc  

Dice: e questo cosa c’entra con il “più Europa” del sindacato? C’entra eccome, perché se accetti, come ha accettato l’Italia, di entrare in un meccanismo che blocca il fattore cambio su un valore fisso e predeterminato, vuol dire che contemporaneamente stai scegliendo di FARE TUTTI I TUOI FUTURI AGGIUSTAMENTI COMPETITIVI AGENDO SUL LAVORO. Un antico detto dei nativi americani dice “se raccogli un capo del bastone, stai raccogliendo anche l’altro”. Un sindacato non può non sapere queste cose, quando dice “ci vuole più Europa” nè tantomeno lo può dire 15 anni dopo l’introduzione definitiva di quel meccanismo, quando tutti i suoi più deleteri effetti sul lavoro si sono ampiamente e diffusamente manifestati in diversi paesi, Italia compresa.

In questo mondo così “europeo”, la svalutazione non può più interessare l’entità inanimata, cioè la moneta, e quindi, non potendo toccare i profitti, si scarica esclusivamente sull’ultimo fattore rimasto, il costo di produzione, e quindi il lavoro. SVALUTARE LA MONETA E’ IMMORALE, SVALUTARE IL LAVORATORE, INVECE NO. Il sindacato avrebbe dovuto fare il diavolo a quattro per non farci entrare e dovrebbe oggi agire esclusivamente contro quel nemico, se vuole sopravvivere facendo l’interesse di chi lo sostiene, cioè del lavoro. Ma il sindacato, il difensore del lavoro, vuole “più Europa” che significa “più svalutazione del lavoro”. Come se un alcolista, intossicato dal vino volesse guarire passando alla vodka. Da non crederci (ma si sapeva, eh… ).

In questo sconforto di panorama, due sole cose sembrano certe:

  1. L’Europa finirà male comunque, nonostante i patetici sforzi dei sindacalisti di vertice e di molti dei loro sodali. Certo potrebbe finire prima e con meno dolore e morte se il sindacato decidesse di fare il sindacato; avete idea di una forza sociale con milioni di iscritti che dichiara guerra all’Euro? Fantastico, sarebbe un catalizzatore formidabile, ma non lo farà.
  2. Chi sta facendo queste dichiarazioni non resterà disoccupato. Che poi forse è il vero motivo per cui le fa.

Ma una piccola speranza resta: dato che finirà male (anche) per colpa loro, forse il crollo se li trascinerà via.

 

Il metodo Juncker nel M5S – il gruppo al parlamento europeo

Stavo completando un articolo di ampio respiro sul M5S, dove sostenevo che il momento non potrebbe essere più favorevole per un movimento politico che voglia seriamente rompere il sistema quando mi trovo nella Timeline di Twitter una BREAKING NEWS devastante.

E’ aperta una votazione online per far uscire il gruppo parlamentare europeo del M5S da quello attuale (dove era insieme all’UKIP, il partito eurscettico di Nigel Farage) ed entrare nientepopodimenoche, nel gruppo denominato ALDE, in alleanza con le forze meno euroscettiche del Parlamento, i liberali, sostenitori accaniti del nefasto TTIP. Ovviamente, questo non c’è scritto nel pistolotto di presentazione della votazione, ma bastano un paio di ricerche per vedere di che cosa realmente si tratta. L’Eurodeputato Marco Zanni, mente fine e punta di diamante del pensiero  euroscettico del Movimento ammette su Twitter che non ne sapeva niente.

Un’efficace sintesi si trova QUI sul Fatto Quotidiano.

Direi che, se qualcuno aveva ancora qualche dubbio sulla natura di gatekeeper del Movimento 5 Stelle (rectius: dei suoi vertici) oggi se li è levati.

Poi, però ci ripenso un attimo e, vedendo la reazione compatta della rete (e di molti attivisti che conosco) mi viene un dubbio: sarà mica stata un’applicazione del Metodo Juncker 2.0? Buttiamola lì e vediamo come reagiscono….

Quindi, poche chiacchiere: hanno concesso lo spazio per votare contro e c’è tempo fino a domattina per farlo, chi ha l’iscrizione lo faccia.

Se non vogliono capire che l’Euro è la nostra rovina, che almeno capiscano che sostenere l’Euro è un suicidio politico, soprattutto oggi.

 

 

Goofy5 – frasario essenziale

Bene, è passato anche questo Goofy. La solita oasi di intelligenza, umanità, ironia, centinaia di persone che dedicano tutto un weekend a parlare di economia, politica, Italia, mondo, Unione Europea, quasi tutti reduci da vessazioni private, in microcosmi dove questi argomenti sono tabù, perché ignoti o perché si vive circondati da alfieri della piddinità, tramortiti dalla più formidabile fabbrica di distrazione di massa mai realizzata. “E’ durissima”, ha detto Claudio Borghi, riferendosi a questa quotidiana corsa col vento contrario, ed “é durissima” risuonava tra i vari tavoli, a cena.

Il pubblico di Goofy5 e il sacrosanto tweet di Angelini
Il pubblico di Goofy5 e il sacrosanto tweet di Angelini

Altri faranno le analisi, a me il compito, anche quest’anno, di riassumere le cose migliori in un FRASARIO ESSENZIALE. Bagnai temeva un’edizione noiosa, non lo è stata, per niente. Buona lettura.

László Andor (ex commissario UE)

  • C’é vita su Marte: “C’è un filone che dice che eurozona funzionerebbe,è solo una questione di cattive decisioni.”
  • Le colpe dei padri etc “Non vi piace l’UE? Perché ci siete entrati? La firma l’ha messa un vostro politico di primo piano, Andreotti”;
  • Coerenza. “Prodi disse che le regole erano stupide, ma ha fatto tutti gli sforzi per applicarle

Kelly Greenhill

  • Under Pressure. “La migrazione è uno strumento non convenzionale per fare pressione sugli stati, servono a indurre qualcuno a fare qualcosa che, altrimenti, non farebbe. Nel 1979 Deng Xiao Ping disse a Carter:’quanti cinesi vuoi? Un milione, dieci milioni o trenta?’ Lui rispose ‘nessuno’ ‘bene, e allora aiutaci’”.
  • Funziona! “dagli anni ‘50 ad oggi ci sono stati circa 75-85 casi, nel 75% dei casi i paesi che portavano l’attacco hanno ottenuto quello che volevano
  • Gli scemi del villaggio: “Le democrazie liberali sono il target ideale.”
  • Tra il dire e il fare… “Trump ha detto molte cose. Ora gli conviene mostrare il volto presentabile. Bush aveva detto che non avrebbe fatto interventi di guerra…
  • Magari! “Se l’Italia volesse uscire (dell’euro), non ci sarebbe supporto attivo, ma forse solo indifferenza”

Luciano Barra Caracciolo

  • Maestra, ha copiato! “Roepke ha gli stessi capitoli del trattato di Maastricht… cosa c’è da emendare in questo edificio?
  • Più globalizzazione per tutti.”L’emigrazione è l’equalizzatore dell’ingiustizia mondiale, metto tutto al livello più basso… nascere nel Ghana o nascere a Milano sarà uguale…

Heikki Patomäki

  • Esagerati. “in Finlandia, lo spirito è stato quello di fare le riforme e anche di più, se ci chiedono di essere cattolici, noi diventiamo più cattolici del Papa, anche se siamo ortodossi”
  • Il mondo alla rovescia. “Oggi politicamente la Finlandia non è più un paese del Nord Europa: è un paese del Sud”
  • Effettivamente… “ non mi è chiaro (rivolto ad Hampl) qual’è il vantaggio nel lungo termine dell’indipendenza della banca centrale. E poi se i politici non sono in grado di fare una politica monetaria, perché dovrebbero essere in grado di fare una politica fiscale?

Kamil Kaminski

  • Precisazioni-1. “Non si tratta di essere contro l’Euro, ma contro la cattiva economia”

Cesare Pozzi

  • Tautologie. “con salari di sussistenza ci sono solo mercati di sussistenza”

Mojmir Hampl

  • Eroi. “vedere così tanta gente attenta alla domenica mattina, a seguire dibattiti su questi temi è stupefacente (…) c’è gente ai massimi livelli che non riesce a seguire presentazioni nemmeno per lavoro, nemmeno se è pagata…
  • Cechi, non scemi-1.”Noi in Repubblica Ceca abbiamo il più alto tasso di contrarietà alla UE, il 70%
  • Cechi, non scemi-2. “Il migliore argomento contro l’introduzione dell’euro é stato che “i ricchi possono cambiare il loro denaro, ma tu non puoi farlo, quindi tienitelo
  • Parole sante.”quando il mainstream dice che una cosa è indiscutibile e piena di vantaggi, quello è il momento di avere più dubbi
  • Asimmetria. Un politico alla BCE? ”la deflazione non é la stessa cosa dell’inflazione ma di segno opposto, i banchieri la pensano così, mentre i politici lo sanno

Gyula Pleschinger

  • Sliding doors.”Noi (ungheresi) dobbiamo essere grati di non aver soddisfatto i parametri di Maastricht, e di essere rimasti fuori, perché nel 2004 eravamo entusiasti di poter entrare e i media spingevano. Non li abbiamo raggiunti  ed é stato meglio così. Se fossimo entrati nell’euro non avremmo avuto scelta sulla ricetta da seguire ed oggi saremmo nello stato della Grecia.

Roger Bootle

  • La vera ragione. “tutti dicevano che dopo la brexit tutte le banche sarebbero emigrate da Londra a Francoforte… ma l’avete vista Francoforte?
  • L’autostima conta. “Perché non entrammo fin dall’inizio nell’unione? Noi non eravamo stati invasi o battuti da nessuno, non avevamo perso una guerra, non avevamo bisogno di riformare alcunché.
  • Precisazioni-2. “Dopo l’ingresso, nel 1975 gli inglesi fecero un referendum e votarono di stare nel “mercato comune” non nell’Unione Europea.
  • Errare è umano etc.-1 “Quando ci fu lo SME (il sistema europeo a cambi semi-fissi, antenato dell’euro) UK ebbe una cattiva esperienza, come l’Italia, con la speculazione che attaccò la sterlina. (…), ci fu un disastro completo, poi ci fu la svalutazione, e le cose andarono meglio, poi molto meglio, poi molto molto meglio. Quindi, perché rientrare se stando dentro ad un qualcosa di solo simile c’erano stati così tanti problemi?
  • Quel dilettante di Von Masoch. “l’euro è Il più grande danno autoinflitto della storia economica.
  • Grandeur un par de palle.. “l’euro è arrivato per una catastrofica ignoranza dell’economia da parte dei politici, francesi in primo luogo. (…) I francesi non hanno capito niente, pensavano che avrebbero limitato i tedeschi.
  • Sevedeva. “Sono stato in Russia e ho parlato con molte persone. Ho chiesto: ‘quando le cose hanno cominciato ad andare male in URSS?’ Uno mi ha detto: ‘nel 1917’. Per la UE direi la stessa cosa, le cose hanno cominciato ad andare male nel 1957
  • Oggi c’è la Ciiiina. “la Brexit ha altre origini, non viene dal rifiuto della globalizzazione, non sono stati i perdenti a votare, sono io un perdente? Ho parlato con grandi imprenditori per il Brexit… sono dei perdenti?
  • C’è tutto un mondo intorno. “Restare nel mercato comune non è così importante, il mondo è pieno di paesi che stanno benissimo senza stare in nessun mercato comune. E poi, se in un mercato comune si sta così bene, perché Italia e Grecia stando nel mercato unico sono passate da stare così bene a stare così male?”
  • Saggezza. “Se JP Morgan mi dice che dovrei fare qualcosa io farei il contrario
  • Migrazioni. “Il più grande errore della UE è stato quello di estendersi ad est. Fino ad allora non c’erano problemi legati alla libertà di circolazione e i movimenti delle persone erano OK, ma quando sono entrati gli stati dell’Est, c’è stato un problema, perché non era uno scambio, ma un’invasione, era monodirezionale
  • Suffragio universale. “un disoccupato ha diritto di votare contro il governo che lo lascia in povertà , anche se non ha una laurea

Antoni Soy

  • De coccio…”la Catalogna cercherà di fare un referendum, se possibile d’accordo con la Spagna, ma lo faranno anche senza

Alberto Bagnai

  • Non sai cosa ti perdi… “in questo convegno abbiamo rinunciato ai politici italiani perchè sono inutili
  • Cala, Trinchetto… “Il Manifesto dice che, in caso di uscita dall’Euro, avremmo meno 40% di PIL per il primo anno e tre anni successivi a meno 15%.. cioè, in totale, meno 85% del PIL in quattro anni! Tre guerre mondiali messe insieme. Va bene la libertà di opinione, ma c’è un limite a tutto.
  • Adesso è diverso (cit. Feld). “I NPL (Non Performing Loans, cioè le sofferenze) delle banche italiane derivano dal fatto che le ns banche hanno fatto le banche. (…) Le banche tedesche sono state salvate con 260 miliardi, ma poi le regole sono state cambiate e da lì in poi, siccome tocca a noi, lo stato non interviene più. It’s not about risk sharing, but about risk shifting.
  • Hai detto niente-1.“Oggi abbiamo le regole, ma sono basate su variabili NON misurabili… l’output gap non lo è
  • Eau de Calicut. ”quando ho presentato il paper alla peer review mi hanno detto ‘Il paper è buono, ma devi includere anche qualche paper che parla bene dell’euro…’ ma come? Siamo nel 2016, stiamo facendo l’autopsia di un cadavere, come faccio a dirti che profuma?
  • Keynes forever. “lo stato é uno strumento di difesa dei più deboli. dobbiamo ricostruire un rapporto tra i singoli per riprenderci quel keynesismo che sta nella Costituzione italiana”.

Mr.Grainville

  • Lapidari. “Ho passato molto tempo in Russia. Loro si chiedono sempre due cose: ‘chi é il colpevole?’ E ‘che fare?’ La prima risposta è facile: il colpevole è la classe dirigente francese, cioé Mitterrand… lo é meno la seconda.
  • Errare è umano etc-2.”Sugli USA Churchill disse ‘fanno sempre la cosa giusta, dopo avere tentato tutte le altre’.

Stefan Kawalec

  • Paradossi. “la Germania costruirebbe di più il vero spirito europeo uscendo dall’Eurozona
  • Incontentabili. “Il Manifesto di Solidarietà Europea, quando uscì, era considerato un’eresia, ma oggi dicono “entrarci (nell’euro) è stato un errore ma adesso è tardi per uscire”.

Claudio Borghi.

  • Il dito medio di Galileo “oggi noi stiamo ancora convincendo il pubblico, giorno per giorno, spiegando cose ovvie, banalità, che la terra è rotonda.
  • Meteorite? “ogni mossa sarà interpretata dalla nostra stupida leadership… il dollaro sale? Diranno che siamo non abbastanza competitivi. Dovrà succedere in modo chiaro, inequivocabile . (…) Io spero in una sudden death.

Marcello Foa

  • Facciamocome (cit. IlPedante). “perché la Svizzera va bene? perché c’è un patto sociale tra le varie componenti. (…) Non c’è nessun capitalista in Svizzera che pensa che il benessere diffuso sia un male.
  • You’ll never walk alone. “Perfino Keynes aveva paura di essere isolato dicendo tutto quello che pensava. Non c’é il coraggio di osare l’impensabile.
  • La fine è nota.“oggi i figli dei piccoli imprenditori non possono né continuare l’azienda dei padri, perché l’azienda non c’è più, e non trovano lavoro come dipendenti. Le somiglianze con la borghesia pre 1789 sono enormi

Giorgio Cremaschi

  • Libero mercato. “il capitalismo ha dato il meglio di sé quando avuto un concorrente, che poteva batterlo.
  • Orgoglio e pregiudizio. “l’unica vera cosa per cui sarebbe stato giusto dirsi orgogliosi di essere europei era lo stato sociale, cioè esattamente quello che ci vogliono far distruggere.
  • Mi dispiace, devo andare…”Non ci sarà un’uscita concordata, perché, anche se loro non vogliono, ce ne dobbiamo andare lo stesso
  • Se non lo capisci con le buone..”negli anni ‘70 il governatore di Bankitalia, Baffi, faceva politiche accomodanti e favoriva il welfare… fu arrestato da un giudice per accuse che poi si rivelarono infondate”

Sergio Cesaratto

  • Biforcazioni. “Mitterrand disse che in economia ci sono due strade: o sei Leninista o non cambierai nulla”
  • Ottobre del ’17 (duemila?) “Quando milioni di risparmiatori vedranno sfumare i risparmi assalteranno il palazzo”
  • Speriamo di no. “L’euro entrerà in crisi, ma la crisi politica potrebbe perfino portarci la Troika.”
  • Speriamo di si. “Quando i risparmiatori staranno in piazza, metteremo Bagnai su un furgone e lo doteremo di un megafono… “
  • Hai detto niente-2 “Quando gli operai chiesero più salari e più welfare, ci fu la strategia della tensione, seguita poi dallo SME e dall’euro”

E citerei per intero tutto, ma proprio tutto, il video di Blyth mostrato in apertura del convegno

All’anno prossimo. E grazie.

I video completo del convegno QUI

M5S – manuale del perfetto Gatekeeper

La fredda cronaca di questi giorni. Mentre l’UE ci sta per mandare l’ennesimo rimbrotto sulla nostra già esangue legge di stabilità (che poi perché mai un paese in stagnazione dovrebbe volere la” stabilità”… boh?) il M5S parte a media spiegati (vedi immagine) nell’ennesima rumorosa battaglia contro lo stipendio dei parlamentari. E al mio occhio, ormai allenato alle prese per i fondelli, non sfugge la portata clamorosa della manovra da gatekeepers.

SITO ANSA - ORE 19 Di cosa si occupa il mainstream oggi?
SITO ANSA – ORE 19
Di cosa si occupa il mainstream oggi?

Le osservazioni di Bruxelles non sono soltanto fastidiose nel merito di questa particolare manovra, ma esprimono plasticamente la portata della perdita di sovranità di cui siamo oggetto. Questo post di Luciano Barra Caracciolo spiega come lorsignori, nel bacchettarci, ignorino ogni legittima esigenza di prevenzione dei terremoti in un paese a rischio sismico come l’Italia (vedi anche qui per un’illuminante analisi di dettaglio sul rapporto tra regole UE e terremoti in Italia), chiedano sempre e solo tagli e discutano di rapporti deficit/pil al 2,3% invece che 2,4% (ma il limite non era il 3%? Questa vicenda non ricorda il racconto sulle razioni di cioccolato in Orwell?). Sono decisioni che costano decine di miliardi e, soprattutto, riflettono un metodo che sta ripetendosi da anni, e che peggiorerà negli anni a venire. L’incidenza di queste politiche sui nostri principali aggregati economici nazionali è spaventosa, decine, centinaia di miliardi, ma il Movimento 5 Stelle che fa?

Organizza barricate a Bruxelles? Mobilita i cittadini i piazza per fermare questo scempio, non tanto e non solo su questa manovra, ma sulla linea di condotta in generale della UE che ci sta portando verso la catastrofe, come già ha fatto con la Grecia? Combatte contro questa politica economicamente assurda che mina alla radice ogni possibilità di fare qualunque politica economica a qualunque governo, (e quindi – detto en passant – anche al loro, se dovessero vincere nel 2018…)?

Ma certo che no. I grillini urlano e strepitano a Montecitorio per chiedere di dimezzare lo STIPENDIO dei parlamentari. Che, per carità, guadagnano certamente troppo, ma è una misura che, al massimo, farebbe risparmiare allo stato 87 milioni l’anno. Si, lo so, il valore simbolico ecc ecc… ma la vedete o no la fregatura?
È un caso da manuale di gatekeeper. Di là un tema grosso, reale, difficile, sul quale scontrarsi col potere vero, come un outsider vero dovrebbe fare. Di qua un tema limitato, dal grande richiamo emotivo, ma fondamentalmente innocuo, soprattutto per loro, che lo stipendio se lo tagliano già da soli, ma anche per il sistema nel suo complesso. In fondo, se i parlamentari guadagnassero la metà, cambierebbe qualcosa nei nostri problemi reali? Ci sarebbero più posti di lavoro? O meno tasse? Potremmo costruire case antisismiche, o riaprire i pronto soccorso chiusi per i tagli alla sanità?

Ecco, vi siete risposti da soli.

Se esistesse un manuale del gatekeeper, il caso odierno verrebbe riportato come fulgido esempio di sviamento di massa.

Peccato. E’ proprio un grande peccato. O forse è solo un lavoro fatto molto bene, isn’t it, mr Casaleggio?

 

Grecia 2016 – a volte non #BASTA (neanche) UN NO

Poco meno di due mesi al Referendum, strade invase di cartelloni che “basta un sì” per sistemare qualunque cosa, pure il buco nell’ozono (non l’hanno ancora scritto, ma poco ci manca). In questi stessi giorni ho cominciato a tradurre per Comedonchisciotte gli articoli di Panagiotis Gregoriou, etnografo e studioso greco, che pubblica settimanalmente in francese i suoi reportages sul blog Greekcrisis.fr e quello che sto traducendo lascia senza fiato. Nei primi quattro articoli pubblicati finora (quindi nel solo ultimo mese), Panagiotis ci ha raccontato, tra una foto e l’altra, che (scelgo “fior da fiore”, gli articoli contengono molto altro):

  • i pensionati greci hanno subito tredici consecutivi tagli alle loro pensioni dal 2011 ad oggi e, quando hanno manifestato in piazza, la Polizia li ha affrontati con i lacrimogeni;
  • il governo Tsipras ha conferito per 99 anni la gestione di tutti, ma proprio tutti i beni e servizi pubblici greci a una sorta di “Ipercassa” sinistramente simile alla Treuhandastalt () controllata esclusivamente dai creditori;
  • che la Troika allargata, autrice dell’ultimo memorandum, ha chiesto alla Chiesa di Grecia di non suonare le campane quando c’è messa, di accorciare il più possibile la messa stessa e di non fare più quelle scomode processioni nella settimana di Pasqua, che sono tutte perdite di tempo;
  • che su alcune isole greche ci sono oggi più migranti che abitanti, e questi ultimi sono del tutto abbandonati alla crescente rabbia degli stranieri, fomentata da infiltrati e altra gentaglia;
  • che l’85% dei greci giudica negativamente l’operato di Tsipras, mentre l’80% pensa la stessa cosa dell’opposizione; intanto lui dà delle feste per la sua cerchia nel giardino del Palazzo presidenziale;
  • che le aziende pubbliche greche (appena cedute alla Troika, vedi sopra) per fare cassa mandano a casa dei cittadini richieste di pagamenti anche di cinquanta o più anni fa, su persone morte o comunque su debiti inventati, mentre molti greci ormai vivono come nell’età della pietra, senza elettricità, a causa dei mancati pagamenti delle bollette;
  • che sono sempre più numerosi i laureati e professionisti greci che portano la sede all’estero a causa delle tasse, mentre in Grecia si installano medici ed altro personale delle ONG finanziate dall’estero;

E allora penso che quello era un paese che solo quindici mesi fa ha fatto un referendum, molto più esplicito del nostro di dicembre, nel quale, nonostante una martellante campagna terroristica e le banche chiuse con il denaro razionato, il 61% dei votanti aveva detto NO a quelle misure, NO a quella prospettiva.

Eppure quelle misure, anzi, di peggiori, sono state adottate lo stesso. Non è bastato neanche un #NO. E mi viene una certa fifa… che un NO (ammesso che vinca) non basterà neanche da noi.

Del resto non sarebbe il primo esempio, nei tempi recenti, di votazione che viene truccata (il 4 dicembre si rivota anche in Austria… do you remember?) e, se non basta, viene ripetuta (in Spagna si va per il terzo tentativo) e, se non si può ripetere, viene disattesa, come appunto si è fatto in Grecia.

Da noi finora si è scelta la strada di evitare il voto come la peste, ma stavolta la richiesta di snellire l’iter legislativo viene dall’alto, e quindi si vota (ah, se non ci fosse stato quel vecchio arnese della Costituzione… un bel decreto, e via!). E se finisse come la Brexit potrebbe anche innescarsi qualcosa di grosso.

 

 

IMPORTANTE. Panagiotis Grugoriou è oggi senza lavoro e durante l’inverno vive solo delle donazioni che arrivano dal suo blog. Per non vendere la barchetta con la quale portano in giro i turisti d’estate, ha venduto l’auto e per scrivere i suoi articoli dovrebbe girare la Grecia, ma oggi può farlo solo se lo invita qualche amico.

Questi sono gli articoli tradotti finora. Leggeteli, ne vale la pena. E aiutiamo Panagiotis a continuare a scrivere. Questo il link all’appello mensile di ottobre.